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 L'Ordine del Tempio (1119-1307)

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MessaggioTitolo: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 1:27 am

1. Conquista di Gerusalemme e nascita dell’Ordine del Tempio

    Nel secolo XI l’espansione dei potentati islamici, in particolare dei turchi selgiuchidi, rende sempre più pericoloso il pellegrinaggio dei cristiani in Terrasanta. Dopo la riconquista dei Luoghi Santi grazie alla prima crociata (1096-1099) s’impone alla Cristianità il problema della difesa di Gerusalemme e della protezione dei pellegrini, esposti alla minaccia dei musulmani. Troppo spesso i crociati, adempiuto il loro voto, rientravano frettolosamente in Occidente, abbandonando a pochi cavalieri il difficile compito di consolidare il fragile edificio del nuovo Regno cristiano di Gerusalemme.

    Perciò un gruppo di cavalieri, guidato da Ugo (1070 ca.-1136), originario di Payns, nella regione francese della Champagne, decide di consacrare la propria vita alla difesa dei pellegrini. Fra quanti iniziano il loro servizio fra il 1118 e il 1119 con il nome di Poveri Cavalieri di Cristo, pronunciando il loro voto nelle mani del patriarca di Gerusalemme, sono figure di spicco della nobiltà. Pochi anni dopo il re di Gerusalemme, Baldovino II (m. 1131), lascerà loro la sua residenza presso il Tempio di Salomone, e da allora verranno chiamati templari.

    Nato come risposta a un grave problema della Cristianità, l’Ordine avverte presto l’esigenza di darsi una regola che guidi i cavalieri in modo preciso e che consenta il riconoscimento del loro carisma specifico da parte della Chiesa. Allo scopo nel 1127 Ugo di Payns, con cinque compagni, si reca a Roma per chiedere a Papa Onorio II (1124-1130) un riconoscimento ufficiale. Il 13 gennaio 1128 si riunisce a Troyes, in Francia, un concilio presieduto dal legato pontificio Matteo d’Albano (1085-1134), che approva la regola redatta da san Bernardo (1090-1153), abate di Clairvaux: i templari si configurano come un ordine religioso della Chiesa cattolica, composto monaci combattenti — che costituiscono il nerbo dell’Ordine e che sono distinti dal mantello bianco con la croce rossa —, da sacerdoti per l’assistenza spirituale e da sergenti con compiti logistici e di supporto. Il 29 marzo 1139 Papa Innocenzo II (1130-1143) promulga la bolla Omne datum optimum, che dà ai templari una serie di privilegi, fra cui l’esenzione dalla giurisdizione episcopale e dal pagamento delle decime. La rispondenza dell’Ordine a un’esigenza di vitale importanza per la Cristianità, sia d’Occidente che d’Oriente, favorisce un notevole afflusso di donazioni e di cavalieri.

    Per definire la vocazione e la figura del templare negli anni 1130 san Bernardo compone un’esortazione dal titolo De laude novae militiae, che delinea la figura del religioso-cavaliere: "Questo cavaliere di Cristo è un crociato permanente, impegnato in un duplice combattimento: contro la carne e il sangue, contro le potenze spirituali nei cieli [...]. Ha rivestito il petto con la cotta di maglia, l’anima con l’armatura della fede. Munito di queste due difese non teme l’uomo né il demonio. Avanzate dunque con sicurezza, cavalieri, e scacciate davanti a voi, con cuore intrepido, i nemici della croce di Cristo: né la morte né la vita, ne siete sicuri, vi potranno separare dal suo amore [...]. Com’è glorioso il vostro ritorno da vincitori nel combattimento! Com’è felice la vostra morte da martiri in combattimento!".
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 1:28 am

2. L’epopea dell’Ordine

    L’assolvimento dei propri compiti — soprattutto quello di garantire la sicurezza delle strade che portano dal mare a Gerusalemme — comporta il coinvolgimento dell’Ordine nella permanente conflittualità della Terrasanta. Un documento del 1132 attesta: "Non crediamo che i fedeli possano misconoscere che consolazione e che assistenza i cavalieri del Tempio diano agli indigeni, ai pellegrini, ai poveri e a quanti vogliono recarsi al Sepolcro del Signore". L’impegno è testimoniato anche dal numero di caduti, sia semplici cavalieri sia maestri dell’Ordine.

    Nel 1138, dopo aver liberato Teqoa, caduta nelle mani dei turchi, i cavalieri del Tempio vengono tutti uccisi da costoro, ritornati in forze. Durante la seconda crociata (1147-1149), guidata da re Luigi VII di Francia Capetingio (1120 ca.-1180), nel giorno dell’Epifania del 1148 l’intero esercito cristiano, avventuratosi imprudentemente in una gola, viene salvato dai cavalieri agli ordini del futuro maestro Everardo di Barres (m. 1174), cui il re affida poi la sicurezza dell’intera spedizione. Da allora i templari s’affermano sempre più come riferimento imprescindibile di qualsiasi azione cristiana in Terrasanta e sviluppano un autonomo punto di vista sulla situazione, gestendo in prima persona anche vere e proprie relazioni diplomatiche con la parte avversa e guadagnandosi l’ostilità di forze che poi sarebbero state all’origine della loro rovina. Nel 1174 sale sul trono del Regno di Gerusalemme Baldovino IV (1160-1185), un ragazzo lebbroso, che in undici anni di regno non sarà mai sconfitto. L’episodio più rappresentativo di questo trionfo della fede sul meschino calcolo politico è la battaglia di Montgisard, dove il 22 novembre 1177 500 cavalieri cristiani, di cui 80 templari della guarnigione di Gaza, sconfiggono 30 mila mamelucchi di Saladino (1138-1193), sultano d’Egitto. Dopo questo felice periodo se ne apre uno oscuro, che culmina nella terribile sconfitta di Hattin, in Palestina, del 4 luglio 1187 — in cui i cavalieri cristiani sono annientati dalle forze di Saladino e viene catturato lo stesso maestro dell’Ordine Gerardo di Ridefort (m. 1189) con il nuovo re di Gerusalemme, Guido di Lusignano (1129-1194) — e nella caduta della Città Santa, il 2 ottobre successivo.

    La tragica situazione della Terrasanta nel 1190 muove Filippo II Augusto Capetingio (1165-1233), re di Francia, ed Enrico II Plantageneto (1133-1189), re d’Inghilterra, a porre fine ai contrasti dinastici che li dividono e a farsi crociati per riconquistare i Luoghi Santi. Ma Gerusalemme viene restituita ai cristiani soltanto con il trattato di Giaffa, del 1229, concluso dall’imperatore Federico II di Hohenstaufen (1194-1250), allora scomunicato, nel tentativo di risollevare il proprio prestigio; ma sono lasciate ai turchi alcune aree, fra cui il Tempio di Salomone e altri Luoghi Santi, e a condizione che la città non venga fortificata. Questa soluzione si rivela disastrosa dal momento che Gerusalemme viene più volte saccheggiata dai saraceni. Per vendicarsi dell’ostilità dei templari, Federico II assedia il loro castello di Acri, ma deve imbarcarsi frettolosamente, inseguito dalla popolazione in rivolta. Nel corso del decennio successivo i templari tornano in possesso della loro casa di Gerusalemme e tentano di fortificare la città, che però viene conquistata nel 1244 dai musulmani d’Egitto. Poco dopo lo stesso maestro del Tempio, Armando di Périgord (m. 1244), viene ucciso in battaglia presso Gaza. Da questo momento Gerusalemme può considerarsi definitivamente perduta. Nello stesso anno prende la croce il re di Francia Luigi IX il Santo Capetingio (1215-1270), che con grande valore, nonostante l’ostilità di Federico II, che informa i musulmani d’Egitto sui preparativi della crociata, riesce a mettere ordine nel Regno di Gerusalemme, cui garantisce dieci anni di pace. A causa delle insanabili contese intestine a sfondo commerciale fra le forze cristiane, il Regno si avvia però alla sua scomparsa.

    L’ultimo atto è costituito dall’assedio di San Giovanni d’Acri, dove le poche forze cristiane, ritrovata una ormai militarmente inutile armonia, resistono eroicamente ai 220 mila uomini del sultano al-Ashraf Khalil (m. 1293), dal 5 aprile al 28 maggio 1291. Poiché la situazione è divenuta insostenibile, la popolazione viene imbarcata sotto la protezione dei templari, la cui resistenza è vinta solo violando due volte le condizioni di resa e riuscendo così a uccidere l’unico dignitario superstite, il maresciallo del Tempio Pietro di Sevry (m. 1291). Gli ultimi cavalieri, vista la perfidia del nemico, rinunciano a ogni trattativa e s’asserragliano nella torre del convento, che i mamelucchi faranno crollare venendone a loro volta schiacciati in duemila.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 1:28 am

3. Il processo ai templari e la fine dell’Ordine

    Il 13 ottobre 1307, all’alba, tutti i templari di Francia vengono arrestati nelle loro case per ordine di re Filippo IV il Bello Capetingio (1268-1314). L’accusa, contenuta in un libello redatto dal cancelliere del regno Guglielmo di Nogaret (1260 ca.-1313), parla di pratiche idolatriche e di sodomia.

    Sono trascorsi sedici anni dalla caduta di San Giovanni d’Acri e mentre i governanti degli Stati cristiani, al di là di formali dichiarazioni d’intenti, non vogliono più occuparsi della crociata, l’Ordine continua a lavorare per prepararne una nuova. La prosperità economica dei templari diviene oggetto di grande invidia e, probabilmente, anche di notevoli esagerazioni, che saranno loro fatali. In questo clima di crepuscolo degl’ideali della Cristianità, per dare un’impressione di slancio riformatore si tenta di unificare gli Ordini militari, asseritamente per evitare inutili duplicazioni e sprechi di risorse; ma il maestro Jacques de Molay (1243 ca.-1314), in una memoria a Papa Bonifacio VIII (1295-1303), sottolinea la differenza di carismi fra i diversi Ordini e l’inopportunità di un tale provvedimento.

    Dopo il fulmineo arresto in massa le fasi del processo, che doveva essere riservato all’autorità ecclesiastica e che viene invece condotto in gran parte, in spregio a ogni regola vigente, da funzionari del Regno di Francia, non portano ad alcuna conclusione, salvo le confessioni, spesso discordanti, dei cavalieri sottoposti a tortura. Nonostante le pressioni francesi nessun altro governante d’Europa aderisce alla persecuzione dell’Ordine, mentre il re di Francia s’affretta a impadronirsi di tutti i beni del Tempio. Dopo tre anni di continui abusi nei confronti dei templari detenuti, e nel timore che ulteriori dilazioni portino alla nascita di un movimento di efficace difesa dell’Ordine, l’11 maggio 1310 il concilio provinciale di Sens, presieduto dall’arcivescovo, Filippo di Marigny (1250 ca.-1316), di personale nomina regia, condanna a morte cinquantaquattro templari come eretici relapsi, cioè ricaduti, perché, dopo aver negato le accuse, avevano confessato sotto tortura. Il re chiede una condanna pontificia dell’Ordine, ma Papa Clemente V (1305-1314), benché politicamente in balìa del sovrano, si limita a decretarne lo scioglimento con la bolla Vox in excelso, del 22 marzo 1312, e a devolverne i beni, con la bolla Ad providam, del successivo 2 maggio, all’Ordine degli Ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme e, nei regni iberici, agli ordini cavallereschi nazionali, che conducono la crociata contro i mori. Il 18 marzo 1314 si consuma l’ultimo atto della vicenda: alla proclamazione pubblica della sentenza di condanna alla prigione perpetua di Jacques de Molay e degli altri tre dignitari superstiti, il maestro del Tempio e Geoffroy de Charnay (m. 1314) affermano a gran voce, davanti a una gran folla, che la regola del Tempio era santa e cattolica, che tutte le confessioni erano state estorte sotto tortura e che nessuno aveva mai commesso le colpe loro attribuite. I due templari salgono sul rogo subito approntato come relapsi e muoiono con sereno coraggio, volgendo il viso verso la cattedrale di Notre-Dame.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 1:29 am

4. Il templarismo

    La vicenda colpisce vivamente il mondo e sui templari fioriscono numerose leggende, dando origine al fenomeno del templarismo, cioè a una congerie di interpretazioni che vede in essi i depositari di segreti esoterici e di misteri. Queste speculazioni, che fervono soprattutto nell’età dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese, riguardano una presunta prosecuzione segreta dei templari, che avrebbero continuato a esistere attraverso canali sotterranei fino a contribuire alla nascita della moderna massoneria. Lo studio dei documenti porta però a respingere questa ipotesi interpretativa a favore di una lettura molto più semplice: l’ordine del Tempio è stato un ordine religioso e militare, schiacciato dal tramonto dell’ideale di crociata nella Cristianità e dall’affermarsi della monarchia assoluta, primo modello di Stato moderno. L’esperienza dei Poveri Cavalieri di Cristo propone un significativo modello di vita nella civiltà cristiana e di polizia sovranazionale, legato in modo indissolubile a valori condivisi dalla comunità internazionale e capace di assolvere i propri compiti sviluppando e mettendo a frutto tutti i ritrovati della scienza e dell’economia.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 1:37 am

LA LEGGENDA TEMPLARE MASSONICA E LA REALTÀ STORICA
-PARTE PRIMA -
1. Templarismo, massoneria e "leggenda templare"
I cavalieri templari, a differenza dei cavalieri ospedalieri che ad un certo momento cercarono di far risalire le proprie origini a San Giovanni, non tentarono mai di ricostruire una loro "leggenda". Nonostante ciò, a secoli di distanza, nacque, progressivamente arricchendosi, una leggenda templare. Ciò non finisce di meravigliare gli storici più seri dell'Ordine, come Régine Pernoud, che pubblicò anni orsono una validissima sintesi nella collezione Que sais-je?, ora finalmente tradotta in italiano (1), e Alain Demurger, professore a Parigi, autore dello studio più aggiornato e documentato, pure tradotto (2). Ascoltiamoli un attimo.
Col consueto impeto la Pernoud scrive: "Per lo storico lo scarto tra le fantasie a cui si sono abbandonati senza alcun ritegno gli scrittori di storia di tutte le opinioni e, d'altra parte, i documenti autentici, i materiali sicuri che gli archivi e le biblioteche custodiscono in abbondanza, è tale che non vi si crederebbe, se questo contrasto non si manifestasse nel modo più visibile e più evidente. Succede per i templari quanto è accaduto, per esempio, per Giovanna d'Arco, a proposito della quale, accanto a un'abbondante letteratura agiografica e a ipotesi numerose, totalmente gratuite ed uniformemente sciocche (...) i documenti, da parte loro, si impongono con il rigore più totale. Anche per i templari si fa fatica a credere al confronto in tesi fra la letteratura che hanno suscitato - non più agiografica, ma, in qualche caso, completamente demenziale - e, d'altra parte, i documenti così semplici, così probanti, così tranquillamente irrefutabili, che costituiscono la storia vera" (3).
Più tranquillo, ma non meno deciso, Demurger osserva: "Insieme ai catari e a Giovanna d'Arco, il Tempio alimenta uno degli inesauribili filoni di quella pseudo-storia che ha l'unico scopo di offrire ad avidi lettori la loro razione di misteri e segreti..." (4).
Per quanto una storia globale del "templarismo" sia ancora da scrivere, noi oggi sappiamo bene che la leggenda templare nacque all'interno della massoneria settecentesca, in rapporto a tensioni tra correnti spiritualiste e correnti razionaliste, anche se furono questi in fondo due volti, spesso ambiguamente intrecciati, di un'unica realtà (5). Si cominciò allora a dire e scrivere che l'ordine era una società segreta e che l'ultimo maestro noto, Jacques de Molay, avrebbe avuto il tempo di trasmettere i segreti templari a un cavaliere di nome John Mark Larmenius; da allora la catena dei gran maestri non si sarebbe più interrotta (6).
Veri e propri avventurieri riuscirono allora ad arricchirsi promettendo rivelazioni su questi presunti segreti specie in ordine alla possibilità di arricchirsi per vie occulte. Tuttavia, certe operazioni assunsero un significato simbolico-politico di grande interesse. Come la solenne cerimonia di assoluzione e riabilitazione di Jacques de Molay che Napoleone Bonaparte - circondato in famiglia e nel suo entourage da altissimi dignitari massonici - fece fare dal "suo" clero a Parigi nel 1803. E non è senza interesse constatare che la Rivista Massonica degli ultimi decenni dell'Ottocento, pure espressione della massoneria italiana più laicista e razionalista, rilanciò una campagna templarista, definendo, tra l'altro, i garibaldini come "i nuovi templari" (7).
D'altra parte anche alcuni autori "reazionari" accolsero questa tesi, come l'abate Augustin Barruel, tanto meritorio per certi aspetti, che credette all'esistenza di un vendicativo complotto massonico-templare, con radici pre- e anti-cristiane.
Va pure ricordato che una buona parte della storiografia francese si è a lungo impegnata nella ripresa dei più infondati elementi anti-templari spinta dal desiderio di difendere a oltranza un re di Francia, Filippo il Bello, che si impegnò vittoriosamente in un conflitto con la Chiesa, nelle circostanze assai debole, montando l'affare templare per cupidigia, volontà politica assolutista e altre ragioni di ordine interno ed internazionale.
La leggenda doveva poi trovare accoglimento, anche nel nostro secolo, in correnti esoteriche interne ed esterne alla massoneria, sempre nel più elementare disprezzo, spesso teorizzato, nei confronti della verità storica pur di non difficile accertamento.
Indubbiamente, come ricorda Demurger, la storia di questa leggenda è anch'essa territorio dello storico; ma non di quello medievale, bensì di quello della storia contemporanea.
Qui, molto semplicemente, come contributo alla dissipazione di eventuali nebbie che ancora persistono, vogliamo, invece, parlare del Medio Evo e della storia dell'Ordine del Tempio così come ci è nota dai documenti. Con inevitabile eccessiva rapidità, ma col desiderio di offrire un panorama sufficientemente articolato e, a grandi linee, completo (Cool.

2. Le origini dell'ordine templare
Nei manuali di storia, normalmente, i capitoli sulle crociate, dopo aver trattato un po' diffusamente della prima crociata e della riconquista cristiana di Gerusalemme (1099), si soffermano soltanto sulle crociate, per così dire, canonizzate e numerate, guidate per lo più da sovrani o imperatori.
Ora, se è vero che in particolari momenti, come risposta a particolari situazioni di emergenza o di pericolo per gli stati latini in Terrasanta e nel Vicino Oriente, venivano organizzate spedizioni militari unitarie, consistenti e complesse (ad esempio la terza crociata, guidata dal Barbarossa che vi trovò la morte, per reagire alla riconquista islamica di Gerusalemme) è anche vero che un flusso continuo di milites cristiani ebbe inizio subito dopo la prima crociata. Apparve infatti immediatamente evidente che la difesa del regno di Gerusalemme e degli altri stati "franchi" nati con essa poneva problemi che le esigue forze superstiti non potevano assolutamente assicurare (9).
Lasciamo da parte, in questa sede, la funzione, pur fondamentale, svolta dalle città marinare italiane, Venezia, Pisa, Genova, le cui flotte e i cui mercanti assicurarono, in cambio di privilegi commerciali, i fondamentali collegamenti marittimi, pur se va almeno ricordato che esse interferivano anche nella vita dei nuovi stati (non a caso il primo patriarca di Gerusalemme fu l'arcivescovo di Pisa Daiberto, giunto con una flotta pisana di centoventi navi). Infatti, ai fini del nostro tema, è più importante concentrare la nostra attenzione sull'afflusso di cavalieri, pressoché continuo, dalle varie aree della Cristianità occidentale, soprattutto dalla Francia (peraltro parzialmente soggetta al re d'Inghilterra, in questi secoli) e dall'Impero.
In particolare, va ricordato che la riconquista di Gerusalemme aveva contribuito soltanto in parte a rendere sicuro il viaggio dei pellegrini verso la Città Santa, continuamente minacciato da bande di briganti e ladroni, oltre che, di tanto in tanto, da più consistenti ed organizzate offensive musulmane, che permettevano alle poche forze cristiane di mantenere soltanto il controllo delle città murate. Anche il viaggio più raccomandabile - giungere per via di mare a Jaffa e da qui percorrere il non lungo cammino alla Città Santa - era insicuro se non compiuto sotto scorta armata.
Del resto, i pellegrini non desideravano limitare a Gerusalemme il proprio pellegrinaggio; essi erano almeno attirati anche, verso sud, dalla vicina Betlemme e, poco oltre, da Hebron, ove si veneravano le tombe dei patriarchi, e, verso nord, dalle località della Galilea, come Nazaret o il lago di Tiberiade, dove tanta parte della vita di Gesù si era svolta. E queste strade erano molto insicure: le fonti riportano una gran quantità di episodi concreti che testimoniano la gravità della situazione e la fondatezza delle preoccupazioni.
Nella risposta a questi problemi bisogna trovare la motivazione immediata della nascita del nostro ordine, pur se essa non può essere completamente compresa - come vedremo tra poco - se non inquadrandola anche nella storia della cavalleria e, più in generale, della spiritualità del Medio Evo. Ma vediamo, prima, qualche data e qualche fatto essenziali, pur senza pretendere, com'è ovvio, di fare qui un riassunto dettagliato delle vicende e delle imprese del nuovo ordine, di questo "novum militiae genus", per riprendere l'espressione di San Bernardo (10).
Nel 1118, dunque, o, secondo altri, nel 1119, un piccolo gruppo di cavalieri - destinato ad accrescersi molto rapidamente - si riunì attorno ad Ugo di Payens, con lo scopo dichiarato di consacrare, con un voto pronunciato di fronte al patriarca, la propria vita alla difesa armata dei pellegrini e delle strade che portavano a Gerusalemme. Tra i baroni di alto rango che si unirono, subito o negli anni immediatamente successivi, a questo gruppo vale la pena di ricordare lo zio di San Bernardo, Montbard, Folco di Angers e lo stesso conte di Champagne, Ugo.
Essi si installarono in una sala del palazzo reale sull'antica spianata del Tempio; quando poi il re trasferì la propria sede nella torre di David, tutto il palazzo reale (l'antica moschea di Al-Aksa) fu ceduto al nuovo ordine: così i "poveri cavalieri di Cristo" divennero i cavalieri del Tempio, i Templari. Il sigillo dell'ordine è stato a lungo considerato come recante l'immagine del Tempio di Salomone, ma recentissimi studi fanno pensare che si trattasse piuttosto della Rotonda, l'Anastasis, del Santo Sepolcro. Sull'altro lato figuravano due cavalieri che montavano uno stesso cavallo: la spiegazione più probabile è che il riferimento simbolico fosse alla buona intesa, alla disciplina e all'armonia che dovevano regnare nell'ordine.
Nel 1127 Ugo, accompagnato da cinque suoi compagni, rientrò in Europa per incontrare il Papa ed ottenere l'approvazione della regola. Un concilio, su richiesta del Papa Onorio II, fu riunito a Troyes, nella Champagne, per iniziativa di San Bernardo e presieduto da un legato pontificio: il concilio approvò la regola, con alcune modificazioni. Essa restò la base della vita dei Templari per i quasi due secoli successivi di esistenza dell'ordine, pur con aggiunte e variazioni introdotte secondo le circostanze in epoche successive.
Nel 1139 un altro Papa, Innocenzo II, con la bolla Omne datum optimum, concesse ai cavalieri del Tempio una serie di privilegi di grande portata, come l'esenzione dalla giurisdizione episcopale, l'autorizzazione ad avere propri preti e cappellani, il diritto di costruire oratori con possibilità di farvisi seppellire, l'esenzione dalle decime. Ciò non mancherà, naturalmente, di suscitare qualche opposizione in una parte della Chiesa. Intanto, anche nella Cristianità occidentale, le donazioni crescevano con una progressione impressionante.
3. Il "De laude novae militiae"
Al grande e universale successo dell'ordine contribuì certamente questo scritto composto tra il 1130 e il 1136 da san Bernardo che era allora il grande padre spirituale della Cristianità (11), proprio per incoraggiare Ugo e i suoi compagni amareggiati e incerti per le critiche mosse al nuovo ordine, toccati, anche, da qualche dubbio sulla validità teologica delle loro scelte.
Era lecita la guerra per un cristiano, si domandava Ugo? E non era questa scelta un impedimento a raggiungere superiori traguardi spirituali? Come inserirsi nelle strutture ecclesiali? San Bernardo vede nel nuovo ordine un salto di qualità della cavalleria, che nella difesa dei deboli pellegrini e nel passaggio a uno status insieme militare e monastico, realizzava pienamente quel matrimonio tra la spada e la croce che aveva già caratterizzato, nei secoli precedenti, lo sforzo della Chiesa per la cristianizzazione dell'attività militare e della confraternita tra combattenti a cavallo che aveva dato origine alla cavalleria quale noi la conosciamo.
L'abate di Clairvaux contrapponeva i Templari alla cavalleria che egli aveva sott'occhio, da lui considerata troppo mondana, oscurata dalla vanagloria e dalla cupidigia: insomma, "non militia, sed malitia". Nello scritto di San Bernardo è netta la contrapposizione tra la "militia Dei", impegnata nella guerra giusta per eccellenza, la difesa contro gli infedeli, e la "militia saeculi". Egli vedeva nella vita di preghiera e di disciplina dei cavalieri del Tempio una sorta di garanzia contro cedimenti mondani; in quanto monaci essi rientravano nello stato che egli considerava di perfezione, quello monastico. "Monachi mansuetudo...militis fortitudo".
San Bernardo dette dunque una spinta decisiva verso la creazione, originale e nuova, di un ordine monastico-militare, composto da cavalieri che fossero insieme (con riferimento alla tradizionale tripartizione della società) "bellatores" e "oratores", guerrieri e contemplativi.
Ma il santo, nel suo Liber, si sofferma anche sul significato spirituale e simbolico della loro sede, il Tempio, in cui gli antichi splendori di Salomone sono stati sostituiti dalle armi, dagli scudi appesi alle pareti, dalle redini, dalle selle e dalle lance. Lo zelo dei cavalieri è analogo a quello che animò il Signore nel cacciare dal vecchio Tempio i mercanti, presidiando "con cavalli e armi la sacra dimora, respingendo da essa e dagli altri luoghi santi gli immondi infedeli, la loro rabbia, la loro prepotenza".
E sgorga, splendido, un inno a Gerusalemme, che tanto più ci è caro riportare in questi momenti politicamente difficili per questa città e la Terrasanta: "Salve dunque, o santa città che l'Altissimo ha santificato, facendone il suo tabernacolo, affinché in te e per te tanti siano salvati! Salve, o città del gran Re da sempre feconda di nuovi e consolanti miracoli! Salve, o signora delle genti, principessa delle province, retaggio dei patriarchi, madre dei profeti e degli apostoli, origine della fede, gloria del popolo cristiano; tu, che fin dall'inizio dei tempi Dio ha sempre sopportato fossi assediata affinché tu divenissi occasione di valore e di salvezza per i forti...".
Al ricordo di Gerusalemme, seguono quelli di Betlemme, "casa del pane, ristoro delle anime sante", di Nazaret, "là dov'è cresciuto quel Dio fanciullo ch'era nato in Betlemme così come il frutto si forma nel fiore", del Monte degli Olivi e della Valle di Giosafat, del Giordano "che si gloria di essere stato consacrato dal Battesimo del Cristo", del Calvario "dove Cristo salì sulla croce (...) per strapparci dall'eterna dannazione e restituirci alla gloria", del Sepolcro, di Betfage, di Betania. Il trattato termina con un citazione tratta dai Salmi (143, 1): "Sia benedetto in tutte le cose Colui che addestra le vostre mani alla battaglia, le vostre dita alla guerra".
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 1:39 am

LA LEGGENDA TEMPLARE MASSONICA E LA REALTÀ STORICA
-PARTE SECONDA -

4. Il modo di vita templare (12)
I Templari costituivano - come si è detto - un ordine monastico-militare. Per dirla con la Pernoud "le sue strutture sono nettamente gerarchizzate, ma i poteri esercitati non sono totalitari". A capo di esso c'era il "maestro del Tempio" (non il "gran maestro", parola che non figura mai in nessuna redazione della Regola o negli Statuti successivamente compilati, fino a qualche rara apparizione in testi del XIV secolo), con gli stessi poteri di un abate monastico. Egli era assistito da un consiglio di "fratelli saggi" e, per le decisioni più importanti, dal capitolo di tutta la congregazione.
I soli cavalieri che avevano pronunciato i voti potevano portare i caratteristici mantelli bianchi, ma era possibile che ad essi si unissero, oltre ai sergenti, fratelli non cavalieri, anche cavalieri e sergenti per un periodo di tempo limitato. Il mantello bianco era, secondo l'articolo 17 della regola, simbolo di castità e di riconciliazione con Dio; ma era anche, per i tessuti poveri con cui era fatto, segno di umiltà e di povertà. Si noti che i colori erano gli stessi dei cistercensi, bianco per i monaci e bruno per i conversi (in questo caso i "sergenti"). Nel 1147 il papa Eugenio III concesse il diritto di portare in permanenza sul mantello la ben nota croce rossa, riconoscendo così anche esteriormente il fatto che i Templari erano crociati in permanenza.
Verso il 1170 l'Ordine era suddiviso in diverse province. In Terrasanta: Gerusalemme, Tripoli e Antiochia. In Occidente: Francia, Inghilterra, Poitou, Provenza, Aragona, Portogallo, Puglia e Ungheria. Esse erano variamente divise in modo ulteriore.
La vita di preghiera ha un ruolo centrale nella Regola, anche perché ogni cavaliere fosse pronto a ricevere la corona del martirio. Normalmente i Templari dovevano recitare insieme Mattutino, Vespri e Compieta, anche se in caso di emergenza essi potevano sostituirli con un certo numero di "Pater Noster". L'ascesi era presente, ma moderata, giacché i pasti - durante i quali venivano letti brani della Scrittura - dovevano essere tali da consentire il miglior rendimento fisico in battaglia.
Era fortemente raccomandato il silenzio, proibita la caccia (tipico divertimento cavalleresco, ma non adatto allo stato religioso) con l'eccezione di quella, considerata difensiva, al leone. L'obbedienza era esaltata, giacché chi aveva pronunciato i voti aveva rinunciato a se stesso e perché questa virtù era la più cara a Gesù Cristo. Trattandosi di un ordine militare era esclusa la possibilità di accogliere dei ragazzi. Ogni "magione" aveva una "sala grande" dove si tenevano con regolarità e frequenza i "capitoli", nei quali era praticata anche la confessione pubblica: la riservatezza che era legata allo svolgimento dei capitoli fu poi utilizzata per alimentare le false accuse del processo.
Le chiese templari, anche in Occidente, erano sovente rotonde od ottagonali in ricordo della chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme o piuttosto, forse, della cupola del Tempio. In Oriente e nella penisola iberica, inoltre, furono costruiti numerosi castelli, spesso eroici isolotti di resistenza contro le ondate musulmane, sempre nettamente superiori per numero di armati.
Allorché i cavalieri templari erano in viaggio - il che accadeva spesso a questi cavalieri, erranti, anche se non a caso - dovevano sforzarsi di osservare la Regola nei limiti del possibile e dovevano, comunque, "dare esempio di buone opere e di saggezza".

5. L'epopea templare in Terrasanta
Per quanto in diverse occasioni ci fossero contrasti con gli altri ordini consimili, come gli Ospedalieri di San Giovanni o i Cavalieri Teutonici, oppure con il re di Gerusalemme, o con i baroni franchi, o con i Crociati appena arrivati dall'Occidente (i quali magari mal comprendevano una certa quale "orientalizzazione" dei modi di vita, uno strano miscuglio di guerra spietata, ma anche di una componente di tolleranza che consentiva ai musulmani di pregare nella moschea della spianata del Tempio), e per quanto talora alcuni comportamenti abbiano incontrato giudizi negativi da parte di storici contemporanei, è doveroso riconoscere che il bilancio complessivo della presenza militare dei Templari in Terrasanta deve essere considerato altamente positivo per la difesa delle posizioni cristiane e spesso impreziosito da gesta autenticamente eroiche.
Farne qui un elenco è impossibile; bisognerebbe, infatti, rievocare l'intera storia di due secoli di presenza cristiana in Oriente.
Ricorderemo la valorosa e sfortunata difesa della città di Teqoa, la città del profeta Amos, nel 1138; l'appoggio alla crociata guidata da Luigi VII nel 1148, che fu seguito, tra gli altri, anche da centotrenta templari riunitisi per l'occasione a Parigi, pur se va ricordata la sconfitta delle gole di Pisidia, dovuta alla scarsa esperienza dell'avanguardia delle truppe reali, anche se il valore del sovrano impedì un completo disastro; il tentativo di impadronirsi, da soli, di Ascalona, dapprima riuscito, ma concluso con il massacro dei quaranta templari che erano riusciti a penetrarvi (1153); le lotte accanto al giovane re Baldovino IV, l'eroico "re lebbroso", e l'apporto dato alla miracolosa vittoria contro il Saladino nel 1177; il sangue versato nella decisiva, per la caduta di Gerusalemme, battaglia di Hattin e nei massacri immediatamente successivi (i Templari fatti prigionieri furono tutti fatti uccidere dal Saladino e fu risparmiato il solo maestro Gérard de Ridefort, il cui comportamento, con appelli alla resa di varie piazzeforti, fu, e appare anche oggi, fortemente sospetto).
Ancora, dopo la caduta di Gerusalemme, fu decisivo il contributo dei Templari al mantenimento, per più di un secolo, della presenza cristiana in Oriente. Essi furono molto attivi al fianco del re Riccardo d'Inghilterra, noto come il "Cuor di leone", che rientrò in Europa abbigliato da templare. San Giovanni d'Acri - l'odierna Accon, al confine settentrionale d'Israele con il Libano - divenne la base delle operazioni, talora puramente difensive, spesso anche arditamente offensive, come nel caso della spedizione guidata dal re nominale di Gerusalemme, Giovanni di Brienne, contro l'Egitto.
Intanto, il panorama si complicava da un lato per l'irrompere sulla scena dei Mongoli di Gengis Khan, dall'altro per la politica di Federico II, volta a trovare un'intesa diplomatica che consentisse il controllo cristiano dei Luoghi Santi, ma sulla base di fragili promesse, ben presto violate. I Templari si opposero decisamente alla politica di compromessi dell'imperatore che, del resto, venne scomunicato dalla Chiesa.
Un poco più tardi lo stesso maestro dell'ordine, Armand de Perigord, rimase ucciso, presso Gaza, combattendo contro i Turchi; i Templari persero ben trecentododici cavalieri su trecentoquarantotto. Solo l'intervento del re di Francia san Luigi IX, che capeggiò una crociata contro l'Egitto, salvò ciò che restava delle posizioni cristiane; i Templari dettero ancora una volta un importante contributo, anche se non furono ascoltati nei loro consigli di prudenza, sì che la giornata si concluse con una nuova sconfitta. Soltanto il valore personale del re evitò un disastro completo, però egli stesso fu catturato presso Damietta in circostanze non chiarite, ma nelle quali ebbe forse peso anche un tradimento. Anche il nuovo maestro del Tempio, Guillaume de Sonnac, perse la vita in questo oscuro episodio.
L'ultimo episodio di combattimento eroico e ad oltranza che vorremmo ricordare è la partecipazione dei Templari alla difesa di San Giovanni d'Acri. Per rompere l'assedio il maestro del Tempio, Guillaume de Beaujeu, tentò invano una sortita. Qualche giorno dopo, avendo i Turchi scatenato l'attacco decisivo, egli fu ferito a morte e trasportato nella magione del Tempio, ove spirò dopo poco. Proprio la casa del Tempio fu l'ultimo baluardo di Acri a cedere alla marea islamica; il sultano tentò di ricorrere ad astuzie sleali, attirando il maresciallo Pierre de Sevry con false promesse di una resa onorabile nella sua tenda e facendolo poi decapitare. Ma per un mese e mezzo i Templari opposero ancora una disperata resistenza. Il 28 maggio 1291 nel crollo della torre rimasero sepolti, con gli ultimi combattenti templari, anche gli assalitori. Grousset ricorda che il Tempio di Gerusalemme ebbe per i suoi funerali "duemila cadaveri turchi".

6. I Templari in Occidente
I pur rapidi accenni fatti dimostrano che, fino a quando una presenza cristiana in Oriente si mantenne, i cavalieri templari continuarono a mantener fede al loro scopo originario, battendosi - salvo qualche rara eccezione - con coraggio, spesso con eroismo. Non si può dunque parlare di un abbandono della loro missione nel corso del XIII secolo.
È vero, però, che il successo del nuovo ordine in Occidente con le numerose e spesso ingenti donazioni di sovrani, nobili, grandi e piccoli proprietari, nonché la necessità di mantenere i collegamenti e di disporre di basi logistiche, lo spinsero ad organizzare la propria presenza europea e ad assumere, collateralmente, anche altre funzioni. Ma questo processo si era delineato sin dai primi decenni della storia dell'ordine. Insomma: è arbitrario distinguere una prima fase, buona e orientale, da una successiva fase, cattiva e occidentale.
Le donazioni avevano creato un vasto patrimonio che, a causa della sua stessa origine, era naturalmente incoerente e geograficamente disperso. Di qui la necessità di una gestione razionale, anche attraverso acquisti, vendite, permute. Uno studio attento di questa linea si trova nel citato volume di Demurger: se ne ricava il quadro di una conduzione agricola molto saggia, volta a ottenere in ciascuna regione i prodotti di miglior resa. "Essi - afferma lo storico francese - hanno favorito l'estendersi delle terre coltivate e sviluppato procedure e tecniche di sfruttamento e di gestione veramente innovatrici".
Si può ben dire, in questo senso, che l'ordine dei Templari era ricco, anche se nei cronisti contemporanei ostili tale ricchezza era volutamente esagerata. D'altra parte dovevano inviare rifornimenti in Terrasanta: grano, cavalli, carne, pellami. E vendere una parte dei prodotti per acquistare ferro, legno, armi. Si può comprendere che la difesa accanita del proprio patrimonio e la ricerca della più razionale gestione di esso abbiano favorito l'accusa di avarizia che sarà, tra le molte rivolte dagli ambienti ostili, la più diffusa. Numerose erano anche le conseguenti vertenze giudiziarie.
Le commende occidentali non furono, però, soltanto aziende, ma anche delle case di preghiera, secondo la Regola. E in terra iberica, dove i cavalieri erano impegnati nelle guerre di Reconquista (il primo fatto d'arme che li riguarda a noi noto è la partecipazione nel 1131 a un combattimento in Portogallo), anche delle fortezze. I Templari si trovarono a svolgere altresì, in Occidente, attività finanziarie, non diversamente, pur se in dimensioni maggiori, dagli altri ordini monastico-militari e dagli stessi ordini religiosi tradizionali. Le loro caserme - monasteri offrivano un riparo sicuro non soltanto alle persone ma anche ai beni mobili, al denaro e agli oggetti preziosi. Essi prestavano anche, a interessi leciti, sia grosse somme (per esempio nel 1216 mille marchi d'argento all'abbazia di Cluny), sia piccole somme ai contadini in difficoltà svolgendo l'attività di piccole casse rurali. D'altra parte è certo che sarebbe difficile spiegare l'economia dell'Oriente latino, specie per il XIII secolo, senza dare l'adeguata importanza al trasferimento di grosse somme di denaro da parte dei Templari.
Naturalmente è anche comprensibile che questa ricchezza destasse in qualcuno particolari desideri di impadronirsene; nella seconda metà del XIII secolo un re d'Inghilterra, a mano armata, si impadronì dei tesori privati depositati presso il Tempio di Londra. Al tempo stesso risultava difficile essere estranei non solo agli intrighi della politica orientale, ma anche ai grandi scontri che si delineavano in Occidente. Alcuni Templari, come molti religiosi del tempo, furono anche impiegati dai sovrani come funzionari regi; questi stessi sovrani, del resto, esercitarono grosse pressioni sui Templari d'Occidente per costringerli a battersi in difesa dei loro regni. Accanto all'avarizia non mancavano accuse di superbia, fierezza eccessiva, arroganza. Queste accuse erano d'altra parte rivolte anche agli altri ordini monastico-militari. Nelle discussioni, spesso inconcludenti, che si svolgevano in Occidente per progettare nuove crociate e nuovi interventi in difesa della Terrasanta vennero avanzate più volte (per esempio dal re Carlo d'Angiò o da Ramon Lull) progetti di una fusione di tutti questi ordini. Ma una tale fusione era di fatto temuta dai sovrani delle "monarchie nazionali" allora in piena fase di formazione e affermazione.
Espressioni come "non fidatevi del bacio di un templare" o "bere come un templare", diffusesi allora in Occidente, testimoniano la diffusione delle critiche ai cavalieri dell'ordine, accusati anche di essere avari nelle elemosine. Ma queste critiche, spesso provenienti da cronisti o poeti legati ad ambienti ostili come quello di Federico II, continuavano a essere controbilanciate da posizioni favorevoli.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 1:40 am

LA LEGGENDA TEMPLARE MASSONICA E LA REALTÀ STORICA
-PARTE TERZA -

7. La caduta del Tempio
Persa San Giovanni d'Acri, l'ordine del Tempio trasferì la propria sede a Cipro, dove fu eletto maestro, nel 1295, Jacques de Molay, un cavaliere della contea di Borgogna. Nel 1300 furono anche compiuti tentativi di controffensiva contro l'Egitto, condotti insieme agli Ospedalieri; ma il tentativo fallì per l'insufficienza delle forze navali a disposizione. Fu questa l'ultima azione militare dei Templari, mentre gli Ospedalieri mantennero alto il loro prestigio con la riconquista di Rodi.
De Molay cercava invece, allora, di spingere il Papa Clemente V e il re di Francia Filippo il Bello, suo grande elettore, ad organizzare una crociata generale. Ma proprio in quegli anni una diffusa campagna di accuse all'Ordine stava mettendosi in moto in Francia, tanto che lo stesso maestro chiese a Clemente V di aprire un'inchiesta. La proposta fu accolta dal Pontefice, che pure si era in precedenza rifiutato di prestar fede alle accuse.
Ma proprio questa decisione papale dette il pretesto al re di Francia per far scattare una generale improvvisa retata con l'arresto, in tutto il regno, dei Templari (ottobre 1307) accusati di essere "lupi nascosti da agnelli", di "rinnegare Cristo, di sputare sulla croce", di legare l'investitura ad atti omosessuali. L'operazione, ben organizzata, grazie all'effetto-sorpresa, riuscì quasi perfettamente: solo una dozzina riuscì a fuggire, mentre circa 550 furono gli arrestati (13).
Filippo il Bello tentò di spingere gli altri sovrani a iniziative analoghe, ma tanto il re d'Inghilterra Edoardo II quanto il re d'Aragona Giacomo II risposero rifiutando di credere alle accuse e addirittura, il secondo, difendendo decisamente l'Ordine. Violenta fu anche la reazione del Papa che affermò, in concistoro, che la decisione del sovrano era "un insulto contro di noi e contro la Chiesa romana".
Ma il re procedette a procurarsi le prove mediante confessioni - poche - estorte con la tortura, qualche isolato cedimento o tradimento di templari opportunisti, come Esquieu de Floryan ("una canaglia", secondo Demurger), o usciti in precedenza dall'ordine anche per reazione ad abusi e corruzione che si erano manifestati in alcune case, nonché su testimonianze basate sul "sentito dire": le accuse erano generalmente di islamizzazione e idolatria.
Clemente V, un Papa debole e malato, tentando di riprendere l'iniziativa nella questione, ordinò l'arresto dei Templari in tutta la Cristianità: i re si adeguarono, anche se quelli di Castiglia e di Portogallo si piegarono solo dopo una seconda bolla pontificia. Anche in Italia l'esecuzione fu tanto lenta che la maggior parte dei cavalieri riuscì a fuggire. L'arcivescovo di Ravenna, ad esempio, emanò una sentenza del tutto assolutoria.
Gli atti dei vari processi, compresi quelli francesi, ormai ampiamente studiati e pubblicati, dimostrano che la stessa accusa trovava molta difficoltà nel portare avanti, per la scarsità di prove, il processo inquisitorio. Questo spinse Filippo il Bello a superare ogni procedura giuridica, a portare a termine un autentico "processo politico" e a far ardere i roghi in tutto il suo regno. Un cronista del tempo, raccontando le prime esecuzioni, quelle di Parigi, scrisse: "Nessuno di loro - senza eccezioni - riconobbe i crimini che venivano loro imputati, anzi rimasero irremovibili nel loro diniego, ripetendo continuamente che erano condannati a morte senza motivo e ingiustamente, fatto che molti poterono constatare con grande ammirazione ed immensa sorpresa".
***
(1) Régine Pernoud, I Templari, tr.it. di Ugo Cantoni, Effedieffe, Milano 1993; l'originale, col titolo Les Templiers, era uscito a Parigi in prima edizione, per le Presses Universitaires de France, nel 1974, ma la traduzione è stata condotta sulla quinta edizione del 1992.
(2) Alain Demurger, Vita e morte dell'ordine dei Templari, tr.it., Garzanti, Milano 1988: il volume è raccomandabile anche per la bibliografia ragionata che contiene.
(3) R. Pernoud, I Templari, cit., p. 11.
(4) A. Demurger, op.cit., p. 8.
(5) Sui due volti della modernità cfr. Massimo Introvigne, Il cappello del mago. I nuovi movimenti magici dallo spiritismo al satanismo, SugarCo, Milano 1990.
(6) Si veda, per un primo approccio, la seconda parte del libro di Peter Partner, The Murdered Magicians. The Templars and Their Myth, Oxford University Press, Oxford 1982.
(7) Cfr. Aldo A. Mola, "Il templarismo nella massoneria tra Otto e Novecento", in I Templari: mito e storia, Riccucci, Sinalunga 1989, pp. 259-278.
(Cool Per non moltiplicare le note, ci limitiamo ad indicare che, salvo indicazione contraria, questo panorama sintetico è basato sulle opere, eccellenti, della Pernoud e di Demurger, citate alle note 2 e 3.
(9) La bibliografia sulle crociate è sterminata. Il lettore può ora giovarsi, per un orientamento, dei saggi raccolti in Franco Cardini, Studi sulla storia e sull'idea di crociata, Jouvence, Roma, 1993.
(10) Tra le varie traduzioni del Liber ad milites Templi de laude novae militiae consigliamo quella di Franco Cardini, con ampia introduzione, Volpe, Roma 1977.
(11) Anche su san Bernardo la bibliografia è immensa. Il lettore desideroso di approfondimenti potrebbe partire da Georges Duby, San Bernardo e l'arte cistercense, tr.it., Einaudi, Torino 1982. Sul punto specifico, cfr. Jean Leclercq, "Saint Bernard's Attitude toward War", in Studies in Medieval Cistercian History, Cistercian Studies 24 (1976).
(12) Per questo paragrafo cfr. anche Georges Bordonove, La vita quotidiana dei Templari nel XIII secolo, tr.it., Rizzoli, Milano 1989.
(13) Sul processo ai templari lo studio migliore è quello di Michael Barber, The Trial of the Templars, Cambridge University Press, Cambridge 1978.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 1:40 am

La Regola dell'Ordine
Riportiamo il testo integrale, tratto dall'originale latino, della Regola Primitiva dell'Ordine del Tempio, Regola alla quale ancora oggi l’Ordine si ispira. Come si potrà constatare, la Regola è durissima, e su di essa venivano stilati i vari regolamenti interni delle Precettorie dell'Ordine, che potevano differire tra loro, se pur di poco. La Regola Primitiva è stata scritta di proprio pugno da San Bernardo di Chiaravalle, il quel riprese come traccia la regola benedettina, forgiandola e rendendola ancora più dura e difficile da rispettare. La Regola è composta da 72 articoli, di cui i primi 10 sono dedicati all'aspetto monacale guerriero dell'Ordine. La Regola ha subito poi diverse integrazioni e modifiche, l'ultima delle quali apportata sotto il pontificato di Bonifacio VIII. Questa edizione della Regola inizia con la descrizione della presentazione al Concilio di Troyes nel 1118, con tutti i nome dei padri conciliari presenti.
CONCILIO
REGOLA DEI POVERI COMMILITONI
Di Cristo del tempio di Salomone
Il nostro (discorso) si dirige innanzitutto con fermezza a tutti coloro, che intendono rinunciare a seguire le proprie volontà, e desiderano con purezza di spirito militare per il sommo e vero Re, perché assumano l'armatura insigne dell'obbedienza, adempiendola con particolarissima cura, e la portino a perfezione con la perseveranza. Esortiamo dunque voi che fino a questo momento avete abbracciato la milizia secolare, nella quale Cristo non fu la causa, ma per solo umano favore, perché facciate parte di coloro che Dio ha eletto dalla massa di perdizione e per gratuita pietà riunì per la difesa della santa Chiesa, vi affrettiate ad associarvi perennemente. Ma innanzitutto, chiunque sei, o soldato di Cristo, che hai scelto tale santa conversazione, è necessario che usi una pura diligenza verso la tua professione e una ferma perseveranza; questa, che è conosciuta essere da Dio, tanto degna santa e sublime, meriterai di ottenere forte, tra i militanti, che diedero le loro anime per Cristo se con purezza e perseveranza sarà osservata. In questo è rifiorito e tornato a splendere l'ordine militare, che, abbandonato lo zelo per la giustizia, mirava a non difendere, come suo dovere, i poveri e le chiese, ma a spogliare, rubare e uccidere. Si vive bene dunque con noi, ai quali il Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo inviò i suoi amici dalla santa città nelle terre di Francia e Borgogna, e non cessano per la nostra salvezza diffusione della vera fede di offrire le loro anime quale ostia gradita a Dio. Noi dunque con infinita gratitudine e fraterna pietà, convenuti, per le preghiere del maestro Ugo, nel quale la sopraddetta milizia ebbe inizio, per ispirazione dello Spirito Santo, dalle diverse zone della provincia ultramontana nella solennità di sant'Ilario, anno 1128 dell'incarnazione del Figlio di Dio, nono dall'inizio della sopraddetta milizia presso Troyes, sotto la guida di Dio, meritammo di ascoltare dalla bocca dello stesso maestro Ugone il modo e l'osservanza dell'ordine equestre secondo i singoli capitoli, e secondo la comprensione della nostra esigua scienza, ciò che a noi sembrava assurdo, e tutto ciò che nel presente concilio a noi non poteva essere a memoria riferito ho detto, non per leggerezza ma per saggezza affidammo per approvazione del comune capitolo in modo unanime alla provvidenza e alla discrezione del venerabile padre nostro Onorio, e dell'inclito patriarca di Gerusalemme Stefano, per sapienza necessità non ignari della religione orientale e neppure dei poveri commilitoni di Cristo benchè il massimo numero di padri religiosi presenti in quel concilio per divina ispirazione raccomandi l'autorità del nostro dettato, tuttavia non dobbiamo passare sotto silenzio i loro pareri e le vere sentenze, io Giovanni Michele, per ordine del concilio e del venerabile abate di Chiaravalle, al quale questo era affidato e dovuto, ho meritato per grazia divina di essere umile scrivano di questa pagina.
Nomi di padri presenti al concilio di Troyes
Presente come primo fu il vescovo di Albano Matteo, legato per grazia di Dio dalla santa Chiesa di Roma, poi Rainaldo arcivescovo di Reims, terzo Enrico Arcivescovo di Sens, quindi i loro corepiscopi, Ranchedo vescovo di Carnotensis, Golseno Vescovo Soissons, il Vescovo di Parigi, il Vescovo di Troyes, il Presule di Orleansm il Vescovo di Auxerre, il Vescovo di Meaux, il Vescovo di Chalons, il Vescovo di Laon, il Vescovo di Beauvais, l'Abate di Vezzelay che non molto tempo dopo fu fatto Arcivescovo di Lione e legato della Santa Romana Chiesa, l'Abate cirstercense, l'Abate di Pontigny, l'Abate della Trois Fontain, l'Abate di S. Denise di Reims, l'Abate di S.Etienne di Dijon, l'Abate di Molesmes….., non mancò il soprannominato Abate Bernardo di Chiaravalle il cui parere i soprascritti spontaneamente approvavano, erano presenti anche il Maestro Alberico di Reims, e il Maestro Fulcherio e molti altri che sarebbe lungo enumerare, inoltre riguardo ai non elencati sembra giusto che siano messi in mezzo come amanti della verità. Il compagno Teobaldo, il compagno di Neverre e Andrea di Baundemant, così assistevano al concilio, con attentissima cura esaminavano ciò che era ottimo, temperavano ciò che a loro appariva assurdo. Lo stesso Maestro Ugo con i suoi discepoli espose ai soprannominati padri, secondo quanto ricordava, il modo e l'osservanza della esigua origine del suo ordine militare il quale prese inizio da colui che dice: "Io, il Principio, che a voi parlo",. Piacque al concilio che, esaminato diligentemente ivi il regolamento con l'aiuto e la correzione delle Scritture, nonché con il suggerimento del Papa dei Romani e del Patriarca dei Gerosolimitani, avuto pure l'assenso del capito dei poveri Cavalieri del Tempio, che è in Gerusalemme, fosse consegnato allo scritto, perché non fosse dimenticato, e indelebilmente fosse conservato: questo perché con retta via meritassero di pervenire degnamente al loro creatore, la cui dolcezza supera talmente il miele che a lui comparato è più amaro dell'assenzio, per il quale militano, e riposino dalla Milizia per gli infiniti secoli dei secoli.
Amen.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 1:42 am

INIZIA LA REGOLA DEI POVERI COMMILITONI
DELLA SANTA CITTA'

- PARTE PRIMA -
I
Quale divino ufficio debbano udire
Voi che rinunciate alla propria volontà, e tutti gli altri che per la salvezza della anime con coi militano per un certo tempo, con cavalli e armi per il sommo re, abbiate cura di udire con pio e puro desiderio nella sua totalità Matutini e l'Integro Servizio, secondo l'istituzione canonica e la consuetudine dei dottori regolari della Santa Città.
Soprattutto da voi, venerabili fratelli, è dovuto il sommo grado, poiché disprezzata la luce di questa vita, e superata la preoccupazione dei vostri corpi, avete promesso di disprezzare il mondo incalzante per amore di Dio per sempre: rifocillati e saziati dal divino cibo, istituiti e confermati dai precetti del Signore, dopo la consumazione del Divino Mistero nessuno tema la battaglia, ma sia preparato alla corona.
II
Dicano le preghiere del Signore, se non hanno potuto udire il servizio di Dio
Inoltre se un fratello lontano per caso per un impegno della cristianità orientale (e questo più spesso non dubitiamo sia avvenuto) non potesse udire per tale assenza il servizio di Dio: per Matutini dica tredici orazioni del Signore e per le singole ore, sette; per i Vespri, riteniamo se ne debbano dire nove, e questo lo affermiamo unanimemente a libera voce: Questi infatti impegnati così in un lavoro di preservazione, non possono accorrere nell'ora opportuna al Divino Ufficio. Ma se fosse possibile, nell'ora stabilita non trascurino quanto dovuto per istituzione.
III
Che cosa fare per i fratelli defunti
Quando uno dei fratelli professi sacrifica ciò che è impossibile strappare alla morte, che non risparmia nessuno, ciò che è impossibile strappare: ai cappellani e ai sacerdoti che con voi caritatevolmente e temporaneamente servono al Sommo Sacerdote comandiamo con carità di offrire per la sua anima a Cristo con purezza di spirito l'ufficio e la Messa solenne. I fratelli ivi presenti, che pernottano pregando per la salvezza del fratello defunto, dicano cento orazioni del Signore fino al settimo giorno per il fratello defunto: dal giorno in cui fu annunciata la morte del fratello, fino al predetto giorno, il numero centenario venga rispettato con fraterna osservanza nella sua integrità con divina e misericordiosa carità scongiuriamo, e con pastorale autorità, comandiamo, che ogni giorno, come al fratello si dava e si doveva nelle necessità così si dia ad un povero fino al quarantesimo giorno ciò che è necessario al sostentamento di questa vita, per quanto riguarda cibo e bevanda. Del tutto proibiamo ogni altra offerta, che nella morte dei fratelli, e nella solennità di Pasqua, inoltre nelle altre solennità, la spontanea povertà dei poveri commilitoni di Cristo era solita in modo esagerato dare al Signore.
IV
I cappellani abbiano soltanto vitto e vestito
Comandiamo che per comune accordo del capitolo le altre offerte e tutte le altre specie di elemosine, in qualunque modo siano, vengano date con attenta cura ai cappellani o gli altri che restano temporaneamente. Perciò i servitori della Chiesa abbiano soltanto vitto e vestito secondo l'autorità, e non pretendano di avere nulla di più, tranne che i maestri spontaneamente e caritatevolmente abbiano dato.
V
I soldati temporanei defunti
Vi sono tra di noi dei soldati che temporaneamente e misericordiosamente rimangono della casa di Dio, e Tempio di Salomone. Perciò con ineffabile supplica vi preghiamo, scongiuriamo, e anche con insistenza comandiamo, che nel frattanto la tremenda potestà avesse condotto qualcuno all'ultimo giorno, per amore di Dio, fraterna pietà, un povero abbia sette giorni di sostentamento per la sua anima.
VI
Nessun fratello professo faccia un'offerta
Abbiamo decretato, come più sopra fu detto, che nessuno dei fratelli professi presuma di trattare un'altra offerta: ma giorno e notte con cuore puro rimanga nella sua professione, perché sia in grado di eguagliare il più santo dei profeti in questo: prenderò il calice della salvezza, e nella mia morte imiterò la morte del Signore: poiché come Cristo diede la sua anima per me, così anche io sono pronto a dare l'anima per i fratelli,, ecco l'offerta giusta: ecco l'ostia viva gradita a Dio.
VII
Non esagerare nello stare in piedi
Abbiamo sentito con le nostre orecchie un teste sincerissimo, che voi assistete al divino ufficio stando costantemente in piedi: questo non comandiamo anzi vituperiamo: comandiamo che finito il salmo, "Venite esultiamo al Signore" con l'invitatorio e l'inno, tutti siedano tanto i forti quanto ai deboli, per evitare scandalo. Voi che siete presenti, terminato ogni salmo, nel dire "Gloria al Padre", con atteggiamento supplice alzatevi dai vostri scanni verso gli altari, per riverenza alla Santa Trinità ivi nominata, e insegnammo ai deboli il modo di chinarsi. Così anche nella proclamazione del Vangelo, e al "Te Deum laudamus", e durante tutte le Lodi, finché finito "Benediciamo il Signore", cessiamo di stare in piedi, comandiamo anche che la stessa regola sia tenuta nei Matutini di S. Maria.
VIII
Il riunirsi per il pasto
In un palazzo, ma sarebbe meglio dire refettorio, comunitariamente riteniamo che voi assumiate il cibo, dove, quando ci fosse una necessità, a causa della non conoscenza dei segni, sottovoce e privatamente è opportuno chiedere. Così in ogni momento le cose che vi sono necessario con ogni umiltà e soggezione di reverenza chiedete durante la mensa, poiché dice l'apostolo: Mangia il tuo pane in silenzio. E il Salmista vi deve animare, quando dice: Ho posto un freno alla mia bocca, cioè ho deciso dentro di me, perché non venissi meno nella lingua cioè custodivo la mia bocca perché non parlassi malamente.
IX
La lettura
Nel pranzo e nella cena sempre si faccia una santa lettura. Se amiamo il signore, dobbiamo desiderare di ascoltare attentamente le sue parole salutifere e i suoi precetti. Il lettore vi intima il silenzio.
X
Uso della carne
Nella settimana, se non vi cadono il Natale del Signore, o la Pasqua, o la festa di S. Maria, o di tutti i Santi, vi sia sufficiente mangiare tre volte la carne: l'abituale mangiare la carne va compresa quale grave corruzione del corpo. Se nel giorno di Marte cadesse il digiuno, per cui l'uso della carne è proibito, il giorno dopo sia dato a voi più abbondantemente. Nel giorno del Signore appare senza dubbio, opportuno dare due portate a tutti i soldati professi e ai cappellani in onore della Santa Resurrezione. Gli altri invece, cioè gli armigeri e gli aggregati, rimangono contenti di uno, ringraziando.
XI
Come debbono mangiare i soldati
E' opportuno generalmente che mangino due per due, perché l'uno sollecitamente provveda all'altro, affinché la durezza della vita, o una furtiva astinenza non si mescoli in ogni pranzo. Questo giudichiamo giustamente, che ogni soldato o fratello abbia per sé solo una uguale ed equivalente misura di vino.
XII
Negli altri giorni siano sufficienti due o tre portate di legumi
Negli altri giorni cioè nella seconda e quarta feria nonché il sabato, riteniamo che siano sufficienti per tutti due o tre portate di legumi o di altri cibi, o che si dica companatici cotti: e così comandiamo che ci si comporti, perché chi non possa mangiare dell'uno sia rifocillato dall'altro.
XIII
Con quale cibo è necessario cibarsi nella feria sesta
Nella feria sesta riteniamo lodevole accontentarsi di prendere solamente un unico cibo quaresimale per riverenza alla passione, tenuto conto però della debolezza dei malati, a partire dalla festa dei santi fino a Pasqua, tranne che capiti il Natale del Signore o la festa di S. Maria o degli Apostoli. Negli altri tempi, se non accadesse un digiuno generale, si rifocillino due volte.
XIV
Dopo il pranzo sempre rendano grazie
Dopo il pranzo e la cena sempre nella chiesa, se è vicina, o, se così non è, nello stesso luogo, come conviene, comandiamo che con cuore umiliato immediatamente rendano grazie al sommo procuratore nostro: che è Cristo: messi in disparte in pani interi, si comanda di distribuire come dovuto per fraterna carità ai servi o ai poveri i resti.
XV
Il decimo del pane sia sempre dato all'elemosiniere
Benché il premio della povertà che è il regno dei cieli senza dubbio spetti ai poveri: a voi tuttavia, che la fede cristiano vi confessa indubitabilmente parte di quelli, comandiamo che il decimo di tutto il pane quotidianamente consegniate al vostro elemosiniere.
XVI
La colazione sia secondo il parere del maestro
Quando il sole abbandona la regione orientale e discende nel sonno, udito il segnale, come è consuetudine di quella regione, è necessario che tutti voi vi rechiate a Compieta, ma prima desideriamo che assumiate un convivio generale. Questo convivio poniamo nella disposizione e nella discrezione del maestro, perché quando voglia sia composto di acqua; quando con benevolenza comanderà, di vino opportunamente diluito. Questo non è necessario che conduca a grande sazietà o avvenga nel lusso, ma si parco; infatti vediamo apostatare anche i sapienti.
XVII
Terminata la Compieta si conservi il silenzio
Finita la Compieta è necessario recarsi al giaciglio. Ai fratelli che escono da Compieta non venga data licenza di parlare in pubblico, se non per una necessità impellente; quanto sta per dire al suo scudiero sia detto sommessamente. Forse può capitare che in tale intervallo per voi che uscite da Compieta, per grandissima necessità di un affare militare, o dello stato della nostra casa, perché il giorno non è stato sufficiente, sia necessario che lo stesso maestro parli con una parte dei fratelli, oppure colui al quale è dovuto il comando della casa come maestro. Così questo comandiamo che avvenga; poiché è scritto: Nel molto parlare non sfuggirai al peccato. E altrove: La morte e la vita nelle mani della lingua. In questo colloquio proibiamo la scurrilità, le parole inutili e ciò che porta al riso: e a voi che vi recate a letto, se qualcuno ha detto qualcosa di stolto, comandiamo di dire l'orazione del Signore con umiltà e devota purezza.
XVIII
Gli stanchi non si alzino per i Mattutini
Non approviamo che i soldati stanchi si alzino per i Mattutini, come è a voi evidente: ma con l'approvazione del maestro, o di colui al quale fu conferito dal maestro, riteniamo unanimemente che essi debbano riposare e cantare le tredici orazioni costituite, in modo che la loro mente concordi con la voce secondo quanto detto dal profeta: Salmeggiate al Signore con sapienza: e ancora: al cospetto degli angeli salmeggerò a te. Ma questo deve dipendere dal consiglio del maestro.
XIX
Sia conservata comunità di vitto tra i fratelli
Si legge nella pagina Divina: Si divideva ai singoli, come era necessario per ciascuno. Perciò non diciamo che vi sia accezione di persone ma vi deve essere considerazione delle malattie. Quando uno ha meno bisogno, ringrazi Dio, e non si rattristi: colui che ha bisogno si umili per l'infermità, non si innalzi per la misericordia, e così tutte le membra saranno in pace. Ma questo proibiamo ché a nessuno sia lecito abbracciare una astinenza fuori posto, ma conducano una vita comune costantemente.
XX
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 1:42 am

INIZIA LA REGOLA DEI POVERI COMMILITONI
DELLA SANTA CITTA'

- PARTE SECONDA -

XX
Qualità e stile del vestito
Comandiamo che i vestiti siano sempre di un unico colore, ad esempio bianchi, o neri, o, per così dire, bigi. A tutti i soldati professi in inverno e in estate, se è possibile, concediamo vesti bianche, cosicché coloro che avranno posposto una vita tenebrosa, riconoscano di doversi riconciliare con il loro Creatore, mediante una vita trasparente e bianca. Che cosa di bianco, se non l'integra castità? La castità è sicurezza della mente, e sanità del corpo. Infatti ogni militare, se non avrà preservato nella castità, non potrà raggiungere la pace perpetua e vedere Dio; come attesta l'apostolo San Paolo: Seguiamo la pace con tutti e la castità, senza cui nessuno vedrà il Signore. Ma perché una sia di questo stile deve essere privo della nota arroganza e del superfluo; comandiamo a tutti che abbiano tali cose affinché ciascuno da solo sia capace senza clamore di vestirsi e svestirsi, mettersi i calzari e levarseli. Il procuratore di questo ministero con vigile cura sia attento nell'evitare questo, coloro che ricevono abiti nuovi, restituiscano subito i vecchi, da riporre in camera, o dove il fratello ci spetta il compito avesse deciso, perché possano servire agli scudieri o agli aggregati, oppure ai poveri.
XXI
I servi non portino vesti bianche, cioè pallii
Decisamente disapproviamo quanto era nella casa di Dio e del tempio dei suoi soldati, senza discrezione e decisione del comune capitolo, e comandiamo, che venga radicalmente eliminato quasi fosse un vizio proprio. I servi e gli scudieri portavano una volta vestiti bianchi, donde derivavano danni. Sorsero infatti in zone ultra montane alcuni falsi fratelli, sposati, ed altri, che dissero di appartenere al Tempio, mentre sono del mondo. Costoro procurarono tante ingiurie e tanti danni all'ordine militare, e gli aggregati presuntuosi come professi insuperbendo fecero nascere numerosi scandali. Portino quindi sempre vestiti neri: nel caso in cui questi non possano essere trovati, abbiano quelli che si possano trovare nella provincia in cui abitano, o quanto può essere avvicinato alla più semplice di un unico colore, cioè bigio.
XXII
I soldati professi portino solo vestiti bianchi
A nessuno è concesso portare tuniche candide, o avere pallii bianchi, se non ai nominati soldati.
XXIII
Si usino solo pelli di agnelli
Abbiamo deciso di comune accordo, che nessun fratello professo abbia pelli di lunga durata perenne o pelliccia o qualcosa di simile, e che serva al corpo, anche per coprirlo se non di agnelli o arieti.
XXIV
I vecchi vestiti siano dati agli scudieri
Il procuratore o datore dei vestiti con ogni attenzione dia i vecchi abiti sempre agli scudieri e agli aggregati, e talvolta ai poveri, agendo con fedeltà ed equità.
XXV
Chi brama le cose migliori abbia le peggiori
Se un fratello professo, o perché gli è dovuto o perché mosso da superbia volesse abiti belli o ottimi, meriterebbe per tale presunzione senza dubbio quelli più umili.
XXVI
Sia rispettata la qualità e la quantità dei vestiti
E' necessario osservare la quantità secondo la grandezza dei corpi e la larghezza dei vestiti: colui che consegna gli abiti sia in questo attento.
XXVII
Colui che consegna i vestiti conservi innanzitutto l'uguaglianza
Il procuratore con fraterno intuito consideri la lunghezza, come sopra fu detto, con la stessa attenzione, perché l'occhio dei sussurratori o dei calunniatori non presuma di notare alcunché: e in tutte queste cose, umilmente mediti la ricompensa di Dio.
XXVIII
L'inutilità dei capelli
Tutti i fratelli, soprattutto i professi, è bene che portino capelli in modo che possano essere considerati regolari davanti e dietro e ordinati; e nella barba e nei baffi si osservi senza discussione la stessa regola, perché non si mostri o superficialità o il vizio della frivolezza.
XXIX
Circa gli speroni e le collane
Chiaramente gli speroni e le collane sono una questione gentilizia. E poiché questo è riconosciuto abominevole da tutti, proibiamo e rifiutiamo l'autorizzazione a possederli, anzi vogliamo che non ci siano. A coloro che prestano servizio a tempo non permettiamo di avere né speroni, né collane, né capigliatura vanitosa, né esagerata lunghezza di vestiti, anzi del tutto proibiamo. A coloro che servono al sommo creatore è sommamente necessaria la mondezza interna ed esterna, come egli stesso attesta, dicendo: Siate mondi, perché Io sono mondo.
XXX
Numero dei cavalli e degli scudieri
A ciascun soldato è lecito possedere tre cavalli, poiché l'insigne povertà della casa di Dio e del Tempio di Salomone non permette di aumentare oltre, se non per licenza del maestro.
XXXI
Nessuno ferisca uno scudiero che serve gratuitamente
Concediamo ai singoli militari per la stessa ragione un solo scudiero. Ma se gratuitamente e caritatevolmente quello scudiero appartiene a un soldato, a costui non è lecito flagellarlo, e neppure percuoterlo per qualsiasi colpa.
XXXII
In che modo siano ricevuti coloro che restano a tempo
Comandiamo a tutti i soldati che desiderano servire a tempo a Gesù Cristo con purezza d'animo nella stessa casa, di comprare fedelmente cavalli idonei in questo impegno quotidiano, e armi e quanto è necessario. Abbiamo anche giudicato, tutto considerato, che sia cosa buona e utile valutare i cavalli. Si conservi perciò il prezzo per iscritto perché non venga dimenticato: quanto sarà necessario al soldato, o ai suoi cavalli, o allo scudiero, aggiunti i ferri dei cavalli secondo la facoltà della casa, sia acquistato dalla stessa casa con fraterna carità. Se frattanto il soldato per qualche evento perdesse i suoi cavalli in questo servizio; il maestro per quanto può la casa, ne procurerà altri. Al giungere del momento di rimpatriare, lo stesso soldato conceda la metà del prezzo per amore divino, e se a lui piace, riceva l'altra dalla comunità dei fratelli.
XXXIII
Nessuno agisca secondo la propria volontà
E' conveniente a questi soldati, che stimano niente di più caro loro di Cristo, che per il servizio, secondo il quale sono professi, e per la gloria della somma beatitudine, o il timore della geenna, prestino continuamente obbedienza al maestro. Occorre quindi che immediatamente, se qualcosa sia stato comandato dal maestro, o da colui al quale è stato dato mandato dal maestro, senza indugio, come fosse divinamente comandato, nel fare non conoscano indugio. Di questi tali la stessa verità dice: Per l'ascolto dell'orecchio mi ha obbedito.
XXXIV
Se è lecito andare senza comando del maestro in un luogo isolato
Scongiuriamo, e fermamente loro comandiamo, che i generosi soldati che hanno rinunciato alla propria volontà, e quanti sono aggregati, senza la licenza del maestro, o di colui cui fu conferito, di non permettersi di andare in un luogo isolato, eccetto di notte al sepolcro, in armi, e sorvegliare, poiché l'astuto nemico colpisce di giorno e di notte, o a quei luoghi che sono inclusi nelle mura della santa città.
XXXV
Se è lecito camminare da soli
Coloro che viaggiano, non ardiscano iniziare un viaggio né di giorno né di notte, senza un custode, cioè un soldato o un fratello professo. Infatti dopo che furono ospitati nella milizia, nessun militare, o scudiero o altro, si permetta di andare per vedere negli atri degli altri militari, o per parlare con qualcuno, senza permesso, come fu detto sopra. Perciò affermiamo saggiamente, che in tale casa ordinata da Dio, nessuno secondo il suo possesso svolga il proprio servizio o riposi; ma secondo il comando del maestro ciascuno agisca così che imiti la sentenza del Signore, con cui ha detto: Non sono venuto a fare la mia volontà, ma di Colui che mi ha mandato.
XXXVI
Nessuno chieda singolarmente ciò che è a lui necessario
Comandiamo, che sia scritta tra le altre come propria questa consuetudine e posta ogni attenzione confermiamo perché si eviti di cercare il vizio. Nessun fratello professo, deve chiedere che gli sia assegnato personalmente un cavallo o una cavalcatura o delle armi. In che modo? Se la sua malattia, o la debolezza dei sui cavalli, o la scarsezza delle sue armi, fosse riconosciuta tale, che avanzare così sia un danno comune: si rechi dal maestro, o da colui chi è dovuto il ministero dopo il maestro, e gli esponga la causa con sincerità e purezza: infatti la cosa va risolta nella decisione del maestro, o del suo procuratore.
XXXVII
I morsi e gli speroni
Non vogliamo che mai oro o argento che sono ricchezze particolari appaiano nei morsi o nei pettorali, né gli speroni, o nei finimenti, né sia lecito ad alcun fratello professo acquistarli. Se per caso tali vecchi strumenti fossero stati dati in dono, l'oro o l'argento siano colorati in modo che il colore o il decoro non appaia arroganza in mezzo agli altri. Se fossero stati dati nuovi, il maestro faccia ciò che vuole di queste cose.
XXXVIII
Sulle aste e sugli scudi non venga posta una copertura
Non si abbia una copertura sopra gli scudi e le aste, perché secondo noi questo non è proficuo, anzi dannoso.
XXXIX
L'autorizzazione del maestro
Al maestro è lecito dare cavalli o armi a chiunque, o a chi ritiene opportuno qualunque altra cosa.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 1:45 am

INIZIA LA REGOLA DEI POVERI COMMILITONI
DELLA SANTA CITTA'

- PARTE TERZA -

XL
Sacco e baule
Non sono permessi sacco e baule con il lucchetto: così siano presentati, perché non si posseggano senza il permesso del maestro, o di colui a cui furono affidati i compiti della casa e i compiti in sua vece. Da questa norma sono esclusi i procuratori e coloro che abitano in provincie diverse, e neppure è inteso lo stesso maestro.
XLI
L'autorizzazione scritta
In nessun modo a un fratello sia lecito ricevere, o dare, dai propri parenti, né qualsiasi uomo, né dall'uno all'altro, senza il permesso del maestro o del procuratore. Dopo che un fratello avrà avuto licenza, alla presenza del maestro, se così a lui piace, siano registrati. Nel caso che dai parenti sia indirizzato a lui qualcosa, non si permetta riceverla, se prima non è stato segnalato al maestro. In questa norma non sono inclusi il maestro e i procuratori della casa.
XLII
La confessione delle proprie colpe
Poiché ogni parola oziosa si sa che genera il peccato, che cosa essi diranno ostentatamente riguardo alle proprie colpe davanti al severo giudice. Dice bene il profeta che se occorre astenersi dai buoni discorsi per il silenzio, quanto più occorre astenersi dalle cattive parole per la penda del peccato. Vietiamo quindi che un fratello professo osi ricordare con un suo fratello, o con qualcun altro, per meglio dire, le stoltezze, che nel secolo nel servizio militare compì in modo enorme, e i piaceri della carne con sciaguratissime donne, o qualsiasi altra cosa: e se per caso avesse sentito qualcuno che riferisce tali cose, lo faccia tacere, o appena può si allontani per obbedienza, e al venditore d'olio non offra il cuore.
XLIII
Questua e accettazione
Se a un fratello fosse stata data qualcosa senza averla chiesta, la consegni al maestro o all'economo: se un altro suo amico o parente non volesse che fosse usata se non da lui, questa non riceva fino a quando abbia il permesso del maestro. Colui al quale sarà stata data la cosa, non dispiaccia che venga data ad un altro: sappia per certo, che se si arrabbiasse per questo, agisce contro Dio. Nella sopraddetta regola non sono contenuti gli amministratori ai quali in modo speciale è affidato e concesso il ministero riguardo al sacco e al baule.
XLIV
I sacchi per il cibo sui cavalli
E' utile a tutti che questo ordine da noi stabilito sia rispettato senza eccezioni. Nessun fratello presuma di confezionare sacchi per il cibo di lino o di lana, preparati con troppa cura: non ne abbia se non di panno grezzo.
XLV
Nessuno osi cambiare o domandare
Nessuno presuma di cambiare le sue cose, fratello con il fratello, senza l'autorizzazione del maestro, e chiedere qualcosa, se non fratello al fratello, purché la cosa sia piccola, vile, non grande.
XLVI
Nessuno catturi un uccello con un uccello, neppure proceda con il richiamo
Noi giudichiamo con sentenza comune che nessuno osi catturare un uccello con un uccello. Non conviene infatti aderire alla religione conservando i piaceri mondani, ma ascoltare volentieri i comandamenti del Signore, frequentemente applicarsi alle preghiere, confessare a Dio i propri peccati con lacrime e gemito quotidianamente nella preghiera. Nessun fratello professo per questa causa principale presuma di accompagnarsi con un uomo che opera con il falco o con qualche altro uccello.
XLVII
Nessuno colpisca una fiera con l'arco o la balestra
E' conveniente camminare in atteggiamento pio, con semplicità, senza ridere, umilmente, non pronunciando molte parole, ma ragionando, e non con voce troppo elevata. Specialmente imponiamo e comandiamo ad ogni fratello professo di non osare entrare in un bosco con arco o balestra o lanciare dardi: non vada con colui che fece tali cose se non per poterlo salvare da uno sciagurato pagano: né osi gridare con un cane né garrire; né spinga il suo cavallo per la bramosia di catturare la fiera.
XLVIII
Il leone sia sempre colpito
Infatti è certo, che a voi fu specialmente affidato il compito di offrire la vita per i vostri fratelli, e eliminare dalla terra gli increduli, che sempre minacciano il Figlio della Vergine. Del leone questo leggiamo, perché egli circuisce cercando chi divorare, e le sue mani contro tutti, e le mani di tutti contro lui.
XLIX
Ascoltate il giudizio riguardo a quanto è chiesto su di voi
Sappiamo che i persecutori della Santa Chiesa sono senza numero, e si affrettano incessantemente e sempre più crudelmente ad inquietare coloro che non amano le contese. In questo si tenga la sentenza del Concilio fatta con serena considerazione, che se qualcuno nelle parti della regione orientale, o in qualunque altro luogo chiedesse qualcosa su di voi, a voi comandiamo di ascoltare il giudizio emesso da giudici fedeli e amanti del vero; e ciò che sarà giusto, comandiamo che voi compiate senza esitazione.
L
In ogni cosa sia tenuta questa regola
Questa stessa regola comandiamo che venga tenuta per sempre in tutte le cose che immeritatamente sono state a voli tolte.
LI
Quando è lecito a tutti i militari professi avere una terra e degli uomini
Crediamo che per divina provvidenza nei santi luoghi prese inizio da voi questo genere nuovo di religione che cioè alla religione sia unita la milizia e così per la religione proceda armata mediante la milizia, o senza colpa colpisca il nemico. Giustamente quindi giudichiamo, poiché siamo chiamati soldati del Tempio che voi stessi per l'insigne e speciale merito di probità abbiate casa, terra, uomini, contadini e giustamente li governate: e a voi è dovuto in modo particolare quanto stabilito.
LII
Ai malati sia dedicata un'attenzione particolare
Ai fratelli che stanno male occorre prestare una cura attentissima, come si servisse a Cristo in loro: il detto evangelico, sono stato infermo e mi visitaste sia attentamente ricordato. Costoro vanno sopportati pazientemente, perché mediante loro senza dubbio si acquista una retribuzione superiore.
LIII
Agli infermi sia sempre dato ciò che è necessario
Agli assistenti degli infermi comandiamo con ogni osservanza e attenta cura, che quanto è necessario per le diverse malattie, fedelmente e diligentemente, secondo le possibilità della casa sia loro amministrato, ad esempio, carne e volatili ed altro, fino quando siano restituiti alla sanità.
LIV
Nessuno provochi l'altro all'ira
Massima attenzione va posta perché qualcuno non presuma di provocare l'altro all'ira: infatti la somma clemenza della vicina divina fraternità congiunse tanto i poveri quanto i potenti.
LV
In che modo siano accolti i fratelli sposati
Permettiamo a voi di accogliere i fratelli sposati in questo modo, se chiedono il beneficio e la partecipazione della vostra fraternità, entrambi concedano una parte della loro sostanza e quanto avessero ad acquistare lo diano all'unità del comune capitolo dopo la loro morte, e frattanto conducano una vita onesta, e si studino di agire bene verso i fratelli, ma non portino la veste candida e il mantello bianco. Se il marito fosse morto prima, lasci la sua parte ai fratelli: la moglie ricavi il sostegno della vita dall'altra parte. Consideriamo infatti questo ingiusto che fratelli di questo tipo risiedano nella stessa casa dei fratelli che hanno promesso la castità a Dio.
LVI
Non si abbiano più sorelle
Riunire ancora sorelle è pericoloso: l'antico nemico a causa della compagnia femminile cacciò molti dalla retta via del paradiso. Perciò, fratelli carissimi, perché sempre tra voi sia visibile il fiore dell'integrità, non è lecito mantenere ancora questa consuetudine.
LVII
I fratelli del Tempio non abbiano parte con gli scomunicati
Questo, fratelli è da evitare e da temere, che qualcuno dei soldati di Cristo in qualche modo si unisca ad una persona scomunicata singolarmente e pubblicamente, o presuma di ricevere le sue cose, perché la scomunica non sia simile al marantha (vieni Signore). Ma se fosse soltanto interdetto, non sarà fuori posto avere parte con lui, e ricevere caritatevolmente le sue cose.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 1:46 am

INIZIA LA REGOLA DEI POVERI COMMILITONI
DELLA SANTA CITTA'

- PARTE QUARTA ED ULTIMA -

LVIII
In che modo vanno ricevuti i soldati secolari
Se un soldato dalla massa della perdizione, o un altro secolare, volendo rinunziare al mondo, volesse scegliere la nostra comunione e vita, non si dia a lui subito l'assenso, ma secondo la parola di Paolo, provate gli spiriti se sono da Dio così a lui sia concesso l'ingresso. Si legga dunque la Regola in sua presenza: e se costui ottempererà diligentemente ai comandi di questa esimia Regola, allora se al maestro e ai fratelli sarà piaciuto riceverlo, convocati i fratelli esponga con purezza d'animo a tutti il suo desiderio e la sua richiesta. In seguito il termine della prova dipenda in tutto dalla considerazione e dalla decisione del maestro, secondo l'onestà di vita del richiedente.
LIX
Non siano chiamati tutti i fratelli al consiglio privato
Comandiamo che non sempre siano convocati al consiglio tutti i fratelli, ma solo quelli che il maestro avrà ritenuto idonei e provvidenziali per il consiglio. Quando volesse trattare le questioni maggiori, quale dare la terra comune, o discutere dell'Ordine stesso, o ricevere un fratello: allora è opportuno convocare tutta la congregazione, se così ritiene il maestro; udito il parere di tutto il capitolo, quanto di meglio e di più utile il maestro avrà ritenuto opportuno, questo si faccia.
LX
Devono pregare in silenzio
Comandiamo con parere concorde che, come avrà richiesto la propensione dell'anima e del corpo, i fratelli preghino in piedi o seduti: tuttavia con massima riverenza con semplicità, senza chiasso, perché uno non disturbi l'altro.
XI
Ricevere la fede dei serventi
Abbiamo saputo che molti da diverse province, tanto aggregati, quanto scudieri desiderano vincolarsi nella nostra casa a tempo con animo fervoroso per la salvezza delle anime. E' utile che riceviate la fede loro, affinché per caso l'antico nemico non intimi loro nel servizio di Dio alcunché furtivamente o indecentemente, o li distolga improvvisamente dal buon proposito.
LXII
I fanciulli, fin quando sono piccoli, non siano ricevuti tra i fratelli del Tempio
Quantunque la Regola dei Santi Padri permetta di avere dei fanciulli in una congregazione, noi non riteniamo di dover caricare voi di tale peso. Chi volesse dare in perpetuo suo figlio, o un suo congiunto, nella religione militare: lo nutra fino agli anni, in cui virilmente con mano armata possa eliminare dalla Terra Santa i nemici di Cristo: in seguito secondo la Regola il padre o i genitori lo pongano in mezzo ai fratelli, e rendano nota la sua richiesta. E' meglio nella fanciullezza non giurare, piuttosto che diventato uomo ritirarsi in modo clamoroso.
LXIII
Sempre i vecchi siano venerati
E' bene che i vecchi con pia considerazione, secondo la debolezza delle forze siano sopportati e diligentemente onorati: i nessun modo si usi severità in quanto la tolleranza è necessaria per il corpo, salva tuttavia l'autorità della Regola.
LXIV
I fratelli che partono per diverse province
I fratelli che si incamminano per diverse province, per quanto lo permettano le forze, si impegnino a osservare la Regola nel cibo e nella bevanda e nelle altre cose, e vivano in modo irreprensibile, perché abbiano buona testimonianza da coloro che stanno fuori: non macchino il proposito di religione né con parola né con atto, ma soprattutto a coloro, con i quali si sono incontrati, offrano esempio e sostanza di sapienza e di buone opere. Colui presso il quale avranno deciso di alloggiare, abbia buona fama: e, se è possibile, la casa dell'ospite in quella notte non manchi della candela, affinché il nemico tenebroso non procuri la morte, Dio non voglia. Quando avranno sentito di riunire soldati non scomunicati, diciamo che colà devono andare non preoccupandosi di una utilità temporale, quanto piuttosto della salvezza eterna delle loro anime. Ai fratelli diretti nelle zone aldilà del mare con la speranza di essere trasportati, raccomandiamo di ricevere con questa convenzione coloro che avessero voluto unirsi in perpetuo all'Ordine militare: entrambi si presentino al Vescovo di quella provincia e il presule ascolti la volontà di colui che chiede. Ascoltata la richiesta, il fratello lo invii al maestro e ai fratelli che si trovano nel Tempio che è in Gerusalemme: e se la sua vita è onesta e degna di tale appartenenza, misericordiosamente sia accolto, se questo sembra bene al maestro e ai fratelli. Se nel frattempo morisse, a causa del lavoro e della fatica, come a un fratello, a lui sia riconosciuto tutto il beneficio e la fraternità dei poveri e dei commilitoni di Cristo.
LXV
A tutti sia distribuito in modo uguale il vitto
Riteniamo anche che questo in modo congruo e ragionevole sia rispettato, che a tutti i fratelli professi sia dato cibo in eguale misura secondo la possibilità del luogo: non è infatti utile l'accezione delle persone, ma è necessario considerare le indisposizioni.
LXVI
I soldati abbiano le decime del Tempio
Crediamo che avendo abbandonato le ricchezze a voi donate abbiate ad essere soggetti alla spontanea povertà, per cui in questo modo abbiamo dimostrato in quale modo spettino a voi che vivete in vita comune le decime. Se il Vescovo della chiesa, al quale è dovuta giustamente la decima, avrà voluto darla a voi caritatevolmente: deve dare a voi le decime che allora la Chiesa sembra possedere con il consenso del capitolo comune. Se un laico dovesse impossessarsi di essa (decima) o sottrarla dal suo patrimonio in modo condannabile, e confessando la propria colpa avrà voluto lasciare a voi la stessa: secondo la discrezione di colui che presiede questo può essere fatto, senza il consenso del capitolo.
LXVII
Le colpe leggere e gravi
Se un fratello avrà sbagliato in modo lieve nel parlare, nell'agire o altrimenti, egli stesso confessi al maestro il suo peccato con l'impegno della soddisfazione. Per le cose lievi, se non esiste una consuetudine, ci sia una lieve penitenza. Nel caso in cui tacesse e la colpa fosse conosciuta attraverso un altro, sia sottoposto a una disciplina e ad una riparazione maggiore e più evidente.
Se la colpa sarà grave, si allontani dalla familiarità dei fratelli, né mangi con loro alla stessa mensa, ma da solo assuma il pasto. Il tutto dipenda dalla decisione e dall'indicazione del maestro, affinché sia salvo nel giorno del giudizio.
LXVIII
Per quale colpa il fratello non sia più accolto
Soprattutto occorre provvedere che, nessun fratello, sia potente o impotente, forte o debole, voglia esaltarsi e poco a poco insuperbire, difendere la propria colpa, possa rimanere indisciplinato: ma, se non avrà voluto correggersi, a lui venga data una correzione più severa. Che se non avrà voluto correggersi con pie ammonizioni e per le preghiere a lui innalzate, ma si sarà innalzato sempre più nella superbia: allora secondo l'apostolo, sia sradicato dal pio gregge: togliete il male da voi: è necessario che la pecora malata sia allontanata dalla società dei fratelli fedeli. Inoltre il maestro che deve tenere in mano il bastone e la verga (cioè il bastone, con cui sostenga le debolezze delle altre forze, la verga con cui colpisca con lo zelo della rettitudine i vizi di coloro che vengono meno) con il consiglio del Patriarca e con una considerazione spirituale sul da farsi affinché, come dice il beato Massimo, la più libera clemenza non approvi l'arroganza del peccatore, né l'esagerata severità non richiami dall'errore chi sbaglia.
LXIX
Dalla solennità di Pasqua fino a Tutti i Santi si possa soltanto portare una camicia di lino
Per il grande caldo della regione orientale, consideriamo compassionevolmente, che dalla festa di Pasqua fino alla solennità di Tutti i Santi, si dia a ciascuno una unica camicia di lino, non per il dovuto, ma per sola grazia, e questo dico per chi vorrà usufruire di essa. Negli altri tempi generalmente tutti portino camicie di lana.
LXX
Quanti e quali panni siano necessari nel letto
Per coloro che dormono nei singoli letti riteniamo di comune consiglio, se non sopravviene qualche grave causa o necessità: ciascuno abbia biancheria secondo la discreta assegnazione del maestro: crediamo infatti che a ciascuno sia sufficiente un pagliericcio, un cuscino e una coperta. Colui che manca di uno di questi, prenda una stuoia, e in ogni tempo sarà lecito usufruire di una coperta di lino, cioè un panno: dormano vestiti con la camicia, e sempre dormano indossando gli stivali. Mentre i fratelli dormono, fino al mattino non manchi la lucerna.
LXXI
Va evitata la mormorazione
Comandiamo a voi, per divino ammonimento di evitare, quasi peste da fuggire, le emulazioni, il livore, le mormorazioni, il sussurrare, le detrazioni. Si impegni ciascuno con animo vigile, a non incolpare o riprendere il suo fratello ma ricordi tra se la parola dell'apostolo: non essere un accusatore, né diffamatore del popolo. Quando qualcuno avrà conosciuto che un fratello ha peccato in qualcosa, in pace e fraterna pietà, secondo il precetto del Signore, lo corregga tra sé e lui solo: e se non lo avrà ascoltato prenda un altro fratello: ma se avrà disprezzato entrambi, in riunione davanti al capitolo tutto sia rimproverato. Soffrono di grave cecità, coloro che calunniano gli altri; sono di grande infelicità coloro che non si guardano dal livore: da qui sono immersi nell'antica iniquità dell'astuto nemico.
LXXII
Si evitino i baci di tutte le donne
Riteniamo pericoloso per ogni religioso fissare lungamente il volto delle donne: perciò un fratello non osi baciare né una vedova, né una nubile, né la madre, né la sorella, né un'amica, né nessuna altra donna. Fugga dunque la milizia di Cristo i baci femminili, attraverso i quali gli uomini spesso sono in pericolo: così con coscienza pura e vita libera può perennemente conversare al cospetto del Signore.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 12:15 pm

I SEGRETI DEI TEMPLARI

E’ il 18 marzo del 1314, a Parigi, quando su una piccola isola del fiume Senna vengono arsi sul rogo l’ultimo Gran Mestro dei Cavalieri Templari Jacques de Molay ed altri dignitari. Sui Templari sono stati scritti un numero incredibile di libri. Tanti sono i misteri ancora insoluti che avvolgono questo potentissimo Ordine di monaci-guerrieri. In cosa consisteva il loro terribile segreto? Esiste il favoleggiato tesoro dell’Ordine? Cosa si sa oggi di questi cavalieri?
Almeno a questa ultima domanda si può, forse, rispondere con quanto attesta il poco conosciuto "Documento Rubant", che si basa su un testo datato 11 aprile 1308. Questo documento afferma, tra l’altro, che Filippo il Bello quando arraffò i documenti templari, senza saperlo, si impossessò di "autentici falsi, prodotti molto tempo prima, nel caso avvenisse un attacco incontrollabile ed imprevedibile all'Ordine". Dunque, se il documento Rubant è vero, come sembra esserlo, sebbene sia sconosciuto alla maggior parte degli storici, della Milizia del Tempio si sa ancora poco, visto che si sono studiati solo dei falsi.
Quale terribile "segreto" difese con tale accanimento fino ad immolare la propria vita Jacques de Molay? Egli urlò ai suoi inquisitori, il 26 novembre del 1308: <<Mi piacerebbe dirvi certe cose, se soltanto non foste le persone che siete, e se foste autorizzate a sentirli>>. Era forse il Graal, simbolo della conoscenza, ad essere così gelosamente custodito dall’Ordine? Il Santo Graal, scrive Introvigne: "non sarebbe solo il sangue più nobile, destinato a regnare sul mondo intero, ma – a chi sappia entrare in contatto con l’energia che sprigiona attraverso appositi rituali – garantirebbe perfino l’immortalità" (Il mito del Graal in "Storia", n. 130, settembre 1998).
Robert Charroux ne: "Il libro dei segreti traditi" (Milano 1969) scrive: "I Templari erano considerati come i depositari e i continuatori di un <<mistero>> di un’importanza capitale e del quale nessun profano – fosse pure il re di Francia – doveva essere informato". Da una dichiarazione resa al processo si viene a conoscenza di un fatto sbalorditivo. L’11 aprile 1309 fu chiamato come testimone il maestro Radulphe de Praellis, giureconsulto, che affermò, sotto giuramento, che un cavaliere templare, di nome Gervais della Commenda di Laon, gli aveva svelato che vi era nell’Ordine un terribile segreto di tale importanza che: <<avrebbe preferito perdere la testa piuttosto che rivelarlo; un punto così segreto che se il Re di Francia lo avesse visto, sarebbe stato messo a morte dai Templari che custodiscono il capitolo>>.
Alcuni storici sono del parere che esisteva una società segretissima ai vertici dell’Ordine e quelli dichiarati ufficialmente Gran Maestri non furono i veri capi dell’Ordine. Del resto come spiegare altrimenti quanto disse, nel corso dell’interrogatorio, il Gran Maestro Jacques de Molay e cioè: <<Io sono solo un povero cavaliere illetterato>>? Gli fece eco il precettore d’Aquitania e di Poitou, Geoffroy de Gonnoville, che dichiarò: <<Sono illetterato e quindi incapace di difendere l’Ordine>>. Jean Marquès-Rivière scrisse, che: <<Esisteva in seno ai Templari un gruppo che perseguiva scopi segreti di potenza, sostenuti da un esoterismo rigoroso>>. Robert Ambelain fu della stessa opinione e lo storico tedesco Wilke, si spinge ancora più in là e dà, a tale gruppo, il nome di "Tempio Nero".
Esisteva un "Ordine segreto" ai vertici dei Templari? Taluni studiosi ne sono convinti e asseriscono che si trattava del "Priorato di Sion" (Prieuré de Sion) che sarebbe ancora oggi operante e, tra i suoi occulti disegni, c’è quello di restaurare la dinastia merovingia non solo in Francia ma in tutta l’Europa. C’è da precisare che "la stirpe merovingia non si è estinta. Al contrario, si è perpetuata in linea diretta a partire da Dagoberto II e suo figlio, Sigisberto IV. Per mezzo di alleanze dinastiche e di matrimoni, la stirpe include Goffredo di Buglione, che nel 1099 conquistò Gerusalemme, e altre famiglie nobili del passato e del presente: Blanchefort, Gisors, Saint-Clair (Sinclair in Inghilterra), Montesquiou, Montpézat, Poher, Lusignano, Plantard e Asburgo-Lorena" (M. Baigent, R. Leigh, H. Lincoln, Il santo Graal, Milano 1984). Ancora una teoria della cospirazione che si originerebbe nel buio di secoli lontani.
In poche parole tutto ciò significherebbe anche che L’Ordine del Tempio sarebbe stato creato dal Priorato di Sion. Ora c’è da porsi la domanda se esistono documenti che attestino la sua esistenza e la sua relazione con i Templari. Richard Andrews e Paul Schellenberger ci informano che l’esistenza del Priorato è molto bene comprovata da importanti documenti: "Il nome originale e l’organizzazione sono menzionati in uno statuto del 1152 e anche in una copia trecentesca di una precedente pergamena datata 1178. L’organizzazione sarebbe stata fondata con il nome di <<Ordine di Sion>>, mentre il titolo di Priorato di Sion sarebbe stato adottato nel 1188. C’è chi ritiene si trattasse di un gruppo scissosi dai ranghi dei Cavalieri Templari, ma la cosa è controversa. La separazione dell’Ordine di Sion nel 1188 dal corpo principale dell’Ordine dei Templari sarebbe avvenuta in un episodio leggendario noto con il nome di <<Taglio dell’Olmo>>" (R. Andrews e P. Schellenberger, Alla ricerca del sepolcro, Milano 1997).
Il problema è molto complesso, sembrerebbe anche certo che in seno all’Ordine si celebrassero culti segreti e che un esoterismo templare sia sicuramente esistito. Malauguratamente, come scrive Lavisse nella sua "Storia di Francia" il segreto sulle loro attività era assoluto infatti: "Tutti gli affari del Tempio venivano sbrigati nel più stretto segreto; la regola scritta esisteva soltanto in pochi esemplari; la lettura era riservata ai soli dignitari; molti Templari non ne avevano mai avuto conoscenza". Il cavaliere templare Gaucerand de Montpezat, lontano antenato dei reali di Danimarca, asserì: <<Abbiamo tre articoli che nessuno conoscerà mai, salvo Dio, il diavolo e i Maestri>>. E’ anche certo che i filosofi arabi abbiano influenzato i rudi soldati del Tempio. Sicuramente l’Ordine accolse elementi dottrinari e rituali dell’esoterismo orientale. Subì l’influsso delle confraternite esoteriche musulmane insieme al disegno di un’unificazione del mondo e di un nuovo ordinamento sociale.
Non è azzardato, a tal proposito, ricordare le ambizioni di Federico II di Hohenstauffen, il "Signore del Mondo", imperatore di Germania, re dei Romani, re di Sicilia, re di Gerusalemme che, alla fine dell’XI secolo era una leggenda. Saba Malespini di lui scrive: "Questo Cesare che era il vero sovrano del mondo e del quale la gloria si era propagata in tutto l’universo, credendo senza dubbio alcuno di divenire simile agli dèi con lo studio delle matematiche, si mise a scrutare il fondo delle cose e i misteri dei cieli". Il suo progetto fu forse proseguito dai Templari?
Federico II venne a conoscenza di qualcosa di terribile che celò in un anagramma, ancora oggi indecifrato. Nel suo Castel del Monte, in Puglia, interamente costruito secondo l’architettura del Tempio di Salomone (ecco le quattro misure-chiave: 60 – 30 – 20 – 12 cubiti), su una scultura femminile attorniata da cavalieri fece incidere queste misteriose lettere: D8 I D CA D BLO C L P S H A2. In questa enigmatica formula, riportata da Robert Charroux, è celato il segreto Di Federico II e di Castel del Monte.
Federico II, nel 1228, a San Giovanni d’Acri, pur essendo stato colpito da scomunica papale, aveva ugualmente partecipato alla Tavola Rotonda del meglio della Cavalleria mondiale: Templari, Ospedalieri, Teutonici, Fàlas saraceni, Turchi, Batinyah (Assassini o Hassaniti), Rabiti di Spagna, ecc., tutti dalla Pactio Secreta (Patto Segreto). E’ all’opera la filiazione della Cavalleria con Ordini iniziatici segreti. In fondo i Templari furono perduti dalla loro dottrina, dal loro esoterismo e da un inconfessabile "segreto" che ne determinarono la distruzione. E’ più che probabile supporre che la milizia del Tempio ebbe collegamenti oscuri con misteriose catene iniziatiche e praticò rituali segretissimi.
Tra i loro fini, vi era anche quello di assoggettare il mondo ad un’autorità suprema. "Sembra effettivamente – continua Charroux – che il sogno più grande dell’Ordine, lo scopo supremo della sua attività, sia stato quello di far risorgere il concetto dell’Impero… vale a dire l’Oriente islamico e l’Occidente cristiano… Una sorta di federazione di stati autonomi posti sotto la direzione di due capi, l’uno spirituale, il Papa; l’altro politico, l’Imperatore, tutti e due eletti e indipendenti l’uno dall’altro. Sopra il pontefice e l’imperatore, un’autorità suprema, misteriosa". Chi era questa misteriosa autorità suprema?
I Templari erano profondi nell’esoterismo, è grazie alla loro influenza che la setta catara degli Albigesi, "divenne essenzialmente un movimento sufi, con una concezione dell’uomo plasmata in tutto e per tutto sul modello ideale del Pir e cioè del <<grande saggio>> delle sette sufi. Inoltre il potere magico da esse attribuito al Sacro Graal (il vaso utilizzato da Gesù per l’ultima cena e nel quale sarebbe stato raccolto il suo sangue) eguagliava perfettamente quello attribuito al Khidr, e cioè al verde manto fiammeggiante del paradiso sufi. Analoghe ancora a quelle sufi furono le teorie catare sulla creazione di una società di tipo teocratico…" (Carlo Palermo, Il quarto livello, Roma 1996).
Ancora occulti e indecifrabili segreti. Enigmi irrisolti come quello relativo al favoloso tesoro dei templari. Essi avevano raggiunto una grande ricchezza, si mormorava che praticassero l’arte dell’alchimia. Nello scorso secolo una strabiliante scoperta diede maggiore credito a questa ipotesi; furono trovate, dove avevano sede due importanti commende dell’Ordine, in Borgogna, ad Essarois, e in Toscana, a Volterra, due antichi piccoli scrigni, illustrati con figure e simboli alchemici. Lo studioso von Hammer affermò che gli scrigni erano senza dubbio di origine templare. Un’altra eccezionale scoperta la si deve a Theodor Mertzdorff, insigne studioso tedesco che, nel 1877, diede alle stampe un documento templare, ritrovato ad Amburgo, che raccoglieva una serie di regole. Ecco cosa dice l’articolo 19: "E’ fatto divieto, nelle commende, in cui tutti i fratelli non sono degli eletti o dei consolati, di lavorare alcune materie mediante la scienza filosofale, e quindi di trasmutare i metalli vili in oro o in argento. Ciò sarà intrapreso soltanto in luoghi nascosti e in segreto".
Si racconta che l’ultimo Gran Maestro de Moley scelse il villaggio francese di Arginy per far nascondere il "tesoro" dell’Ordine da due cavalieri. Arginy negli oscuri sotterranei del suo castello, che poggia sopra una ragnatela di gallerie segrete, che Daniel Réju descrive: <<isolato nella pianura, tra Aone e Beaujolais>>, deve celare qualcosa di inimmagginabile. La "Torre delle Otto Bellezze", anche detta la "Torre dell’Alchimia" per i misteriosi segni magici e simboli alchemici disegnati su quei mattoni, è la costruzione più antica del castello e fu oggetto di lunghe visite di studiosi ed esoteristi, tra cui, due personaggi d’eccezione, Eugéne Canseliet e Armand Barbault.
Cosa questi alchimisti trovarono o decifrarono non fu detto. Il favoloso "tesoro" dei Templari rimane ancora un mistero insoluto o potrebbe aver ragione André Douzet quando scrive: "Forse l’autore francese Robert Charroux trovò la chiave quando decifrò questo passaggio dal libro di Breyer: <<Pensa intensamente: la grande arte è Conoscenza>>". La conoscenza di misteri sublimi e oltremodo pericolosi se ancora oggi sono sigillati in un fitto "segreto". E’ un segreto inviolabile che sembra riecheggiare le parole di Ja’far Sadiq (ob. 148/765): "La nostra causa è un segreto velato in un segreto, il segreto di qualcosa che rimane velato, un segreto che solo un altro segreto può insegnare: è un segreto su un segreto che si appaga di un segreto".
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 12:16 pm

I Templari in Piemonte: la loro presenza e la Sacra Sindone

L' Ordine Templare (Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone) nacque sotto la regola di S. Agostino nel 1118: nove cavalieri (Bysol de Saint Omer, Andrè de Montbard zio di San Bernardo di Chiaravalle, Archambaud de Saint Aignan, Gondemar, Rossal, Jacques de Montignac, Philippe de Bordeaux e Nivar de Montdidier) guidati da Hugues de Payns partirono per Gerusalemme con il compito di difendere la Palestina, liberare il Santo Sepolcro dagli "infedeli" e combatterono nelle otto crociate (1096-1270) susseguitesi in Terra Santa. Secondo alcuni storici, i Templari erano guardiani del Sacro Calice, il Graal e le crociate sarebbero state indette proprio per andare alla ricerca di una qualche reliquia.
L'ordine templare faceva sì che un cavaliere fosse allo stesso tempo anche un monaco, essi infatti,oltre ai tre voti pronunciati solitamente dai monaci, ossia obbedienza, povertà e castità, ne pronunciavano anche un quarto, che riguardava il combattimento armato.
Le crociate, come è noto, furono sostenute dai pontefici; il primo fu Papa Urbano II. Essendosi insediati nel Tempio di Salomone, essi derivarono il loro nome dal Tempio di Sion (Gerusalemme), da qui la denominazione di "Templari".
Dopo un lungo periodo di glorie e munificenze vittorie e combattimenti, attorno al '300 il destino dei Templari iniziò a decadere, in parte a causa del grande flusso di denaro che attraversava le casse dell'ordine, e che li faceva diventare ambita preda da parte di uomini di potere senza scrupoli. Essi pertanto vennero ben presto tacciati di eresia, passarono sotto l'inquisizione e molto furono mandati al rogo.
Quando venne perso il controllo della Terrasanta, i Templari fuggirono portandosi dietro la Sacra Sindone, il lenzuolo che, secondo la tradizione, avvolse il corpo di Gesù, e che attualmente si trova nel Duomo di Torino.
In Piemonte vi sono numerose tracce della presenza Templare (1):
- a Vercelli
- in Val Susa, dove attorno al 1000 venne edificata la splendida Sacra di San Michele, abbazia benedettina collegata all'altrettanto stupefacente abbazia di Mont Saint Michèle:
- a Torino le chiese di S. Margherita del Tempio, la mansione o ricetto di San Severo, e l'Abbazia di San Giacomo di Stura;
- a Chieri, Ivrea, San Nazario;
- a San Giorgio Canavese, Santa Maria oggi San Giacomo;
- a Susa, Santa Maria con beni a San Giorio e Villar Focchiardo;
- a Villastellone, San Martino della Gorra e, in zona San Bartolomeo, casa-fortezza e chiesa;
- a Moncalieri, pare, il Castello della Rotta e si attribuisce loro la costruzione (1146) di un ponte in pietra sul Po, successivamente affidato ai Gerosolimitani e ora scomparso.

La massiccia presenza in Piemonte di possedimenti e membri dell'Ordine fece sì che Torino diventasse uno dei punti focali per lo studio dei Templari in Italia.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 12:16 pm

I tesori della Val Susa

Una gita in questa Valle è l'occasione giusta per unire al piacere di una bella scampagnata in un paesaggio verde e riposante, la visita di splendidi monumenti, antiche testimonianze storiche e opere d'arte.
Da questa valle passava nel Medioevo il "Sentiero dei Franchi", la strada maestra per la Gallia. E lungo l'impervia Via Francigena che saliva al Moncenisio sorsero alcune abbazie che, oltre a fornire un ristoro ai viandanti, avevano anche la funzione di ostacolare le invasioni saracene. La prima che si incontra, poco fuori Torino, nei pressi di Rivoli, è quella di Sant'Antonio di Ranverso nota anche come piccola "Sistina" piemontese per via dei numerosi affreschi quattrocenteschi che la decorano.
La prima parte del viaggio, partendo da Torino, si svolge sulle basse colline all'imbocco della Valle e tocca alcune tappe molto significative: Rivoli, nota per il Castello dei Savoia oggi Museo di Arte Contemporanea, Avigliana, antica città di impianto medievale adagiata sulle sponde dei Laghi omonimi. Per maggiori informazioni si faccia riferimento all'itinerario "I Laghi di Avigliana, a due passi da Torino".
Giunti ai primi ripidi contrafforti della Valle, l'itinerario storico artistico prosegue con uno dei monumenti più famosi del Piemonte: la Sacra di San Michele, un complesso di edifici imponente e suggestivo. Costruita, secondo la leggenda, con l'aiuto degli angeli, fa tutt'uno con la vetta del Monte Pirchiriano, dominando dall'alto tutto l'imbocco della Val di Susa e la pianura verso Torino. Il monastero sembra avere origine antichissima, di sicuro la sua importanza religiosa e politica comincia dal 1100, affermandosi come centro di cultura a livello europeo. Di questo secolo sono i pregevoli affreschi e il Portale dello Zodiaco. A nord dell'Abbazia sorgono i resti della torre da dove la leggendaria bell'Alda si lanciò per sfuggire ai Saraceni e fu salvata dagli angeli.
Tappa successiva, in direzione del passo del Moncenisio, l'Abbazia benedettina della Novalesa. Fondata nel 726 e più volte distrutta, conserva intatta l'originaria imponenza. Tra le sue mura è stato ritrovato il Chronicon Novalicense, uno dei più antichi documenti storici piemontesi. E i monaci che tuttora vi risiedono sono maestri nell'arte del restauro di libri. Il complesso comprende la grande chiesa, il convento e quattro cappelle romaniche, decorate con notevoli affreschi.
Percorsa da eserciti di ogni epoca (Carlo Magno l'attraversò per venire in Italia a combattere i Longobardi), la Valle conta moltissime costruzioni difensive: il Castello del Conte Verde presso Condove, la casa-forte dei Visconti di Villarfocchiardo, il Castello Borello di fronte a Bussoleno, il Castello di San Giorgio.
Ma il più famoso e suggestivo è il Forte di Exilles, poco dopo Susa: in origine fortificazione romana, oggi è un labirinto di corridoi, scale e sotterranei, dall'atmosfera fosca, anche per aver tenuta rinchiusa in una torre la leggendaria "Maschera di Ferro". Interessante l'abitato attorno al Forte, con le strette viuzze che ricalcano la pianta di un accampamento romano.
Nel giro della Valle non può mancare una visita a Susa, città antichissima, già capitale di un prospero regno prima della conquista romana. E' una città ricca di testimonianze storiche: l'Arco di Augusto, eretto tra il 9 e l'8 a.C. per celebrare il patto tra l'imperatore romano e Cozio I re di Susa, le antiche mura con l'imponente Porta Savoia, la cattedrale di San Giusto, costruita da Manfredo II nel 1029, l'acquedotto romano del IV secolo e l'antico borgo dei mercanti.
Lungo la strada che da Susa porta al valico del Monginevro, si incontrano numerosi paesi, tipici abitati di montagna, molto frequentati come centri di villeggiatura estiva ed invernale. Infatti la Valle è famosa per lo sci alpino, disponendo del comprensorio della Via Lattea, con oltre 400 chilometri di piste.
Il primo di questi paesi, dopo Susa, è Chiomonte, interessante per l'antico nucleo storico e le fontane in pietra; successivamente, passato Exilles, si trova Salbertrand, che possiede una delle più belle chiese della Valle, la parrocchiale di San Giovanni Battista ed è sede del Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand.
Proseguendo si arriva ad Oulx, il primo paese che incontravano i pellegrini: ancora oggi reca i segni del passato medioevale nelle case a graticcio del centro storico, nelle vecchie fontane in pietra e nella Torre dei Saraceni del XII secolo.
Abbandonato il fondovalle si sale a Sauze d'Oulx, una delle principali stazioni sciistiche piemontesi, collegata tramite il comprensorio della Via Lattea a Sestriere, Sportinia, Sansicario, Cesana.
Nei pressi di Sauze, vale la pena fare una tappa nella piccola frazione di Jovenceaux: un piccolo gioiello di architettura montana. Il nucleo storico conserva ancora le case originali del XVI e XVII secolo, la chiesa splendidamente affrescata, le antiche fontane e i lavatoi tipici della Val di Susa.
Continuando verso il Monginevro si incontrano Cesana, Bousson, Sauze di Cesana, San Sicario, e Claviere, sul confine con la Francia.
Nella valle parallela, in direzione del traforo del Frejus, la tappa più importante è Bardonecchia, nota stazione climatica e di sport invernale.
Lo sport è un altra delle caratteristiche importanti della Valle di Susa, che sarà protagonista nelle Olimpiadi di Torino 2006. Oltre allo sci, è possibile praticare l'alpinismo (tra le mete classiche il Rocciamelone, il Rocciavrè, la Punta del Villano, lo Chaberton), il trekking (Valle Stretta, Madonna del Lago Nero, il Gran Bosco di Salbertrand).
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 12:17 pm

La millenaria ricerca del calice nel quale, secondo la tradizione medioevale e popolare, avrebbero bevuto Gesù e gli apostoli durante l'Ultima cena e nel quale Giuseppe d'Arimatea avrebbe raccolto il sangue sgorgato dal costato trafitto del Redentore crocifisso, sembrerebbe giunta al termine.


È di questi giorni la notizia dell'agenzia di stampa Adnkronos secondo cui sarebbe stata sottoposta a sofisticatissimi test, dall'esito assolutamente top secret, la coppa che secondo il gran precettore dei Templari, Rocco Zingaro di San Ferdinando, sarebbe il vero Santo Graal.
La preziosa reliquia - consegnata il 6 marzo scorso a padre Luigi Maria Verzè - sarebbe stata oggetto di non meglio precisate analisi scientifiche, tanto approfondite quanto riservatissime, presso un noto laboratorio di ricerche di Milano.
I risultati - ha spiegato il gran precettore dei Templari - sono assolutamente segreti. Padre Verzè non ha voluto comunicarli neanche a noi e sono destinati a rimanere tali, anche perché tra essi, a detta del fondatore del San Raffaele, è stata effettuata una prova 'divina'.
Il "Templare", inoltre, sostiene che l'Ordine all'unanimità si sarebbe espresso a favore della donazione del mitico oggetto nientemeno che agli Stati Uniti d'America, nella persona del loro Presidente, a ragione di una affermata e indubitabile linea di continuità dello spirito che animava i Cavalieri della Tavola Rotonda nella ricerca del Graal con quello degli attuali pionieri della nuova frontiera della globalizzazione della Coca Cola.
La notizia ha ovviamente suscitato, tra i cultori del genere, interesse, polemiche e qualche perplessità ma, paradossalmente, non tanto in merito all'affermata autenticità dell'oggetto in possesso del redivivo Ordine Templare, quanto alla designazione (forse un po' azzardata e - alla luce del sexigate - involontariamente comica?), dell'attuale Presidente americano quale novello Galahad, il casto eroe del Graal, noto anche come "il Cavaliere Vergine".
Da re Artù ai giorni nostri:
la ricerca infinita
La leggenda del Graal si sviluppa storicamente in Occidente in seguito alle crociate: a partire dal 1095, molti Cavalieri cristiani si erano recati in Terra Santa, ed erano entrati per forza di cose in contatto con le tradizioni mistiche ed esoteriche del luogo e sicuramente qualcuna di esse parlava del Graal, un sacro oggetto dagli straordinari poteri. Grazie ai Crociati, la leggenda raggiunse l'Europa e vi si diffuse. In effetti la multiforme storia del Santo Graal, quale oggetto straordinario di favolosa origine e dalle incredibili virtù, è tra le più notevoli creazioni letterarie della cultura europea del XII e XIII secolo, iniziata da Chrétien de Troyes col Parsifal (o Il racconto del Graal), passata attraverso un numero impressionante di continuazioni fino all'opera di Robert de Boron col quale la ricerca della Sacra Coppa diventa l'allegoria della spiritualità cristiana opposta a quella cortese, mondana e corrotta.
In tempi di New Age, neomillenarismo, ricerca di dimensioni spirituali alternative la tematica della ricerca del Santo Graal emerge in tutta la potenza suggestiva di una tradizione plurisecolare, che appare ponte ideale per saldare insieme le narrazioni sacre giudaico-cristiane con gli arcani incantamenti dell'esoterismo celtico, dei mai sopiti culti misterici dell'antico Egitto, del sincretismo religioso oggi tanto trendy.
Il Graal, con la sua valenza mistica e filosofica, è così diventato nel tempo il simbolo per antonomasia di tutto ciò che è irraggiungibile, della verità e della sapienza come ricerca continua di qualcosa che non sarà mai definibile. Anche per questo si lega ad esso l'idea di avventura, di viaggio con prove da superare, che non si ferma ai poemi cavallereschi del ciclo di Artù ma, attraverso le opere di Wagner, arriva fino ai film di Spielberg. Il Graal, insomma, non è solo qualcosa di materiale, ma un'idea legata nel mondo occidentale alla fonte stessa della Verità, a Cristo e al suo Sangue.
I luoghi segreti del Graal
Non mancano tuttavia, a onor del vero, studiosi che ritengono il Graal un oggetto materiale realmente esistito: se questo corrispondesse alla realtà, dove potrebbe trovarsi adesso?
I ricercatori hanno in realtà individuato una gran varietà di siti, perché è davvero incredibile quanto siano numerose le interpretazioni possibili da accurate e sistematiche letture delle fonti.
Da ultimo si è anche autorevolmente giunti a sostenere che qualunque cosa fosse il Graal prima di essere cristianizzato (un calderone gallese, un oggetto del rituale egiziano o un tesoro cataro) ad ispirarne le storie nei romanzi dell'epopea cavalleresca medioevale sarebbero state le leggende sul Mandylion di Edessa (cioè la Sacra Sindone, oggi a Torino) portata in Europa, sembra, dai Cavalieri Templari e comunque da essi a lungo custodita.

In ogni caso, i luoghi maggiormente nominati sono:

Il castello di Gisors, oggi in rovina, si trova nel centro della Francia settentrionale, sull'Epte. I Cavalieri Templari avevano stretto rapporti con la Setta degli Assassini, un gruppo iniziatico ismailita che adorava una misteriosa divinità chiamata Bafometto. Per alcuni il Bafometto altro non era che il Graal; prima di essere sgominati, gli Assassini lo avevano affidato ai Templari, che lo avevano portato in Francia verso la metà del XII secolo. Se le cose fossero davvero andate così, ora il Graal si troverebbe tra i leggendari tesori dei Templari (mai rinvenuti) in qualche sotterraneo del castello di Gisors.










Takht-I-Sulaiman. Secondo questa ipotesi, il Graal sarebbe il simbolico "Fuoco Reale" fonte della conoscenza, adorato dai seguaci di Zarathustra a Takht-I-Sulaiman, il principale centro del culto di Zoroastro. Takht-I-Sulaiman potrebbe essere dunque la leggendaria Sarraz, da cui il Graal (Fuoco Reale) giunse, a cui ritornò e dove forse si trova ancora.

Il castello di Montségur. Dopo che il culto di Zoroastro venne soppresso, alcune delle sue dottrine furono ereditate dai Manichei e, in seguito, dai Catari o Albigesi; questi ultimi erano giunti in Europa dal Medio Oriente, passando per la Turchia e i Balcani, e si erano stabiliti in Francia nel XII secolo. Nel 1244, dopo una lunga persecuzione da parte del Papato e dei francesi, furono sterminati nella loro fortezza di Montségur; nei pressi di Lavelanet, nella Francia meridionale. Se avessero portato con loro il Graal durante le loro peregrinazioni, ora esso potrebbe trovarsi insieme al resto del loro tesoro in qualche impenetrabile nascondiglio del castello.

Glastonbury. Il nobile Giuseppe d'Arimatea, già membro del Sinedrio e discepolo di Gesù, nonché proprietario del Santo Sepolcro, nel 63 d.C. avrebbe lasciato via mare la Terra Santa per raggiungere uno stretto estuario a est dell'Inghilterra, fino a Glastonbury Tor, l'isola di vetro. Secondo la tradizione popolare, Giuseppe avrebbe recato con sé una coppa contenente il sangue di Gesù Cristo, il Sacro Graal. In Inghilterra il Graal sarebbe restato a lungo. In un anno imprecisato del primo millennio i monaci di Glastonbury annunciarono la scoperta di due ampolle che sarebbero state sepolte con Giuseppe d'Arimatea e già menzionate in precedenza in alcuni scritti del 540. Le ampolle sono raffigurate nelle vetrate colorate della chiesa di St. John a Glastonbury, nella chiesa di Langport in Somerset e sulla parete divisoria fra la navata e il coro a Plymtree nel Devon.

Castel del Monte, che sorge su di un'altura isolata delle Murge pugliesi nel comune di Andria (Bari), è un monumento tra i più solenni e grandiosi del medioevo, fatto costruire da Federico II dal 1240 al 1250, con una originalissima, e secondo molti simbolica, planimetria ottagonale con otto torri angolari, anch'esse ottagonali. I Cavalieri Teutonici - fondati nel 1190 - erano in contatto sia con i mistici Sufi - una setta islamica che adorava il Dio delle tre religioni, Ebraica, Islamica e Cristiana - sia con l'illuminato Imperatore Federico II Hohenstaufen, a sua volta seguace di quella dottrina. Tramite i Cavalieri Teutonici, i Sufi avrebbero affidato il Graal all'Imperatore, affinché lo preservasse dalle distruzioni scatenate dalle Crociate. In tal caso, il Graal si troverebbe proprio a Castel del Monte, che, secondo tale interpretazione, sarebbe stato edificato apposta per custodirlo.

Torino. Importato forse dai pellegrini che si spostavano per l'Europa durante il medioevo o forse dai Savoia insieme alla Sacra Sindone, il Graal sarebbe giunto nel capoluogo piemontese; le statue del sagrato del tempio della Gran Madre di Dio, sulle rive del Po, indicano, a chi è in grado di comprenderne la complessa simbologia, il nascondiglio della Coppa.


Bari. Nel 1087 un gruppo di mercanti portò a Bari dalla Turchia le spoglie di San Nicola e in loro onore venne edificata una basilica. In realtà, la traslazione del Santo era solo la copertura di un ritrovamento ben più importante, quello del Graal. I mercanti erano in realtà cavalieri in missione segreta per conto di Papa Gregorio VII. Il Pontefice era al corrente del potere del Calice, ma non intendeva pubblicizzare la sua ricerca, né l'eventuale ritrovamento, in quanto esso era un oggetto pagano o comunque il simbolo di una religione ancor più universale di quella cattolica. Gli premeva di recuperarlo da Sarraz, in quanto temeva che la sua presenza sul suolo turco avrebbe aiutato i Saraceni nella loro espansione ai danni dell'Impero Bizantino e avrebbe nuociuto al programmato intervento di forze cristiane in Terra Santa a difesa dei pellegrini. Non è dato di sapere dove si trovasse la coppa e chi comandò la spedizione.
La scelta di custodire il Graal a Bari anziché a Roma fu determinata da due motivi: da lì si sarebbero imbarcati i cavalieri per la Terra Santa (la prima crociata fu bandita sei anni dopo il ritrovamento) e il Graal avrebbe riversato su di loro i suoi benefici effetti; in più la sua presenza avrebbe protetto Roberto il Guiscardo, Re normanno di Puglie, principale alleato del Papa nella lotta contro Enrico IV. A ricordo dell'avvenimento, sul portale della cattedrale, si trova l'immagine di Re Artù e un'indicazione stilizzata del nascondiglio.

I Templari, custodi del mistero
In definitiva, qualunque sia la verità, se ce n'è una, circa le affermazioni del "neo-Templare" Rocco Zingaro di San Ferdinando, vero è che la storia del Graal appare intrecciata a doppio filo, nel lento svolgersi dei secoli, proprio a quella dei "Militari del Tempio" o "Templari". In un poema del XIII secolo, scritto da Wolfram von Eschenbach (probabilmente un Templare lui stesso) sono proprio i Templari ad essere indicati come indissolubilmente legati alla custodia del Santo Graal, oltre che forse, anche se meno esplicitamente, anche all'eresia Catara, poi distrutta nel sangue. Proprio le ramificazioni che storia e leggenda hanno riservato a questo, che è stato il primo Ordine Cavalleresco riconosciuto di Monaci Combattenti, portano a un'infinità di percorsi misteriosi, intriganti, equivoci, eroici, e per molti versi ancora da esplorare e da spiegare, a interrogativi dai risvolti inquietanti e ancora senza risposta, nonostante le ricerche estenuanti che tuttora impegnano studiosi di varie discipline.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 12:17 pm

La storia dei templari di Polonia

La ricerca


La ricerca è iniziata nell' anno 1999 vicino alla cappella dei Templari nella località di Rurka (nella parte nord-ovest della Polonia), nell'ambito del programma dell'Istituto Archeologico dell'Università di Mikolaj Koperniko di Torun. L'obbiettivo è quello di ottenere delle risposte alle domande legate alla storia e al sistema territoriale legato al progetto.

Nel arco di sei periodi di ricerca si sono scoperti molti elementi architettonici medioevali, nonche le rimanenze di cimiteri. Nell'anno 2004 sono state ritrovate le rovine dei muri del convento a lungo cercati, tale scoperta e importante a livello europeo. Le ricerche più importanti sono iniziate a partire dalla primavera dell'anno 2004 nella zona dell'ultimo, principale circolo dei Templari sul territorio europeo centro orientale - sede del percettore in Chwarszczany - Rurka (nella parte nord-ovest della Polonia).

L'organizzatore delle ricerche è il Museo dei Laghi di Myslibor di Mysliborz, vicino al quale sono sorti la squadra e il progetto di ricerca. Il responsabile del progetto è come per quello di Rurka il dott. Przemyslaw Kolosowski. Nella sua realizzazione hanno partecipato gruppi di archeologi, storici, storici dell'arte, antropologi, architetti, geografi e consultanti.

Il progetto

Il progetto ha un carattere "pionieristico" ed è uno dei pochi inerenti alla storia europea dei Templari. Le ricerche hanno un carattere di apprendimento e di tutela nello stesso tempo.
Uno dei principali obbiettivi è lo studio legato alla storia della cappella che era il centro dei vecchio "Commandorio" nonche l'ottenimento di risposte alle domande inerenti all'area e al carattere medioevale del "commandorio".

Il gruppo ha inoltre come obiettivo la divulgazione dell'immagine della cappella nonché il salvataggio di un raro ciclo di affreschi medioevali, i quali necessitano di un immediato restauro.
Il progetto è finanziato da un'instituzione privata, l'Istituto di Ricerche Storiche e Turistiche, dall'editore della rivista trimestrale "Gazzetta Cavalleresca" e dal mensile "Scopritore" (www.odkrywca.pl dove odkrywca significa scopritore).

Le relazioni degli scavi insieme alle documentazioni fotografiche sono presenti sul sito internet: www.gazetarycerska.pl (dove gazeta rycerska significa gazzetta cavalleresca).


I "Templari" di Polonia

I Templari sono arrivati a Chwarszczan nell'anno 1232. Hanno costruito un convento finaziata dal principe Wladysaw Odonica. Oggi come testimonianza del rango del posto è rimasta solo l'imponente, come dimensioni e forma archittetonica, cappella gotica.
Le ricerche archeologico-architettoniche sono iniziate con sei trivellazioni, e successivamente hanno iniziato a realizzare gli scavi. Sono stati fatti sei scavi, due dei quali vicino alle mura del tempio.
E' stata ritrovata una parte del cimitero monaco e degli edifici in pietra posizionati nella parte occidentale. Vicino ai muri è stato ritrovato uno strato di fondo con un ingente e varia quantità di oggetti che ci aiutano a conoscere la vita dei monaci. Sono stati ritrovati numerosi frammenti di stoviglie in argilla, attrezzi realizzati in ossa come fischietti ed aghi, elementi in ferro come punte di frecce e monete.
All'interno della cappella sono stati realizzati dei lavori archittetonici, per salvare gli affreschi inumiditi presenti sulle pareti. Durante i lavori è stato ritrovato il relitto del pavimento medioevale. La scoperta più importante legata al commandorio è stata fatta negli scavi vicino alle mura della cappella. Si è scoperto lo strato legato al momento della costruzione.
I risultati hanno confermato che i Templari costruirono il loro tempio sulle rovine di un'antecedente piccola cappella con l'adiacente cimitero. Nello scavo vicino all'entrata murata della vecchia cappella, dalla parte meridionale, è stata ritrovata la tomba di un monaco, quasi sicuramente di un Templare, in parte coperta da una lastra di fondamento del successivo edificio.
Vicino al corpo del defunto è stata ritrovata una fibbia metallica di una cintura. La tomba, legata al primo cimitero dei monaci, fa parte del periodo dell'arrivo dei Templari a Chwarszczan, cioè a partire agli anni '30 del XIII secolo fino all'anno 1280, nel quale è stata consacrata la nuova cappella.

Lo sviluppo del progetto

Il successivo periodo di ricerca partirà dal mese di luglio del 2005. Nei piani si ha l'ampliamento degli scavi vicino alla cappella in modo tale da ricostruire la sua forma e stabilire il metodo di essiccazione dei muri.
Le successive ricerche avranno come obbiettivo la portata alla luce delle fondamenta delle rovine degli edifici abitabili e del commandorio costruite nel medioevo nella parte sud ovest della cappella.
Durante la ricerca gli archeologi ricercheranno anche la struttura di un ponte sul fiume Mysla.
dettagli delle ricerche si possono vedere sul sito internet www.gazetarycerska.pl dove è disponibile l'immagine fornita dalla webcam on-line dalla zona degli scavi.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 12:19 pm

Mansione Templare Intatta - tratto da: www.thule-italia.org

Il libro "Guida ai luoghi misteriosi d'Italia" di Umberto Cordier indicava presente in quel di Poggibonsi una Mansione templare intatta ed essendo in viaggio per la Toscana non potevo cogliere l'irresistibile desiderio di andarla a visitare. MThule
Qualche informazione....
Il piccolo ma splendido complesso monumentale - chiesa, foresteria e servizi complementari - rappresenta un raro esempio di conservazione e ripristino di strutture medioevali, riferibili al XII secolo. Fu sede dell'antico Spedale gerosolimitano (e dei cavalieri templari) sulla Via Francigena, presso il diruto ponte sullo Staggia, detto di Bonizio.
La chiesina, ad una sola navata terminante con la bellissima abside, ha nella facciata, motivi di particolare interesse, legati alla singolarità degli elementi costruttivi: il residuo campanile a vela in bozze di travertino come l'intera struttura; la finestrella con stipiti a denti di sega; un portale con archivolto fortemente estradossato. Di costruzione chiaramente posteriore sono le attuali volte a crociera, che hanno sostituito certamente le capriate a vista del soffitto. Il complesso della Magione è attualmente sede della milizia del Tempio e centro di grandi iniziative culturali.
Lo Spedale, realizzato con muratura pseudo-isodoma in blocchi di travertino, è costituito da una semplice ed austera navata ad aula a cui è collegata l'abside, sul lato opposto si apre una delle due porte d'accesso, l'altra porta si apre sulla parete laterale, lato strada, e permetteva l'accesso dei viandanti nelle ore notturne, quando tutti gli altri accessi erano chiusi.

Sempre dall'esterno è interessante osservare la curiosissima feritoia a denti di sega, unica nel suo genere; le 12 mensole a sostegno degli archetti pensili dell'abside, ognuna con una forma diversa, in un repertorio che comprende elementi zoomorfi, antropomorfi e geometrici, il loro significato non è ben chiaro, anche se il numero 12 fa pensare ad un significato astrologico; all'entrata del portale principale si notano due capitelli a coronamento delle mensole dell'architrave, essi ancora una volta stupiscono per la loro unicità e per il loro significato misterioso, uno in particolare quello di destra fa pensare alla croce commissa o Tau, la lettera dell'alfabeto graco; per finire, diamo uno sguardo alle mensole del sottotetto sul lato strada, ci accorgeremo che in alcuni punti, esse sono decorate con semplici forme geometriche sporgenti, vedendole nel loro insieme viene da chiedersi perché abbiano posto delle decorazioni così isolate, seppur collegate esteticamente dal motivo geometrico a incastro, la risposta è solo parziale, infatti, già in altre costruzioni similari si possono osservare delle mensole con la stessa disposizione misteriosa, ma a cosa servissero e che significato avessero i simboli geometrici ad incastro non è chiaro.

All'interno, la navata è divisa trasversalmente dalla balaustra che segnava il limite tra il Clero e i fedeli, originariamente il setto murario che costituisce la balaustra aveva un'altezza molto maggiore e ancora oggi sono visibili le tracce dell'originaria struttura, la copertura realizzata con volte a crociera è successiva alla copertura lignea originaria. L'ottimo stato di conservazione e i limitati interventi sulla struttura, rendono questa costruzione oggetto degli studiosi.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 12:21 pm

Templari e templarismo dal medioevo ai giorni nostri . PARTE 1^

- Tratto da: www.thule-italia.org -

Templari e templarismo dal medioevo ai giorni nostri
Relazione dello Storico , nonche’ Socio Onorario della Corporazione, Enzo Filomena, al convegno del 26 Agosto 2000 a Quasano in Puglia.
<<Gentili Signore e Signori, e’ molto delicato il tema di questa nostra conversazione serale: sotto certi aspetti e’, pero’, attuale, se si considera che il Papa, in tempi a noi vicinissimi, ha ammesso alcune colpe della Chiesa Cattolica del passato.
Faremmo quindi grave offesa alla vostra intelligenza ed alla vostra liberta’ di pensiero se, questa sera non esordissimo dicendo che a ben 700 anni di distanza dalla soppressione,con sentenza non definitiva, del glorioso Ordine del Tempio, il ricordo di quei Monaci Cavalieri e’ rimasto vivo come un tempo e continua a vibrare tuttora perche’ ne’ la Chiesa, ne’ il mondo accademico ufficiale hanno voluto dare risposte convincenti ad un legittimo, inveterato desiderio di verita’ e giustizia che da secoli, menti libere e generose indirizzano all’Onnipotente col profumo dell’incenso e con la preghiera.
Chi ama leggere la storia tra le righe e non si accontenta dell’ordinario, sa bene che molto della vicenda templare e’ stato velato perche’ specie oggi la gente non e’ piu’ predisposta a recepire certi messaggi in quanto si e’ materializzata al punto da perdere il contatto reale col sacro e col mondo meraviglioso dello spirito. Nei tempi che ci troviamo ad attraversare, tempi di massificazione delle idee e dell’appiattimento di tutti valori che hanno sostenuto nel sicuro l’incedere dei nostri padri parlare di Templari e di Templarismo puo’ aiutare perche’ il vero destino dell’uomo e’ quello di finire per essere spirito, energia radiante da risalire verso la grande Luce che ci ha concesso il preziosissimo dono della vita, del pensiero e della azione.
Secondo la storiografia ufficiale, l’Ordine dei Templari venne fondato nel 1118 da Ugo de Payens e da altri otto nobili francesi al fine di soccorrere, curare e proteggere i pellegrini che si recavano in Terrasanta; e, soprattutto per difendere la religione di Cristo e liberare, si disse, il Santo Sepolcro dall’Islam.
Strano concetto, questo ultimo, se si considera che tutti sanno che a Gerusalemme da secoli Ebrei, Musulmani e Cristiani venerano lo stesso luogo: la vetta del Monte Moriah poi racchiusa nella Cupola della Roccia; e che, ancora, secondo la Bibbia (Genesi XXII, 2) proprio su tale roccia si consumo’ il sacrificio di Abramo, nel quale i Padri della Chiesa videro la prefigurazione della passione di Gesu’; ma, quella roccia e’ anche il luogo ove, secondo la tradizione Islamica, venne a raccogliersi Maometto quando fu portato dal cielo, e cosa piu’ importante, sede del Tempio di Salomone.
Nel tempo dei Crociati questi aspetti, per motivi di ordine politico, non vennero tenuti in considerazione. Prevalse l’idea, certamente piu’ redditizia, di liberare la palestina dai saraceni per crearvi poi un regno, il Regno Latino di Gerusalemme.
Abili predicatori eccitarono le masse e le classi nobiliari e l’idea tradizionale della Cavalleria Laica ottenne, con S.Bernardo di Chiaravalle, il sostenitore dei Templari, una vantaggiosa trasmutazione in Cavalleria Sacra. Cosi’, la fama delle gesta dei Cavalieri di Cristo condusse ad entrare nell’Ordine un altissimo numero di nobili desiderosi di combattere sotto il Beaussant bianconero templare: nobile che, con il votarsi alla causa, avevano consegnato all’Ordine tutti i loro patrimoni perche’, si disse, avrebbero avuto lauta ricompensa nella vita futura.
E’ stato calcolato che nel 1244, per effetto di donazioni e di lasciti, l’Ordine Templare era riuscito a possedere 9.000 tra Baliaggi e Commende, un patrimonio immenso che poi fece gola al Re di Francia.
Divenivano Cavalieri del Tempio quei nobili i quali erano gia’ stati investiti nell’Ordine della Cavalleria Laica del Cingolo Militare, ovvero coloro i quali, dopo aver servito sin da ragazzi i signori feudali, superati i 21 anni erano stati investiti dell’onore della spada ed erano stati ammessi nel mondo cavalleresco.
L’Ordine aveva una struttura piramidale con a capo il Gran Maestro il quale aveva il grado di Principe e si considerava al pari di un Sovrano, avendo avuto dalla S.Sede privilegi ed esenzioni che lo affrancavano da ogni giurisdizione spirituale e temporale e lo faceva direttamente soggetto alla Chiesa di Roma.
L’Ordine Templare contribui’ a suo modo, alla conquista del Regno Latino di Gerusalemme. Ma, quando questo cadde nel 1291 ritiro’ il suo quartier generale dall’isola di Cipro. Qui vi rimasero sino al 1306, anno in cui il Gran Maestro Jacques de Molay con altri dignitari del Tempio venne convocato da Papa Clemente V a Parigi. Qui vennero arrestati per ordine del re Filippo il Bello contemporaneamente a tutti i Templari commoranti in Francia e nel Regno delle Due Sicilie.
A loro carico vennero imbastiti vistosi processi nei quali si distinsero gli Inquisitori Domenicani coadiuvati dai vescovi locali. Negli interrogatori che ne seguirono, nei quali venne largamente usata la tortura, i Templari vennero accusati di rinnegamento del Cristo, della Vergine e dei Santi durante le cerimonie segrete; di atti sacrileghi commessi sulla Croce quando i neofiti entravano nell’Ordine; della pratica di baci osceni, di incoraggiamento alla Sodomia, di non credere ai sacramenti e di praticare varie forme di idolatria.
Il Gran Maestro e altri dignitari assolvevano i fratelli dai peccati ed indipendente dalla Chiesa; i sacerdoti dell’Ordine, infine, omettevano di consacrare l’ostia durante la messa. Questo l’apparato di accuse che colorirono di sangue non solo il famoso processo di Parigi del quale ne narro’ il Michelet. Ma c’era, nel fondo di tutto dell’altro.
Si vocifera nelle corti non solo dei castelli che le sproporzionate ricchezze accumulate dai Templari fecero paura nel senso politico sia ai Troni che alla Chiesa. Cio’, perche’, due secoli vissuti tra gli arabi avevano fatto radicare l’idea di una repubblica aristocratica nella quale il re fosse al tempo stesso anche il primo sacerdote, un’idea praticata nel passato nell’antico Egitto.
Per dare un’idea del numero dei processi dei quali si e’ trovata memoria, basta citare quelli di Parigi, Bigorre, Bayeux, Caen, Chaumont, Troyes, Poitiers, Carcassonne, Provence nell’arco 1307-8; di Salamanca del Portogallo, di Ravenna in Italia, di Germania tra il 1308 ed il 1311; della Scozia, dell’Irlanda e dell’Inghilterra nel 1309-11; di Ancona, degli Stati di S.Pietro, di Lucerra nel 1310, di Cipro, di Brindisi, di Firenze-Lucca e di Barcellona nel 1311.
Nel 1310, 54 Templari furono arsi vivi sull’Isola della Senna. Nel 1312,con la bolla Vox in Excelso venne decretata la soppressione dell’Ordine Templare. Il 18 marzo 1314 il Gran Maestro Jacques de Molay e Goffredo de Charnay vennero arsi al rogo.
Lo storico Giovanni Villani affermo’ che, prima di morire, il Gran Maestro sentenzio’: "CLEMENTE E TU FILIPPO, TRADITORI DELLA FEDE DATA, VI ASSEGNO ENTRAMBI AL TRIBUNALE DI DIO. TU CLEMENTE A 40 GIORNI E TU, FILIPPO, NEL CORSO DELL’ANNO".
Sono sconvolgenti queste affermazioni, ma incredibilmente la maledizione templare ebbe il suo corso. Clemente V mori’ di malattia un mese dopo, il 20 prile 1314 a Roquemare, e Filippo il Bello perse la vita in un incidente di caccia il 29 novembre dello stesso anno, a Fontainebleu. Fatti, questi, che, insieme alla cattiveria inaudita ordita a danno del Tempio, segnarono le coscienze di generazioni.
Nacque, cosi’ il mito dei Cavalieri Templari. Passata la bufera dei processi, prevalse l’indulgenza. Nel 1317 la Conferenza di Francoforte dette ai Templari tedeschi il permesso di transitare negli Ospedalieri. Nel 1318 papa Giovanni XXII ordino’ ai Francescani e ai Domenicani del Regno di Napoli di mantenere i Templari sopravvissuti.
Rimanevano pero’ in Portogallo e in Spagna dei Templari i quali erano stati assolti nei Concili di Terragona, Salamanca e Lisbona. Per cui la Chiesa di Roma, al fine di evitare una ricostruzione del presunto Ordine distrutto che in quegli stati aveva mantenuto i patrimoni originali, decise la nascita di due nuovi Ordini: nel 1318 approvo’ l’Ordine di Cristo con l’obiettivo di avvalersi dei vecchi Cavalieri del Tempio nella lotta contro i Mori; e nel 1317 l’Ordine di Montesa messo sotto la giusdizione spirituale cistercense per le riconquiste del regno Granata. Tali Ordini sono sopravvissuti nel tempo ed oggi si sono ridotti a delle mere onorificenze di regio patronato. Questi furono gli eredi legittimi ed uficiali dei Templari delle Crociate.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 12:22 pm

Templari e templarismo dal medioevo ai giorni nostri . PARTE 2^

- Tratto da: www.thule-italia.org -

Ma esiste una versione non ufficiale legata alla continuita’ sotterranea o segreta dell’Ordine del Tempio. Secondo alcuni il Gran Maestro Jacques del Molay, prima di morire, aveva firmato una Carta di Trasmissione al Cavaliere Jean Marc de Larminius: trasmissione dei poteri e dei segreti che passarono nelle mani di tutta una lunga serie di Gran Maestri del tempio appartenuti a case regnanti.
Storicamente, va sottolineato, ad onore della verita’, che queste ultime notizie non sono facilmente e scientificamente controllabili, E’ stato osservato che la citata Carta di Trasmissione sia un falso settecentesco, come pure si e’ parlato di manipolazioni al riguardo dei Gesuiti espulsi, come e’ noto, dal Regno di Napoli, in piu’ tempi. Di certo si puo’ dire che la successione alla Gran Maestranza Templare passo nel 1705 a Filippo d’Orleans il quale promulgo nuovi statuti dell’Ordine reclutando nuovi membri negli ambienti aristocratici facendone uno strumento di teismo illuminato.
Ma come era inevitabile la dualita’ riemerse e si originarono una corrente di carattere gnostico e una di carattere eminentemente cattolico. Per cui, nel momento in cui il neo templarismo della casata d’Orleans chiese di essere riconosciuto da Giacomo V di Portogallo, ottenne da questi un diniego. Analogamente si comporto’ Guglielmo II di Hoenzoller in Germania. In Italia si puo’ dire che nel 1805 il Capitolo Generale dei Templari si stacco’ da Parigi costituendosi in Ordine Sovrano del Tempio.
C’era realmente un segreto nell’Ordine Templare per il quale i fratelli, e’ detto nel processo di Parigi, avrebbero preferito farsi tagliare la testa anziche’ rivelarne i contenuti.
I Templari erano andati in Oriente per trovare le prove e i documenti riguardanti il vero volto del Gesu’ della storia, che fu assai diverso da quello disegnato dalla Chiesa di Roma. In Oriente trovarono le prove della vera origine del Cristianesimo, per cui, ritornarono secondo l’Ambelain, a quel Dio unico che era comune al Giudaismo e all’Islamismo.
Nacque cosi’, all’interno dell’Ordine, una Dottrina Segreta. Per dirla in breve, secondo alcuni autori, i Templari ufficialmente particarono la religione cattolica, ma in maniera riservata ai maestri, seguivano il Giovannismo. Secondo Eliphas Levi, "Il Giovannismo degli adepti era la cabala degli Gnostici, degenerata presto in un panteismo mistico spinto sino all’idolatria della natura e all’odio di qualsiasi dogma rivelato".
Cosi’ due secoli vissuti a contatto con il mondo islamico nel quale esisteva una civilta’ e conoscenze assai piu’ progredite delle nostre al tempo delle Crociate, aveva fatto radicare nei Cavalieri del Tempio gli insegnamenti dei Drusi del Libano i quali usavano ripetere che "Tutte le religioni hanno lo stesso valore esendo I raggi di un unico prisma, e che pertanto era affatto indifferente praticarne una piuttosto che un’altra, purche’ si intendesse il significato interno che ciscuna di esse racchiudeva".
La Bibbia insegna in maniera allegorica che non bisogna dare le perle davanti ai porci. Cio’ vuol dire che coloro i quali non sono preparati ne’ predisposti per recepire certi messaggi potrebbero conoscere delle verita’ sconvolgenti per quel che attiene la fede e per quel che attiene la posizione dell’uomo in rapporto con le forze della natura.
Il segreto Templare esiste ed e’ legato ad alcune verita’ sulla natura del Cristo e sulle conoscenze antiche relative all’energia della vita. Con cio’ si spiega la necessita’ della nascita delle cosi’ dette organizzazioni segrete nate essenzialmente per non creare problemi a chi da secoli e’ abituato a vivere la vita dell’ordinario e nel contingente, ovvero vivere e tradurre le informazioni della quotidianita’ senza la capacita’ del libero arbitrio e senza rendersi conto che in ognuno di noi esiste una potenzialita’ alta di liberta’ di pensiero che ci puo’ portare verso un affinamento soprattutto di ordine spirituale.
Oggi il segreto templare e’ parcellizzato: parte e’ rimasto nella Massoneria, parte nella Chiesa Gnostica, parte nell’Ordine Martinista, parte nell’Ordine dei Sufi, parte tra i Buddisti, parte tra i Musulmani: come sempre le grandi verita’ sono tante ma rimangono una sola.
Scalando fino a raggiungere I giorni nostri, si puo’ dire che , allo stato, esistono ben 47 Ordini del "tempio" in Europa. Nella sola Francia se ne conoscono 25 molti dei quali hanno conservato la spiritualita’ templare. Tra gli Ordini sopra citati si ricordano l’Ordine Sovrano del Tempio Solare fondato nel 1960 da Jacques Brejer che persegui’ idee apocalittiche; la Confederatio Ordinis Templarii fondata nel 1980 a Roma la quale non e’ stata ne’ riconosciuta ne’ proibita dalla chiesa; la Fraternita’ Giovannita per la Risurrezione Templare fondata in Francia, a Cassel nel 1978 con lo scopo di lottare contro l’occultismo deviato, restaurare la nozione del sacro e partecipare alla resurrezione degli antichi ideali del tempio.
Attualmente in Italia si puo’ essere iniziati templari in ben tre organizzazioni che portano il titolo di: 1) Ordine Sovrano e Militare del Tempio di Gerusalemme con casa madre a Bruxelles in Belgio con un incaricato di missione a Trieste; 2) Supremus Militaris Templi Hierosolimitani Ordo la cui Gran Precettoria di Italia e’ stata affidata dal ramo brasiliano dell’Ordine al Conte Rocco Zingaro di Roma; 3) Ordine del Tempio del Portogallo, di Sounza Fontes che ha sede presso il Conte Giorgio Cencetti d’Agliaja di Firenze.
Rimangono infine altre organizzazioni templari a sfondo pero’ confraternale quali ad esempio la Milizia del Tempio di Poggibonsi creata nel 1979 dal Conte Cristofani della Magione e riconosciuta dal Vescovo di Siena (tra gli aderenti vi fanno parte molti ufficiali della Folgore) ed I Templari di S.Bernardo, fondati dal cappellano militare Mons. Fino che raggruppa i reduci della II guerra mondiale dell’Egeo ed ha sede a Todi.
In conclusione sembra legittimo chiedersi: ha senso essere Templari oggi? Io rispondo di si. Senza riserve ne’ infingimenti, perche’ chi nella vita non e’ rimasto ad interrogarsi bizantinamente sul sesso degli angeli, o non si sia lasciato pervadere la mente dall'ondata altissima di materialismo corrente, avvertendo l’appiattimento proprio di quei valori che per secoli hanno vivificato nel senso del fine il nostro incedere nell’ordinario ed il nostro affinarci nel senso spirituale, non puo’ non considerare che il nostro destino finale e’ quello di diventare energia spirituale.
Per dirla in una frase che S.Bernardo di Chiaravalle uso’ indirizzare ai Templari: "VIVI O MORTI NOI SIAMO DEL SIGNORE". Cio’ significa che se vogliamo contribuire in senso alto all’evoluzione di noi stessi, considerando la teoria buddista della reincarnazione, a noi non rimane altro che trasformare la vita in un puro, forte e vibrante atto d’amore verso l’Onnipotente.
Un bimbo nasce da un atto d’amore dei suoi genitori; i mistici, nel corso del loro rapimento estatico, sono capaci di raggiungere il Paracleto o l’Amore Superintellettuale, come lo definiva S. Agostino. Secondo i maestri ermetici l’Amore e’ Luce ed il destino dell’uomo e’ nell’ordine, un ordine gia’ precostituito fisicamente all’atto della nascita.
Essere Templari, ancora, significa far rivivere la spiritualita’ ed i gesti propri della Cavalleria Laica e Monastica del Medioevo, affinche’ venga data una mano al povero non solo di beni, e che alla donna, natura generante, capace di trasmutare in ardore la vita di un uomo, rimanga vivo e sempre proponibile, l’omaggio antico nel NOME GLORIOSO DELLA ROSA.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 12:23 pm

Rennes le Chateau e i Templari

Anche Rennes-le-Chateau, un piccolo paesino sonnolento della provincia francese del profondo sud, divenne teatro di una caccia al tesoro, simile a quella di Gisors.Quella che era iniziata per gli studiosi Lincoln/BaigentlLeigh come semplice ricerca del tesoro condusse, per loro stessa ammissione, a un labirinto sempre più intricato di segreti, la cui scoperta, dal loro punto di vista, avrebbe potuto avere conseguenze tanto rivoluzionarie, che intere parti di storia dell’Occidente avrebbero dovuto essere riscritte.
Tutto sarebbe iniziato, secondo i tre autori, nel 1885, quando un certo Bérenger de Saunière diventò parroco nel paese di Rennes-leChàteau. Nonostante disponesse solo delle entrate estremamente ridotte di un parroco di paese e non possedesse alcun patrimonio personale, a partire dal 1896, cominciò di punto in bianco a spendere molto denaro. Solo per i francobolli spendeva più di quanto guadagnasse ufficialmente in tutto l’anno. Fece restaurare la chiesa, si costruì una villa e mise da parte un patrimonio in porcellane, sculture antiche e libri rari .
Indiscutibilmente aveva raggiunto un benessere improvviso e per cercare di chiarire da dove provenisse questa ricchezza è stato speso molto inchiostro.Per quanto diverse fossero tra loro le teorie, anche qui i Templari occupano una posizione di primo piano.Dipende dal fatto che Rennes-le-Chàteau, un paese posto su una montagna impervia e appartata, era stato un territorio chiave dei Templari; infatti, su cinquantadue chilometri quadrati si trovavano sei sedi dei Poveri Fratelli, che servivano — ufficialmente — a sorvegliare la strada dei pellegrini verso Santiago di Compostela, che passava per quel territorio.
È facile supporre che nel 1307 i Templari, che già sospettavano di essere inesorabilmente prossimi a un’ondata di arresti, abbiano trasportato le loro ricchezze al sicuro nella regione in cui erano più presenti e dove potevano contare sul massimo appoggio da parte della popolazione.Nel XII e nel XIII secolo, l’ impervia regione di montagna intorno a Rennes-le-Chàteau era divenuta un bastione dei Catari e, durante il loro spietato sterminio operato dalle crociate di papa Innocenzo in, molti perseguitati avevano trovato asilo nelle fortezze dei Templari in Languedoc e molti erano persino entrati nell’Ordine.
I Templari, infatti, si opposero rigorosamente all’ordine papale di alzare la spada contro dei Cristiani, anche se eretici.In quel periodo di persecuzione, tra i Templari e gli abitanti della regione si formò una solida comunità, tanto che l’intera regione sitrasformò in un unico covo di resistenza contro il re francese e la burocrazia ecclesiastica.In realtà i Templari che vivevano nella sede dell’ Ordine sul Bézu, una montagna nelle vicinanze di Rennes-le-Chàteau, nel 1307 riuscirono a sfuggire alle guardie del re.
Non importa se furono avvertiti o se forse la polizia locale li lasciò scappare di proposito, in ogni caso è chiaro che qui i Templari si muovevano come pesci nell’acqua, cioè scomparivano e ricomparivano a loro piacimento.Qui sarebbe stato conservato al sicuro, per secoli, il tesoro del Tempio .Da che cosa era però composto il tesoro? Molte leggende in Languedoc partivano proprio da questo interrogativo.Una storia racconta, ad esempio, che il tesoro dei Templari si trovava proprio nella regione e che era stato portato da Gerusalemme, nel 70 d.C., dall’imperatore romano Tito.
Il punto di partenza di questa leggenda è l’anno 1156, quando il Gran Maestro Bertrando di Blanchefort, la cui casa natale distava solo a un chilometro e mezzo, ordinò vasti scavi nelle vecchie miniere d’oro intorno a Rennes-le-Chàteau .Tutto ciò si verificò in circostanze misteriose: Bertrando fece venire gli operai da fuori, dalla Germania, probabilmente perché non avrebbero potuto parlare di ciò che cercavano o che avevano trovato nelle miniere.Le voci che presto cominciarono a circolare su queste attività dicevano che i Templari cercavano l’oro là sotto, ma è davvero poco verosimile, infatti già i Romani avevano scavato in quella miniera alla ricerca dell’oro finché ne era valsa la pena.
Alcuni ingegneri, che ispezionarono le miniere nel XVII secolo, conclusero che negli ultimi mille anni si erano fatti scavi in grande stile. A che cosa sarebbero dunque serviti a Bertrando i minatori tedeschi che aveva fatto arrivare? Cesare d’Arcons — appartenente alla squadra di ingegneri — nel suo rapporto tergiversa: egli scrive che forse avevano messo al riparo del metallo, costruito oggetti di metallo o forse addirittura scavato una cripta e installato una specie di cassaforte . Forse Bertrando intendeva nascondere in questa vecchia miniera il tesoro dei Templari che era stato rubato a Gerusalemme nel 70 d.C.?
Come era però giunto nelle mani dei Templari il tesoro? Nell’anno 410, i Visigoti lo avevano sottratto ai Romani e nascosto in un luogo sconosciuto. Il re dei Merovingi di Francia, Dagoberto 11, aveva sposato una principessa visigota e forse proprio da lei era venuto a conoscenza del nascondiglio del tesoro, anche se non ne poté trarre alcun vantaggio, perché nell’anno 678 (o nel 679) fu ucciso all’età di soli 26 anni.Ma che relazione poteva avere tutto ciò con Bérenger di Saumière? Nel corso della ristrutturazione della chiesa del villaggio il parroco si sarebbe imbattuto in alcuni documenti cifrati che lo portarono a scoprire un segreto. In uno di questi vi era la citazione «A Dagobert u roi et a Sion est ce tresor et il est la mort». Vi sono due diverse traduzioni possibili ed entrambe pongono interrogativi anziché dare risposte.La prima suona così: «questo tesoro appartiene al re Dagoberto u e a Sion, e qui giace morto».
La Hauf sostiene che i Templari (o i loro predecessori) avrebbero probabilmente scoperto nella miniera un materiale di enorme valore, che però poteva anche uccidere: l’uranio.Questo spiegherebbe l’impiego di operai stranieri nelle miniere, perché, se fossero comparsi segni sospetti di contaminazione si sarebbe potuto rispedire in patria gli uomini colpiti o lasciarli morire sul posto e quindi farli sparire.
La Hauf ritiene inoltre di sapere che cosa facessero i Templari con l’uranio: lo usavano per uccidere lentamente e subdolamente.Così si spiega perché i nemici dell’Ordine morirono quasi tutti nello stesso anno di Giacomo di Molay, spesso per cause mai chiarite. Di certo Filippo il Bello ebbe un incidente di caccia ma non si potrebbe supporre che sia caduto da cavallo perché indebolito dalle radiazioni?Una bella teoria, ma purtroppo del tutto inverosimile, perché se una volta vi fosse stato uranio nelle miniere, lo si potrebbe provare anche giorni nostri.
L’obiezione principale sta nel fatto che fino al xx secolo non si conoscevano applicazioni per l’uranio, se non come veleno e comunque, anche in questo caso, di non facile utilizzazione.Fino alla scoperta della scissione del nucleo, l’uranio era un materiale di scarso valore, per cui l’improvviso arricchimento di Bérenger de Saunière rimane senza spiegazione.Lincoln/Baigent/Leigh formulano una teoria totalmente diversa, perché ritengono che non si tratti di un tesoro materiale, ma di un segreto tanto pericoloso, che in certi luoghi si sarebbe pagata qualsiasi cifra perché non fosse reso pubblico. Questi autori sono dell’opinione che si tratti della prova inconfutabile che Gesù Cristo non fu crocifisso, ma che visse fino all’anno 45 (naturalmente non vi èprova dell’autenticità di questo documento).Chi dunque avrebbe pagato somme enormi perché una simile prova non diventasse di pubblico dominio?La risposta è una sola: il Vaticano. Se infatti Gesù non fosse morto per espiare le colpe dell’umanità e non fosse risorto, che cosa rimarrebbe del dogma principale della Chiesa cattolica?Prendendo in considerazione questa ipotesi, alcune dichiarazioni dei Templari durante il processo appaiono sotto una luce totalmente diversa: i Poveri Fratelli sputavano forse sul crocifisso poiché sapevano con certezza che era il simbolo di una gigantesca falsificazione storica? I capi del Tempio tenevano la prova inconfutabile nascosta tra i loro tesori?
Ma come ne sarebbero venuti in possesso?è quasi certo un collegamento diretto con i Catari, la cui fortezza più importante, Montségur, era caduta il 15 marzo 1244.Anche in questo, caso vi è la leggenda di uno o addirittura due tesori che sarebbero stati portati via, poco prima.Già nel gennaio del 1244 i Catari avevano messo al sicuro il loro oro e argento, ma solo immediatamente prima della caduta della fortezza avrebbero messo in salvo ciò che per loro aveva evidentemente un valore enorme, anche se non si trattava di valore materiale. Ma dove avrebbero potuto portare questo tesoro, visto che era caduto il loro ultimo baluardo?
Probabilmente dai Templari a Rennes-le-Chàteau, che distava solo una mezza giornata di viaggio e dove, presumibilmente, una metà dei Fratelli stessi erano Catari.I Catari credevano all’esistenza di due divinità, un’entità essenzialmente spirituale, che rappresenta l’amore puro e un’altra — creatrice del mondo — che, tuttavia, è pieno di errori, impuro e quindi dacondannare. Da questa divisione in due parti, i Catari traggono la conclusione che Gesù non potesse essere il Dio del puro amore e, contemporaneamente, assumere sembianze umane e tantomeno morire sulla croce. Anche i Catari negavano quindi che il Redentore fosse morto sulla croce.La loro certezza derivava forse dalla "prova inconfutabile" che consegnarono, nel 1244, nelle mani dei Templari?
Ci sono altre analogie tra i Catari e l’Ordine: anche gli inviati dei Catari, ad esempio, viaggiavano per il paese sempre in due, come i Templari, per proteggersi a vicenda dalle tentazioni; inoltre i Catari descrivono la procreazione ma non la sessualità, e questi due indizi parvero sufficienti per accusare tutti i Catari di omosessualità, accusa peraltro già fatta anche ai Templari.
Nonostante vi siano certamente analogie, si stenta ad accettare che i Catari abbiano avuto una reale influenza sull~ Ordine cavalleresco, al contrario è più facile pensare che i due gruppi si detestassero cordialmente perché erano troppo differenti per carattere.I Catari vivevano semplicemente, con modestia, lontano dal mondo, mentre i Templari erano superbi, ambiziosi e vivevano nel benessere.Se davvero i Catari fossero stati in possesso di un tesoro, mai l’avrebbero lasciato ai "briganti" del Tempio.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 12:23 pm

I Catari

Il catarismo è considerato un movimento cristiano con certe particolarità che lo distinguono dal cattolicesimo.
Vediamo:
Per i Catari esistono due Dii, uno malvagio (Satana), falso, crudele, l'altro Buono, Santo, Giusto.Il mondo materiale è opera del Dio malvagio, mentre il creatore di ciò che rimane in eterno, della Gerusalemme Celeste, è il Dio Buono.I Catari erano convinti che Satana avesse scritto, o avesse influenzato a scrivere il Vecchio Testamento; per loro Abramo, come tanti, non era altro che una figura diabolica. Tutte le cose materiali che si vedono sulla terra sono vane e vengono da Satana. La terra è un luogo malvagio e tornerà nel nulla da dove è venuta.
La terra è l'inferno.
Satana ha modellato tutto dalla materia preesistente, il Dio Buono crea dal nulla.L'uomo è fatto di corpo, anima e spirito; il corpo è stato modellato dal Dio malvagio, mentre l'anima e lo spirito sono create dal Dio Buono.L'anima si trova nel corpo, mentre lo spirito è al di fuori e sorveglia l'anima.Il corpo è una prigione che tiene prigioniero l'angelo messo lì da Satana.
Gesù Cristo è la salvezza. Egli rivela la verità, libera gli spiriti imprigionati ed indica la via che porta al Dio Buono.E' sceso sulla terra attraversando 7 cieli inferiori, prendendo le sembianze degli angeli di ogni cielo, finché non è giunto sulla terra apparendo come uomo.
Gesù ha istituito il battesimo. Per i Catari il battesimo non è quello d'acqua, ma è un battesimo spirituale, che gli uomini ricevono da adulti (consolament). Con il battesimo l'anima si riunisce con lo spirito.Solo chi ha ricevuto il consolament faceva parte della Chiesa di Dio. Questi erano chiamati Parfaits (Perfetti), mentre gli altri erano i Credenti.L'unione per eccellenza di anima e spirito è quella di Maria Maddalena con il Cristo.
Per i Catari esisteva la reincarnazione. Le persone che non avevano ricevuto il battesimo spirituale si sarebbero reincarnate da una a 9 volte. Poi basta. Non avrebbe potuto fare più penitenza e sarebbero stati perduti per sempre. Esiste, però, un documento da cui si evince che tutte le anime si sarebbero salvate. Giacomo Antier e Guglielmo Balbaria dicevano:"Ogni creatura fatta dal Padre celeste, cioè gli spiriti e le anime, sarà salvata, e nessuno di loro perirà...Essi andranno di corpo in corpo, finché non giungano in un corpo nel quale pervengano allo stato di verità e di giustizia e vi diventino buoni cristiani".
I Catari criticavano la Chiesa Cattolica. A questa contrapponevano la loro Chiesa, che è la Chiesa di Dio, una Chiesa interiore.Non ammettevano il battesimo d'acqua, l'eucaristia, non esisteva alcun edificio sacro; la loro Chiesa erano i fedeli in mezzo ai quali stava Gesù e vi sarebbe rimasto fino alla fine del mondo.Per i Catari la morte del Cristo era una manifestazione satanica; la Croce era semplicemente uno strumento di tortura, la Crocifissione non aveva nulla a che fare con il divino.
<E disse che> tutti coloro che si fossero sottomessi a lui sarebbero discesi e avrebbero avuto il potere di fare il male e il bene come Dio in alto, e che per loro sarebbe stato molto meglio essere in basso e fare il male e il bene che essere in alto dove Dio non dava loro che il bene.E così salirono su un cielo di vetro e, appena vi furono saliti, caddero e furono perduti.E Dio discese dal cielo con dodici Apostoli e si adombrò in santa Maria.
I Catari, come detto all'inizio, erano cristiani; non sono da considerare eretici, tanto che San Bernardo diceva di loro:"Nessun sermone è più cristiano dei loro e la loro morale è pura".
I Catari erano in possesso di qualcosa che poteva mettere in discussione il cattolicesimo; come poteva la Chiesa Cattolica rimanere insensibile? Anzi doveva fare di tutto per impossessarsene. Bisognava prendere una decisione, l'unica possibile era il loro sterminio. C'è da aggiungere che in quel periodo il movimento cataro era molto radicato nella Linguadoca ed era diventato ormai alternativo al cattolicesimo. Nel 1208 in Linguadoca venne assassinato uno dei legati pontifici. Papa Innocenzo III bandì allora una Crociata contro l'eresia.
Nel 1244 cadde l'ultima fortezza, Montségur.
Montségur si trova a 40 Km da Rennes-le-Château. I Catari si erano stabili nella fortezza nel 1208, dopo due anni che Raymond de Perelha, signore di Montségur, la aveva ristrutturata.L'architettura della Fortezza di Montségur ha una particolarità: durante il solstizio d'estate, i primi raggi del sole attraversano il loggione da parte a parte. Per alcuni è un caso, per altri è la prova di un culto solare. Forse altro non è che il desiderio di essere in armonia con la natura.
Comandante della difesa era Pierre-Roger Mirepoix, ed il Conte di Tolosa Raymond VII li aiutava inviando loro viveri ed acqua. Nel mese di gennaio del 1244 due catari, Mattheus e Pierre Bonnet, lasciarono la fortezza per nascondere in una grotta il loro tesoro. Il 13 marzo dello stesso anno 3 "parfaits" Amiel Aicard, Hugo e Poiterin ed un "credente", lasciarono la fortezza, durante una tregua, mettendo in pericolo la vita di tutti gli altri, portando via qualcosa di molto prezioso per loro e legato alla "loro religione", un tesoro spirituale. Fernand Niel si chiede: ...manoscritti o il segreto di un nascondiglio di un tesoro più che materiale?
Pierre-Roger Mirepoix dichiarerà agli Inquisitori che i tre "Parfaits" erano fuggiti affinchè la Chiesa degli eretici non perdesse il suo tesoro e non perdesse neanche il tesoro nascosto nella foresta, di cui i tre "parfaits" conoscevano il nascondiglio.Ricordo che i "Parfaits" erano quelli che avevano ricevuto il "consolament" e che appartenevano alla Chiesa di Dio. Essi si erano congiunti con il loro spirito celeste. Pierre-Roger Mirepoix era discendente di Mérovèee Levi, signore di Mirepoix, il quale,su ordine di Bera II, aveva salvato Sigebert IV portandolo a Rennes-le-Château, quando Pépin II fece assassinare Dagobert II.
Pierre-Roger Mirepoix era molto legato alla sovranità merovingia.I Crociati dovevano recuperare qualcosa a Montségur, ma non la trovarono mai, perchè era stata portata via quel famoso 13 marzo 1244.
Ma questo segreto lo conoscevano anche i Templari.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 12:24 pm

I Merovingi

I Merovingi, chi erano e da chi discendevano?
Nel 700 d. C., Gregorio di Tours, scriveva che "emersero nell'antica tradizione nazarea per diventare i re pescatori dai lunghi capelli".Nella cronaca di Fredegario si legge che i Franchi Sicambrici invasero la Francia e che Argotta, figlia di Génobaude, sposò Faramondo, re pescatore, nipote di Boaz, discendente del figlio di Giosuè. Dalla loro unione nacque Clodione, padre di Meroveo.
La dinastia prende il nome proprio da Meroveo, generale francese che combattè a fianco del'Impero Romano contro gli Unni.Secondo una leggenda Meroveo era figlio di due padri. La madre, infatti, già fecondata, sarebbe stata violentata da un mostro marino. Per tale motivo nelle vene di Meroveo scorreva non solo il sangue del vero padre, ma anche quello del mostro marino. Tutto questo può solo avere un significato simbolico. I Franchi si erano uniti con una stirpe che veniva d'oltremare.
Meroveo, sembra, era dotato di poteri sovrumani. Tutti i re merovingi, iniziati a scienze occulte, praticavano arti esoteriche. Venivamo chiamati "re taumaturghi". Baigent, Leight e Lincoln scrivono:"erano re sacerdoti, incarnazione del divino, non diversamente dagli antichi faraoni egizi".Quando morivano veniva praticato sul cranio un foro, forse per consentire all'anima di fuggire per unirsi con il divino.
Un teschio con un foro nella calotta cranica è stato rinvenuto, durante la seconda guerra mondiale, nella Chiesa di Rennes-le-Château.La dinastia regnò dal 451 al 751. Periodo molto breve. Il regno ha conosciuto diverse divisioni (Austrasie, Neustrie, Paris) ed anche delle riunificazioni.Il primo re fu Clovis nato nel 466 e morto nel 511. Cominciò a regnare il 481, sposò Clotide che, poi, divenne Santa Clotilde.
In quel periodo esisteva una fede gnostica che considerava Gesù creatura umana e la Chiesa di Roma si considerò vincitrice quando Clovis chiese di essere battezzato sotto le pressioni della moglie Clotilde. Roma aveva garantito ai Merovingi il diritto di ereditare il trono per i secoli futuri. Dopo la morte di Clovis, il regno fu diviso in quattro parti, tra i suoi quattro figli.
Childebert 1er (Paris) e Clotaire 1er (Neustrie) (511- 558)
Clotaire I (558 - 561);
CaribertI (Paris) (561 - 567);
Chilpéric I (Neustrie) (561- 584);
Childebert II (Paris)(567- 595);
Clotaire II (Neustrie) (584- 628);
Thierry II (Paris)(595 - 613);
Clotaire II (Neustrie) (584 - 628);
Dagobert I (629 - 639).
I suoi successori vennero chiamati Re fannulloni. In quel periodo vi furono guerre fratricide ed il più famoso personaggio fu Carlo Martello.
I re incoronati furono:
Clovis II (Neustrie) figlio di Dagobert I (638-657);
Childéric II, figlio di Clovis II (657-673);
Clotaire III (657-673);
Thierry III (Neustrie) figlio di Clovis II (659-691).
( Durante questo periodo visse Dagobert II, che diventerà San Dagobert, il quale, in disaccordo con la Chiesa Romana, fu considerato una minacca. Nel 679 fu assassinato da Pepin II nella foresta vicino Stenay. Il figlio Sigebert IV, creduto morto, era stato portato in salvo a Rennes-le-Château).
Clovis III, figlio di Thierry III (691-695);
Childebert III, figlio di Thierry III (695-711);
Dagobert III, figlio di Childebert III (711-715);
Chilpéric II (Neustrie) figlio di Childéric II (715-720).
Thierry IV (720-737):
Carlo Martello (Maestro di palazzo, ma di fatto re) (737-743)
Childéric III (743-751)
Nel Castello di Rennes hanno abitato 8 principi merovingi:
Sigebert IV (715-771);
Sigebert V (695-768);
Bera III(715-771);
Guillemon ( sino al 773);
Bera IV (755-836);
Bera V ( 794- 860);
Hilderic I (sino all'867);
Sigebert VI ( sino all'884).
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 12:25 pm

Rennes le Chateau
Ce lieu est terrible ( Questo luogo è terribile )

24 Gennaio 1917 nel piccolo cimitero di Rennes le Chateau,qualche rara persona osserva in silenzio la lenta sepoltura di Berenger Sauniere,chissà se tra loro qualcuno è a conoscenza del segreto di quel prete carismatico? un prete di campagna che improvvisamente ristruttura la chiesa,aggiusta le strade del paese in poco tempo viene a contatto con le più importanti persone di Francia,e da lui pellegrinano persone di alto rango!
Come era possibile,quali ricchezze aveva trovato,un tesoro? oppure ,documenti tanto importanti che alla sua morte il confessore ne rimase letteralmente terrorizzato.(Si calcola che abbia speso la bellezza di trenta miliardi attuali)
La chiesa è stata consacrata nel 1059,dedicata a MariaMaddalena,prima di entrare vi è sulla sinistra una statua della vergine,Souniere fece mettere una targa con la data di inizio dei lavori di restauro 1891, vennero terminati nel 1897,con un costo pari a 3.500.000 F. attuali.
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MessaggioTitolo: Re: L'Ordine del Tempio (1119-1307)   Sab Nov 10, 2007 12:27 pm

Le Origini dei Templari - PARTE PRIMA -

La gloriosa, e a quanto pare indimenticabile, avventura dell’Ordine del Tempio nasce in Francia, nella regione dello Champagne, governata dal potente feudatario Hugues Conte di Champagne. In realtà, le origini sono assai poco chiare, ciò deriva dal silenzio imposto ai membri dell’Ordine sulla nascita dello stesso, una sorta di “silenzio stampa”. Le poche notizie documentate giunteci sono basate su scritti di cronisti estranei all’Ordine, come Guglielmo di Tiro, Jacques de Vitry e Michele il Siriano. Il cavaliere Hugues des Payns, futuro primo Gran Maestro dell’Ordine, apparteneva al seguito del Conte di Champagne. Nelle schiere del Conte, partecipò alla prima vittoriosa crociata in Terrasanta. Des Payns, uomo di fiducia del Conte, giocò un ruolo di primissimo piano nella nascita dell’Ordine. Alcuni studiosi attribuiscono al Conte di Champagne il ruolo di ideatore dell’Ordine e ad Hugues des Payns un compito, sebbene importantissimo, di esecutore dei piani del Conte.
Altro personaggio cardine del “progetto” templare fu certamente Bernardo di Fontaines, nobile della Borgogna, cistercense presso il monastero di Citeaux, riformatore dello stesso e grande personaggio carismatico del suo tempo, passato alla storia come Bernardo di Chiaravalle, ad oggi San Bernardo. Non a caso San Bernardo fece costruire l’abbazia riformata dei Cistercensi, l’abbazia di Chiaravalle (dal francese Clairvaux), nel punto più inaccessibile dello Champagne: la Foresta d’Oriente. Il nome scelto per questo luogo che rappresenta l’alba ed il cuore intimo templare, è ricco di significati: Clairvaux indica il percorso conoscitivo e sapienzale, la luce della conoscenza. Lo stesso termine fu utilizzato dai templari per dare nome a numerosi luoghi. Bernardo fu decisivo per la storia dell’Ordine, ne scrisse la regola, lo sostenne sempre, già a partire dal Concilio di Troyes del 1129 dove ne esaltò le virtù e le funzioni con il suo “De laude novae militiae”. Ma soprattutto seppe dare valore e significato alla nuova milizia monastica, una contraddizione religiosa che seppe risolvere riuscendo a cristianizzare la figura del Cavaliere.

Hugues des Payns intanto, insieme a Goffredo di Saint Omer ed un piccolo gruppo di cavalieri pellegrini, si fecero ben volere da Goffredo di Buglione, capo della prima crociata, e poi Baldovino Re di Gerusalemme. In questo modo seppero far partire nel miglior modo possibile il “progetto Templare”. Ma veniamo alle testimonianze dirette sulla nascita dell’Ordine. Ecco come Guglielmo di Tiro descrive la vicenda dopo la presa di Gerusalemme da parte dei Crociati:

“…nel 1118 alcuni pii nobili timorosi di Dio, del rango di cavalieri, e devoti al Signore, professarono di voler vivere perpetuamente in povertà, castità ed obbedienza. Al cospetto del patriarca si votarono al servizio di Dio come regolari canonici. I primi e i più illustri tra questi furono Hugues des Payns e Geoffroy de Saint-Omer…”.
In particolare si parla di nove cavalieri (stessa cifra per de Vitry). Michele il Siriano, invece, parla di 30 cavalieri che furono spinti da Baldovino II, dopo 3 anni dalla sua incoronazione avvenuta nel 1118, a formare una milizia armata a protezione del Santo Sepolcro.
Probabilmente fu lo stesso Baldovino I a volere una milizia sganciata dal Patriarcato. Egli, intorno all’anno 1115, fondò la confraternita dei “Poveri Cavalieri di Cristo”, trasformati poi in Ordine militare-monastico da Baldovino II e conosciuti come Templari, a causa dell’alloggio scelto per essi da Baldino: la moschea di Al-Aqsa, sulla spianata del distrutto Tempio di Salomone.

Potrebbero esserci altri motivi, oltre all’ardente fede e spirito di sacrificio, che spinsero il Conte di Champagne e des Payns ad intraprendere l’avventura Crociata? Ed esiste una ragione, se non il caso, per cui l’Ordine dei Templari divenne tanto potente? Alcuni studiosi credono che lo scopo fosse quello di cercare qualcosa in Terrasanta, di cui i padri dell’Ordine fossero misteriosamente a conoscenza. Molto più probabilmente si tratta soltanto di congetture fantasiose. Il lettore giudicherà come meglio crede.

Perché quindi le vicende di un Ordine, su cui innumerevoli righe sono state scritte, continua ad affascinare così tanto sia gli studiosi che gli amanti della storia? Forse perché non è stata ancora data una risposta sufficientemente esauriente, credibile e completa ai tanti quesiti che circondano questo Ordine.

Il Concilio di Troyes

Il concilio di Troyes si svolse il 13 gennaio del 1129 nei pressi di Payns. Rappresentò un evento decisivo per la storia dell’Ordine del Tempio. Lo scopo del Concilio, infatti, era quello di approvare un regolamento e quindi il riconoscimento dell’Ordine da parte del Pontefice Onorio II. Al Concilio di Troyes, erano presenti un legato papale, due arcivescovi, gli abati di numerosi conventi, mentre non vengono menzionati i membri dell’ Ordine che pure erano sicuramente presenti.

Il regolamento avrebbe rappresentato uno statuto che tenesse conto della particolare situazione dei monaci-guerrieri in Terrasanta, in grado di garantire al contempo vita monastica vera e vita guerriera. Il compito non si presentava affatto facile, ma di certo colui che si apprestava ad affrontarlo non poteva temere rivali: chi, infatti, meglio di Bernardo, la personalità religiosa e filosofica più spiccata, originale e fervida del suo tempo, poteva raggiungere l’obiettivo così bene? Nel Concilio, oltre alla regola, Bernardo presentò il “De laude novae militiae” (elogio della nuova milizia), vero e proprio proclama di esaltazione dell'Ordine Templare, che ebbe non poca importanza per il successivo sviluppo dell’Ordine.
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