Questo è un Forum politicamente schierato nelle Radici Cristiane e nella Destra Radicale Italiana.
 
IndiceIndice  PortalePortale  CalendarioCalendario  GalleriaGalleria  FAQFAQ  CercaCerca  RegistratiRegistrati  Lista UtentiLista Utenti  GruppiGruppi  Accedi  

Condividi | 
 

 PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.

Andare in basso 
AutoreMessaggio
FORZANOVISTA
Duce
Duce
avatar

Numero di messaggi : 528
Localizzazione : Salento
Umore : NERO
Data d'iscrizione : 04.11.07

MessaggioTitolo: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Ven Nov 09, 2007 6:19 pm

Le foibe della vergogna

Per oltre 50 anni dopo la seconda guerra mondiale le vittime delle foibe sono state dimenticate. Migliaia di civili italiani uccisi dal partigiani comunisti jugoslavi del maresciallo Tito. E Togliatti scelse di stare «dalla parte non italiana».

Per “foibe” si intendono le profonde fenditure che costituiscono un aspetto tipico del territorio carsico al fondo di colline e depressioni che l’erosione millenaria delle acque ha scavato nella roccia. Esse sono il luogo in cui e stato perpetrato uno dei più barbari eccidi che la storia ricordi: in esse furono infatti gettati migliaia di cittadini italiani, spesso ancora vivi, eliminati con particolare efferatezza per motivi politici e di classe dall’esercito di liberazione e dai reparti partigiani del leader comunista jugoslavo, il maresciallo Tito.

Il periodo esatto corre dall’autunno del 1943 al maggio-giugno del 1945 e si accompagna alle persecuzioni imposte in prigioni e campi di deportazione sloveni e croati. Chiunque, borghese o proletario, si opponeva con motivazioni religiose, politiche, nazionali all’annessione delle terre giuliane alla Jugoslavia alla fine della guerra, o semplicemente nutriva opinioni autonome nel momento della disgregazione dell’esercito italiano, fu colpito dalla violenza. La cifra più diffusa del massacro, secondo fondate opinioni correnti, fissa in dieci-dodicimiIa vittime il macabro conteggio che sale a venti-trentamila morti se si aggiungono i caduti durante i combattimenti. I prigionieri “infoibati” durante la selvaggia “epurazione” o “pulizia etnica” jugoslava ammontano comunque a cifre mai definite anche perché una corretta ricerca non è stata mai effettuata con l’accuratezza necessaria.

Ancora fino al 1992, quando fu tenuto a Trieste un convegno sui rapporti fra Roma e Beigrado, organizzato dalla Fondazione Istituto Gramsci con il contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, delle foibe non si parlò. Una commissione mista dei governi di Roma e Lubiana, creata nel 1993 per analizzare i rapporti fra due Stati, ha lavorato per sette anni senza riuscire a quantificare le cifre dell’eccidio.

La strage delle foibe fu infatti per molti anni una “strage negata” o nascosta e soltanto nel gennaio 2005 uno dei leader ex comunisti italiani, Walter Veltroni, ha finalmente ammesso, recandosi alla foiba di Bassovizza, «se vi fu rimozione, fu per colpa della cultura di sinistra, prigioniera dell’ideologia e della guerra fredda».

Dall’ottobre 1943 scattò su Trieste, Pola e Fiume l’«Operazione nubifragio», ossia l’occupazione sistematica da parte della Wehrmacht di tutti quei territori, stretti da una morsa di ferro composta da una parte dai soldati tedeschi, dall’altra dalle formazioni slave. I primi organizzano un campo di transito e di sterminio con un forno crematorio per l’incenerimento dei cadaveri delle vittime, soprattutto ebrei di nazionalità italiana, e lo installano nel none industriale di San Saba, la Risiera di Trieste, già utilizzata dal fascismo per l’internamento di sloveni e croati. Gli altri, ossia i partigiani provenienti dalla Croazia dipendenti dalla tredicesima divisione del Novy, l’esercito di liberazione nazionale della Jugoslavia, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 attraversano il confine, occupano il cuore dell’Istria e si impadroniscono di tutte le città e i villaggi dell’ampia zona in nome del popolo jugoslavo rappresentato dall’organismo militare “Komanda miesta”, che innalza la bandiera rossa. Essi insistono in uno spietato tentativo di slavizzazione e, nello stesso tempo, procedono in una operazione criminale di annientamento della popolazione italiana, la quale esprime un’articolata resistenza patriottica con un forte impegno del clero parrocchiale e dei vescovi di Udine e Trieste, monsignor Bogara e mons. Santin. Compie i primi passi la resistenza italiana con la creazione delle brigate Garibaldi, a prevalenza comunista, e le brigate Osoppo, alle quali aderiscono cattolici e uomini del Partito d’Azione.

Intanto affiorano i primi consistenti contrasti territoriali e politici fra partigiani italiani e sloveni. A Mosca, Dimitrov, capo del Komintern, e Togliatti, membro dell’Esecutivo, ne vengono immediatamente informati. È il 3 novembre 1943. Dimitrov risponde cercando di calmare e sviare la tensione. Il partigiano monfalconese Pezza viene fucilato dal comandante sloveno Karlo Maslo perché reo di insubordinazione. Nel corso di questa situazione, Togliatti fa la sua scelta. Sta dalla parte non italiana. Risponde che l’occupazione jugoslava «è un fatto di cui dobbiamo rallegrarci e che dobbiamo favorire». E in questo senso si accorda con i rappresentanti di Tito, Kardely e Gilas, con i quali si riunisce a Bari il 17 ottobre 1944. Togliatti è ministro del governo italiano guidato dall’onorevole Bonomi.

Sono gia apparsi, dal profondo delle foibe, i primi corpi delle vittime della campagna di torture, violenze, incendi, stupri. Essa non può dirsi improvvisata. Viene attuata e contabilizzata, con scrupolosa lucidità. E accompagnata da un preciso rituale. Accanto alle vittime vengono sepolte le carogne di uno o più cani neri che saranno ritrovate accanto ai cadaveri. Si tratta di una superstizione slovena, secondo cui l’uccisione di un cane nero libera dalla colpa chi si macchia di sangue umano e fa da guardia ai morti insepolti. A volte si fanno brillare mine in prossimità della bocca delle voragini delle foibe in modo da ostruirle con successivi franamenti. L’uso delle foibe ha quindi un carattere simbolico e sprezzante: si gettano i corpi e i cadaveri laddove si gettano i rifiuti, mimando una morte punitiva e volutamente vergognosa.

Il corpo di don Angelo Tarticchio, parroco di Villa Rovino, viene ritrovato nell’autunno 1943, completamente nudo, nella foiba di Lindaro presso Pisino con i genitali in bocca. Nel comune di Gimino, presso Pola, il corpo di Giuseppe Cerneva presenta segni evidenti di lapidazione. Nella zona di Fasana, le tre sorelle Radecca, Albina di 21 anni, in avanzato stato di gravidanza, Caterina di 19 anni e Fosca di 17, sono state ripetutamente violentate. Nella foiba di Terli nel comune di Barbana d’Istria, i corpi di due sorelle rivelano che sono state gettate vive nell’inghiottitoio. Nella foiba sulle pendici del monte Croce, a Villa Surani, vengono trovate venticinque vittime fra te quali Norma Cossetto, universitaria, che ha la colpa di essere figlia del segretario del Fascio locale. Come gli altri, viene fucilata. Risulta che le sono stati recisi i seni e le è stato conficcato un pezzo di legno nei genitali.

Gli orrori si prolungano sino alla primavera del 1945, con la stessa affermazione di odio, regolamenti di conti personali e classisti, che si aggravano per l’accentuarsi del peso internazionale del rivendicazionismo slavo. Togliatti, sempre informato dei fatti, rientrato in Italia dall’aprile 1944, segue con cura gli avvenimenti, e li determina. Invia a Trieste un funzionario italiano del Komintern, Vincenzo Bianco, paracadutato da un aereo sovietico, che impone ai distaccamenti partigiani italiani di mettersi sotto il comando operativo del IX Corpus jugoslavo. Non solo non si
parla del fenomeno macroscopico delle foibe, ma se ne insabbia la consistenza in modo che non se ne abbia neppure memoria. I partigiani comunisti partecipano alle operazioni della IV Armata jugoslava che giunge per prima a Trieste con 50mila uomini. II 5 agosto 1945 Togliatti su Rinascita suggerisce una proposta di “condominio pacifico” tra Jugoslavia ancora stalinista e Italia su tutto il territorio della Venezia Giulia.

Il 23 ottobre 1945 l’Ambasciata inglese inoltra alle autorità jugoslave un elenco di 2472 cittadini italiani scomparsi dal maggio precedente e accusa il governo jugoslavo di disattendere l’accordo del 9 giugno, che prevede la liberazione dei cittadini arrestati e deportati. Il governo jugoslavo replica che le sue forze partigiane e statali hanno avuto un comportamento «assai corretto e civile».
Sulle foibe si stende una prima pietra tombale. Non sarà la sola di questa tragedia infinita..

Ricorda

«Nell’area dl Basovizza, una foiba chiamata il Pozzo della Miniera fu usata dal partigiani jugoslavi in particolare nel periodo tra il 3 e il 7 maggio 1945 per l’eliminazione di civili italiani. Tre testimoni oculari hanno dichiarato che gruppi da 100 a 200 persone sono stati gettati o costretti a saltare in questa foiba. Le vittime dovevano saltare oltre l’apertura della foiba, larga circa 12 piedi (circa 4 metri), e veniva detto loro che le loro vite sarebbero state risparmiate se ci fossero riusciti. Alcuni testimoni riferiscono che sebbene certe persone fossero riuscite a saltare oltre, furono ugualmente fucilate e gettate dentro. Si dice che un Commissario jugoslavo avesse dichiarato che più di 500 persone furono gettate nel pozzo ancora vive». (Guido Rumici, Infoibati (1943-1945). I nomi, i luoghi, i testimoni, i documenti, Mursia, 2002, p. 268).

Bibliografia

Gaetano La Perna , Pola-Istria-Fiume 1943-1945. La lenta agonia di un lembo d’Italia, Mursia, 1993.
Gianni Oliva, La resa dei conti. Aprile-maggio 1945: foibe, piazzale Loreto e giustizia partigiana, Mondadori, 1999.
Raoul Pupo, Il lungo esodo. Istria: le persecuzioni, le foibe, l’esilio, Rizzoli, 2005.
Guido Rumici, Infoibafi (1943-1945). I nomi, i luoghi, i testimoni, i documenti, Mursia, 2002.
Un’ampia. bibliografia si trova sul sito www.adesonline.com dell’Associazione Amici e Discendenti degli Esuli Giuliani, Istriani, Fiumani, Dalmati.

_________________
Scendiamo in campo contro le Democrazie Plutocratiche e Reazionarie dell' Occidente.
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo http://www.forzanuovalecce.org
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:24 am

DISCUSSIONE SULLE FOIBE - PARTE PRIMA -

Questo Documento è stato realizzato dallo Staff del Sito Alleanza Nazionale Liguria Si ringrazia per il permesso di pubblicazione di questo rilevante e importante documento con la speranza di rendere pubblica, quanto più possibile, una fetta di Storia insabbiata per 50 anni.
Prefazione
Un filo rosso che lega idealmente i fatti che vogliamo raccontare in questa Pagina, con i giorni in cui il nostro lavoro è andato in stampa. Un filo rosso che unisce la storia di questi cinquant'anni, nel silenzio che l'ha accompagnata, nell'ignoranza che l'ha contraddistinta, nella subdola politica degli autori dello sterminio etnico, dei giudici conniventi e di chi ha sempre saputo ma ha preferito non parlare.Non stiamo dando la verità in pillole preconfezionate, vogliamo solo raccontarvi un pezzo di storia italiana che non troverete nei libri di scuola; vogliamo dare il via a un dibattito che attraverso la riscoperta di una memoria comune, ci può aiutare a trovare l'impervia strada della pacificazione di un popolo che ha smarrito il senso di appartenenza alla medesima vicenda nazionale. Abbiamo parlato di ignoranza, di silenzio, di politica subdola e giudici conniventi. Un esempio: a Novembre del 1998 si è decretato il non luogo a procedere nei confronti di tre infoibatori. La scusa? I reati sarebbero stati commessi su parte del territorio nazionale successivamente ceduto ad altro Stato.Peccato, che l'esercizio della giurisdizione non viene meno in quanto si fonda sull'applicabilità della legge italiana, per essere stato il reato commesso in territorio nazionale al tempo della sua consumazione. Peccato per tanta ignoranza e malafede da parte di chi dovrebbe rappresentare ognuno di noi. Un'ultima considerazione: il giudice che ha istruito il processo e gli avvocati di parte civile continuano a ricevere minacce di morte per il loro interessamento alla vicenda dei tre assassini. Non aspettatevi di trovare queste notizie sulle prime pagine dei giornali. Per certa gente continuano ad esistere italiani, morti, assassini, avvocati e giudici di serie A e di serie B; anche per loro abbiamo scritto questa dispensa.
Genocidio
Foibe, campi di sterminio, fosse comuni, tombe senza nomi e senza fiori, dove regna il silenzio dei vivi ed il silenzio dei morti.
Migliaia di scomparsi dalla storia che attendono giustizia e verità. Scomparvero dalle loro case, dall'affetto dei loro cari, dalla loro terra, dalla Patria che tutti amavano al di là delle diverse ideologie politiche.Insieme vittime di un disegno criminale basato sull'odio etnico degli slavi e sull'ideologia marxista-leninista, che saldarono il IX Corpus e le armate titine in un'unica fratellanza con i collaborazionisti italiani, rei di essersi macchiati del sangue dei fratelli, sacrificati sull'altare di un sogno utopistico di internazionalismo emancipatore dei popoli.Tra il 25 luglio 1943 (caduta del Regime fascista) e l'8 Settembre 1943 (data della comunicazione dell'Armistizio, in effetti firmato il 3.9.1943) nelle zone del confine orientale (Friuli, Area giuliana-goriziana, Trieste, Istria e Dalmazia) tedeschi (slavi alleati dei tedeschi e partigiani slavi comunisti) preparano le contromosse alla prevista modifica di posizione dell'Italia nei confronti della alleanza.In quel tempo nelle aree suddette, erano presenti, con i loro interessi nazionali o internazionali marxisti, le seguenti fazioni: i rappresentanti del Regio esercito italiano (che controllavano non solo le provincie italiane di Pola, Fiume e Zara, Spalato, ma anche l'acquisita provincia slovena di Lubiana e l'intera Dalmazia), i tedeschi (che ritenevano essenziale il controllo delle vie di comunicazione con i Balcani sia dal punto di vista strategico che per il transito delle materie prime), gli sloveni (divisi tra filo-tedeschi e filo-comunisti con sfumature nazionaliste), i croati (il regno di Croazia, più o meno affiliato alla Corona d'Italia, aveva in Ante Pavelic l'espressione nazionalista, filo-tedesca, anti-ebrea e anti-italiana), i croati filo-comunisti (inquadrati nelle forze della Resistenza, presenti in Istria e a contatto con italiani comunisti), i serbi cetnici, le formazioni volontarie slave inquadrate nelle Ss (Bosniaci, Croati, ecc.).L'area, inoltre, da sempre considerata di influenza britannica, collegava le sue mosse a rapporti stretti sia con Londra che con Mosca, attraverso le variegate componenti etnico-politiche.Questo groviglio di gruppi non si fa trovare impreparato l'8 settembre, ad eccezione degli italiani, le cui Forze armate, abbandonate a se stesse, sono preda dei tedeschi e dei partigiani. La creazione dell'Ozak (zona d'operazioni del Litorale adriatico) da parte dei tedeschi e la nascita della Rsi (Repubblica sociale italiana) che riprende in mano la guida delle istituzioni civili e di polizia (carabinieri, Guardia di Finanza, Pubblica sicurezza confinaria ecc.) contribuiscono a "bonificare" la zona, che però non è indenne da atti di guerriglia, prelevamenti di persone e sparizione, rappresaglie, deportazioni di natura etnico-politica.Le autorità del Reich (nell'ambito delle quali si distinguono due ali: quella tedesca e quella austriaca, rappresentata dal commissario Rainer e dal comandante Ss Globocnick) stringono nuove alleanze appoggiando le nuove fazioni che si sono create e rafforzate nell'area (in Slovenia: Bela Garda e Domobranci - milizie armate anti comuniste e filo tedesche; in Croazia: Ustascia - milizie filo-naziste, ultra nazionaliste e permeate di mito etnico) a discapito degli interessi italiani. Tuttavia il Governo repubblicano fascista riesce a far sopravvivere la struttura amministrativa e la presenza militare attraverso reparti come la Xa- Mas, il Battaglione bersaglieri "Mussolini", il reggimento alpini "Tagliarnento", la Mdt (Milizia difesa territoriale), naturalmente i corpi di Polizia (carabinieri, Guardia di Finanza e Pubblica sicurezza) ed altri corpi militari e para-militari di vario spessore ed importanza (Guardia civica, Brigate nere, ecc.).Va rafforzandosi anche la Resistenza italiana che però si presenta divisa in partigiani garibaldini comunisti che dal 1944 collaboreranno totalmente con la Resistenza slava rappresentata dal IX Corpus, rendendosi responsabili di collaborazione nei prelevamenti di italiani, come provato dalle testimonianze dei familiari dei deportati, e di eccidi di anti-comunisti (Porzus 7.2.1945), sono cioè, la parte più dura nella guerra civile (Gap) - e in partigiani osovani.Dal 1944 sono presenti nell'area forti contingenti di cosacchi, caucasici e turkmeni, inquadrati in formazioni militari tedesche ai quali era stata promessa una terra ed una patria nelle zone dell'Ozak. La presenza di numerosi militari paracadutati tra i partigiani (inglesi, americani, russi) e di incontri e missioni tra il Regno del Sud e reparti militari della Rsi rendono sempre più complessa la situazione che esplode alla caduta del fronte ed al crollo della Germania. E' così che il primo maggio, truppe comuniste titine entrano in Trieste e Gorizia e, aiutate dai collaborazionisti italiani, fornite di liste di prescrizione, prelevano, deportano, infoibano e detengono in campi di sterminio circa 12.000 Italiani (secondo il Cln).A Zara, erano entrate il 30.10.1944 mentre a Fiume e Pola entreranno il 3.5.1945.Il disegno di genocidio fu condotto senza distinzioni politiche razziali ed economiche o di sesso ed età; furono arrestati fascisti ed anti-fascisti (anche partigiani), cattolici ed ebrei, industriali, dipendenti privati ma anche agricoltori, pescatori, donne, vecchi, bambini, e soprattutto, i servitori dello Stato (carabinieri, poliziotti, finanzieri, militi della Guardia civica, ecc.).Le Foibe colpirono una parte dei prelevati e furono la tomba di alcuni centinaia di italiani, ma la maggioranza finì in campi di sterminio ed in fosse comuni.
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:25 am

DISCUSSIONE SULLE FOIBE - PARTE SECONDA -


Momenti di una tragedia
La storia non è solo lo studio di date, di fenomeni, di battaglie, di interpretazioni, ma la visione di quell'eterno mosaico composto da milioni di tasselli che parlano di uomini e donne con i loro dolori, le loro tragedie, i loro sogni, i loro affetti.E' per questo che i flash che accendiamo nel buio della galleria scura dell'ipocrisia e del silenzio creata in cinquant'anni di falsa storia vi sembreranno scarni, crudi, duri, ma vogliono ricondurre l'interpretazione della stessa alla lettura della vita, dei drammi e delle tragedie di migliaia di italiani.
Zara: " ... Nelle giornate del 7 e 8 novembre 1944 (Zara cadde in mano partigiana il 30 ottobre 1944) furono fatti uscire dai sotterranei della caserma "Vittorio Veneto" una ventina di agenti ed una trentina di civili ivi rinchiusi, e quindi, trasportati assieme ad altri venticinque civili nell'isola di Ugliano. Dopo che i partigiani accompagnatori hanno consumato il pasto e bevuto abbastanza, vengono invitati i primi venticinque a lasciare i loro abiti e rimanere solo con le scarpe, pantaloni e camicia. Dopo tale operazione vengono avviati lungo un sentiero terminante in un precipizio a picco sul mare e qui massacrati come cani. I cadaveri finiscono nel buffone lì vicino. Liquidati i primi, i partigiani tornano indietro per eseguire la stessa operazione con gli altri. Difatti anche questi vengono invitati a togliersi i vestiti e a rimanere solo con gli stessi indumenti dei primi; inoltre, raccolti tutti i documenti ed ogni carta tenuta dagli agenti, si procede alla loro distruzione col fuoco..." (doc. 12 Ministero Esteri)
Fiume: " ... avvennero arresti di antifascisti e fascisti, purché italiani. Per non fare lunghi elenchi di nomi voglio notare alcuni tra quelli completamente fuori da ogni movimento fascista. L'architetto Pagan, il quale, per essere dissenziente al movimento fascista, fu arrestato il giorno 3 maggio. Fu arrestata pure la moglie di un ufficiale della Marina italiana, combattente a fianco degli Alleati, nata Sennis. In seguito venne arrestata anche sua madre, la direttrice didattica Sennis. Altra persona arrestata fu Riccardo Bellandi, amatissimo per il suo buon cuore da tutti i fiumani ".
Spalato: "... Le nefaste giornate vissute dagli italiani di Spalato durante la temporanea occupazione delle bande serbo-comuniste resteranno dolorosamente scolpite nella mente di quanti hanno avuto la triste sorte di esserne testimoni oculari. Integerrime figure di patrioti italiani vennero barbaramente seviziate ed uccise. Oltre quattrocentocinquanta furono le vittime cadute nell'eccidio compiuto dai banditi contro cittadini che altra colpa non avevano se quella di essere italiani. Le notizie che giungono dalla dolorante terra di Dalmazia sono quanto mai angosciose. Oltre all'eccidio dei maestri delle scuole di Spalato e di altri paesi dell'interno della Dalmazia, risultano uccisi il conte Silvio de Micheli Vitturi e l'avvocato Matteo Mirossevich, commissari comunali alla Castella, nonché il fiduciario del Fascio di Castel San Giorgio Mario Valich, gli squadristi Vincenzo Bilinich, Ben Radovnicovich, Antonio Biuk, Simeone Segnanovich, Antonio Bonacci, Stefano Zocchich, tale Craglich, i fratelli Vittorio e Michele Fiorentino e tanti altri. Pure, sotto il piombo della furia omicida dei banditi, sono caduti vari commissari di Pubblica sicurezza, assieme ad una ottantina di agenti. Tra gli scomparsi figura anche il dottor Popov, il dottor Maiano, il dottor Castellini e il dottor Sorge. A Lissa è stato ucciso lo squadrista Petrossich. Giuseppe Trzich e la figlia del viceprefetto Lugher, che da Zara si recavano a Spalato, sono stati anch'essi barbaramente assassinati. Numerosi sono gli italiani i quali prima di essere uccisi hanno dovuto sottostare a crudeltà inaudite.
A taluni sono stati strappati con delle tenaglie roventi gli orecchi, altri, rinchiusi in gabbie di ferro, sono stati esposti al ludibrio della plebaglia.
A stroncare tale scempio di vite umane sono sopraggiunte le truppe tedesche, costrette a combattere aspramente prima di aver ragione dei banditi che si erano asserragliati a Salona, la quale, data la violenza della lotta, è stata completamente distrutta..."
F O I B E
( Se PRIMO LEVI avesse visto quanto descritto quì sotto...
la frase "se c'è Auschvitz non può esistere Dio" forse non l'avrebbe scritta. )
AUSCHWITZ, DACHAU, TREBLINKA...?
NO, FOIBE.
Foiba di Basovizza e Monrupino -
Oggi monurnenti nazionali. Diverse centinaia sono gli infoibati in esse precipitati. Sul massacro di Basovizza il giornale "Libera Stampa" in data 1.08.1945 pubblicava un articolo dal titolo: "Il massacro di Basovizza confermato dal Cln giuliano. Piena luce sia fatta in nome della civiltà. Una dettagliata documentazione trasmessa alle autorità alleate della zona ed al Governo italiano".L'articolo riportava un documento sottoscritto da tutti i componenti del Cln e di quelli dell'Ente costitutivo autonomia giuliana, che così denunciava i crimini ac- caduti a Trieste tra fl 2 ed il 5 maggio: "Centinaia di cittadini vennero trasportati nel cosiddetto "Pozzo della Miniera" in località prossima a Basovizza e fatti precipitare nell'abisso profondo duecentoquaranta metri. Su questi disgraziati vennero in seguito lanciate le salme di circa centoventi soldati tedeschi uccisi nei combattimenti dei giorni precedenti e le carogne putrefatte di alcuni cavalli. Al fine di identificare le salme delle vittime e rendere possibile la loro sepoltura abbiamo chiesto consiglio agli esperti che hanno collaborato, a suo tempo, al recupero delle salme nelle Foibe istriane.L'attrezzatura a disposizione dei nostri esperti non è sufficiente data l'eccezionale profondità del pozzo, il numero delle salme e lo stato di putrefazione delle stesse ......Davanti alle accuse che vengono fatte da alcuni organi di stampa, di uccisioni indiscriminate, che avrebbero interessato anche esponenti antifascisti, il giornale "Primorski Dnevník" in data 5.08.1945, smentendo l'uccisione di patrioti italiani, ammette l'infoibamento di italiani a Basovizza e particolarmente di poliziotti e finanzieri.Cosi scrive: "... Questa nuova Jugoslavia del maresciallo Tito, che per il numero delle vittime, per la vittoria comune occupa senza dubbio il secondo posto ,dopo l'Unione sovietica e che è rispettata ed onorata dalla popolazione slovena, croata e italiana di questa regione, non è possibile che abbia oltre alla Guardia di frontiera fascista, ai poliziotti, gettato nelle Foibe anche i combattenti che hanno combattuto da fratelli per la nuova Jugoslavia e dieci soldati neozelandesi...."E, proseguendo,con la definizione cinica dell'alibi che ancora oggi alcuni storici sloveni e croati sottolineano, giunge a dire: "... sulla terra che ha sofferto per venticinque anni il terrore snazionaliz-zatore italo-fascista si è combattuto per anni contro i nazi-fascisti assieme ad onesti italiani ed antifascisti non è questa la prima e nemmeno l'unica grotta dove si polverizzano le ossa dei criminali italiani e tedeschi e di quelli che si sono opposti..."Tra i responsabili degli infoibamenti a Basovizza può essere indicata la Banda Zoll-Steffè che presso le carceri triestine dei Gesuiti imperversò sotto la denominazione della Guardia del popolo.
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:26 am

DISCUSSIONE SULLE FOIBE - PARTE TERZA -

Foiba di Scadaicina-
sulla strada di Fiume.
Foiba di Podubbo -
Non è stato possibile, per difficoltà, il recupero. Il Piccolo del 5.12.1945 riferisce che coloro che si sono calati nella profondità di 190 metri, hanno individuato cinque corpi - tra cui quello di una donna completamente nuda - non identificabili a causa della decomposizione.
Foiba di Drenchia -
Secondo Diego De Castro vi sarebbero cadaveri di donne, ragazzi e partigiani dell'Osoppo.
Abisso di Semich -
" ... Un'ispezione del 1944 accertò che i partigiani di Tito, nel settembre precedente, avevano precipitato nell'abisso di Semich (presso Lanischie), profondo 190 metri, un centinaio di sventurati: soldati italiani e civili, uomini e donne, quasi tutti prima seviziati e ancor vivi. Impossibile sapere il numero di quelli che furono gettati a guerra finita, durante l'orrendo 1945 e dopo. Questa è stata una delle tante Foibe carsiche trovate adatte, con approvazione dei superiori, dai cosiddetti tribunali popolari, per consumare varie nefandezze. La Foiba ingoiò indistintamente chiunque avesse sentimenti italiani, avesse sostenuto cariche o fosse semplicemente oggetto di sospetti e di rancori. Per giorni e giorni la gente aveva sentito urla strazianti provenire dall'abisso, le grida dei rimasti in vita, sia perché trattenuti dagli spuntoni di roccia, sia perché resi folli dalla disperazione. Prolungavano l'atroce agonia con sollievo dell'acqua stillante. il prato conservò per mesi le impronte degli autocarri arrivati qua, grevi del loro carico umano, imbarcato senza ritorno..." (Testimonianza di Mons. Parentin - da La Voce Giuliana del 16.12.1980).
Foibe di Opicina, di Campagna e di Corgnale -
" ... Vennero infoibate circa duecento persone e tra queste figurano una donna ed un bambino, rei di essere moglie e figlio di un carabiniere..." (G. Holzer 1946).
Foibe di Sesana e Orle -
Nel 1946 sono stati recuperati corpi infoibati.
Foiba di Casserova-
Sulla strada di Fiume, tra Obrovo e Golazzo. Ci sono stati precipitati tedeschi, uomini e donne italiani, sloveni, molti ancora vivi, poi dopo aver gettato benzina e bombe a mano, l'imboccatura veniva fatta saltare. Difficilissirni i recuperi.
Abisso di Semez -
Il 7 maggio 1944 vengono individuati resti umani corrispondenti a ottanta - cento persone. Nel 1945 fu ancora "usato".
Foiba di Gropada -
Sono recuperate cinque salme."... Il 12 maggio 1945 furono fatte precipitare nel bosco di Gropada trentaquattro persone, previa svestizione e colpo di rivoltella "alla nuca". Tra le ultime: Dora Ciok, Rodolfo Zuliani, Alberto Marega, Angelo Bisazzi, Luigi Zerial e Domenico Mari..."
Foiba di Villa Orìzi -
Nel mese di maggio del 1945, gli abitanti del circondario videro lunghe file di prigionieri, alcuni dei quali recitavano il Padre Nostro,scortati da partigiani armati di mitra, essere condotte verso la voragine. Le testimonianze sono concordi nell'indicare in circa duecento i prigionieri eliminati.
Foiba di Cernovizza (Pisino) -
Secondo voci degli abitanti del circondario le vittime sarebbero un centinaio. L'imboccatura della Foiba, nell'autunno del 1945, è stata fatta franare.
Foiba di Obrovo (Fiume) -
E' luogo di sepoltura di tanti fiumani, deportati senza ritorno.
Foiba di Raspo -
Usata come luogo di genocidio di italiani sia nel 1943 che nel 1945. Imprecisato il numero delle vittirne.
Foiba di Brestovizza -
Così narra la vicenda di una infoibata il "Giornale di Trieste in data 14.08.1947. "... Gli assassini l'avevano brutalmente malmenata, spezzandole le braccia prima di scaraventarla viva nella Foiba. Per tre giorni, dicono i contadini, si sono sentite le urla della misera che giaceva ferita, in preda al terrore, sul fondo della grotta..".
Foiba di Zavni (Foresta di Tarnova) -
Luogo di martirio dei carabinieri di Gorizia e di altre centinaia di sloveni oppositori del regime di Tito.
Foiba di Gargaro o Podgomila (Gorizia) -
A due chilometri a nord-ovest di Gargaro, ad una curva sulla strada vi è la scorciatoia per la frazione di Bjstej. A una trentina di metri sulla destra della scorciatoia vi è una Foiba. Vi furono gettate circa ottanta persone.
Foiba di Vines -
Recuperate dal Maresciallo Harzarich dal 16.10.1943 al 25.10.1943 cinquantuno salme riconosciute. In questa Foiba, sul cui fondo scorre dell'acqua, gli assassinati dopo essere stati torturati, furono precipitati con una pietra legata con un filo di ferro alle mani. Furono poi lanciate delle bombe a mano nell'interno. Unico superstite, Antonio Radeticchio, ha raccontato il fatto.
Cava di Bauxite di Gallignana -
Recuperate dal 31 novembre 1943 all'8 dicembre 1943 ventitre salme di cui sei riconosciute.
Foiba di Terli -
Recuperate nel novembre del 1943 ventiquattro salme, riconosciute.
Foiba di Treghelizza -
Recuperate nel novembre del 1943 due salme, riconosciute.
Foiba di Pucicchi -
Recuperate nel novembre del 1943 undici salme di cui quattro riconosciute.
Foiba di Surani -
Recuperate nel novembre del 1943 ventisei salme di cui ventuno riconosciute.
Foiba di Cregli -
Recuperate nel dicembre del 1943 otto salme, riconosciute.
Foiba di Cernizza -
Recuperate nel dicembre del 1943 due salme, riconosciute.
Foiba di Vescovado -
Scoperte sei salme di cui una identificata.
Altre foibe da cui non fu possibile eseguire recupero nel periodo 1943 - 1945:
Semi
Jurani
Gimino
Barbana
Abisso Bertarelli
Rozzo
Iadruichi.
Foiba di Cocevie a 70 chilometri a sud-ovest da Lubiana
Foiba di San Salvaro.
Foiba Bertarelli (Pinguente) - Qui gli abitanti vedevano ogni sera passare colonne di prigionieri ma non ne vedevano mai il ritorno.
Foiba di Gropada.
Foiba di San Lorenzo di Basovizza.
Foiba di Odolina - Vicino Bacia, sulla strada per Matteria, nel fondo dei Marenzi.
Foiba di Beca - Nei pressi di Cosina.
Foibe di Castelnuovo d'Istria - "Sono state poi riadoperate - continua il rapporto del Cln - le foibe istriane, già usate nell'ottobre del 1943".
Cava di bauxite di Lindaro
Foiba di Sepec (Rozzo)
Capodistria - Le Foibe -
Dichiarazioni rese da Leander Cunja, responsabile della Commissione di indagine sulle Foibe del capodistriano, nominata dal Consiglio esecutivo dell'Assemblea comunale di Capodistria:
"... Nel capodistriano vi sono centosedici cavità, delle ottantuno cavità con entrata verticale abbiamo verificato che diciannove contenevano resti umani. Da dieci cavità sono stati tratti cinquantacinque corpi umani che sono stati inviati all'Istituto di medicina legale di Lubiana. Nella zona si dice che sono finiti in Foiba, provenienti dalla zona di S. Servolo, circa centoventi persone di etnia italiana e slovena, tra cui il parroco di S. Servola, Placido Sansi. I civili infoibati provenivano dalla terra di S. Dorligo della Valle.
I capodistriani, infatti, venivano condotti, per essere deportati ed uccisi, nell'interno, verso Pinguente. Le Foibe del capodistriano sono state usate nel dopoguerra come discariche di varie industrie, tra le quali un salumificio della zona .."
La Foiba doveva essere la sua tomba
Riuscì a sopravvivere Giovanni Radeticchio di Sisano.
Ecco il suo agghiacciante racconto:
"... addi 2 maggio 1945, Giulio Premate accompagnato da altri quattro armati
venne a prelevarmi a casa mia con un camioncino sul quale erano già i tre fratelli Alessandro, Francesco e Giuseppe Frezza nonché Giuseppe Benci. Giungemmo stanchi ed affamati a Pozzo littorio dove ci aspettava una mostruosa accoglienza; piegati e con la testa all'ingiù fecero correre contro il muro Borsi, Cossi e Ferrarin.
Caduti a terra dallo stordimento vennero presi a calci in tutte le parti del corpo finché rinvennero e poi ripetevano il macabro spettacolo. Chiamati dalla prigionia al comando, venivano picchiati da ragazzi armati di pezzi di legno. Alla sera, prima di proseguire per Fianona, dopo trenta ore di digiuno, ci diedero un piatto di minestra con pasta nera non condita. Anche questo tratto di strada a piedi e per giunta legati col filo di ferro ai polsi due a due, così stretti da farci gonfiare le mani ed urlare dai dolori. Non ci picchiavano perché era buio. Ad un certo momento della notte vennero a prelevarci uno ad uno per portarci nella camera della torture. Era l'ultimo ad essere martoriato: udivo i colpi che davano ai miei compagni di sventura e le urla di strazio di questi ultimi. Venne il mio turno: mi spogliarono, rinforzarono la legatura ai polsi e poi, giù botte da orbi. Cinque manigoldi contro di me, inerrne e legato, fra questi una femmina. Uno mi dava pedate, un secondo mi picchiava col filo di ferro attorcigliato, un terzo con un pezzo di legno, un quarto con pugni, la femmina mi picchiava con una cinghia di cuoio. Prima dell'alba mi legarono con le mani dietro la schiena ed in fila indiana, assieme a Carlo Radolovich di Marzana, Natale Mazzucca da Pinesi (Marzana), Felice Cossi da Sisano, Graziano Udovisi da Pola, Giuseppe Sabatti da Visinada, mi condussero fino all'imboccatura della Foiba. Per strada ci picchiavano col calcio e colla canna del moschetto. Arrivati al posto del supplizio ci levarono quanto loro sembrava ancora utile. A me levarono le calze (le scarpe me le avevano già prese un paio di giorni prima), il fazzoletto da naso e la cinghia dei pantaloni. Mi appesero un grosso sasso, del peso di circa dieci chilogrammi, per mezzo di filo di ferro ai polsi già legati con altro filo di ferro e mi costrinsero ad andare da solo dietro Udovisi, già sceso nella Foiba. Dopo qualche istante mi spararono qualche colpo di moschetto. Dio volle che colpissero il filo di ferro che fece cadere il sasso. Così caddi illeso nell'acqua della Foiba.
Nuotando, con le mani legate dietro la schiena, ho potuto arenarmi. Intanto continuavano a cadere gli altri miei compagni e dietro ad ognuno sparavano colpi di mitra.
Dopo l'ultima vittima, gettarono una bomba a mano per finirci tutti.
Costernato dal dolore non reggevo più. Sono riuscito a rompere il filo di ferro che mi serrava i polsi, straziando contemporaneamente le mie carni, poiché i polsi cedettero prima del filo di ferro. Rimasi così nella Foiba per un paio di ore. Poi, col favore della notte, uscii da quella che doveva essere la mia tomba..."
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:27 am

DISCUSSIONE SULLE FOIBE - PARTE QUARTA E ULTIMA -

CONTINUIAMO A DARE LA CACCIA AGLI EX NAZISTI!
Tratto da un articolo pubblicato su IL SECOLO D'ITALIA del 4 giugno 1994
Un “flash” di agenzia del 27 maggio: il governo italiano ha chiesto alle autorità argentine “di disporre le necessarie misure” per evitare “una possibile fuga” dell'ex capitano nazista Erich Priebke che dal 9 maggio scorso è agli arresti domiciliari nella località andina di Bariloche, a circa 1.450 chilometri a sud-ovest di Buenos Aires.
Bene fa il nostro governo nel cercare di assicurare alla giustizia questo criminale di guerra nazista, ma sarebbe ancora meglio se identica solerzia fosse dimostrata anche nella ricerca di altri criminali (quelli che agivano con la stella rossa sulla bustina, tanto per intenderci) dei quali si conoscono, da sempre, fatti, misfatti, nomi e luoghi di residenza.
Pensiamo alle foibe, voragini disseminate in tutta la Venezia Giulia e nell'Istria. Molte sono ancora inesplorate. Furono usate dai croati e dagli sloveni, dal 1943 in poi, quali enormi fosse comuni per eliminare migliaia di persone colpevoli solo di essere italiane. L'infoibamento era l'ultima fase della tortura: le salme avevano i polsi legati con filo di ferro stretto con le pinze fino a spezzare il polso.
Molti cadaveri furono esumati in coppia, legati con filo di ferro agli avambracci; e solo uno dei due presentava colpi di arma da fuoco, l'altro precipitava vivo. Con calci e bastonate erano portati sull'orlo della foiba.
Ma, come ha scritto Luciano Luciani segretario del Circolo Giuliano Dalmata di Milano, non c'erano solo le foibe. In Dalmazia c'era il mare. Centinaia di vittime furono gettate in mare con una pietra al collo. Tra queste la famiglia del farmacista Pietro Ticina, di Zara: l'intera famiglia composta dai genitori, dalla suocera e da una bambina subirono questa triste sorte. Con disperata energia il padre riuscì a trascinare con sé uno dei feroci aguzzini.
Ancora: il 30 settembre 1944 l'industriale Nicolò Luxardo di Zara e sua moglie Bianca Ronzoni, che s'erano rifugiati sull'Isola Lunga, catturati dai croati, furono gettati anch'essi in mare con un sasso al collo. Ci furono anche lapidazioni, impiccagioni, fucilazioni. Giuseppe Cernecca, di Sanvincenti, fu costretto a portare sul luogo dell'esecuzione un sacco di pietre con le quali venne lapidato. Altri due suoi fratelli vennero affogati nel mare di Santa Marina.
Cosa hanno fatto i vari governi, nei cinquant'anni della prima Repubblica, per assicurare alla giustizia coloro che si macchiarono di questi efferati delitti? Quanti magistrati hanno compulsato presso l'archivio storico del ministero degli Affari Esteri le buste di documenti relativi ad “atrocità ed illegalità” commesse dagli jugoslavi contro gli italiani nel periodo che va dal 1941 al 1945?
Dal 24 al 28 luglio 1990 su “La voce del Popolo” di Fiume, quotidiano della minoranza etnica italiana in Jugoslavia, apparvero le tre puntate di un'intervista straordinaria e coraggiosa di tale Laura Marchig con Oskar Piskulìc-Zuti il cui nome oggi in Italia, e forse in buona parte della vecchia Jugoslavia, non dice nulla a nessuno.
Per gli esuli di Fiume -ha scritto Amleto Ballarini su “Il Secolo” del 28 giugno 1992, per quanti là, volenti o nolenti, rimasero, per gli stessi slavi del Golfo del Carnaro, quel nome s'associa, con un doloroso riflesso condizionato dell'anima, all'idea delle foibe. Come dire nel Biellese, tanto per intenderci, di Moranino Francesco detto Gemisto. Laura Marchig introduceva la sua intervista con una premessa che per esser stata pubblicata a Fiume (Rijeka) assume il valore d'un documento eloquente nella sua sinteticità come il referto di un'autopsia:
“Oskar Piskulìc, il famoso Zuti, nato a Fiume nel 1920, eroe della Guerra Popolare di Liberazione, attivista di spicco del movimento comunista, iscritto al Partito dal 1941, entrato subito nella resistenza, sia durante la guerra che dopo, svolgerà sempre funzioni di polizia. Al termine del conflitto diviene uno dei capi dell'Ozna, la polizia segreta che più tardi prenderà il nome di Udba. E questo è tutto quello che c'è da sapere su Oskar Piskulìc... Speravamo, facendogli un'intervista, di avere dei chiarimenti sia sulla sua attività di quegli anni sia su alcuni fatti della storia rimasti oscuri.
Avremmo voluto conoscere la storia di intere famiglie fiumane, viste per l'ultima volta ammassate per le piazze di Fiume e dopo scomparse per sempre, o quella di tanti ufficiali e sottufficiali dell'esercito italiano segregati nelle carceri di via Roma e dopo spariti. Ci premeva di avere chiarificazioni sulle uccisioni degli autonomisti fiumani avvenute fra il 3 e il 4 maggio del 1945, subito dopo l'arrivo delle brigate partigiane in città. E, soprattutto, avremmo voluto sapere il perchè di queste frettolose esecuzioni sommarie, ma anche assassinii, compiuti casa per casa. Com'è morto, ad esempio, il Dott. Mario Blasich, autonomista che da anni giaceva paralizzato in un letto? La moglie raccontò che furono in due. Bussarono alla porta e chiesero. - Xe in casa el dotor? - Li fece accomodare. Dopo un po' se ne andarono. Trovò il marito strangolato nel suo letto.
Come morirono altri cittadini fiumani che avevano sperato nella creazione di una Città Stato non soggetta al potere di alcun Paese? Cosa si nasconde dietro l'uccisione di Giuseppe Sincich, giustiziato a colpi di pistola? Dietro a quella del dott. Nevio Skull, padrone della fonderia Skull, la cui storia rimane in verità ancora più misteriosa? E il senatore Bacci e il senatore Riccardo Gigante? Cosa ne è stato di tutti gli altri i cui nomi appaiono come chiazze nere sul vermiglio di una bandiera? "Tante cose avremmo voluto sapere, ma confessiamolo, non ne abbiamo cavato un ragno dal buco. Lo stesso Oskar Piskulìc ci ha confidato di essere legato da un giuramento che è comune a tutti i membri della polizia segreta: quello di non rivelare mai, in vita, nemmeno per iscritto, nemmeno tramite memorie depositate, quello che sa". Oltre ai senatori del Regno Icilio Bacci (arrestato il 21 maggio 1945) e Riccardo Gigante (arrestato il 4 maggio 1945), alla memoria dei quali il Senato della Repubblica non ha dedicato alcun ricordo, furono arrestati e uccisi a Fiume, a guerra finita, per volontà del Piskulìc (che continua a vivere tranquillamente a Fiume) Carlo Colussi (già podestà di Fiume) e sua moglie Nerina Copetti in Colussi; Rodolfo Moncilli; Mario Blasich; Angelo Adam, sua moglie Ernesta Stefancich e sua figlia Zulema Adam; Nicolò Cattaro panettiere di Abbazia; Lucia Vendramin; Giuseppe Sincich; Nevio Skull; il prof. Gino Sirola (ultimo podestà di Fiume dopo l'8 settembre 1943 e riconfermato il 9 febbraio 1944), che, arrestato dai “titini” a Trieste il 3 maggio 1945, fu riportato a Fiume nella villa Rippa trasformata in carcere e luogo di torture) e poi scomparve; Margherita Sennis e sua figlia Gigliola; Angela Neugebaucr, crocerossina più volte decorata e tanti, tanti altri. Insieme a Oskar Piskulìc (detto Zuti) e a sua moglie (una certa Marghitic) operarono a Fiume contro gli italiani: Jovo Mlademe, Vicko Lorkovic Minack, Milan Cohar, Norino Nalato e Giuseppe (detto Bruno) Domancich.
I fatti delittuosi commessi da costoro non possono essere definiti “crimini di guerra” (perché la guerra era ormai finita) ma veri e propri “crimini contro l'umanità”, imprescrittibili nel tempo.

La nostra solerte Amministrazione cosa ha fatto per assicurare alla giustizia questi criminali? Sono state avviate domande di estradizione? Si è iniziato un procedimento penale a loro carico? Oppure non si è fatto nulla (omettendo atti d'ufficio), perché ci sono ancora i morti buoni e quelli cattivi, quelli, per capirci, che essendo stati uccisi (e i loro corpi gettati chissà dove) per il solo fatto di essere italiani non destano interesse alla giustizia degli uomini, perché rappresentano i vinti? E i vinti hanno sempre torto.
CONTINUIAMO A DARE LA CACCIA AGLI EX NAZISTI E LASCIAMO IMPUNITI I CRIMINI DEI PARTIGIANI E DEI COMUNISTI!
Causa di morte nelle Foibe
(Studio medico-legale eseguito su centoventuno infoibati, recuperati nel dopoguerra R. Nicolini e U. Villasanta, sotto l'egida dell'Istituto di medicina legale e delle Assicurazioni dell'Università di Pisa. Direttore F. Domenici)
"... La causa mortis può essere stata:
1. proiettili d'arma da fuoco, di solito sparati al cranio;
2. precipitazione dall'alto con gli effetti che ne derivano: fratture multiple, commozione, shock traumatico grave, embolia, ecc.
3. trauma da corpo contundente (bastone, calcio di fucile, bottiglie, ecc.) o acuminato con conseguente fratture;
4. questi diversi momenti variamente combinati, sia come cause sovrapposte, sia come concorrenti.
L'effetto, cioè la morte, non deve essere stato necessariamente immediato: è ammissibile anche che, nonostante ferite e traumi, la morte sia avvenuta a distanza di tempo o per sete o per fame "
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:27 am

DON BONIFACIO, MARTIRE DELLE FOIBE

Don Francesco, la sera dell’11 settembre 1946, tornava verso casa percorrendo un sentiero in salita. Nel pomeriggio, in una frazione della zona, aveva ordinato la legna per scaldare il focolare domestico durante i rigori dell’inverno. Più tardi era salito a Grisignana per trovare conforto nell’amicizia che lo legava a un confratello, monsignor Luigi Rocco, e per ricevere l’assoluzione. Sulla via del ritorno il sacerdote venne fermato da due uomini della guardia popolare. Un contadino che era nei campi si avvicinò ai sicari e chiese loro di lasciar andare il suo prete, ma fu allontanato brutalmente e minacciato perché non dicesse nulla di ciò che aveva visto. Poco dopo le guardie sparirono nel bosco. Il sacerdote fu spogliato e deriso, ma egli, a bassa voce, cominciò a pregare. Si rivolse al Signore e chiese perdono anche per i suoi aggressori. Accecati dalla rabbia, i due cominciarono a colpirlo con pugni e calci: don Francesco si accasciò tenendo il viso tra le mani, ma non smise di mormorare le sue invocazioni. I suoi carnefici tentarono di zittirlo scagliandogli una grossa pietra in volto, ma il curato, con un filo di voce, pregava ancora. Altre pietre lo finirono. Da allora non si seppe più nulla di lui. Il suo corpo, dopo l’atroce esecuzione, scomparve. Quasi certamente fu gettato in una foiba.
Don Francesco Bonifacio fu ucciso a trentaquattro anni, ma rimase nel cuore e nella memoria di chi ebbe la fortuna di incontrarlo.
(tratto da "Foibe: 60 anni di silenzi")
La figura di don Francesco Bonifacio, il suo martirio ad opera del Comunismo, costituiscono un simbolo importante di tutta la tragica vicenda di Foibe e di Esodo e stanno a confermare come lo strumento della persecuzione religiosa abbia svolto un ruolo rilevante nella "politica del terrore" realizzata dal regime jugoslavo.
La prima notizia della uccisione di don Francesco risale al 21 settembre 1946 ed è vergata dal Vescovo Mons. Antonio Santin: "Fino ad oggi nulla si sa di lui. Le autorità (quelle degli occupanti jugoslavi) fingono di ignorare ogni cosa. La popolazione dice che è stato ucciso". Secondo alcune testimonianze il suo corpo, mai ritrovato, sarebbe stato gettato nella foiba di Grisignana.
Era stato mons. Santin ad iniziare, ancora nel 1957, il processo di beatificazione di don Bonifacio, come martire della Fede. Sembra che finalmente, nonostante le diverse resistenze politiche, l'iter della causa stia concludendosi. Sarà un segno importante, per tutto il mondo giuliano dalmata, il riconoscimento del martirio di questo giovane sacerdote (era nato a Pirano nel 1912) che aveva dedicato tutto il suo fervore apostolico alla sua missione sacerdotale e, specialmente, al lavoro con i giovani. E che proprio per queste ragioni venne martirizzato dal comunisti jugoslavi del maresciallo Tito.
Ben venga se anche sui muri di altre città italiane comparirà il nome di "don Francesco Bonifacio, sacerdote istriano e martire per la fede". Ben venga se da qualsiasi muro di qualsiasi città italiana scomparirà il nome del responsabile del suo martirio, il maresciallo Tito, detto l'Infoibatore.
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:28 am

Due parole sulle foibe


La storia è raccontata dalle pietre, dalle vite delle persone e dagli accadimenti in se, per questo quando si parla di Dalmazia, di Istria o di Fiume d’Italia è per forza di cose che, per mio modo di vedere, tutti gli accadimenti piccoli o grandi accaduti nella settore nord orientale d’Italia, dall’impero romano (se non prima) fino ad oggi devono considerarsi per necessità di Nazione come parte integrante della Storia d’Italia. Per questo motivo chiunque affronta i fatti del passato più o meno recente deve considerare anche queste terre come parte integrante della nostra Nazione, nel bene e nel male, nelle vittorie come nelle sconfitte belliche e di civiltà.
Per diversi motivi, fino ad oggi in Italia era quasi proibito parlare di Istria, Fiume e Dalmazia, particolarmente per il periodo che va dal 1943 al 1954 e più vastamente per l’intero novecento (irredentismo, prima guerra mondiale, impresa fiumana di D’Annunzio, la riunificazione di Trieste nel 1954 e le storie degli Italiani rimasti al di là della cortina) e soprattutto nelle scuole o nelle università, ma oggi per fortuna non è più così.
Finalmente possiamo parlare abbastanza liberamente di quegli Italiani (con la I maiuscola) morti non perché “fascisti”, ma solo perché Italiani vittime dell’odio di razza e di una cultura barbara contraria all’uomo.
Molto spesso si parla della perdita della Venezia Giulia e della Dalmazia tralasciando la restituzione della città di Trieste nel 1954 all’Italia (dal Territorio Libero appositamente creato) e si ignora che questa provincia e quella di Gorizia sono praticamente scomparse, per non parlare del fatto che quando cadde il Muro di Berlino la città di Gorizia fosse ancora divisa in due.
Nessuno parla di queste città e di queste province, che furono e (almeno per il tessuto architettonico e per la loro storia) restano luoghi italiani, come lo furono e sono Capodistria (resa in slavo come Koper), Parenzo (Porec), Fiume (Rijeka), Ragusa (Dubrovnik), Zara (Zadar) o Spalato (Split) e troppo spesso la gente comune nomina queste terre in una lingua straniera, sempre mal pronunciata.
Il fatto che le terre orientali d’Italia siano state per troppi anni dimenticate è dovuto principalmente al fatto che i carnefici, gli assassini, i boia avessero come segno distintivo una stella rossa sul berretto, quella stessa che avevano anche i compagni di qua dal confine: erano i partigiani comunisti slavi che seguivano le volontà del maresciallo infame - Josip Broz detto Tito - .
Fortunatamente qualcosa è cambiato, in Italia e in Europa, è finito il comunismo e la Jugoslavia non esiste più. Purtroppo solo gli eredi di Togliatti, i compari di Bertinotti e Cossutta non lo hanno ancora capito e continuano a parlare con disprezzo della rivisitazione di alcuni momenti storici perché gli Italiani non devono riflettere, soprattutto sulla fragilità delle fondamenta sulle quali è stata fondata la Repubblica social-democratica nata dalla resistenza. Proprio la cancellazione del confine orientale e del suo dramma storico e umano è il punto più basso del mito resistenziale. Se si fosse avuto il coraggio di dire subito, con franchezza all’Italia e al mondo, quali crimini orrendi erano stati commessi, con il pretesto della Liberazione, da parte di un esercito straniero nei confronti degli indifesi (donne, vecchi, bambini e soldati disarmati) della nostra nazione, si sarebbe potuto evitare l’assurda bugia degli storici marxiani, cioè che quelle terre erano prevalentemente slave e che gli oppressi dal nazi-fascismo ne avevano cacciato gli usurpatori punendoli severamente. Ma questo è assurdamente falso e privo di fondamento, perché nelle foibe finirono quasi solo Italiani, quasi nessun fascista e quasi nessun essere umano maschile in età tale da poter impugnare le armi contro questi assassini senza scrupoli.
Diversi sono stati i fattori che hanno comportato la cancellazione nei corsi di storia (ma anche nei corsi di letteratura e storia dell’arte) dei fatti e dei nomi relativi ad Istria e Dalmazia:
1) il partito comunista italiano non voleva far conoscere l’ingenuità politica con la quale si erano poste sotto il comando militare di Tito e dei partiti comunisti sloveno e croato in Friuli e Venezia Giulia; privando così il CLN di quella regione del suo braccio militare ed esponendo gli stessi dirigenti antifascisti giuliani alla persecuzione di un nemico che aveva come scopo primario l’annessione territoriale dei territori allora fieramente italiani. Ma si trattò di una semplice ingenuità o fu un vero tradimento, di cui Togliatti fu l’artefice principale;
2) tutti gli altri partiti (non fieramente nazionalisti) italiani, compresi quelli di estrazione risorgimentale, non hanno avuto la forza o il coraggio di rivendicare territori con gli alleati occidentali, Stati Uniti per primi, e questo ha portato il nostro Paese a perdere un’intera regione e a veder fuggire quasi tutta la sua popolazione e fu l’ESODO;
3) quando il compagno Tito ruppe con il partito comunista sovietico nel 1948, le provincie orientali italiane erano diventate uno dei premi più preziosi per il dittatore iugoslavo, che andava ricompensato per il suo ruolo di “non allineato” ai russi. Gli americani, però, avevano fatto male i loro conti perché gli “slavi del sud” non avevano alcuna intenzione di aiutare l’occidente. I serbo-croati e gli sloveni usavano le minacce fisiche e psicologiche per bloccare i dissidenti, in particolare gli italiani, in più cercarono di dare nomi slavi a chiunque fosse nato in quelle terre nei secoli passati, imperatori romani e Marco Polo compresi: un’assurdità.
Al termine della seconda guerra mondiale tutti questi fattori hanno condannato alla tragedia della pulizia etnica e al dramma dell’esodo oltre mezzo milione di connazionali, se si mettono insieme i 350.000 esuli, gli 80.000 rimasti del 1948 e le popolazioni di Trieste e Gorizia, che vissero l’incubo dei 45 giorni dell’occupazione iugoslava (fino alla Liberazione alleata del giugno 1945) e ne conservano ancora il ricordo traumatico, soffocate da una frontiera innaturale che solo adesso comincia a perdere il suo carattere punitivo.
Solo le nuove pulizie etniche nei Balcani degli anni 90 hanno riportato alla luce la prima pulizia etnica iugoslava: quella contro gli Italiani autoctoni del confine orientale, che in quelle terre abitavano da millenni, assai prima che vi giungessero le migrazioni slave. Solo di recente si comincia ad acquisire la consapevolezza che l’esclusione di queste vicende nella formazione della cultura nazionale e nell’insegnamento scolastico rendano incomprensibile sotto molti aspetti la storia dell’intera nazione. Dal Risorgimento fino ad oggi, l’Italia si è trovata più volte coinvolta negli avvenimenti dei vicini Balcani, l’area geografica a noi più prossima fisicamente, ma psicologicamente ancora lontanissima.
Dovremmo ricordarci quotidianamente che l’identità nazionale Italiana passa anche attraverso la conoscenza delle vicende del confine orientale dove si esprime profondamente l’attaccamento delle genti di lingua Italiana ovvero di origine latina del confine orientale alla madrepatria. Nell’Istria e nel Quarnaro e anche in alcune città della Dalmazia sono rinate le comunità italiane, orgogliose del loro passato e della loro tradizione culturale e linguistica, al di là di ogni differenza di schieramento ideologico e politico.
Ma bisogna ricordare, soprattutto nelle scuole, che cosa vissero i giuliani e i dalmati negli anni dal 1943 al 1954, soprattutto relativamente alle FOIBE.
Le foibe sono delle profonde cavità del terreno carsico tipiche dell’Istria, la maggior parte delle quali tuttora inesplorate, in cui finirono circa 20.000 persone, molte delle quali non hanno ancora ricevuto una cristiana sepoltura. Dall’epoca della guerra di Troia (ben tremila anni fa) tutte le civiltà mediterranee hanno rispettato sempre i morti, anche se nemici, le bande assassine comuniste slave non lo fecero e tuttora gli eredi della Jugoslavia non vogliono che si parli di quei poveri morti! Barbari!
Molte donne subirono violenze di ogni genere, a memoria di tutte la studentessa Norma Cossetto, fissata ad un tavolo con delle corde e violentata da diciassette partigiani prima di essere gettata, dopo immonde mutilazioni, in una foiba. Norma Cossetto ricevette in seguito la laurea “Honoris Causa” dal professore, di fede comunista, Concetto Marchesi. I partigiani non si fermarono neppure di fronte alle vesti talari; nel fondo di una foiba il Maresciallo Harzarich dei Vigili del Fuoco di Pola recuperò, il corpo evirato ed incoronato col filo spinato del povero Don Tarticchio. Furono giorni di terrore, notti squarciate dalle grida di chi precipitava vivo nei buchi neri, silenzi rotti dalle preghiere di chi veniva condotto al martirio. Il IX Corpus Sloveno unitamente all’OZNA (organo del controspionaggio Jugoslavo) misero così in atto il piano annnessionistico della Venezia Giulia italiana come testimoniato da Giovanni Padoan “Vanni” nel libro “Porzus”. Nelle foibe furono trovati membri del C.L.N., gli autonomisti di Fiume, che sicuramente non erano fascisti e persino sindacalisti italiani come l’ebreo Adam, funzionari pubblici o tutti quelli che potevano rappresentare l’italianità di quelle terre, mentre i fascisti, visto come stava andando la guerra, stavano già rientrando nelle caserme. Decine di testimonianze, copie di denunce presentate nel dopoguerra alle autorità, delineano il piano di Tito. Una parte dei prelevati fu gettato nelle foibe ed eliminati in massa, in alcuni casi i cassoni dei camion rovesciarono il loro carico umano direttamente nelle voragini carsiche, molti altri furono deportati in campi di concentramento e di sterminio che rimasero aperti sino al 1950, campi nei quali passò anni della sua vita la maestra Mafalda Codan, rea di avere avuto a Parenzo, sette familiari infoibati, come da lei descritto nel suo libro di memorie “Sopravissuti”. Il Genocidio produsse terrore, causando l’esodo di almeno 350.000 abitanti di una italianissima terra. Su quei scomodi morti scese una grande pietra tombale: IL SILENZIO DEI VIVI PIU’ TREMENDO DEL SILENZIO DEI MORTI. Furono dimenticati i luoghi del martirio degli italiani. Scomparsi senza un fiore, unitamente agli italiani annegati o condannati a morire di fame nulle Isole Incoronate o quelli appesi ad un uncino da parte degli infoibatori croati.
Non ci può essere una politica forte italiana nei Balcani se non c’è la coscienza di un interesse vitale del nostro Paese verso quell’area. Nessun nostro Governo potrà avere la forza e l’autorità internazionale per contribuire all’avvenire della Bosnia o del Kossovo, malgrado l’imponente impegno militare e finanziario che l’Italia ha oggi in quei paesi, se non c’è un’opinione pubblica Italiana attenta, preparata e non distratta, che si occupi di quei problemi non solo occasionalmente quando succede qualche tragedia eccezionale. Nella storia i tabù non dovrebbero esistere, ogni censura è un grave danno per tutti i cittadini, perché preclude la comprensione di quello che succede o è successo in periodi precedenti in contesti analoghi.
In conclusione si vuol ricordare che il 10 febbraio 1947 a Parigi venne firmato il Diktat che impose all’Italia la perdita di Istria, Fiume e Dalmazia e comportò la loro contestuale cessione alla Jugoslavia comunista di Tito che dopo aver ammazzato, gettato nelle foibe circa 20.000 Italiani, portò all’esodo di 350.000 Italiani e quella stessa data del 10 febbraio è stata proclamata dagli esuli e dai loro discendenti quale Giornata della Memoria. In questa triste ricorrenza tutti siamo tenuti, in quanto Italiani a manifestare per non dimenticare e per commemorare degnamente gli Italiani uccisi o scacciati dall’odio frutto di un’ideologia insulsa e disumana.
Alessandro M. Fusco
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:28 am

ECCIDIO DI MALGA BALA
La carrozzabile Tarvisio-Cave del Predil-Passo Predil-Plezzo-Gorizia costituiva un’importantissima arteria utilizzata dalle forze di occupazione tedesche per lo smistamento nei due sensi di marcia di uomini, armi, viveri, munizioni destinati dalla Germania alla zona del Litorale Adriatico. La resistenza slava, dal canto suo, prendeva di mira le autocolonne tedesche, provocando sovente pesanti perdite ed intaccando il prestigio militare germanico. In risposta all’ultimo di una serie di agguati, in cui rimase ucciso un soldato tedesco che stava percorrendo con una motocarrozzetta la strada che conduce da Passo Predil verso la Valle Coritenza, l’11 ottobre 1943 due autocarri di SS tedesche raggiunsero Bretto di sopra dove, con largo uso di lanciafiamme, incendiarono tutte le abitazioni dove erano state rinvenute armi e vestiario militare (una donna 80enne venne arsa viva), fucilando tutti gli uomini rastrellati (15 in tutto, mentre un sedicesimo venne ucciso a colpi di calcio di fucile). Essendosi generata una situazione di pericolo concreto, il commissario germanico sulla miniera di Raibl, tale Hempel, ottenne dal comando militare tedesco di Tarvisio la costituzione di un Distaccamento fisso di carabinieri a protezione della centrale idroelettrica a valle di Bretto di sotto. La sera del 23 marzo 1944, il V. Brig. PERPIGNANO, comandante del distaccamento ed il Car. FRANZAN si erano recati in paese e, sulla strada del ritorno, vennero aggrediti da due partigiani, SOCIAN e ZVONKO, mentre la caserma era già circondata da altri partigiani, rimasti nascosti. Il commando, successivamente catturò i due carabinieri di guardia alla centrale; entrò all’interno della caserma, verosimilmente costringendo con minacce il comandante a pronunciare la parola d’ordine. I carabinieri vennero fatti vestire velocemente, mentre i partigiani si impossessavano delle armi e di quant’altro di utile avessero potuto trovare nella caserma, poi minata con esplosivo, così come era stato fatto per la centrale idroelettrica. Il commando partigiano e gli ostaggi, costretti a portare a spalla tutto il materiale trafugato dalla caserma, si incamminarono lungo un percorso tutto in salita, nel bosco per raggiungere a tappe forzate Malga Bala, passando per il Monte Izgora (1.000 m circa s.l.m.), la Val Bausiza (di nuovo a valle) e risalendo verso l’altipiano di Bala. Il lungo tragitto venne intervallato da poche soste, di cui l’ultima, la sera del 24 marzo, in una stalla sita sull’altipiano di Logje (853 m s.l.m.). Qui venne loro somministrato minestrone a cui erano stati proditoriamente aggiunti soda caustica e sale nero, usato per il bestiame perché ad elevato potere purgante. La mattina successiva (25 marzo) venne fatto percorrere ai prigionieri l’ultimo tratto di strada che li separava dal luogo della mattanza, un casolare sito su un pianoro, malga Bala appunto, dove: il Vicebrigadiere PERPIGNANO venne arpionato ad un calcagno con un uncino, appeso a testa in giù e costretto a vedere la fine dei propri dipendenti; verrà finito a pedate in testa; gli altri militari vennero sterminati barbaramente, dopo essere stati incaprettati con filo di ferro, legato anche ai testicoli, così che i movimenti parossistici sotto i colpi di piccone amplificassero il dolore; ad alcuni furono tagliati i genitali e conficcati loro in bocca; ad altri vennero sbriciolati gli occhi; ad altri ancora venne poi sventrato il cuore a picconate; in particolare, al Car. AMENICI venne infilata nel petto la foto dei figli. Al termine dell’eccidio, i corpi vennero trascinati a qualche decina di metri dal casolare ed ammucchiati sotto un grosso sasso, parzialmente ricoperti dalla neve. I cadaveri dei militari vennero rinvenuti casualmente da una pattuglia di militari tedeschi e recuperati per essere ricomposti presso la chiesa di Tarvisio tra il 31 marzo ed il 2 aprile 1944. I funerali si svolsero presso la stessa chiesa il 4 aprile 1944. Al termine di solenne cerimonia funebre, i resti dei dodici carabinieri furono seppelliti in località Manolz di Tarvisio. Dal settembre 1957, grazie all'opera del "Comitato Onoranze ai Caduti nel Comune di Tarvisio", che ha ultimato la costruzione del tempio ossario all'interno della torre medievale, attigua a questa parrocchia, riposano in pace unitamente a 14 combattenti del XVII Settore delle Guardie alla Frontiera ed a 5 militari tarvisiani, Caduti in guerra nove dei dodici carabinieri trucidati.
Di seguito i nomi dei 12 Carabinieri trucidati:
Vice Brigadiere Perpignano Dino
Carabiniere Dal Vecchio Domenico
Cararabiniere Ferro Antonio
Carabiniere Amenici Primo
Carabiniere Bertogli Lindo
Carabiniere Colsi Rodolfo
Carabiniere Ferretti Fernando
Carabiniere Franzan Attilio
Carabiniere Ruggero Pasquale
Carabiniere Zilio Adelmino
Carabiniere Ausiliario Castellano Michele
Carabiniere Ausiliario Tognazzo Pietro
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:30 am

ELENCO DEI MILLE DEPORATI IN SLOVENIA NEL 1945:
-PARTE PRIMA -

Agenti Pubblica sicurezza
Accampora Pasquale, nato a Resina (Napoli); Adamo Emilio, nato a Ripi (Frosinone); Adamo Gennaro, nato a Pozzuoli (Napoli); Anfuso Aurelio, nato a Castelferrato (Enna); Anzaloni Bruno, nato a S. Agata Bolognese; Antuoro Guido, nato a Versano (Napoli); Aurisicchio Francesco, nato a Ostuni (Brindisi); Avellino Luigi, nato a Civitavecchia; Aloè Nicola, nato a Longobardi (Casetta); Barbierato Umberto, nato a San Martino di Venezze (Rovigo); Bellanza Giovanni, nato a Mussomeli (Caltanisetta); Berti Giuseppe Ottavio, nato a Pianiga (Vicenza); Bertela Giuseppe, nato a Salle delle Langhe (Cuneo); Bianco Rosario, nato a Modica (Ragusa); Blundetto Tommaso, nato a Scicli (Ragusa); Borelli Carlo, nato a Camaiore (Lucca); Bosso Giuseppino, nato ad Asti; Bucchieri Giuliano, nato a Pietraperzina (Enna); Buffoni Mario, nato a Montignosso (Massa Ferrara); Burlo Giovanni, nato a Noto Siracusa; Buccino Roberto, nato a Bianzè (Vicenza); C airone Giuseppe, nato a Comittini (Agrigento); Cantile Domenico, nato a Villa di Briano (Caserta); Cantile Vigilante, nato a Villa di Briano (Caserta); Cantone Domenico, nato a Catania; Caratozzolo Salvatore, nato a Messina; Casini Luigi, nato a Massaro (Lucca); Cesaro Armidio, nato a Torreglia (Padova); Chianese Antonio, nato a Villarico (Napoli); Cnipa Lionetto, nato a Tubo sul Trasimeno (Perugia); Chiuzzelin Nazzareno, nato a Fiume; Ciccarone Giovanni, nato a Bitonto (Bari); Cinerari Guerrieri Antonio, nato a Vazzola (Treviso); Colussi Antonio, nato a Cormons; Coppola Ciro, nato a San Giovanni Teduccio (Napoli); Corderò Michele, nato a Vernate (Cuneo); Crea Giuseppe, nato a Motta San Giovanni (Reggio Calabria); De Dominicis Assunto, nato a Monte Argentario (Grosseto); Delle Vergini Antonio, nato a San Marco in Lamis (Foggia); Dell'Orco Angelo, nato a Alatri (Fresinone); De Petri Mario Valentino, nato a Udine; Di Lauro Vincenzo Pietro, nato a Manduria (Taranto); Di Stefano Severino, nato a Ocre (L'Aquila); Eremita Carlo, nato a Noia (Napoli); Farzaglia Giuseppe; Fezzi Walter, nato a Gazzo Veronese (Novara); Forcisi Francesco, nato a Catania; Forcisi Paolo, nato a Catania; Giliberto Rosarsio, nato a Partana (Trapani); Giordano Raffaele, nato ad Ariano Irpino (Avellino); Garzarelli Giuseppe, nato a Ortona (Chieti); Ingrao Antonino, nato a Palermo; Isidori Vincenzo, nato a Carpendolo (Brescia); Lamberti Vincenzo, nato a Castel San Giorgio (Palermo); Licitra Giovanni, nato a Ragusa; La Micela Carmelo, nato a Scicli (Ragusa); Manzione Domenico, nato a Postiglione (Salerno); Mizza Santo Paolino, nato a Lusevera (Udine); Montresor Umberto, nato ad Avio (Trento); Mazzacca Tullio, nato a Mignano Montelungo (Napoli); Monaco Nicola, nato a Caserta; Oìivieri Pasquale, nato a Corato (Bari); Pasquale Carmelo, nato a Turci Si**** (Messina); Pennelli Vito, nato a Modugno (Bari); Pezzato Augusto, nato a Morgeno (Treviso); Pezzone Giovanni, nato a Parete (Cesena); Pierasco Luigi; Puglisi Giovanni, nato a Nicosia (Enna); Putignano Aurelio, nato a Casoria (Napoli); Pasqual Carlo, nato a Jesolo (Venezia); Promutico Franco; Querini Cosimo, nato a Pasian di Prato (Udine); Romeo Delfio, nato a Taormina; Scarabei Aldo, nato a Maserada di Piave (Treviso); Sciammanini Bruno, nato a Roma; Severino Stefano; Sortino Gaetano, nato a Caltagirone (Catania); Savo Sardaro Gerardo, nato a Torrice di Frosinone; Tenavi Giulio, nato a Fiesso Umbertino (Rovigo); Tomadini Dino, nato a Udine; Tagliasacchi Francesco, nato a Messina; Ventin Giovanni, nato a Castelier di Visinada (Istria); Ventura Giorgio, nato a Taranto; Zuccoli Mario, nato a Trieste; D'Ermo Orlando; Gobbo Antonio; Piscopello Amleto, nato a Aliste (Lecce).
Deportati dall'ospedale militare del seminario minore a Gorizia.
Bandeli Luigi (Bandelj Alojz), nato a Comeno; Bologna Umberto, nato a Isola d'Istria; Brescia Antonio, nato a Gorizia; Brighetto Tullio; Brosolo Duilio, nato a Trieste; Contin Bruno; Covacich Umberto (Kovacich Humbert), nato a Trieste; De Lorenzo Domenico, nato a Milano; De Simon Aldo, nato a Maipu (Argentina); Ferrerò Ferruccio, nato a Genova; Fornasetti Romeo (Fornasaric), nato a Gorizia; Furlani Oliviero Antonio, nato a Sanvincenti d'Istria; Gabrijelcic Rudolf, nato a Anhovo; Gerussi Benito, nato a Treppo Grande (Udine); Giovanetti Diego, nato a Genova; Li Gioì Corrado, nato a Gorizia; Mirengo Fulvio, nato a Trieste; Moscarda Luciano, nato a Rovigno; Nucci Luigi; Orel Elios, nato a Trieste; Pochet Felice, nato a Napoli; Puissa Giovanni Matteo, nato a Trieste; Risotti Natale, nato a Novara; Spazzai Mario (Spacai Mario), nato a Trieste; Suggin Francesco (Sugin Frane); Ubaldini Cesare, nato a Trieste; Vidic Pietro (Vidic Peter); Anzil Liberale; Rupe Milan, nato a Opicina (Trieste); Crosato Massimo, nato a Treviso; Vaneti Filippo, nato a LavenoMontebello (Varese). Carceri dell'Ozna a Lubiana.
Prelevati dal carcere alla fine di dicembre 1945 e all'inizio del 1946.
Battello Marino, nato a Brno (Cecoslovacchia); Caloro Giuseppe, nato a Tricase (Lecce); Cassanego Emilio, nato a Gorizia; Luciani Oscar, nato a Fiume; Marcosig Mario, nato a Mossa (Gorizia); Mosche Vito, nato a Trzic nella Carniola Superiore (Neumarkt, D); Olivi Licurgo, nato a Bagolo di Piano (Reggio Emilia); Olivo Engilberto, nato a Gorizia; Pagliaini Mario, nato a Genova; Panebianco Santo, nato a Cerignola (Foggia); Rufolo Alberto, nato a Eboli (Salerno); Rupeni Furio (Rupnik), nato a Trieste; Sverzutti Augusto, nato a Terzo di Aquileia (Udine); N.N., nato a Monopoli (Bari).
Appartenenti al XIV Battaglione Costiero.
Corrente Giordano, nato a Trieste; Cosulich Teofilo, nato a Gradisca d'Isonzo (Gorizia); Micheloni Silvano, nato a San Pietro al Natisone (Udine); Rigo Angelo, nato a Udine; Scrobogna Alter (Walter, Augero, Angelo), nato a Fiume; Vellenich Antonio, nato a Portole d'Istria; Zanuttini Gino, nato a San Giovanni al Natisone (Udine); Corrazzato Benito, nato a Fiume; Corrazzato Rodolfo, nato a Fiume; Deconi Antonio, nato a Villanova di Parenzo; Genisa Francesco, nato a Sambusa ,(Sicilia); Luccarini Marino, nato a Trieste; Schmidt Nevio, nato a Fiume; Superina Silvio (Livio); Marsanich Aurelio, nato a Fiume; Gallovich Valentino, nato a Fiume; Januale Raffaele, nato a Fiume; Zulich Mario, nato a Fiume; Negro Andrea, nato a Fiume; Canto Giovanni; Ricabon Aureliano; Luciani Marino; Zanarolo Giuseppe.
Finanzieri.
Adorno Riccardo, nato a Napoli; Anacoreto Umberto; Candileno Salvatore; Capodiferro Antonio, nato a Gioia del Colle (Bari); Carbone Michele; Della Zona Giovanni; Diez Francesco; Faè Giuseppe, nato a Sassari; Genda Antonio; Indiani Gennaro; Mariniello Agostino, nato a Parete; Marra Francesco, nato a Marano (Napoli); Masara (Masala) Pietro; Michele Bruno, nato a Lecce; Mirabella Ignazio; Mucelli Giacomo; Occhioni (Orecchioni) Pasquale, nato a Sassari; Pintore Gianbattista; Santariello Felice; Scopelliti Luigi; Sias Antonio; Suligoj Pavel (Suligoi Paolo); Vassilich (Vasilic) Pietro; Bruno Michele; Chiapparmi Giovanni; Fusco Michele.
Carabinieri,
Abate Umberto, nato a Santo Lucido (Cosenza); Abeni Sante, nato a Loria (Treviso); Affrunti Francesco; Andaloro Giuseppe, nato a San Cataldo (CI); Allegretti Giovanni; Bassani Paolo, nato a Volterra (Pisa); Bergognini Giacomo, nato a Calpenaso (Brescia); Betti Guido; Cimino Pasquale; Cossetto Albino, nato a Visinada d'Istria; Dalle Nogare Otello, nato a Vicenza; Dalla Valle Antonio, nato a Santa Maria Capua Vetere (Napoli); Di Donna Antonio; Dugo Giuseppe, nato a Patagonia (Catania); Famichetti Giuseppe; Fiore Agostino; Frisco Salvatore; Fusano (Fusaro) Mario; Fabiano (Fabiani) Salvatore; Ferruzzi Alessandro; Gagliato Francesco (Galioto), nato a Siracusa; Gagliotti Gino; Gattiglia Carlo, nato a Rimini; Grispo Angelo (Crispo), nato a Palermo; Guarini Pasquale, nato a Montalbano di Fasano (Brindisi); Guarnieri Carmelo (Guagliardi); Grilotti Dino; Giuliani Salvatore; Intilisano (Iutilisano) Biagio, nato a Messina; Laura Silvio (Silvestro, Estero, Salvatore), nato a Baiardo (Imola); Leone Salvatore, nato a Cinisi (Palermo); Lorenzini Raffaele; Luisi Luigi, nato a Putignano (Bari); Lombardo Giovanni; Marone Alfonso; Marzocca Ruggero, nato a Barletta; Miccoli Rocco Ciro, nato a San Marzano (Taranto); Mirenzi Gaetano, nato a Vazzano (Catanzaro); Moretti Guido, nato a Roma; Masinara Bruno; Modenini Fiore; Morittu G. Battista; Musumeci Orazio, nato a Giarre (Catania); Nastasi Sante; Pino Addelico, nato a Cassarano (Lecce); Pavan Giuseppe (Clemente); Prescianotto Mario; Picchierri Cosimo; Cesare Rosario, nato a Messina; Rossi Isaia, nato a Tretto (Vicenza); Ricci Ernesto, nato a Sezzo Romano; Rioldi Giordano; Salari Fiore, nato a Fabriano (Ancona); Saletti Giuseppe; Scrioni Francesco, nato ad Abbiategrasso (Milano); Silvestri Mario, nato a Monfalcone; Spada Cosimo; Tancredi (Tangrei) Giuseppe, nato a Roma; Totaro (Todaro) Natale, nato a Fiumedinisi (Messina); Volante Gerardo; Zilli Cosimo, nato a San Cesareo (Lecce); Zuch Massimo, nato a Oberslinger (Germania); Zanotti Luciano; Zaninelli Giovan Battista; Pellegrino Raffaele, nato a Napoli; Dessi Ignazio; Garbino Antonio; Totaro Libero; Orlandini Benigno; Valente Gerardo; Draicchio Rocco; Salta Agostino.
MDT IV Reggimento.
Antonaci Nicola, nato a Gallipoli (Lecce); Bastante Gìno, nato a Padova; Bosio Gino, nato a Sazzara (Mantova); Buiatti Antonio, nato a Feletto Umberto (Udine); Bonello (Benello) Bruno (Teobaldo); Candutti Mario, nato a Gorizia; Cosulini (Kozlin) Ugo (Cusolini); Fabiani Giuseppe, nato a Gorizia; Gabrielcich (GabrijelcicGabrielli) Rodolfo (Rudolf); Goriup (Gori, Gorjup) Guerrino (Vojko), nato a Lestizza (Udine); Josini Ervino, nato a Gorizia; Jacopalli Francesco; Jakopelli Procopio; Lippi Virgilio, nato a Gorizia; Loria Claudio, nato a Gorizia; Massari (Masari) Mario, nato a Gorizia; Mazzolin(i) Longino, nato a Gorizia; Panizza Vincenzo, nato a Gonzaga (Mantova); Quarantotto Augusto, nato a Pola.
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:31 am

ELENCO DEI MILLE DEPORATI IN SLOVENIA NEL 1945:
-PARTE SECONDA -

Bersaglieri.
Argenti Fabio, nato a Terni; Asterini Mario, nato a Vicenza; Borghese Mario, nato a Trieste; Bichelli Nicola, nato a Vicenza; Cadoppi (Cadotti) Vittorio, nato a Reggio Emilia; Debei (Debel) Armando, nato a Chioggia; Debei (Debei) Augusto, nato a Chioggia; Dubbini (Dubin) Giorgio, nato a Terni; De Cleva Bruno, nato a Visignano d'Istria; Julita Francesco, nato a Messina; Landò Caterino, nato a Pasiano (Pordenone); Mastinu Giovanni, nato a Nuoro; Muracca Antonio, nato a Reggio Calabria; Principato Carmelo, nato a Messina; Pregnolato Vittorio, nato a Pavia; Ravenna Giovanni, nato a Milano; Stefani Marcello, nato a Treviso; Bertoluzzi Marino, nato a Venezia; Busatti Oscar, nato a Ferrara; Degoli Franco, nato a Modena; Di Giorgi (Di Giorgio) Giovanni, nato a Vico Gargano (Foggia); Di Stefano Salvatore, nato a Pozzogallo di Ragusa; Ferro Pietro (Giuseppe), nato a Venezia; Flaminio Silvano, nato a Castel Gandolfo (Roma); Flaminio Vladimiro, nato a Brescia; Gagliotti Roberto, nato a Vittorio Veneto; Marigliano Ennio, nato a San Paolo di Piave; Porro Riccardo, nato ad Andria (Bari); Scaringi Domenico, nato a Tripoli; Simone Giacomo, nato a Venezia; Toderini De Gagliardis Dalla Volta Vincenzo, nato a Pisa; Miotto Dante, nato a Piazzola sul Brenta (Padova); D'Alessio Alberto, nato a Napoli; Macchi Giorgio, nato a Trieste; Spongia Romeo, nato a Trieste; Pisano Giuseppe, nato a Mogoro (Cagliari); Arcangeli; Barozzi Alfredo; Barucci Sandrino; Belletti; Capetto Italo; Cardinale (Cardinali) Giuseppe, nato a Maggioné (Perugia); Cattini Bruno, nato a Chioggia; Chiacchio Giuseppe; Del Cocco Antonio; De Vita Luigi; Galli Alfredo; Guadagnini Luigi; Impellizzieri; Loner; Mannuppelli Giuseppe; Manicardi Enrico (Ennio); Mazzi Atebano, nato a Capoliveri (Livorno); Manzoni Luigi; Marchiori Primo, nato a Lendinara (Rovigno); Marte Giovanni; Masazza Cesare; Massimo Loreto; Mileti Milvio, nato a Roma; Pacinico Sergio; Peviani Renzo, nato a Rovigo; Perini Riccardo, nato a Chioggia; Renzi Goffredo; Ragno Renato (Sergio); Sabbatini Giuseppe; Sallustri Franco (Ferruccio); Sandrin Antonio; Sencchi (Scucci) Giuseppe; Travaini Ruggiero, nato a Frosinone; Vanoni Giuseppe; Zeni Santo; Zorzi Renato; Verrando Domenico; Oliva; Oliver (Olivieri) Agostino; Pieri Piero; Previti Antonio; Raho Paolo; Siligoni; Tommasin; Turbani; Zucchelli Angelo; Tavardo Giuliano; Viviani Gabriele; Udovic; De Silvestri Luigi; Roich Ennio; Uricelli Ferdinando.
Militari.
Avian Giovanni Battista; Bardaro Gaspare, nato a Pescara; Bertos Guido, nato a Gorizia; Illi Achille, nato a Padova;Berardi Manlio, nato a Sarandi Grande (Uruguai) (Napoli); Borsieri Giuliano, nato a Firenze; Bruni Francesco; Carrara Umberto, nato a Mariano di Parma; Casagrande Umberto, nato a Vallorbe (Chieti); Casalena Angelo, nato a Teramo; Corina Michele (Kocina Kocjancic Mihael), nato a Gorizia; Colla Silvio, nato a Parma; Colombo Giacomo; Colussi Angelo, nato a Venezia; Culiersi Tommaso, nato a Rocale (Lecce); De Finetti Franco, nato a Gradisca d'Isonzo; D'Ago Antonio; Farcincasi Mario; Farina Angelo, nato a Palermo; Forcessin Ettore (Forcesin Hektor); Fanfani Mario, nato a Montepulciano (Siena); Gaier Renato, nato a Gorizia; Gaspa(e)rutti Rodolfo, nato a (Cormons) Corno di Rosazzo (Udine); Jazbar Francesco (Frane), nato a Idria; Jordan Luciano, nato a Gorizia; Jordan Pietro; La Micela Luigi, nato a Sicli (Ragusa); La Palermo Girolamo; Leopoli Romano, nato a San Martino di Quisca; Loviscek Emilio (Loviscek Emil) (Loviscig), nato a Piedimonte (Gorizia); Marcato Angelo; Marcon Goffredo, nato a San Vito al Torre (Udine); Mariano Angelo, nato a Avellino; Marizza Vittorio, nato a Sagrado (Gorizia); Mastroianni Antonio, nato a Maddaloni (Ce) (Napoli); Mazzatenta Giorgio; Menotti Vittorio, nato a Romans (Gorizia); Music(h) Gino; Pascolat Francesco, nato a Cormons (Gorizia); Petraglia Francesco, nato a Palermo; Posa Vincenzo, nato a (Montrone) Adelfia (Bari); Pranzo Orazio; Rimani Vittorio; Ripetto Pietro; Rizzi Umberto, nato a Chiusaforte (Udine); Ronco Enzo, nato a Fermo (Ascoli Piceno); Roscio Lodovico; Rossanda Tullio, nato a Pola; Rossi Francesco; Santori Gino, nato a Serra San Quirino (Ancona); Saviano Giuseppe, nato a Palermo; Sigismondi Mario; Simone Antonio, nato a Molfetta (Bari); Simonetti Mario, nato a Sagrado (Gorizia); Skocir Silvio (Silvo); Smogliani Umberto; Sorano Donato; Spanghero Clemente, nato a Gorizia; Tandoi Pasquale, nato a Corato (Bari); Tavian Giovanni, nato a Cormons (Gorizia); Todisco Domenico, nato a Rovigno; Trusso Franco; Tunisi Francesco Paolo, nato a Marsala; Bussini Lorenzo.
Ulteriore elenco di deportati.
Alfieri Guido; Assi Renato; Di Biaggio Giuseppe; Di Stefano Carlo; Donatella Orazio; De Pregi Luigi; De Spirito Alfredo; Dami Giorgio; Fait Giuseppe JlJosef); Filetti Vittorio; Ferrari Vittorio (Ciro); Ferrara Sigismondo; Finelli Federico; Gai Guerrino; Gantar Cirillo (Ciri!); Gabrielcis Bruno (Gabrielcic); Gabrielcich Stanislao (Gabrielcic Stanislav); Gemelli Mario; Goljevscek Francesco (Frane); Goljevscek Raffaello (Rafael); Gozzi Nino; Gobbetto Dino; Granieri Donato; Gregorig Antonio (Gregoric Anton); Grilotti Dino; Intrepido Angelo; Konjedic Francesco (Frane); Kaniz Janez (Keinz Fritz); Kanzler Giuseppe; Lucchese Luigi (Lukezic Alojz); Lorenzon Pietro; Luzio Arturo; Lippi Bruno; Leupuscek Andrea; Lentini Francesco; Manzano Gagliano; Malfatti Bruno; Malfatti Ugo; Marte Pietro; Maroni Mario; Martinuzzi Bruno (Martinuc); Meneghini Walter; Melidona Giuseppe; Miani Bruno; Medvesek Antonio (Medvescek Anton); Molinaro Domenico; Motta Bernardo; Moira Giovanni; Mocnik Marjan; Muzzaglia Lauro; Moretti Nicolò; Nicola Stasio; Nanut Enrico (Henrik); Ozioni Vittorio,Passoni Ermes; Padovan Ermenegildo; Paussig Beniamino (Pavsic Benjamin); Pertot Bruno; Pertini Luigi; Pellegrin Donato; Petta Giuseppe; Peìratti Giuseppe; Pecorari Mario; Pellegrini Ferruccio; Pelesson Luigi (Pelicon Alojz); Pertot Alessandro (Aleksander); Pielig Ezio; Porta Basilio; Pocar Ubaldo; Quaglio Luigi; Rizzi Carlo; Ronchini Alfredo; Ruggeri Giuseppe; Rutar Ivan; Russian Luigi (Rusjan Alojz); Stigar Mario; Serdan Ottelip; Scardino Nicola; Staniscia Francesco (Stanisa Frane); Secchi Antonio; Sfiligoi Alfredo (Sfiligoj Alfred); Sfiligoi Ignazio (Sviligoj Ignac); Sfiligoj Rodolfo (Sviligoj Rudoìf); Sgubin Daniel (Skubin Daniel); Sganghero Italo; Sciarrone Franco; Scuoto Umberto; Schweickert Arno; Scaldavilla Gaetano; Stecchina Primo; Scopazzi Desiderio; Tuccillo Mariano; Talutto Gaspare; Tami Emilio; Tignola Giovanni; Tomasello Giuseppe; Tronci Michele; Trost Giovanni (Ivan); Toros Mario; Vercelli Giovanni; Ve(n)toruzza Guido; Viliadoro Nicola; Vir Carlo; Veluscek Mario; Weimar Toffanello; Zentil Marcello; Zotti Adriano (Cotic); Zorz Edoardo; Medvescek Luigi (Alojz); Medvescek Rodolfo (Rudolf); Medvescek Giuseppe (Jozefl; Bìontino Ottavio; Aielli "Gualtiero; Olivieri Silvestro; Auzil Liberale; Bradaschia Giuseppe; Bucik Giovanni (Ivan); Berlot Alojz; Bevilacqua Domenico; Corizzato Vincenzo; Crojoldi Enrico; Corettig Marino; Glessi Raffaele; Goljevscek Antonio (Anton); Lazzari Giuseppe; Leonardo Mario; Panagini Giuseppe.
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:32 am

ELENCO DEI MILLE DEPORATI IN SLOVENIA NEL 1945:
-PARTE TERZA -

Scomparsi, riportati solo con nome e cognome.
Gamberale Giorgio; Jakin Egidio (Jakini); Sorano Pietro; Herbecher Franz. Prelevati dalle carceri di Monfalcone in provincia di Gorizia. Andrei Antonio; Andrei Stanislao; Bampi Aldo, nato a Trento; Chessa Lorenzo; Colautti Giuseppe, nato a Monfalcone; Cortese Mario, nato a Pola; Comandini Olindo, nato a Cesena; De Carlo Domenico, nato a Massafra (Tarante); De Carlo Marcello, nato a Monfalcone; Fattoretto Vittorio, nato a Piove di Sacco (Padova); Ferluga Severino, nato a Trieste; Idà Aurelio, nato a Napoli; Lubrano Michele, nato a Radicena (Reggio Calabria); 'Maggio Augusto, nato a Gallipoli; Maurutto Nella, nata a Monfalcone; Miceli Giuseppe, nato a Monfalcone; Misciali Emanuele, nato a Gallipoli (Lecce); Morello Giuseppe, nato a Taggiano (Salerno); Pano Tommaso, nato a Galatina (Lecce); Pelikan Vincenzo, nato a Ruvo di Puglia; Rizzo Antonino, nato a Condro (Messina); Rossi Angelo, nato a San Canzian dlsonzo; Scommegna Francesco, nato a Barletta; Tanzarieìlo Rocco, nato a Ostuni (Brindisi); Zorzetti Romano, nato a San Canzian d'Isonzo; Cavazzini Gino, nato a Colecchio (Parma); D'Acerno (D'Acervo) Federico, nato a Fondi (Lt); Gallinari (Renato), nato a Milano; Gaspa Giovanni, nato a Sassari; Rimanelli Michele, nato a Casacelenda (Campobasso); Rupnik (Rupini) Francesco (Frane), nato a Udine; Salvini Iginio, nato a Villesse; Satta (Saetta) Carmine (Carmelo), nato a Cristano (Cagliari); Todde Pietro, nato a Pirri (Cagliari); Gallopin Lionello, nato a Ronchi; Gianbianco Salvatore, nato a Palermo; Li Volsi Francesco, nato a Caltagirone; Mastrocinque Nicola, nato a Taranto (Alessandria).
Tradotti nel campo di concentramento per prigionieri militari a Borovnica.
Alfano Ciro, nato a Gragnano; Banesi Aldo, nato ad Agazzano (Vicenza); Celadini Antonio, nato a Garzigliano (Padova); Famea Luigi, nato a Mossa (Gorizia); Gandi Anselmo, nato a Fallonica (Burlonica) (Grosseto); Jakovinovich Antonio, nato a Lanteg (Germania); Nalgi Giorgio, nato a Celje; Rebora Alfonso, nato a Millesimo (Savona); Russo Vittorio Emanuele, nato a Napoli; Roberto Ignazio, nato a Roma; Taverna Vinicio, nato a Cervignano (Udine); Trastullo (Trastulla) Angelo, nato a Imperia; Stacul Pietoso, nato a Medea; Ferro Giuseppe, nato a Padova; Rampazzo Nino, nato a Padova; Zecchinelli Antonio, nato a Verona; Pelici Cesare, nato a La Maddalena (Sassari).
Deceduti nel campo di concentramento per prigionieri di guerra a Borovnica.
Aiello Girolamo, nato a Palermo; Brugo Giovanni, nato a Novara; Carnevali Giustino, nato a Carpi (Modena); Cesaro Annidio, nato a Torreggia (Padova); Crepaldi Emilio, nato a Taglio Po; Landini Antonio, nato a La Spezia; Richetti Ferdinando, nato a Modena; Tischi (Tiechi, Tisghi) Alberto, nato a Cremona; Cozzi (Gozzi) Serafino, nato a Baldowiz (Ucraina).
Deceduti a Skofja Loka.
Balos Isidoro, nato a Verteneglio; Consentino Sebastiano, nato a Mistella (Messina); Liaci Antonio, nato a Gallipoli (Lecce); Mattiech Boris, nato a Ragusa (Zadar); Stacul Oreste, nato a Medea; Tossut Claudio, nato a Udine; Urdan Giuseppe, nato ad Aurisina (Trieste); Chierego Manlio, nato a Trieste.
Deceduti nelle carceri (ospedale) a Lubiana
Bach Riccardo nato a Leopoli (Siracura), Del Ponte Oscar nato a Trieste, Zoratti Pietro nato a Ptuj
Deceduti ad Aidussina.
Chersovani Carlo (Kersevan Karel), nato a Montespino (Dornberk).
Deceduti a Gorizia.
Monaco Giuseppe, nato a Palermo.
Civili.
Abrile Alberto, nato a Torino; Abrile Enzo, nato a Gorizia; Abrile Renato, nato a Gorizia; Angelini Tullio, nato a Cremona; Appiani (Happacher) Renato, nato a Gorizia; Baggiani Lelio, nato a Casalino Ponzana (Novara); Baiz Stanislao (Baie Stanislav), nato a Prosecco (Trieste); Barbasetti (Di Prun) Paolo, nato a Padova; Barbieri Alfonso, nato a Galliere (Bologna); Battigelli Francesco (Batagelj Frane), nato a Kamnje (Aidussina); Belling(c)ar Carolina (Belingar Karolina), nata a Gorizia; Tenaglia Liana Lucinda, nata a Trento; Bene (Bencz) Giorgio, nato a Marburgo (Germania); Bergerard Giovanni; Boltar Luigi (Alojz); Bonnesi Ettore, nato a Gorizia; Bramo Giovanni, nato a Gorizia; Brecelj Augusta, nata a Salcano; Bresciani Carlo, nato a Gorizia; Bressan Guido, nato a Lucinico (Gorizia); Brumatti Marino, nato a Farra; Bullo Giuseppe, nato a Cormons; Burnich Elino, nato a San Lorenzo di Mossa; Beuzzar Giuseppe, nato ad Abbazia; Benedetti Luigi; Bonne Luigi (Bones Alojz), nato a Gorizia; Blasi Danilo (Blazic), nato a Gorizia; Cadamuro Antonio, nato a Cimadolmo (Treviso); Calligaris Augusto, nato a Cormons; Calligaris Mario, nato a Cormons; Calvi Amedeo, nato a Bologna; Cartelli Eugenio, nato a Fiume; Casasola Antonio, nato a Salcano; Cassanego Saturnino, nato a Gorizia; Cerchier(l) Nicolò, nato a Venezia; Ceschia Giuseppe, nato a San Lorenzo (C apriva); Chiad.es Carmen, nata a Gorizia; Chiades Fernanda, nata a Gorizia; Ciani Sofia, nata a Spalato; Ciargo Giovanni (Cargo Ivan), nato a Salona d'Isonzo; Cingolani Mariano, nato a Recanati (Ancona); Ciuffarin Anna Maria (Cufarin Annamaria), nata a Volosca; Ciufferli Giuseppe (Cuferli Jozef); Clede Carlo (Hlede Karel), nato a Kopildno (Cecoslovacchia); Clede Luigi (Hlede Alojz), nato a Gorizia; Cocianni Emilia (Kocijancic Emilija), nata a Gorizia; Codarin Alfredo, nato a Trieste; Colla Maria (nata Leitgeb), nata a Gorizia; Colmali (Gollmayer) Arrigo, nato a Trieste; Colotti Cario, nato a Gorizia; Coniglio Cosimo, nato ad Adesino (Catania); Coniglio Cosimo Francesco, nato a Gorizia; Contino Biagio, nato a (Cormons) Cattolica Eraclea; Cosmi Cleto, nato a Palmanova (Udine); Cossovel (Coselli) Egone (Kosovel Egone), nato a Gorizia; Cossovel (Coselli) Giuseppe (Kosovel Jozef), nato a Gorizia; Cossutta Armando, nato a Villesse (Gorizia); Cuccurullo Girolamo, nato ad Aleppo (Siria); Curti Fermo, nato a Ceranoya (Pavia); Cussigh Antonio, nato a Dobrova (Lubiana); Cecchi Mario; Cracchi Angela Maria Ginetta, nata a Latisana (Udine); Corquel (Cargnel Carniel) Bruno, nato a Lucinico (Gorizia); D'Ambrosi Mario, nato a Caserta; D'Atri Mario, nato a Castrovillari (Cosenza); D'Atri Oscar, nato a Castrovillari (Cosenza); Dean Antonio, nato a Piedimonte (Gorizia); Dean Rodolfo, nato a Fiumicello (Udine); De Colle Carlo, nato a Gorizia; De Ferri Bruno, nato a Gorizia; De Ferri Giuseppe, nato a Gorizia; De Ferri Mario, nato a Gorizia; Del Franco Eugenio, nato a Gorizia; Della Ricca Lorenzo Luigi, nato a Palazzolo (Udine); Derndich Milena, nata a Pola; Dessi Eugenia, nata a Ronchi dei Legionari; Di Blas Alfredo, nato a Gorizia; Donatim Armando, nato a Villesse; Fait Giovanni (Fajt Jvan), nato a Gorizia; Fait Giulio (Fajt Julij), nato a Untergries (Germania); Ferfoglia (Ferfolja) Bruno, nato a Gorizia; Fedon Aristide, nato a Fiumicello (Udine); Ferrari Ciro, nato a Mantova; Fonzari Guido, nato a San Mauro (Gorizia); Fornasari Giovanni (Fornazaric Ivan), nato a Romans; Furlani Angelo, nato a Gorizia; Furlani Emilio, nato a Gorizia; Fiamingo Alfio; Gentile Rizzieri; G(h)ergolet Umberto, nato a Gorizia; Giana Andrea, nato a Roccaforte di Mondovì (Cuneo); Grapulin Dolores, nata a (Gorizia) Lubiana; Grapulin Edoardo sr., nato a Gorizia; Grapulin Edoardo jr., nato a Gorizia; Grauso Ernesto, nato a Cagliari; Graziato Nicola, nato a Tribano (Padova); Greco Guido, nato a San Secondo Parma; Grion Olga, nata a Capodistria; Gronelli Orestina, nata a Gorizia; Grossi Teresio, nato a Carbonara Scrivia (Alessandria); Gueli Emilio, nato a Raffadoli (Agrigento); Gueli Emilio Eugenio, nato a Gorizia; Graziani Vittorio, nato a Gorizia; Hahn De Hahnenberg (Hannerben) Guido, nato a Gorizia; Jacovino Giovanni, nato a Slivno (Spalato); Jourdan Honoré Marcello, nato a Gorizia; Kravos Stanislava; Kocina France, nata a Dobrovo; Lazzaro Arturo, nato a Saonara (Padova); Lazar (Lazzer) Giovanni, nato a San Polo di Piave (Treviso); Leghissa Guglielmo, nato a Monfalcone; Leili Aldo, nato a Savona (Arezzo); Lentini Michelangelo, nato a Vizzini (Catania); Leone Quintigliano, nato a Lecce; Lingua Bruno, nato a Gorizia; Longo Nicola, nato a Corate (Bari); Lopell (Loppel) Leopoldo, nato a Pola; Lovisi Giuseppe (Loyiscek) Jozef, nato a Gorizia; Macuzzi Carlo (Makuc Karel), nato a Gorizia; Malena Gregorio, nato a Rossano Calabro (Cosenza); Mally Ermanno, nato a Idria di Sotto; Maniacco Mario, nato a Gorizia; Mantini Arcibaldo, nato ad Ancona; Marassi Giuseppe, nato a Gorizia; Marian Ezio Carlo, nato a Cameri (Novara): Mastrandea Maria Carmen, nata a Gorizia; Matteucei Aldo, nato a Senigallia; Mattiussi Aristide, nato a Trieste; Mauri Andrea (Mavri Andrej), nato a Vrtace (Kojsko); Mezzorana Mario, nato a Gorizio; Mezzorana Oscar, nato a Capriva; Miano Aldo, nato a San Pietro al Natisone; Modes (Moderc) Elizabeta, nata a Hall (Austria); Monaco Emilio, nato a Oria (Brindisi); Morassi Giovanni Luigi, nato a Gorizia; Movia Giovanni, nato a Gradisca d'Isonzo; Morassi Flora; Majnik Mariano (Marjan), nato a Gorizia; Moscheni Francesco, nato a Gorizia; Nadaia Augusto, nato a Piedimonte (Podgora); Nanut Giuseppe (Jozef); Nardini Giuseppe, nato a Gorizia; Narcisi Guido, nato a Gorizia; Nardini Vittorio, nato a Gorizia; Nicora Bruno, nato a Gorizia; Nicolaucig Lidia (Nikolavcic Lidia); Nespolo Antonio, nato a San Dona di Piave; Ongaro Giuseppe, nato a Gorizia; Padovan Giuseppe, nato a Gorizia; Pagliari Lucio, nato a Cremona; Paternolli (Venuti) Giuseppina, nata a Gorizia; Pedone Giovanni, nato a Botrugno (Lecco); Pellaschiari Antonio, nato a Capodistria; Peresson Regina (nata Sennis), nata a Gorizia; Persa Renato, nato a Gorizia; Piccoli Fortunato, nato a Farra; Picech Maria Luigia, nato a Cormons; Piemonti Luciano, nato a Trieste (Gorizia); Pizzucchini Vittorio, nato a Gorizia; Polesello Bartolo, nato a Prata di Pordenone; Poleselli Antonio (Pozenel Anton), nato a Montenero d'Idria; Posenelli Stanislao (Pozenel Stanislav), nato a Montenero d'Idria; Pregali Giuseppe nato Metljca; Pregelli Giuseppe (Pregeli) Jozef; Prencis Stoian Mariano, nato a Dutovlje; Prencis Vilibaldo, nato a Dutovlje; Primosic Teodoro (Primozic Bozidar), nato a Canale; Princis Corrado, nato a Gorizia; Papis Marianna (maritata Screnzel), nata a Gorizia; Podgornik Maria, nata a Idrija ob Baci; Podgornik Emma, nata a Idrija ob Baci; Rajer Casimiro, nato a Aidussina; Rajer Marija (nata Miljavec), nata a Gorizia; Resch Giuseppe, nato a Sagrado; Rigon Bruno, nato a Vicenza; Rìssdorfer Erminìa, nata a Freiwaldau (Slesia); Rizzatto Bruno, nato a Trieste; Rosolen Luigi, nato a Piedimonte (Podgora); Rossaro Giorgio, nato a Rovereto (Trento); Rustia Olga; Ricchetti Aldo; Saletta Iginio, nato a Senio (Vicenza); Saxsida Giuseppe (Saksida Jozef), nato a Dorenberk; Schonta Edoardo, nato a Pola; Seyerin Fulvio, nato a Gorizia; Stecar Luigi (Stekar Alojz), nato a Kojsko; Stringhetti Giovanni Battista, nato a Udine; Saletta Renzo (Bruno), nato a Venezia; Saletta Agostino; Sprinar Enrico (Errich), nato a Dol Otlica; Sprinar Erricti (da Montenero); Sirca Maria; Tatti Antonio, nato a Bortigiades (Sassari); Tomasetti Italico, nato a Gorizia; Tromba Giorgio, nato a Gorizia; Umercetti Benito; Varlec Marino, nato a Kanal; Varutti Ernesto, nato a Costano (Udine), Venezia Giulia, nata a Udine; Vidoz Luigi, nato a Lucìnico; Vìtes Ermanno (Vitez Herman), nato a Salcano; Volpi Ariodante, nato a Sanvincenti d'Istria; Volpi Bruno (Volk Bruno), nato a Gorizia: WeinlerVirifvr Oddone, nato a Weidling (Austria); Zagaglia Vittorio, nato a Pordenone; Zagar Rodolfo (Zagar Rudolf), nato a Trieste; Zbogar Roberto (Zbogar Robert), nato a Gorizia; Zorzenone Giovanni, nato a Gracova Serravalle; Tercuz Assunta Zenska; Azzolina Mario, nato a Caltagirone (Catania); Rogas Pietro, nato a Palermo; Saletti Agostino, nato ad Asciano (Siena); Sganghero Ermanno, nato a Turriaco; Ciccia Salvatore, nato a Catania; D'Ambrosio Antonio; nato a Padova; Pegan Anna, nata a Vipacco; Ursic Andrej, nato a Caporetto.
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:33 am

ELENCO DEI MILLE DEPORATI IN SLOVENIA NEL 1945:
-PARTE QUARTA E ULTIMA -

Ritornati.
Agati Antonio; Baucon Giuseppe (Bavcon Jozef), nato a Gradisce ob Soci; Betnazik Corrado (Bednarzik Radivoj), nato a Gorizia; Brizzi Giancarlo; Bertossi Italo; Carriera Stefano; Ceccon Virgilio; Cornei Luigi (Komel Alojz), nato a Gorizia; Cassini Carlo; Calderari Amedeo; Cerne Nada, nata a Dornberk (Vogrsko); Chiariotto Guido; Citti Giovanni, nato a Lecce; Cumar Giordano, nato a Parenzo; Fant Elvezio; Ferracin Antonio; Ferfoglia Giovanni (Ferfolja Janko), nato a Merna; Furlan Lamberto (Lambert), nato a Aidussina; Falconi Alfredo; Fervolino Antonio, nato a Poggiomarino (Napoli); Feresin Arrigo, nato a Capriva; Gatti Natalia (maritata Koralek), nata a Gorizia; Giacomelli Annunzio Vittorio, nato a Udine; Iercich Albina (Jerkic), nata a Polonie Brdo vicino a Gorizia; Kenda Francesco (Frane); Kogoj Angelo (Janko), nato a Merna; Komianc Vittoria (Viktorija), nata a San Floriano (Steverjan); Kuemaier Maria (sorella Caterina), nata a Baden sul Danubio; Ligresti Sebastiano, nato a Malta; La Scala Mario; Lollai Salvatore; Maiani Oreste, nato a Sant'Angelo di Brollo (Messina); Margara Giovanni; Marianelli Franco; Mauri Antonio, nato a Trieste; Meneghetti Narciso; Miclus Antonio (Mikluz Anton), Mosetich Gabriele (Mozetic Gabrijel); Mutti Redento; Marchiorì Umberto (Markocic Albert?); Manfredi Roberto; Mazzeo Michele; Misciali Giuseppe, nato a Gallipoli; Michelus Elio (Mikluz), nato a Gorizia; Nefat Elisabetta, nata a Rovigno; Oddo Rosolino Franco (Rosolino Oddo); Paulin Emilio (Pavlin Emil), nato a Gorizia; Pussig Emilio (Pavsic Emil); Pevere Maria, nata a Maragno Lagunare; Perini Giuseppe; Persolja Anton; Piani Francesco, nato a Rakek; Pirollo Renato, nato a Gorizia; Prencis Daniele (Princic Danijel); Princi Emma (Princic Princez); Patuma Lodovico, nato a Gradisca d'Isonzo; Podbersig Daniele (Podbersic Danijel), nato a Gorizia; Quartuccio Severino, nato a Chorio (Reggio Calabria); Ronutti Sergio; Ruggero Vincenzo; Rustja Stanislav, nato a Lokovec; Rustian Antonio; Russo Ciro; Rustja Giuseppe (Jozefì, nato a SkriUe (Aidussina); Rossetti Franresno, nato a Ostia Vetere (Ancona); Sacher Alberto, nato a Umago; Saldarmi Attilio, nato a Cormons; Scarpin Ugo, nato a Medea; Sellini Mario, nato a Trieste; Spessot Bruno, nato a Gorizia; Stulle Tullio; Serafino Ernesto; Salvaterra Giuseppe, nato a Gorizia; Saksida Zora; Trullo Vincenzo (Truglio), nato a Catanzaro; Tornasi Ugo; Tutta Venceslao (Tuta Venceslav), nato a Tolmino; Ursic Mirko, nato a Sela vicino Volcah; Ursic Gabriel (Ursic Gabrijel); Velicogna Giovanni (Velikonja Ivan), nato a Gresenbrun (Austria); Vidìch Valentino (Vidic Zdravko), nato a Canale; Vidimari Bruno (Vidmar Bruno), Velikonja Giuseppe (Jozef); Zorattini Giuseppina, nata a Maribor; Zuccalli Teofioro (Teodoro); Zanello Bruno; Zanghi Umberto, nato a Susak; Zotti Antonio (Cotic Anton); Morel Ignazio (Ignac), nato a Gorenje Polje; Ipavec Giuseppina (Jozefa); Mazzoccone Camillo; Caputo Giovanni; Gelli Michele, nato a Pistoia; Kaucic Giovanni (Kavcic Ivan); Manca Gavino (Gaetano); Mughe(r)lli Valentino (Mugerli Valentin); Rosini Gino; Concilio Domenico, nato a Battipaglia; De Vecchia Ida, nata a Sandrinetto (Verona); Fabbri Guerrino; Mauro Emanuele, nato a Gela; Podgornik Gualtiero (Vojko); Sfiligoi Jozef (Sfiligoj Jozef); Sinigoj Daniel, nato a Doraberk; Turroni Trebles, nato a Forlì; Bastianutto Luigi, nato a Trieste; Barazzetti Mario, nato a Gorizia; Beggi Giovanni, nato a Gorizia; Citta Carlo, nato a Lecce; Schilacci (Schillaci) Angelo, nato a Favarra (Agrìgento).
Scomparsi prima del 1 maggio 1945
Ambrosi Egidio, nato a Sagrado (Gorizia), Badalini Erminio, nato a Gorizia; Belli Renato, nato a Gorizia; Blasizza Alfredo (Blazic Alfred), nato a Podgora (Piedimonte); Bucovini Aldo (Bukovic), nato a Gorizia; Burcheri Cataldo, nato a San Cataldo (CI); Bensa Basilio, nato a Gorizia; Biscardi Rosario, nato a Vittoria (Ragusa); Boschin Antonio (Boskin Anton), nato a Gorizia; Causer Egidio, nato a Monfalcone; Cechet Attilio, nato a Fogliano Redipuglia; Cigoli Giuseppe (Cigoj Jozef), nato a Salcano; Cinti Giacinto; Ciuffarin Rodolfo (Cuferin Rudolf), nato a Gorizia; Clancis Severino (Klancic Severin), nato a Lucinico (Gorizia); Cociancig Aldo (Kocjancic), nato a Gorizia; Coos Alfredo (Kos Alfred), nato a Lucinico (Gorizia); ****t Giovanni (Kulot Ivan), nato a Gorizia; Calligaris Emilio, nato a Trieste; Caratti Rodolfo, nato a Reana del Roiale; Chiapulin (Carletti) Margherita,, nata a Gorizia; Cocianni Luigi (Kocjancic Alpjz), nato a Trieste; Collini Giuseppina, nata a Gorizia; Comelli Agostino (Romei Avgust), nato a Kromberk (Gorizia); Cumar Mario (Humar Mario), nato a Gorizia; Danieli Valentino, nato a Genova; Degano Riccardo, nato a Pasian di Prato (Udine); Del Zotto Gerardo, nato a Manzano; Del Zotto (nata Celli) Luigia, nata a Cormons (Gorizia): De Mantissa Eugenio, nato a Gorizia; De Piero Angelo, nato a San Nicola Manfredi (Benevento); Dilena Bruno, nato a Mossa (Gorizia); Dossio Alberto, nato a Monaco; Duca Vladimiro (Knez Vladimir), nato a Caporetto; Epicuri Felice, nato a Padova; Franchi Umberto (Franko Albert), nato a Gorizia; Furlani Teodoro, nato a Moste (Lubiana); Fabbio Idelberto, nato a Salerno; Faggiani Ettore, nato a Portogruaro; Franceschinis Giovanni, nato a Brasilia; Fois Lucio (Fon Alojz), nato a Caporetto; Gaier Luigi, nato a Gorizia; Gargano Sabino, nato a Barletta (Bari); Ghi Andrea, nato a Sassari; Gianna Severino, nato a Foggia; Gutierrez Stefano, nato a Sassari; Giani Ferruccio, nato a Gorizia; Giana Francesco, nato a Samicandro Garganico (Foggia); Grignetti Umberto, nato a Roma; Grinovero Giovanni, nato a Cividale (Cedad); Hois Ugo; Hahn De Hannenbeck Sergio, nato a Gorizia; Iach Giuseppe (Lah Jozef), nato a Dobravlje; Isotta Maria; Leogrande Giovanni; Liceni Radovano (Licen Radovan), nato a Branik (Gorizia); Lovini Francesco Loviscek Frane), nato a Medana; Lippi Luigi (Lipicar), nato a Gorizia; Laruccì Luciano, nato a La Spezia; Lazzini Renata, nata a Cherso; Lodi Luigi, nato a Mantova; Longo Ugo, nato a Capodistria; Lupi Carlo, nato a Trieste; Manfrin Gìno, nato a Rovigo; Marchi Jolanda, nata a Piedimonte (Gorizia); Marcocic Luigi (Markocic Alojz), nato a Gorizia; Mattei Vicnenzo, nato a Pisino; Mazzatenta Giorgio; Milost Eugenio (Eugen), nato a Salcano; Muzzolini Leonardo, nato a Billerio (Udine); Magris Sergio, nato a Trieste; Medeot Giovanni, nato a Farra d'Isonzo (Gorizia); Micheli (Turchi) Isa, nato a Torrita di Siena; Malandrini Romano, nato a Venezia; Marvin Valentin, nato a Gorizia; Muzzolini Ivano, nato a Billerio Migliano (Udine); Novo (nata Battiston) Rina, nata a Pordenone; Olivo Vittorio, nato a Rivignano; Paulin Luigi (Pavlin Alojz), nato a Gorizia; Pellegrino Pasquale, nato a Falerna (Catanzaro); Perla Giuseppe, nato a Teramo; Persoglìa Oscar (Persolja Oskar), nato a Possio San Valentino; Paoletti Aldo (Pavletic), nato a Gorizia; Piemonti Giuseppe, nato a Cormons; Privitera Alfio; Pueri Giorgio, nato a Trieste; Ronca Danàio, nato a Gorizia; Ruffel(l)i Antonio, nato a Vilonitz (Cechia); Rizzoli Luigi, nato a Camposanto di Modena; Scacciante Arminio, nato a Ghirignano (Venezia); Soffientini Corrado, nato a Gorizia; Spezzano Giacomo, nato a Reggio Calabria; Scaglia Guglielmo, nato ad Àgrigento; Sivilotto Artusa, nata a Komen; Spazzali Giuseppe Federico, nato a Untergerhoff (Austria); Sussi Isidoro (Susic Izidor), nato a Gorizia; Turel Guerrino (Vojko), nato a Gorizia; Turisani Edi (Italo) nome partigiano Sergio, nato a Cormons (Gorizia); Tomin Dino, nato a Noventa (Padova); Troian Sisino, nato a Grado; Tortul Isidoro, nato a Farra (Gorizia); Travan Carlo, nato a Gorizia; Volpai Orion, nato a Pola; Venturini Augusta (maritata Usaj), nata a Gorizia; Visin Dario (Vizin), nato a Gorizia; Vitello Fulvio, natp a Trieste; Voncina Andrea (Voncina Andrej), nato a Gorizia; Watt Luigi, nato a Gorizia; Zorzì Zei Àdriana (Zorc nata Cej Adrijana), nata a Gorizia; Zorzi Gabriella (Zorc Gabrijela), nata a Gorizia; Zorzin Guglielmo, nato a Cormons, Brazzano; Zorgia Ermenegildo, nato a Villa Estense (Padova); Zagaglia Giuseppe, nato a Padova; Addeo Giovanni, nato a Udine; Cavallo Salvatore; Fedri Carlo, nato a Trieste; Fonzari Franco, nato a Trieste; Beuzar Francesco (Bavcar Frane), nato a Rocinj; Bìdut Bruno, nato a Monfalcone; Bigerna Otello, nato ad Acquapendente (Viterbo); Bertolussi Rinaldo; Camqlese Angelo (Mario, Giorgio), nato a Roncaae (Treviso), Canalesi Maria; Cantarutti Edoardo, nato a Cormons (Gorizia); Chezzi Luigi (Chessa Luigi), nato a Boretto (Reggio Emilia); Cornei Antonio (Komel Anton), nato a Gorizia; Cumini Bruno, nato a Campolongo al Torre (Udine); Di Lena Longino, nato a Campolongo al Torre (Udine); Dimarch Valerio, nato a San Vito al Tagliamento (Udine); Di Marco Epifanio; Forestan Danilo, nato a Vicenza; Ganzer Oskar; Longo Francesco, nato a Gorizia; Mazzoli Oscar, nato a San Canzian d'Isonzo (Gorizia); Olivo Ugo, nato a Cavezzano (Modena); Pagnussat Mario; Pagnussat Vittorio; Pergolis Bruno, nato a Trieste; Rupil Luciano, nato a Cormons (Gorizia); Storni Giovanni, nato a Ronchi dei Legionari; Toplicar Ladislao (Toplihar Ladislav), nato a Gorizia; Visintin Oddone, nato a Gorizia; Cabas Bruno (Cabras), nato a Udine; Gallavotti Felice, nato ad Arpino (Frosinone); Marega Avyelino, nato a Trieste; Giardina Vincenzo, nato a Trieste; Pizzutti Emilio (Ennio); Di Falco Salvatore, nato ad Agrigento; Piscopello Amleto, nato ad Alìste (Lecce).
Appartenenti ai Domobranzi.
Begus Rodolfo (Begus Rudolf), nato a Nemski Rut; Crali Antonio (Kralj Anton), nato a Canale; Gerbec Riccardo (Gerbec), nato a Rocinj; Gerbec Andrea (Gerbec Andrej), nato a Rocinj; Hladnik Anton, nato a Rrizna Gora di Aidussina; Hvalica Giuseppe (Jozef), nato a a Rocinj; Jug Antonio (Anton); Jug Valentino (Valentin); Jug Hilarij; Kogoj Francesco (Kogoj Frane), nato a Rocinj; Kogoj Bruno (Kogoj), nato a Rocinj; Kemperle Lodovico (Ludvik), nato a Nemski Rut; Kemperle Giustino (Justin), nato a Nemski Rut; Leban Giovanni (Ivan), nato a Prapetno (Tolmino); Podreka Antonio (Anton), nato a Volce; Presen Karel, nato ad Ayce; Samec Albino (Albin), nato a Canale; Snidersich Agostino (Znidersic Avgustin), nato a Morska di Canale; Suligoi Bruno (Suligoj); Sulligoi Pietro (Suligoj Peter), nato a Canale; Tinta Francesco (Frane); Vuga Dogomiro (Dragomir); nato a Rocinj; Bubbola Giuseppe; Krapez Anton; Goriup Antonio (Anton); Leskovic Dusan, nato a Lubiana; Medved Frane, nato a Masore Cerkno; Rakar Alojz, nato a Sent Lovrenc na Dolenjskem; Novak Ivan, nato a Lubiana; Lukan Janez, nato a Rovte pri Logatcu; Erzen Ludvik, nato a Luce di Skofja Loka; Zgavec Frane, nato a Jelicni vrh dì Idria; Leban Jozef.
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:34 am

La storia di Maria Pasquinelli
di Giulio Vignoli - Fonte: Rinascita
Ultimi giorni di Pola italiana. Nella città che si va svuotando degli abitanti, mentre la motonave Toscana traghetta avanti e indietro, facendo la spola con l’Italia, una moltitudine di profughi e di carabattole, si sparge la notizia che una donna ha sparato tre colpi di rivoltella al generale inglese Robert W. De Winton, comandante la guarnigione Alleata di stanza nella città, uccidendolo. Sono le 9, 30 di una mattina piovigginosa, il 10 febbraio 1947, un lunedì, cinquantanove anni fa.
Una donna con un cappotto rosso s’era avvicinata al corpo di guardia della 13.ma Brigata di fanteria inglese, insediata nel palazzo di viale Carrara, vicino all’antica Porta Gemina. Davanti all’edificio, sede del Quartier generale Alleato, è schierato un picchetto armato in attesa dell’arrivo del comandante. Giunge il comandante inglese, scende dall’auto, scambia alcune parole con il sergente A.J. Brow che comanda la guardia da ispezionare. La donna raggiunge lo schieramento, alza la mano che impugna una rivoltella precedentemente tenuta celata nella manica e da circa un metro spara tre colpi: il generale, colpito alla schiena, barcolla, si gira e poi cade presso l’ingresso.
La donna getta l’arma e aspetta la reazione dei soldati: uno dei militari, ferito di striscio, entra nel portone comprimendosi con una mano la ferita, s’accascia a terra a fianco del generale. Un altro si volta con l’arma puntata verso la donna; il sergente Brow, allora, pistola in pugno, arresta la sparatrice e la traduce negli uffici.
Addosso le troveranno un foglio sul quale spiega il perché del suo gesto: intende ribellarsi ai Quattro Grandi, “colpendo a morte chi ha la sventura di rappresentarli”, i quali “in oltraggio ai sensi di giustizia, di umanità e di saggezza politica, hanno deciso di strappare al grembo materno le terre più sacre all’Italia condannandole al giogo jugoslavo sinonimo per le nostre genti di morte in foiba, di deportazione, di esilio”. Quel giorno stesso a Parigi sarà infatti firmato il Trattato di Pace che cede alla Jugoslavia quasi l’intera Venezia Giulia e Fiume e Zara. Il nome della donna è Maria Pasquinelli. Chi era costei?
Fiorentina di nascita, è del 1913, insegnante, scoppiata la guerra si era arruolata come infermiera volontaria della Croce Rossa. Partecipa alle campagne in Africa Settentrionale dal marzo al dicembre 1941. Il 29 dicembre abbandona l’ospedale da campo di El Aliari e, travestita da uomo, si avvia verso la prima linea perché vuol essere fra i combattenti. Scoperta a Cirene, viene espulsa dalla C.R.I. e rimpatriata. Non si rassegna. Chiede ed ottiene di essere inviata presso le scuole italiane di Spalato. L’armistizio dell’8 Settembre la sorprende in Dalmazia dove viene arrestata dai partigiani di Tito entrati nel frattempo a Spalato. Occupata successivamente questa dai tedeschi, viene scarcerata e nel mese di ottobre ottiene il permesso di procedere all’esumazione delle vittime dei comunisti. Recupera così da tre fosse comuni centosei salme di italiani. Tra costoro il provveditore agli studi, Giovanni Soglian, il preside del liceo, colleghi della sua scuola. Minacciata dai partigiani titini, riesce a fuggire a Trieste dove inizia la sua opera di assistenza nel comitato profughi dalmati.
Dopo un breve soggiorno a Milano, torna in Istria dove redige una relazione sulla situazione in Venezia Giulia che il 10 dicembre 1944 consegna ai partigiani della “Franchi” e fa pervenire al presidente del Consiglio del Regno del Sud Bonomi. Copia della stessa fa avere al Comandante Valerio Borghese, al C.L.N. di Udine, ai partigiani della “Osoppo” e a Italo Sauro capo dei volontari del reggimento “Istria” della R.S.I. Inizia a raccogliere la prima documentazione sulle foibe; visita Pola, Pisino, Parenzo e Visignana. Rientrata a Trieste, il 15 marzo 1945 viene arrestata dai tedeschi della Luftwaffe in seguito ad una denuncia che la indica come persona con “ambigui contatti con il Governo del sud”. Dopo un mese di carcere tedesco, l’11 aprile viene scarcerata, fugge travestita a Milano, perché una nuova denuncia è stata presentata contro di lei. Rimane nascosta fino al 25 Aprile. Poi, ancora una volta torna a Trieste e quindi a Pola dove impotente e disperata di fronte alla tragedia dei polesani che abbandonano in massa la città, matura il clamoroso tragico gesto che costa la vita al generale inglese.
Processata, condannata a morte dal tribunale Alleato, la pena fu commutata nell’ergastolo. Dopo 18 anni uscirà dal carcere per ritirarsi in un istituto di religiose. Ora abita a Bergamo.
Qui di seguito il testo della lettera-testamento che aveva con se durante l’attentato, e che sarebbe stato trovato in caso di sua morte, lo consegnà Lei stessa alle autorità militari che l’arrestarono.
------------------------
Seguendo l'esempio dei 600.000 caduti nella guerra di redenzione 1915-18, sensibile come Loro all'appello di Oberdan, cui si aggiungono le invocazioni strazianti di migliaia di Giuliani infoibati dagli Jugoslavi, al settembre 1943 a tutt'oggi solo perchè rei d'italianita',
a Pola
irrorata del sangue di Sauro , capitale dell'Istria martire, riconfermo l'indissolubilita' del vincolo che lega la Madre-Patria alle italianissime terre di Zara,di Fiume della Venezia Giulia, eroici nostri baluardi contro il panslavismo minacciante tutta la civiltà occidentale.
Mi ribello
col proposito fermo di colpire a morte chi ha la sventura di rappresentarli-ai quattro Grandi, i quali,alla Conferenza di Parigi, in oltraggio ai sensi di giustizia , di umanita' e di saggezza politica , hanno deciso di strappare una volta ancora dal grembo materno le terre piu' sacre all'Italia, condannandole o agli esperimenti di una novella Danzica o - con la piu' fredda consapevolezza che e' correita'-al giogo jugoslavo , oggi sinonimo per le nostre genti, indomabilmente italiane , di morte in foiba, di deportazione, di esilio.
Maria Pasquinelli
Pola , 10 febbraio 1947
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:35 am

LA STRAGE DI PORZUS Partigiani Contro Partigiani

7 febbraio 1945, mercoledì, alle 14.30. Nelle malghe di Porzus, due casolari sopra Attimis, in provincia di Udine, ha sede il comando Gruppo brigate est della divisione Osoppo, formata dai cosiddetti "fazzoletti verdi" della Resistenza, partigiani cattolici, azionisti e indipendenti.
Giungono in zona cento partigiani comunisti, agli ordini di Mario Toffanin (nome di battaglia Giacca) sotto le false spoglie di sbandati in cerca di rifugio dopo uno scontro con i nazifascisti. In realtà, è una trappola: alla malga vengono uccisi il comandante della Osoppo, Francesco De Gregori (nome di battaglia Bolla), il commissario politico Enea, al secolo Gastone Valente, una giovane donna sospettata di essere una spia, Elda Turchetti e un giovane, Giovanni Comin, che si trovava a Porzus perché aveva chiesto di essere arruolato nella Osoppo. Il capitano Aldo Bricco, che si trovava alle malghe perché doveva sostituire Bolla, riesce a fuggire e salva la vita perché i suoi inseguitori, dopo averlo colpito con alcune raffiche di mitra, lo credono morto.

Altri venti partigiani osovani vengono catturati e condotti prima a Spessa di Cividale e poi nella zona del Bosco Romagno, sopra Ronchi di Spessa, una ventina di chilometri più a valle. Due dei prigionieri si dichiarano disposti a passare tra i garibaldini. Gli altri saranno tutti uccisi e sbrigativamente sotterrati tra il 10 e il 18 febbraio. Della cosa si cercò di non far trapelare nulla. Ancora un mese dopo c'era chi assicurava che i capi Bolla ed Enea erano tenuti prigionieri dai garibaldini o dagli sloveni.

Quando nel 1997 il regista Renzo Martinelli doveva girare gli esterni del suo film Porzus, si trovò alle prese con i divieti di diversi sindaci, che non consentirono le riprese sui loro territori. Erano passati più di cinquant'anni, ma di Porzus molti non volevano neppure parlare; non mancò chi chiese di vietare la presentazione del film a Venezia. Cattive coscienze, risentimenti, fanatismo ideologico duro a morire, hanno fatto sì che a tutt'oggi restino dei punti interrogativi su quella cupa vicenda.

Molti segreti se li portò nella tomba Mario Toffanin, Giacca. A differenza di altri, Giacca su Porzus aveva parlato molto, dando tante versioni diverse, con una sola costante:
"se li avessi di nuovo davanti, li accopperei ancora tutti".
Morì, ottantaseienne, venerdì 22 gennaio 1999, nell'ospedale della cittadina di Sesana, in Slovenia. Era lui il comandante dei reparti comunisti che compirono l'eccidio. Il protagonista della vicenda, almeno il più visibile; non necessariamente il più consapevole.

Partigiani contro partigiani, con accuse reciproche, fino al tragico epilogo di sangue. Nella vicenda di Porzus si materializza violentemente quello che fu il problema centrale della Resistenza: LE BARBARIE. In più si aggiunsero le rivendicazioni territoriali slovene,che contribuirono ad arroventare una situazione già tragica.
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:35 am

Le vittime italiane dei lager di Tito
(Articoli tratti da Fascis Lictorii e Fabio Galante HomePage)
- Nel '43 le prime stragi in Istria;
- Nel '45 il secondo atto: le foibe. Con un gran finale: la deportazione e l'uccisione di migliaia di nostri connazionali.
Così il maresciallo comunista voleva ripulire la Venezia Giulia e la Dalmazia. Roma sapeva, ma ha sempre preferito tacere per non rompere con Belgrado. "Il Borghese" ha scoperto un documento segreto della Marina Militare.
Premessa
-Giuseppe Spano aveva 24 anni e molta fame. In poco più di un mese aveva perso oltre 20 chili ed era diventato pelle e ossa. Quel 14 giugno 1945 non resistette e rubò un po' di burro. Fu fucilato al petto per furto.
-Ferdinando Ricchetti aveva 25 anni ed era pallido, emaciato. Il 15 giugno 1945 si avvicinò al reticolato per raccogliere qualche ciuffo d'erba da inghiottire. Fu fucilato al petto per tentata fuga.
-Pietro Fazzeri aveva 22 anni e la sua fame era pari a quella di centinaia di altri compagni. Ma aveva paura di rubare e terrore di avvicinarsi al reticolato. Il 15 luglio 1945 morì per deperimento organico.
In quale campo della morte sono state scritte queste storie? A Dachau, a Buchenvald oppure a Treblinka? No, siamo fuori strada:
questo è uno dei lager di Tito.

Borovnica, Skofja Loka, Osseh. E ancora Stara Gradiska, Siska, e poi Goh Otok, l'Isola Calva. Pochi conoscono il significato di questi nomi. Dachau e Buchenvald sono certamente più noti, eppure sono la stessa cosa. Solo che i primi erano in Jugoslavia e gli internati erano migliaia di italiani, deportati dalla Venezia Giulia alla fine del secondo conflitto mondiale e negli anni successivi, a guerra finita, durante l'occupazione titina.
I deportati dimenticati in nome della politica "atlantica"
Una verità negata sempre, per ovvi motivi, dal regime di Belgrado, ma inspiegabilmente tenuta nascosta negli archivi del nostro ministero della Difesa. Oggi il Borghese è entrato in possesso dei documenti segreti che, oltre a fornire l'ennesima prova dell'Olocausto italiano sui confini orientali, sono un terribile atto di accusa non solo nei confronti di Tito, ma soprattutto verso tutti i governi che si sono succeduti dal 1945 in poi. Partendo da quello di Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, per finire con gli ultimi di Silvio Berlusconi., Lamberto Dini e Romano Prodi. Perchè nessuno ha parlato? Perché nessuno ha tolto il segreto ai documenti che provano (con tanto di fotografie) il massacro e le torture di migliaia di italiani? Semplice: la verità è stata sacrificata alla ragion di Stato. Vediamo perché.
Belgrado, nell'immediato dopoguerra, si avvia sulla strada dello strappo con Mosca ed il nascente blocco occidentale vuole a ogni costo che quel divorzio si consumi. Ma il costo l'ha pagato solo il nostro Paese il cui governo, per codardia, accetta supinamente di sacrificare sull'altare della politica atlantica migliaia di giuliani, istriani, fiumani, dalmati. Colpevoli solo di essere italiani.
"Condizioni degli internati italiani in Jugoslavia con particolare riferimento al campo di Borovnica (40B-D2802) e all'ospedale di Skofjia Loka (11-D-2531) ambedue denominati della morte" titola il rapporto del 5 ottobre 1945, con sovrastampato "Segreto", dei Servizi speciali del ministero della Marina. Il documento, composto di una cinquantina di pagine, contiene le inedite testimonianze e le agghiaccianti fotografie dei sopravvissuti, accompagnate da referti medici e dichiarazioni dell'Ospedale della Croce Rossa di Udine, in cui questi ultimi erano stati ricoverati dopo la liberazione, e da un elenco di prigionieri deceduti a Borovnica. Il colonnello medico Manlio Cace, che in quel periodo ha collaborato con la Marina nel redigere la relazione che, se non è stata distrutta, è ancora gelosamente custodita negli archivi del ministero della Difesa, lasciò fotografie e copia del documento al figlio Guido, il quale lo ha consegnato alle redazioni del Borghese e di Storia Illustrata.
Manca il cibo ma abbondano le frustate.
"Le condizioni fisiche degli ex internati", premette il rapporto, "costituiscono una prova evidente delle condizioni di vita nel campi Jugoslavi ove sono ancora rinchiusi numerosi italiani, molti dei quali possono rimproverarsi solamente di aver militato nelle fila dei partigiani di Tito in fraterna collaborazione con i loro odierni aguzzini..."
Ai primi di maggio del '45, dopo la capitolazione tedesca, i partigiani di Tito controllano l'intera Istria, giungendo a Trieste e Gorizia prima degli anglo-americani. Sono i giorni del terrore, del calvario delle foibe, ma anche dell'altra terribile faccia della "pulizia etnica": le deportazioni. Sono migliaia gli italiani internati nei lager jugoslavi e poche centinaia faranno ritorno a casa, dopo aver subito terribili sofferenze.
"Il vitto era pessimo e insufficiente", racconta nel rapporto il carabiniere Damiano Scocca, 24 anni, preso dai titini il 1° marzo 1945 nella caserma del Cln di Trieste, "e consisteva in due pasti giornalieri composti da due mestoli di acqua calda con poca verdura secca bollita... A Borovnica non si faceva economia di bastonate; durante il lavoro sul ponte ferroviario nelle vicinanze del campo chi non aveva la forza di continuare a lavorare vi veniva costretto con frustate ... Durante tali lavori", afferma il finanziere Roberto Gribaldo, in servizio alla Legione di Trieste e "prelevato" il 2 maggio, "capitava sovente che qualche compagno in seguito alla grande debolezza cadesse a terra e allora si vedevano scene che ci facevano piangere. lì guardiano, invece di permettere al compagno caduto di riposarsi, gli somministrava ancora delle bastonate e tante volte di ritorno al campo gli faceva anche saltare quella specie di rancio".
Le mire di Tito sul finire del conflitto sono molto chiare: ripulire le zone conquistate dalla presenza italiana e costituire la settima repubblica jugoslava annettendosi la Venezia Giulia e il Friuli orientale fino al fiume Tagliamento.
".

Antonio Garbin, classe 1918, é soldato di sanità a Skilokastro, in Grecia. L'8 settembre 1943 viene internato dai tedeschi e attende la "liberazione" da parte delle truppe jugoslave a Velika Gorica. Ma si accorge presto di essere nuovamente prigioniero. "Eravamo circa in 250. Incolonnati e scortati da sentinelle armate che ci portarono a Lubiana dove, dicevano, una Commissione apposita avrebbe provveduto per il rimpatrio a mezzo ferrovia. Giunti a Lubiana ci avvertirono che la commissione si era spostata...". I prigionieri inseguono la fantomatica commissione marciando di città in città fino a Belgrado.
Prigionieri uccisi perché incapaci di rialzarsi.
"In 20 giorni circa avevamo coperto una distanza di circa 500 chilometri, sempre a piedi", racconta ancora Garbin ai Servizi speciali della Marina italiana. "La marcia fu dura, estenuante e per molti mortale. Durante tutto il periodo non ci fu mai distribuita alcuna razione di viveri. Ciascuno doveva provvedere per conto proprio, chiedendo un pezzo di pane ai contadini che si incontravano... Durante la marcia vidi personalmente uccidere tre prigionieri italiani, svenuti e incapaci di rialzarsi. I morti però sono stati molti di più... Ci internarono nel campo di concentramento di Osseh (vicino Belgrado, ndr). Avevamo già raggiunto la cifra di 5 mila fra italiani, circa un migliaio, tedeschi, polacchi, croati...".
Chi appoggia Tito nel perseguire il suo obiettivo di egemonia sulla Venezia Giulia? Naturalmente il leader del Pci Palmiro Togliatti, che il 30 aprile 1945, quando i partigiani titini sono alle porte di Trieste, firma un manifesto fatto affiggere nel capoluogo giuliano:
"Lavoratori di Trieste, il vostro dovere è accogliere le truppe di Tito come liberatrici e di collaborare con loro nel modo più assoluto".
A confermare che la pulizia etnica é continuata anche a guerra finita sono le affermazioni di Milovan Gilas, segretario della Lega comunista jugoslava, che, in un'intervista di sei anni fa a un settimanale italiano, ammette senza giri di parole: "Nel 1946 io ed Edvard Kardelj andammo in Istria a organizzare la propaganda anti-italiana... bisognava indurre gli italiani ad andare via con pressioni di ogni tipo. Cosi fu fatto".
Skofja Loka, l'ospedale chiamato "cimitero".
E nei campi di concentramento finiscono anche i civili, come Giacomo Ungaro, prelevato dai titini a Trieste il 10 maggio 1945. "Un certo Raso che attualmente trovasi al campo di Borovnica", è la dichiarazione di Ungaro, "per aver mandato fuori un biglietto è stato torturato per un'intera nottata; è stato poi costretto a leccare il sangue che perdeva dalla bocca e dal naso; gli hanno bruciacchiato il viso e il petto così che aveva tutto il corpo bluastro. Sigari accesi ci venivano messi in bocca e ci costringevano ad ingoiarli".
I deperimenti organici, la dissenteria, le infezioni diventano presto compagni inseparabili dei prigionieri. "...Fui trasferito all'ospedale di Skotja Loka. Ero in gravissime condizioni", è il lucido resoconto del soldato di sanità Alberto Guarnaschelli, "ma dovetti fare egualmente a piedi i tre chilometri che separano la stazione ferroviaria dall'ospedale. Eravamo 150, ammassati uno accanto all'altro, senza pagliericcio, senza coperte. Nella stanza ve ne potevano stare, con una certa comodità, 60 o 70. Dalla stanza non si poteva uscire neppure per fare i bisogni corporali. A tale scopo vi era un recipiente di cui tutti si dovevano servire. Eravamo affetti da diarrea, con porte e finestre chiuse. Ogni notte ne morivano due, tre, quattro. Ricordo che nella mia stanza in tre giorni ne morirono 25. Morivano e nessuno se ne accorgeva...".
Non dimenticherò mali maltrattamenti subiti", è la testimonianza del soldato Giuseppe Fino, 31 anni, deportato a Borovnica ai primi di giugno 1945, "le scudisciate attraverso le costole perché sfinito dalla debolezza non ce la facevo a lavorare. Ricorderò sempre con orrore le punizioni al palo e le grida di quei poveri disgraziati che dovevano stare un'ora o anche due legati e sospesi da terra; ricorderò sempre con raccapriccio le fucilazioni di molti prigionieri, per mancanze da nulla, fatte la mattina davanti a tutti...".
"Le fucilazioni avvenivano anche per motivi futili...", scrive il rapporto segreto riportando il racconto dei soldati Giancarlo Bozzarini ed Enrico Radrizzali, entrambi catturati a Trieste il 1° maggio 1945 e poi internati a Borovnica.
Per ore legati ad un palo con il filo di ferro.
«La tortura al palo consisteva nell'essere legato con filo di ferro ad ambedue le braccia dietro la schiena e restare sospeso a un'altezza di 50 cm da terra, per delle ore. Un genovese per fame rubò del cibo a un compagno, fu legato al palo per più di tre ore. Levato da quella posizione non fu più in grado di muovere le braccia giacché, oltre ad avere le braccia nere come il carbone, il filo di ferro gli era entrato nelle carni fino all'osso causandogli un'infezione. Senza cura per tre giorni le carni cominciarono a dar segni di evidente materia e quindi putrefazione. Fu portato a una specie di ospedale e precisamente a Skoija Loka. Ma ormai non c'era più niente da fare, nel braccio destro già pul¬lulavano i vermi... Al campo questo ospedale veniva denominato il Cimitero...»
Nel lager di Borovnica furono internati circa 3 mila italiani, meno di mille faranno ritorno a casa. A questi ultimi i soldati di Tito imposero di firmare una dichiarazione attestante il «buon trattamento» ricevuto. «I prigionieri (liberati, ndr) venivano diffidati a non parlare», racconta ancora Giacomo Ungaro, liberato nell'agosto 1945 «e a non denunziare le guardie agli Alleati perché in tal caso quelli che rimanevano al campo avrebbero scontato per gli altri».
I principali sistemi di tortura.
Per conoscere gli orrori di un campo di concentramento titino è opportuno riassumere i vari tipi di punizione, come emergono dai racconti dei sopravvissuti. La prima è la fucilazione decretata per la tentata fuga o per altri fatti ritenuti gravi da chi comanda il campo, il quale commina pena sommarie. Spesso il solo avvicinarsi al reticolato viene considerato un tentativo d’evasione. L’esecuzione avviene al mattino, di fronte a tutti gli internati.
C’è poi il "palo" che è un’asta verticale con una sbarra fissata in croce: ai prigionieri vengono legate le braccia con un fil di ferro alla sbarra in modo da non toccare terra con i piedi. Perdono così l’uso degli arti superiori per un lungo tempo se la punizione non dura troppo a lungo. Altrimenti per sempre.
Altra pena è il "triangolo" che consiste in tre legni legati assieme al suolo a formare la figura geometrica al centro della quale il prigioniero è obbligato a stare ritto sull’attenti pungolato dalle guardie finché non sviene per lo sfinimento.
Infine, c’è la "fossa", una punizione forse meno violenta ma sempre terribile, che consiste in una stretta buca scavata nel terreno dell’esatta misura di un uomo. Il condannato, che vi deve rimanere per almeno mezza giornata, non ha la possibilità né di piegarsi né di fare alcun movimento.
QUESTO ERA IL TRATTAMENTO CHE I PACIFICI COMUNISTI RISERVAVANO AI PRIGIONIERI NEI LORO LAGER!
Queste persone, questi martiri, non hanno avuto (stranamente) una Anna Frank o un Primo Levi che li ricordasse, che testimoniasse l'orrore dei campi di concentramento comunisti. Alle vittime dei Nazisti non manca un solo quartiere che non abbia una strada a loro dedicata.
Le vittime dei regimi Comunisti passano da sempre inosservate... E già, Anna Frank e Primo Levi erano ebrei, quindi le vittime delle guerre sono sempre e unicamente loro: gli ebrei.
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:36 am

MOMENTI DI UNA TRAGEDIA -PARTE PRIMA -

La storia non è solo lo studio di date, di fenomeni, di battaglie, di interpretazioni, ma la visione di quell'eterno mosaico composto da milioni di tasselli che parlano di uomini e donne con i loro dolori, le loro tragedie, i loro sogni, i loro affetti. È per questo che i flash che accendiamo nel buio della galleria scura dell’ipocrisia e del silenzio creata in cinquant’anni di falsa storia vi sembreranno scarni, crudi, duri, ma vogliono ricondurre l'interpretazione della stessa alla lettura della vita, dei drammi e delle tragedie di migliaia di italiani.
Zara: "… Nelle giornate del 7 e 8 novembre 1944 (Zara cadde in mano partigiana il 30 ottobre 1944) furono fatti uscire dai sotterranei della caserma "Vittorio Veneto" una ventina di agenti ed una trentina di civili ivi rinchiusi, e quindi, trasportati assieme ad altri venticinque civili nell’isola di Ugliano. Dopo che i partigiani accompagnatori hanno consumato il pasto e bevuto abbastanza, vengono invitati i primi venticinque a lasciare i loro abiti e rimanere solo con le scarpe, pantaloni e camicia. Dopo tale operazione vengono avviati lungo un sentiero terminante in un precipizio a picco sul mare e qui massacrati come cani. I cadaveri finiscono nel burrone h vicino. Liquidati i primi, i partigiani tornano indietro per eseguire la stessa operazione con gli altri. Difatti anche questi vengono invitati a togliersi i vestiti e a rimanere solo con gli stessi indumenti dei primi; inoltre, raccolti tutti i documenti ed ogni carta tenuta dagli agenti, si procede alla loro distruzione col fuoco…" (doc. 12 Ministero Esteri)
Fiume: "… avvennero arresti di antifascisti e fascisti, purché italiani. Per non fare lunghi elenchi di nomi voglio notare alcuni tra quelli completamente fuori da ogni movimento fascista. L'architetto Pagan, il quale, per essere dissenziente al movimento fascista, fu arrestato il giorno 3 maggio. Fu arrestata pure la moglie di un ufficiale della Marina Italiana, combattente a fianco degli Alleati, nata Sennis. In seguito venne arrestata anche sua madre, la direttrice didattica Sennis. Altra persona arrestata fu Riccardo Bellandi, amatissimo per il suo buon cuore da tutti i fiumani…"
Spalato: "… Le nefaste giornate vissute dagli italiani di Spalato durante la temporanea occupazione delle bande serbo-comuniste resteranno dolorosamente scolpite nella mente di quanti hanno avuto la triste sorte di esserne testimoni oculari. Integerrime figure di patrioti italiani vennero barbaramente seviziate ed uccise. Oltre quattrocentocinquanta furono le vittime cadute nell'eccidio compiuto dai banditi contro cittadini che altra colpa non avevano se quella di essere italiani. Le notizie che giungono dalla dolorante terra di Dalmazia sono quanto mai angosciose. Oltre all'eccidio dei maestri delle scuole di Spalato e di altri paesi dell’interno della Dalmazia, risultano uccisi il conte Silvio de Micheli Vitturi e l'avvocato Matteo Mirossevich, commissari comunali alla Castella, nonché il fiduciario del Fascio di Castel San Giorgio Mario Valich, gli squadristi Vincenzo Bilinich, Ben Radovnicovich, Antonio Biuk, Simeone Segnanovich, Antonio Bonacci, Stefano Zocchich, tale Craglich, i fratelli Vittorio e Michele Fiorentino e tanti altri. Pure, sotto il piombo della furia omicida dei banditi, sono caduti vari commissari di Pubblica sicurezza, assieme ad una ottantina di agenti. Tra gli scomparsi figura anche il dottor Popov, il dottor Maiano, il dottor Castellini e il dottor Sorge. A Lissa è stato ucciso lo squadrista Petrossich. Giuseppe Trzich e la figlia del viceprefetto Lugher, che da Zara si recavano a Spalato, sono stati anch'essi barbaramente assassinati.
Numerosi sono gli italiani i quali prima di essere uccisi hanno dovuto sottostare a crudeltà inaudite. A taluni sono stati strappati con delle tenaglie roventi gli orecchi, altri, rinchiusi in gabbie di ferro, sono stati esposti al ludibrio della plebaglia. A stroncare tale scempio di vite umane sono sopraggiunte le truppe tedesche, che sono state costrette a combattere aspramente prima di aver ragione dei banditi che si erano asserragliati a Salona, la quale - data la violenza della lotta - è stata completamente distrutta…
NORMA COSSETTO
… Norma Cossetto era una splendida ragazza di 24 anni di S. Domenico di Visinada, laureanda in lettere e filosofia presso l'Università di Padova. In quel periodo girava in bicicletta per i comuni dell'Istria per preparare il materiale per la sua tesi di laurea, che aveva per titolo "L'Istria Rossa" (Terra rossa per la bauxite).
Il 25 settembre 1943 un gruppo di partigiani irruppe in casa Cossetto razziando ogni cosa. Entrarono perfino nelle camere, sparando sopra i letti per spaventare le persone.
Il giorno successivo prelevarono Norma. Venne condotta prima nella ex caserma dei Carabinieri di Visignano dove i capibanda si divertirono a tormentarla, promettendole libertà e mansioni direttive, se avesse accettato di collaborare e di aggregarsi alle loro imprese. Al netto rifiuto, la rinchiusero nella ex caserma della Guardia di Finanza a Parenzo assieme ad altri parenti, conoscenti ed amici tra i quali Eugenio Cossetto, Antonio Posar, Antonio Ferrarin, Ada Riosa vedova Mechis in Sciortino, Maria Valenti, Umberto Zotter ed altri, tutti di San Domenico, Castellier, Ghedda, Villanova e Parenzo. Dopo una sosta di un paio di giorni, vennero tutti trasferiti durante la notte e trasportati con un camion nella scuola di Antignana, dove Norma iniziò il suo vero martirio. Fissata ad un tavolo con alcune corde, venne violentata da diciassette aguzzini, ubriachi e esaltati, quindi gettata nuda nella Foiba poco distante, sulla catasta degli altri cadaveri degli istriani. Una signora di Antignana che abitava di fronte, sentendo dal primo pomeriggio gemiti e lamenti, verso sera, appena buio, osò avvicinarsi alle imposte socchiuse. Vide la ragazza legata al tavolo e la udì, distintamente, invocare la mamma e chiedere da bere per pietà…
… Il 13 ottobre 1943 a S. Domenico ritornarono i tedeschi i quali, su richiesta di Licia, sorella di Norma, catturarono alcuni partigiani che raccontarono la sua tragica fine e quella di suo padre. il 10 dicembre 1943 i Vigili del fuoco di Pola, al comando del maresciallo Harzarich, ricuperarono la sua salma: era caduta supina, nuda, con le braccia legate con il filo di ferro, su un cumulo di altri cadaveri aggrovigliati; aveva ambedue i seni pugnalati ed altre parti del corpo sfregiate. Emanuele Cossetto, che identificò la nipote Norma, riconobbe sul suo corpo varie ferite d'arme da taglio; altrettanto riscontrò sui cadaveri degli altri".
Norma aveva le mani legate in avanti, mentre le altre vittime erano state legate dietro. Da prigionieri partigiani, presi in seguito da militari italiani istriani, si seppe che Norma, durante la prigionia venne violentata da molti.
Un'altra deposizione aggiunge i seguenti particolari: "Cossetto Norma, rinchiusa da partigiani nella ex caserma dei Carabinieri di Antignana, fu fissata ad un tavolo con legature alle mani e ai piedi e violentata per tutta la notte da diciassette aguzzini. Venne poi gettata nella Foiba.
…La salma di Norma fu composta nella piccola cappella mortuaria del cimitero di Castellerier. Dei suoi diciassette torturatori, sei furono arrestati e obbligati a passare l'ultima notte della loro vita nella cappella mortuaria del locale cimitero per vegliare la salma, composta al centro, alla luce tremolante di due ceri, nel fetore acre della decomposizione di quel corpo che essi avevano seviziato sessantasette giorni prima, nell'attesa angosciosa della morte certa. Soli, con la loro vittima, con il peso enorme dei loro rimorsi, tre impazzirono e all'alba caddero con gli altri, fucilati a colpi di mitra…
FOIBE
Foiba di Basovizza e Monrupino - Oggi monumenti nazionali. Diverse centinaia sono gli infoibati in esse precipitati. Sul massacro di Basovizza il giornale "Libera Stampa" in data 1.08.1945 pubblicava un articolo dal titolo: "Il massacro di Basovizza confermato dal Cin giuliano. Piena luce sia fatta in nome della civiltà. Una dettagliata documentazione trasmessa alle autorità alleate della zona ed al Governo italiano".
L'articolo riportava un documento sottoscritto da tutti i componenti del Cln e di quelli dell'Ente costitutivo autonomia giuliana, che così denunciava i crimini accaduti a Trieste tra il 2 ed il 5 maggio: "Centinaia di cittadini vennero trasportati nel cosiddetto "Pozzo della Miniera" in località prossima a Basovizza e fatti precipitare nell'abisso profondo duecentoquaranta metri. Su questi disgraziati vennero in seguito lanciate le salme di circa centoventi soldati tedeschi uccisi nei combattimenti dei giorni precedenti e le carogne putrefatte di alcuni cavalli. Al fine di identificare le salme delle vittime e rendere possibile la loro sepoltura abbiamo chiesto consiglio agli esperti che hanno collaborato, a suo tempo, al recupero delle salme nelle Foibe istriane.
L'attrezzatura a disposizione dei nostri esperti non è sufficiente data l'eccezionale profondità del pozzo, il numero delle salme e lo stato di putrefazione delle stesse…".
Davanti alle accuse che vengono fatte da alcuni organi di stampa, di uccisioni indiscriminate, che avrebbero interessato anche esponenti antifascisti, il giornale "Pílinorski Dnevmk" in data 5.08.1945, smentendo l'uccisione di patrioti italiani, ammette l'infoibamento di italiani a Basovizza e particolarmente di poliziotti e finanzieri.
Così scrive: "… Questa nuova Jugoslavia del maresciallo Tito, che per il numero delle vittime, per la vittoria comune occupa senza dubbio il secondo posto dopo l'Unione sovietica e che è rispettata ed onorata dalla popolazione slovena, croata e italiana di questa regione, non è possibile che abbia oltre alla Guardia di frontiera fascista, ai poliziotti, gettato nelle Foibe anche i combattenti che hanno combattuto da fratelli per la nuova Jugoslavia e dieci soldati Neozelandesi…"
E, proseguendo con la definizione cinica dell'alibi che ancora oggi alcuni storici sloveni e croati sottolineano, giunge a dire: "… sulla terra che ha sofferto per venticinque anni il terrore snazionalizzatore italo-fascista si è combattuto per anni contro i nazi-fascisti assieme ad onesti italiani ed antifascisti non è questa la prima e nemmeno l’unica grotta dove si polverizzano le ossa dei criminali italiani e tedeschi e di quelli che si sono opposti…"
Tra i responsabili degli infoibamenti a Basovizza può essere indicata la Banda Zoll-Steffè che presso le carceri triestine dei Gesuiti imperversò sotto la denominazione della Guardia del popolo.
Foiba di Scadaicina sulla strada di Fiume.
Foiba di Podubbo - Non è stato possibile, per difficoltà, il recupero.
Il Piccolo del 5.12.1945 riferisce che coloro che si sono calati nella profondità di 190 metri, hanno individuato cinque corpi - tra cui quello di una donna completamente nuda - non identificabili a causa della decomposizione.
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:37 am

MOMENTI DI UNA TRAGEDIA -PARTE SECONDA -

Foiba di Drenchia - Secondo Diego De Castro vi sarebbero cadaveri di donne, ragazze e partigiani dell’Osoppo.
Abisso di Semich – "… Un'ispezione del 1944 accertò che i partigiani di Tito, nel settembre precedente, avevano precipitato nell'abisso di Semich (presso Lanischie), profondo 190 metri, un centinaio di sventurati: soldati italiani e civili, uomini e donne, quasi tutti prima seviziati e ancor vivi. impossibile sapere il numero di quelli che furono gettati a guerra finita, durante l'orrendo 1945 e dopo. Questa è stata fina delle tante Foibe carsiche trovate adatte, con approvazione dei superiori, dai cosiddetti tribunali popolari, per consumare varie nefandezze. La Foiba ingoiò indistintamente chiunque avesse sentimenti italiani, avesse sostenuto cariche o fosse semplicemente oggetto di sospetti e di rancori. Per giorni e giorni la gente aveva sentito urla strazianti provenire dall’abisso, le grida dei rimasti in vita, sia perché trattenuti dagli spuntoni di roccia, sia perché resi folli dalla disperazione. Prolungavano l’atroce agonia con sollievo dell’acqua stillante. Il prato conservò per mesi le impronte degli autocarri arrivati qua, grevi del loro carico umano, imbarcato senza ritorno…" (Testimonianza di Mons. Parentin - da La Voce Giuliana del 16.12.1980).
Foibe di Opicina, di Campagna e di Corgnale – "… Vennero infoibate circa duecento persone e tra queste figurano una donna ed un bambino, rei di essere moglie e figlio di un carabiniere …"(G. Holzer 1946).
Foibe di Sesana e Orle - Nel 1946 sono stati recuperati corpi infoibati.
Foiba di Casserova sulla strada di Fiume, tra Obrovo e Golazzo.
Ci sono stati precipitati tedeschi, uomini e donne italiani, sloveni, molti ancora vivi, poi, dopo aver gettato benzina e bombe a mano, l’imboccatura veniva fatta saltare. Difficilissimi i recuperi.
Abisso di Semez - Il 7 maggio 1944 vengono individuati resti umani corrispondenti a ottanta - cento persone. Nel 1945 fu ancora "usato".
Foiba di Gropada - Sono recuperate cinque salme.
"… Il 12 maggio 1945 furono fatte precipitare nel bosco di Gropada trentaquattro persone, previa svestizione e colpo di rivoltella "alla nuca". Tra le ultime: Dora Ciok, Rodolfo Zuliani, Alberto Marega, Angelo Bisazzi, Luigi Zerial e Domenico Mari…
Foiba di Vifia Orizi - Nel mese di maggio del 1945, gli abitanti del circondario videro lunghe file di prigionieri, alcuni dei quali recitavano il Padre Nostro, scortati da partigiani armati di mitra, essere condotte verso la voragine. Le testimonianze sono concordi nell'indicare in circa duecento i prigionieri eliminati.
Foiba di Cernovizza (Pisino) - Secondo voci degli abitanti del circondario le vittime sarebbero un centinaio. L'imboccatura della Foiba, nell'autunno del 1945, è stata fatta franare.
Foiba di Obrovo (Fiume) – È luogo di sepoltura di tanti fiumani, deportati senza ritorno.
Foiba di Raspo - Usata come luogo di genocidio di italiani sia nel 1943 che nel 1945. Imprecisato il numero delle vittime.
Foiba di Brestovizza - Così narra la vicenda di una infoibata il "Giornale di Trieste" in data 14.08.1947.
"… Gli assassini l'avevano brutalmente malmenata, spezzandole le braccia prima di scaraventarla viva nella Foiba. Per tre giorni, dicono i contadini, si sono sentite le urla della misera che giaceva ferita, in preda al terrore, sul fondo della grotta."
Foiba di Zavni (Foresta di Tarnova) - Luogo di martirio dei carabinieri di Gorizia e di altre centinaia di sloveni oppositori del regime di Tito.
Foiba di Gargaro o Podgomila (Gorizia) - A due chilometri a nord-ovest di Gargaro, ad una curva sulla strada vi è la scorciatoia per la frazione di Bjstej. A una trentina di metri sulla destra della scorciatoia vi è una Foiba. Vi furono gettate circa ottanta persone.
Capodistria - Le Foibe - Dichiarazioni rese da Leander Cunja, responsabile della Commissione di indagine sulle Foibe del capodistriano, nominata dal Consiglio esecutivo dell'Assemblea comunale di Capodistria:
"… Nel capodistriano vi sono centosedici cavità, delle ottantuno cavità con entrata verticale abbiamo verificato che diciannove contenevano resti umani. Da dieci cavità sono stati tratti cinquantacinque corpi umani che sono stati inviati all’Istituto di medicina legale di Lubiana. Nella zona si dice che sono finiti in Foiba, provenienti dalla zona di S. Servolo, circa centoventi persone di etnia italiana e slovena, tra cui il parroco di S. Servolo, Placido Sansi. I civili infoibati provenivano dalla terra di S. Dorligo della Valle. I capodistriani, infatti, venivano condotti, per essere deportati ed uccisi, nell'interno, verso Pinguente. Le Foibe del capodistriano sono state usate nel dopoguerra come discariche di varie industrie, tra le quali un salumificio della zona…"
Foiba di Vines - Recuperate dal Maresciallo Harzarich dal 16.10.1943 al 25.10.1943 cinquantuno salme riconosciute. In questa Foiba, sul cui fondo scorre dell'acqua, gli assassinati dopo essere stati torturati, ftirono precipitati con una pietra legata con un filo di ferro alle mani. Furono poi lanciate delle bombe a mano nell'interno. Unico superstite, Antonio Radeticchio, ha raccontato il fatto.
Cava di Bauxite di Gallignana - Recuperate dal 31 novembre 1943 all'8 dicembre 1943 ventitré salme di cui sei riconosciute.
Foiba di Terli - Recuperate nel novembre del 1943 ventiquattro saline, riconosciute.
Foiba di Treghelizza - Reciìperate nel novembre del 1943 due salme, riconosciute.
Foiba di Pucicchi - Recuperate nel novembre del 1943 undici salme di cui quattro riconosciute.
Foiba di Surani - Recuperate nel novembre del 1943 ventisei salme di cui ventuno riconosciute.
Foiba di Cregli - Recuperate nel dicembre del 1943 otto salme, riconosciute,
Foiba di Cernizza - Recuperate nel dicembre del 1943 due salme, riconosciute.
Foiba di Vescovado - Scoperte sei salme di cui una identificata.
Altre foibe da cui non fu possibile eseguire recupero nel periodo 1943 - 1945: Semi - Jurani - Gimino - Barbana - Abisso Bertarelli - Rozzo - Iadruichi.
Foiba di Cocevie a 70 chilometri a sud-ovest da Lubiana
Foiba di San Salvaro.
Foiba Bertarelli (Pinguente) - Qui gli abitanti vedevano ogni sera passare colonne di prigionieri ma non ne vedevano mai il ritorno.
Foiba di Gropada.
Foiba di San Lorenzo di Basovizza.
Foiba di Odolina - Vicino Bacia, stilla strada per Matteria, nel fondo dei Marenzi.
Foiba di Beca - Nei pressi di Cosina.
Foibe di Castelnuovo d'Istria – "Sono state poi riadoperate - continua il rapporto del Cln - le foibe istriane, già usate nell'ottobre del 1943".
Cava di bauxite di Lindaro
Foiba di Sepec (Rozzo)
LA FOIBA DOVEVA ESSERE LA SUA TOMBA
Riuscì a sopravvivere Giovanni Radeticchio di Sisano.
Ecco il suo racconto:
"… addì 2 maggio 1945, Giulio Premate accompagnato da altri quattro armati venne a prelevarmi a casa mia con tiri camioncino sul quale erano già i tre fratelli Alessandro, Francesco e Giuseppe Frezza nonché Giuseppe Benci. Giungemmo stanchi ed affamati a Pozzo Littorio dove ci aspettava una mostruosa accoglienza; piegati e con la testa all’ingiù fecero correre contro il muro Borsi, Cossi e Ferrarin. Caduti a terra dallo stordimento vennero presi a calci in tutte le parti del corpo finché rinvennero e poi ripetevano il macabro spettacolo. Chiamati dalla prigionia al comando, venivano picchiati da ragazzi armati di pezzi di legno. Alla sera, prima di proseguire per Fianona, dopo trenta ore di digiuno, ci diedero un piatto di minestra con pasta nera non condita. Anche questo tratto di strada a piedi e per giunta legati col filo di ferro ai polsi due a due, così stretti da farci gonfiare le mani ed urlare dai dolori. Non ci picchiavano perché era buio. Ad un certo momento della notte vennero a prelevarci uno ad uno per portarci nella camera della torture. Era l'ultimo ad essere martoriato: udivo i colpi che davano ai miei compagni di sventura e le urla di strazio di questi ultimi. Venne il mio turno: mi spogliarono, rinforzarono la legatura ai polsi e poi, giù botte da orbi. Cinque manigoldi contro di me, inerme e legato, fra questi una femmina. Uno mi dava pedate, un secondo mi picchiava col filo di ferro attorcigliato, un terzo con un pezzo di legno, un quarto con pugni, la femmina mi picchiava con una cinghia di cuoio. Prima dell'alba mi legarono con le mani dietro la schiena ed in fila indiana, assieme a Carlo Radolovich di Marzana, Natale Mazzucca da Pinesi (Marzana), Felice Cossi da Sisano, Graziano Udovisi da Pola, Giuseppe Sabatti da Visinada, mi condussero fino all'imboccatura della Foiba. Per strada ci picchiavano col calcio e colla canna del moschetto. Arrivati al posto del supplizio ci levarono quanto loro sembrava ancora utile. A me levarono le calze (le scarpe me le avevano già prese un paio di giorni prima), il fazzoletto da naso e la cinghia dei pantaloni. Mi appesero un grosso sasso, del peso di circa dieci chilogrammi, per mezzo di filo di ferro ai polsi già legati con altro filo di ferro e mi costrinsero ad andare da solo dietro Udovisi, già sceso nella Foiba. Dopo qualche istante mi spararono qualche colpo di moschetto. Dio volle che colpissero il filo di ferro che fece cadere il sasso. Così caddi illeso nell'acqua della Foiba. Nuotando, con le mani legate dietro la schiena, ho potuto arenarmi. Intanto continuavano a cadere gli altri miei compagni e dietro ad ognuno sparavano colpi di mitra. Dopo l'ultima vittima, gettarono una bomba a mano per finirci tutti. Costernato dal dolore non reggevo più. Sono riuscito a rompere il filo di ferro che mi serrava i polsi, straziando contemporaneamente le mie carni, poiché i polsi cedettero prima del filo di ferro. Rimasi così nella Foiba per un paio di ore. Poi, col favore della notte, uscii da quella che doveva essere la mia tomba…
CAUSA DI MORTE NELLE FOIBE
(Studio medico-legale eseguito su centoventuno infoibati, recuperati nel dopoguerra R. Nicolini e U. Villasanta, sotto l'egida dell'istituto di medicina legale e delle Assicurazioni dell'Università di Pisa. Direttore F. Domenici).
“… La causa mortis può essere stata:
1. proiettili d'arma da fuoco, di solito sparati al cranio;
2. precipitazione dall'alto con gli effetti che ne derivano: fratture multiple, commozione, shock traumatico grave, embolia, ecc.
3. trauma da corpo contundente (bastone, calcio di fucile, bottiglie, ecc.) o acuminato con conseguenti fratture;
4. questi diversi momenti variamente combinati, sia come cause sovrapposte, sia come concorrenti.
L'effetto, cioè la morte, non deve essere stato necessariamente immediato: è ammissibile anche che, nonostante ferite e traumi, la morte sia avvenuta a distanza di tempo o per sete o per fame…
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:38 am

MOMENTI DI UNA TRAGEDIA -PARTE TERZA -

I "Desaparecidos" di Fiume

Una pagina di eroismo e di amore di Patria ancora poco nota è quella degli italiani di Fiume che preferirono la morte alla stella rossa dei comunisti jugoslavi. Dal 3 maggio 1945, per tre giorni e tre notti, le truppe del maresciallo Tito, avide di sangue, si scatenarono, con inaudita violenza, contro coloro che, da sempre, avevano dimostrato sentimenti di italianità. A Campo di Marte, a Cosala, a Tersatto, lungo le banchine del porto, in piazza Oberdan, in viale Italia, i cadaveri s’ammucchiarono e non ebbero sepoltura. Nelle carceri cittadine e negli stanzoni della vecchia Questura, nelle scuole di piazza Cambieri, centinaia di imprigionati attendevano di conoscere la propria sorte, senza che alcuno si preoccupasse di coprire le urla degli interrogati negli uffici di Polizia, adibiti a camere di tortura.
Altre centinaia di uomini e donne, d'ogni ceto e d’ogni età, svanirono semplicemente nel nulla. Per sempre. Furono i "desaparecidos".
Gli avversari da mettere subito a tacere vengono individuati negli autonomisti, cioè coloro che sognavano uno Stato libero; ai furibondi attacchi di stampa condotti dalla "Voce del Popolo" si accompagnò una dura persecuzione, che già nella notte fra il 3 e il 4 maggio portò all’uccisione di Matteo Blasich e Giuseppe Sincich, personaggi di primo piano del vecchio movimento zanelliano, già membri della Costituente fiumana del 1921.
Assieme agli autonomisti, negli stessi giorni e poi ancora nei mesi che verranno, trovano la morte a Fiume anche alcuni esponenti del Cln ed altri membri della resistenza italiana, fra cui il noto antifascista Angelo Adam, mazziniano, reduce dal confino di Ventotene e dal lager nazista di Dachau secondo una linea di condotta che trova riscontro anche a Trieste ed a Gorizia, dove a venir presi di mira dalla Polizia politica jugoslava, sono in particolare gli uomini del Comitato di liberazione nazionale.
La scelta appare del tutto conseguente, dal momento che sul piano politico il Cln è un'organizzazione direttamente concorrenziale rispetto a quelle ufficiali, delle quali è ben in grado di contestare l'esclusiva rappresentatività degli antifascisti italiani. Pertanto, per i titini, appare come l'avversario più pericoloso, sia perché potenzialmente in grado di diventare il punto di riferimento della popolazione di sentimenti italiani, sia in quanto l'eventuale accoglimento delle sue pretese di riconoscimento, quale legittima espressione della resistenza italiana, farebbe cadere uno dei pilastri principali su cui si regge l'edificio dei poteri popolari.
Ma la furia si scatenò con ferocia nei confronti degli esponenti dell'italianità cittadina.
Furono subito uccisi i due senatori di Fiume, Riccardo Gigante e Icilio Bacci, e centinaia di uomini e donne, di ogni ceto e di ogni età, morirono semplicemente per il solo fatto di essere italiani.
Oltre cinquecento fiumani furono impiccati, fucilati, strangolati, affogati. Altri incarcerati. Dei deportati non si seppe più nulla. Cercarono subito gli ex legionari dannunziani, gli irredentisti della prima guerra mondiale, i mutilati, gli ufficiali, i decorati e gli ex combattenti. Adolfo Landriani era il custode dei giardino di piazza Verdi: non era fiumano, ma era venuto a Fiume con gli Arditi e per la sua piccola statura tutti lo chiamavano "maresciallino". Lo chiusero in una cella e gli saltarono addosso in quattro o cinque, imponendogli di gridare con loro "Viva la Jugoslavia!". Lui, pur così piccolo, si drizzò sulla punta dei piedi, sollevò la testa in quel mucchio di belve, e urlò con tutto il fiato che aveva in corpo: "Viva l'Italia!".
Lo sollevarono, come un bambolotto di pezza, o lo sbatterono contro il soffitto, più volte, con selvaggia violenza e lui ogni volta: "Viva l'Italia! Viva l'Italia!" sempre più fioco, sempre più spento, finché il grido non divenne un bisbiglio, finché la bocca colma di sangue non gli si chiuse per sempre.
Qualcuno morì più semplicemente per aver ammainato in piazza Dante la bandiera jugoslava.
Il 16 ottobre del 1945, un ragazzo, Giuseppe Librio, diede tutti i suoi diciott'anni, pur di togliere il simbolo di una conquista dolorosa. Lo trovarono il giorno dopo, tra le rovine del molo Stocco, ucciso con diversi colpi di pistola.
Nel carcere di Fiume il 9 ottobre 1945 Stefano Petris scrisse il suo testamento sui fogli bianchi dell’"Imitazione di Cristo": "…Non piangere per me. Non mi sono mai sentito così forte come in questa notte di attesa, che è l’ultima della mia vita. Tu sai che io muoio per l'Italia. Siamo migliaia di italiani, gettati nelle Foibe, trucidati e massacrati, deportati in Croazia falciati giornalmente dall'odio, dalla fame, dalle malattie, sgozzati iniquamente. Aprano gli occhi gli italiani e puntino i loro sguardi verso questa martoriata terra istriana che è e sarà italiana. Se il Tricolore d'Italia tornerà, come spero, a sventolare anche sulla mia Cherso, bacialo per me, assieme ai miei figli. Domani mi uccideranno. Non uccideranno il mio spirito, né la mia fede. Andrò alla morte serenamente e come il mio ultimo pensiero sarà rivolto a Dio che mi accoglierà e a voi, che lascio, così il mio grido, fortissimo, più forte delle raffiche dei mitra, sarà: "viva l'Italia!".
A nessuno di questi eroi, semplici e sconosciuti, l’Italia concederà una medaglia alla memoria. Mentre noi studenti scendevamo in piazza per Trieste italiana all’inizio degli anni Cinquanta, diede la vita per la Patria l'ultimo dei nostri irredenti.
Leonardo Manzi aveva la mia età e come me aveva dovuto abbandonare Fiume. Morì da profugo a Trieste il 6 novembre 1953, ucciso dalla Polizia civile (pagata dagli inglesi) sul sagrato della chiesa di S. Antonio. Nelle sue mani stringeva forte un Tricolore. Nelle sue tasche trovarono, arrossata di sangue, la tessera della "Giovane Italia".
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:40 am

MOMENTI DI UNA TRAGEDIA -PARTE TERZA -

Dal Diktat alla rinuncia
10.6.1944 - Sei giorni dopo l'occupazione di Roma, il Governo italiano indirizza alle autorità alleate un memorandum sostenendo la necessità di inviare unità navali nei porti di Trieste, Fiume, Zara e forze armate nei principali centri della Venezia Giulia utilizzando anche reparti italiani in collaborazione con quelli anglo-americani.
Giugno 1944 - A Bolsena, tra il maresciallo Alexander e Tito si conviene l’attestamento delle forze jugoslave ad oriente Di una linea, cHe, senza pregiudizi per i confini futuri, cla Fiume va direttamente a Nord.
15.08.1944 - Il sottosegretario agli Esteri Visconti Venosta rinnova all’ammiraglio Stone, capo della Commissione alleata di controllo in Italia, le richieste avanzate con il Memorandum del 10 giugno.
11.9.1944 - L'ammiraglio Stone risponde affermando che il "Comando supremo dia, presentemente, l'intenzione di mantenere sotto il Governo militare alleato le provincie di Bolzano, Trento, Fiume, Pola, Trieste e Gorizia al momento della liberazione dell’Italia settentrionale".
14.9.1944 - L'on. Bonomi, per il Governo italiano, replica ribadendo le richieste italiane.
22.9.1944 –L'ammiraglio Stone assicura Bonomi che le richieste sono state portate a conoscenza dei Comando supremo alleato.
Febbraio 1945 - Belgrado. Secondo incontro fra il maresciallo Tito e Alexander: riconferma della linea di attestamento da Fiume direttamente a Nord convenuta a Bolsena.
Marzo 1945 - il ministro degli Esteri De Gasperi inizia una azione diplomatica a Washington per ottenere l'occupazione alleata di tutta la Venezia Giulia.
22.4.1945 - Truppe jugoslave occupano Brioni e le isole adiacenti; il VII Corpo jugoslavo marcia su Trieste ed il IX Corpo su Monfalcone.
1.5.1945 - Elementi del IX Corpo e partigiani fanno la loro apparizione nelle zone periferiche di Trieste.
2.5.1945 - Trieste: resa dei tedeschi alle forze neozelandesi. Il Comando jugoslavo occupa la città e ne assume l'amministrazione.
5.5.1945 - Trieste risponde all'occupazione jugoslava con una manifestazione di popolo e cinque cittadini rimangono uccisi nel conflitto con gli slavi.
8.5.1945 - Duro promemoria di Alexader a Tito.
9.6.1945 - Belgrado. Tito, pur protestando, firma un accordo con il generale Morgan: il territorio ad occidente della linea Trieste - Caporetto - Tarvisio e gli ancoraggi di Pola e della costa occidentale dell'Istria sono posti sotto controllo diretto degli Alleati.
12.6.1945 - Le truppe jugoslave lasciano Trieste.
22.8.1945 - Il presidente del Consiglio Parri, rendendosi conto che rettifiche sulla frontiera orientale sarebbero state inevitabili e che è impossibile intavolare negoziati diretti con la Jugoslavia, avverte il presidente Truman che una pace ingiusta avrebbe deleterie conseguenze sulla vita politica italiana.
1.9.1945 - Londra. Conferenza dei ministri degli esteri delle potenze alleate. Byrnes propone che l'Italia e la Jugoslavia vengano ad esporre il rispettivo punto di vista sulla questione del confine orientale.
18.9.1945 - Per la Jugoslavia parla Kardelj il quale sostiene che "tutta la Venezia Giulia si riconnette ai Balcani"; che economicamente Trieste "è indispensabile alla Jugoslavia"; che politicamente e moralmente la Yugoslavia "non può permettere che gli italiani si servano di Trieste come di una testa di ponte per minare l'unità dello Stato Jugoslavo e penetrare nei Balcani". De Gasperi risponde consegnando un memorandum che, sulla base delle proposte fatte il 22 agosto, caldeggia un accordo secondo la linea Wilson del 1919 che, sino al 1940, rappresentava il massimo delle aspirazioni jugoslave.
19.9.1945 - Il Consiglio dei ministri degli affari esteri dei Quattro nomina una Commissione di esperti per accertare sul posto i dati etnici ed economici di quelle zone.
24.9.1945 - La delegazione degli Usa, in linea di principio, accetta la proposta di prendere come base di trattativa la linea Wilson. Propone che la frontiera con la Jugoslavia segua l'andamento degli insediamenti etnici, con i necessari adattamenti per preservare l'economia della regione e dando Trieste, trasformata in porto franco, all'Italia.
9.3/5.4.1946 - Gli esperti si intrattengono nella Venezia Giulia. Ciascuna delle quattro delegazioni che compongono la Commissione presenta una propria relazione. Tutte sono identiche nella sostanza, ma propongono quattro diverse linee di frontiera, delle quali la francese dalle porte di Trieste voltava subito a Ovest sottraendo all'Italia tutta l'Istria, aggregando a Trieste il tratto di costa a Sud della città fino a Cittanova. Da questo progetto nascerà l'idea del Territorio libero di Trieste.
Aprile 1946 - Consegna della relazione finale degli esperti che, a parte le discordanti soluzioni per il tracciato del confine, riconosce l'esattezza di quanto sostenuto dall'Italia: nei distretti di Tarvisio, Gorizia, Basso Isonzo, Trieste e nell'Istria occidentale e meridionale la maggioranza etnica è italiana.
26.4.1946 - Kardelj dichiara di non poter accettare alcuna delle proposte degli esperti e mantiene le richieste presentate a Londra nel settembre del 1945.
3.5.1946 - De Gasperi sottolinea il valore del riconoscimento della tesi etnica sostenuta dall’Italia, specie perché gli esperti non hanno accolto l'invito dei Governo italiano "perché l'inchiesta fosse estesa a tutta la zona contestata ed in particolare alle regioni popolate in modo preponderante da italiani". Molotov, di fronte all'opposizione anglo-americana di abbandonare Trieste alla Jugoslavia, propone alternativamente: a) trasformare Trieste in stato autonomo sotto la sovranità jugoslava con statuto internazionale, b) creare uno stato autonomo con due governatori uno italiano e uno jugoslavo. Da qui il compromesso disastroso per l’Italia. I Quattro abbandonano il principio del confine su basi etniche e adottano la linea di confine francese ma sottraendo all'Italia il territorio che avrebbe costituito il Territorio libero di Trieste.
3.7.1946 - Questa decisione è definitivamente adottata dai Quattro, malgrado ogni protesta sia dell'Italia che della Jugoslavia.
10.8.1946 - De Gasperi, ministro degli Esteri, dice: "La linea francese era già una linea etnica nel senso indicato dalle decisioni di Londra… ma, per quanto inaccettabile, era comunque una frontiera italo-jugoslava che attribuiva Trieste all'Italia. Che cosa è avvenuto sul tavolo dei compromessi durante il mese di giugno perché, il 3 luglio, il Consiglio dei Quattro facesse tabula rasa della decisioni di Londra e facesse della linea francese non la frontiera tra l’Italia e la Jugoslavia bensì la frontiera tra il cosiddetto "Territorio libero di Trieste", dotato di uno speciale Statuto internazionale e la Jugoslavia?"
20.8.1946 - La delegazione italiana consegna al segretario della Conferenza di pace una memoria in cui, fra l'altro, si propone di estendere il Territorio libero di Trieste fino a Pola e Brioni, smilitarizzando queste città in modo da restituire all’Italia i cinquantamila italiani della costa istriana e di includere nel Territorio libero di Trieste l'isola di Lussino. Tali proposte non sono accolte.
Sett. 1946 - La delegazione italiana alla Conferenza di pace tenta, a più riprese, di far riprendere in considerazione come frontiera fra l'Italia e la Jugoslavia la linea etnica e propone 4’una libera consultazione delle volontà delle popolazioni interessate" secondo i principali della Carta atlantica. Inutilmente.
28.9.1946 - La Commissione politica territoriale della Conferenza di pace approva la linea francese.
3.11.1946 – Il governo italiano si appella ai Quattro perché "si proceda alla delimitazione della frontiera orientale secondo il criterio della linea etnica… e si ricorra al plebiscito nelle zone in contestazione… Il Governo italiano rivendica lo stesso principio nell'eventualità che venga creato il Territorio libero di Trieste perché le sue frontiere si estendano almeno sino alla zona indiscutibilmente italiana di Parenzo e di Pola".
4/5.11.1946 - Incontro Togliatti-Tito per un'intesa fra l’Italia e la Jugoslavia: baratto di Trieste con Gorizia; concessione all’Italia di un corridoio verso Trieste.
28.11.1946 - i Quattro, raggiunto l'accordo sulle frontiere del futuro Territorio libero di Trieste, autorizzano la Jugoslavia a mantenere cinquemila uomini armati nella Zona B.
10.2.1947 - Firma del Trattato di pace. Sforza, ministro degli Esteri, in una nota di protesta per il trattamento impostoci, manifesta il proposito di chiedere la revisione del Trattato. La Jugoslavia dichiara di non rinunciare ai "propri diritti" su tutta la Venezia Giulia e progetta di rioccupare Trieste, il presidente Truman ordina l'invio di rinforzi militari. In base al Trattato di pace, la Jugoslavia amministra la Zona B a "titolo temporaneo" e deve limitarsi alla normale amministrazione con assoluta imparzialità tra i gruppi etnici. La Jugoslavia applica invece tutti i possibili mezzi per cancellare ogni aspetto italiano nella zona.
1947 - Il Consiglio di sicurezza dell’ONU, cui spetta la nomina del Governatore di Trieste, condizione per la creazione del Territorio libero di Trieste, non riesce ad accordarsi. La Francia suggerisce che l’Italia e la Jugoslavia si ,accordino fra loro: nessuna delle due parti si dichiara consenziente sui candidati proposti dall’altra.
Il problema torna al Consiglio di sicurezza che se ne occupa, senza risultati, tra la fine del 1947 e la primavera del 1948.
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:40 am

MOMENTI DI UNA TRAGEDIA -PARTE QUARTA -

20.3.1948 - Constatata l'impossibilità di pervenire alla nomina di un Governatore e valutata l'azione snazionalizzatrice svolta dalla Jugoslavia nella Zona B, le potenze occidentali emettono la Dichiarazione tripartita per cui Stati Uniti, Regno Unito e Francia invitano il Governo sovietico e quello italiano ad accordarsi "in vista di un protocollo addizione al Trattato di Pace con l’Italia per ricondurre sotto sovranità italiana l'intero Territorio libero di Trieste".
9.4.1948 - Il Governo italiano accetta la dichiarazione tripartita.
16.4.1948 - Il Governo jugoslavo respinge la proposta. La Russia manifesta un netto rifiuto.
4.5.1948 - Bevin, ministro degli Esteri di Gran Bretagna, dichiara ai Comuni che "Trieste dovrebbe essere restituita all’Italia" e che "se il Territorio libero, che è territorio italiano, fosse restituito all’Italia con la popolazione italiana che vi risiede esso rappresenterebbe una buona frontiera…"
28.6.1948 - Il Cominform scomunica il Partito comunista jugoslavo.
21.2.1949 - All'Onu, Austin, delegato americano, dichiara al Consiglio di sicurezza che l'art. 2 dello Statuto del Territorio libero di Trieste costituisce una pietra miliare per la salvaguardia dei diritti dell'uomo "violati dal governo poliziesco operante in Zona B".
Il delegato inglese conferma che "una forma di governo poliziesco è stata estesa dalla Jugoslavia alla zona che essa deve amministrare, con tutte le caratteristiche di un governo totalitario. Ciò rende impossibile l'unificazione di questa zona con la zona anglo-americana in vista della formazione di un territorio indipendente e democratico secondo le linee previste dal Trattato di pace. In questa condizione l'istituzione di un territorio indipendente significherebbe la creazione di una zona aperta alle aggressioni dirette, secondo i metodi così spesso messi in pratica nell'Europa orientale".
Luglio 1949 - La Jugoslavia, introducendo il "dinaro" nella Zona B come unica moneta, conferma di voler dar vita ad un atto unilaterale di annessione.
11.2.1950 - Roma. Colloqui del conte Sforza con il ministro Ivekovic che propone quale base per la soluzione del problema del Territorio libero di Trieste l'accordo Tito-Togliatti del novembre 1946. Sforza rifiuta.
8.4.1950 - Milano. Sforza muove caute avances accolte freddamente dalla Jugoslavia.
28.4.1950 - Tito, in una intervista, risponde a Sforza che sulla base delle "avances" non è possibile "iniziare trattative" che, al caso, vanno sviluppate sulla base dell'accordo con Togliatti.
1.5.1950 - Sforza ribatte la necessità di un accordo fra Italia e Jugoslavia. Colloqui esplorativi con il rappresentante di Belgrado a Roma. Ottiene un rifiuto. Il ministro degli Esteri jugoslavo, in due successivi discorsi, afferma che l'Italia vuole creare un'atmosfera di minacce e di pressioni.
23.12.1950 - Stipula dell'accordo economico bilaterale con la Jugoslavia per la sistemazione delle pendenze finanziarie derivanti dal Trattato di pace. Tito, all'Ansa, dichiara che Trieste non è "una grossa questione" ma che, per risolverla, occorre stabilire "una frontiera ben chiara ed accettata da ambo le parti".
13/14-3-1951 - Londra. Incontro del ministro degli Esteri italiano con il Premier inglese: vi si esprime "l’ansia di raggiungere un accordo amichevole con il governo jugoslavo" sulla questione del Territorio libero di Trieste.
11.7.1951 - De Gasperi, al Senato, conferma la volontà dell'Italia di riottenere in un'atmosfera di amicizia con la Jugoslavia.
13.7.1951 - Tito, commentando il dibattito al Senato, accusa il Governo italiano di coltivare "piani di reazione fascista".
28.9.1951 - Kardelj dichiara all'Assemblea jugoslava che fra le contrapposte tesi, bisogna trovarne una terza, ma non precisa quale.
Febbraio 1952 - Tito si dichiara favorevole alla creazione del Territorio libero di Trieste, con un Governatore alternativamente italiano e jugoslavo e con un vice governatore dell'altra Nazione.
De Gasperi risponde che "questo progetto condurrebbe alla esasperazione dei contrasti interni tra i due gruppi e ad una continua lotta imperniata su tali contrasti il che avrebbe come conseguenza di rendere acuti e permanenti i contrasti tra i due Paesi confinanti".
17.3.1952 - Nota verbale del governo italiano a quelli della Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti: denuncia delle misure prese da Belgrado nella Zona B in violazione del Trattato di pace.
20.3.1952 - Quarto anniversario della Dichiarazione tripartita. Incidenti con morti e feriti a Trieste in un conflitto fra cittadini e forze di polizia.
Il Governo italiano promuove una energica azione per ottenere un sostanziale miglioramento nell'amministrazione della Zona A.
9.5.1952 - Londra. Firma dell'accordo tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia che consente una più larga partecipazione italiana nell'amministrazione della zona. Mosca protesta. Belgrado adotta ulteriori misure poliziesche nella Zona B peggiorando ancora la situazione degli italiani colà residenti.
8.8.1952 - Nota verbale del Governo italiano a quelli della Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, essendo stati introdotti nella Zona B di Trieste leggi e provvedimenti jugoslavi con un blocco di tredici ordinanze.
30.10.1952 - L'Italia propone alla Jugoslavia di sottoporre al giudizio della Corte internazionale dell’Aja la legittimità dei provvedimenti estesi alla Zona B. Belgrado, affermando che la questione è politica e non giuridica, si sottrae al giudizio della Corte internazionale dell'Aja.
19.8.1953 - Pella, presidente del Consiglio dei ministri, nella dichiarazione programmatica al Parlamento riafferma una "determinazione altrettanto ferma nella difesa degli interessi nazionali".
28.8.1953 - L'Agenzia Jugo-press considera le dichiarazioni di Pella una dimostrazione che l'atteggiamento conciliante e indulgente della Jugoslavia di fronte alla presa di posizione non costrittiva di Roma non può condurre ad una soluzione del problema di Trieste".
L'Agenzia United-Press riporta: "Nessuna notizia è fin qui pervenuta.. circa il proponimento del Governo jugoslavo di procedere all’annessione della Zona B. Se la Jugoslavia compisse effettivamente un simile gesto, inconsulto e irresponsabile, la reazione italiana sarebbe senza dubbio quella che la coscienza del suo popolo esigerebbe".
30.8.1953 - La Tanjug ritiene provocatorie le notizie e i commenti della stampa circa la intenzione jugoslava di annettere la Zona B del Territorio libero di Trieste.
1.9.1953 - Nota di protesta jugoslava per il movimento di truppe italiane alla frontiera. Il Governo italiano nello stesso giorno risponde di essere stato costretto a prendere tali misure "di carattere precauzionale protettivo".
4.9.1953 - La delegazione jugoslava a Roma respinge la risposta italiana aggiungendo: "grazie unicamente alla estrema pazienza del Governo jugoslavo non è stato dato fino a questo momento l'ordine per contromisure corrispondenti".
6.9.1953 - Discorso aggressivo di Tito a San Basso per cristallizzare a proprio favore la situazione della Zona B: "devo dire... a tutti che la questione triestina è stata portata in un vicolo cieco. Riconoscendo la necessità di liquidare questo problema, credo che l'unico modo di risolverlo sarebbe quello di fare di Trieste una città internazionale e che il retroterra venga annesso alla Jugoslavia".
Roma, notte. Nota ufficiosa che tra l’altro rileva: "nella sua megalomania egli (Tito) indica ora una sola soluzione da prendere o lasciare: l'annessione pura e semplice alla Jugoslavia dell'intero Territorio... tutto ciò appare talmente incredibile che viene naturale domandarsi quali siano i veri intendimenti del dittatore jugoslavo".
13.9.1953 - Pella, presidente del Consiglio, dal Campidoglio, ripropone il plebiscito su tutto il Territorio libero di Trieste e la convocazione di una conferenza a cinque. Rivolgendosi agli Stati Uniti ed alla Gran Bretagna dice: "È dunque tempo che essi riconoscano l'anacronismo della loro attuale posizione" sia nel Territorio libero di Trieste che nei confronti dell'Italia.
La proposta Pella è portata a conoscenza di Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e del Governo jugoslavo.
2.10.1953 - Pella alla Associated press: "prima della ratifica del trattato a sei per l'esercito europeo, deve essere equamente risolta la questione di Trieste".
6.10.1953 - Pella alla Camera: "La ratifica del trattato della Ced da parte del Parlamento italiano sarà molto facilitato da una previa soluzione del problema di Trieste".
8.10.1953 - Gli ambasciatori degli Usa e della Gran Bretagna comunicano che i rispettivi governi hanno deciso: "tenuto conto del preminente carattere italiano della Zona A, di rimettere l’amministrazione di quella zona al Governo italiano".
9.10.1953 - Pella alla Camera: "la comunicazione fatta dai governi americano e britannico… non pregiudica in alcun modo i riconosciuti diritti dell’Italia sull'insieme del territorio, né pregiudica la facoltà del Governo italiano di farli valere e di perseguirne la realizzazione nelle forme più idonee… Posso dichiarare nel modo più formale che il fatto dell'accettazione di amministrare la Zona A non implica alcun abbandono delle rivendicazioni relative alla Zona B da parte italiana".
5.10.1954 - Londra. Brosio per l'Italia, Thompson per gli Usa, Harrison per l'Inghilterra, Velebit per la Jugoslavia, siglano il Memorandum d'intesa.
4.11.1954 - L'Italia riassume la diretta amministrazione della Zona A e la Jugoslavia assume quella della Zona B, Su ambedue le zone permane incontestabilmente la sovranità italiana.
25.9.1956 - Belgrado. Riunione della Commissione mista italo-jugoslava per definire gli aspetti economici derivanti dal Memorandum di Londra e per il libero trasferimento delle persone già residenti nelle Zone A e B.
1958 - Nuova crisi fra paesi comunisti e Jugoslavia.
1958-1959 - Intensificazione dei rapporti economici fra Italia e Jugoslavia ma non di quelli politici.
4.12.1960 - Popovich, ministro degli Esteri jugoslavo, a Roma. Il comunicato: "È stata riaffermata da ambo le parti la precisa volontà, nell'interesse dei due Paesi, di far quanto possibile per sviluppare i rapporti di buon vicinato".
1.7.1961 - Segni, ministro degli Esteri a Belgrado, sue dichiarazioni: "Siamo riusciti a compiere ulteriori notevoli progressi sulla via intrapresa in questi ultimi tempi nella reciproca comprensione e collaborazione… evidentemente ognuno dei due Paesi, per circostanze comprensibili, segue metodi diversi… In vari punti abbiamo rilevato che i due governi sono ispirati da preoccupazioni e da intendimenti analoghi… Questo compito richiede, naturalmente, una chiara, meditata e realistica valutazione delle proprie possibilità e una graduale e costante opera di realizzazione".
1962-1963 - Stasi nei rapporti italo-jugoslavi.
Marzo 1964 - Invito a Moro di recarsi a Belgrado.
3.3.1965 - Il "Combat" di Parigi annuncia negoziati fra Roma e Belgrado e parla di Zona B definitivamente assegnata alla Jugoslavia. La Farnesina smentisce.
8/12.11.1965 - Moro, presidente del Consiglio, a Belgrado. Dai colloqui sarebbero escluse le questioni strettamente territoriali.
10/16.12.1965 - Riunione a Belgrado del Comitato misto per le minoranze.
24/25.5.1966 - Zagabria. Riunione dei Comitato misto per le minoranze.
Gennaio '67 - Trattato commerciale con la Jugoslavia. Rottura delle trattative per il rinnovo. Il Ministro Tolloy, a Trieste, lascia intendere che la rottura è da ascriversi ad azioni di elementi jugoslavi che avevano violato il Memorandum d'intesa nella Zona B.
5.1.1967 - Belgrado. Il "Borba", ricordando le dichiarazioni del segretario agli Esteri jugoslavo Nikezie: "gli interessi dei singoli o di alcuni gruppi politici non devono prevalere su quelli generali", denuncia "una corrente di freddezza" fra Italia e Jugoslavia.
10.5.1967 - Protesta di Belgrado a Roma per il raduno degli alpini a Treviso.
13/23.11.1967 - Belgrado: riunione della Commissione mista per la tutela delle minoranze.
8/10.1.1968 - Visita a Roma del premier Spiliak e del ministro elegli Esteri Nikezic. Colloqui con Saragat, con Moro, presidente del Consiglio e con Fanfani, ministro degli Esteri, dedicati a problemi di interesse bilaterale. il "Borba" analizza le relazioni italo-jugosiave rilevando una volontà di non soffermarsi sul passato ma di guardare all'avvenire.
Il comunicato ufficiale dice che le parti manifestano l'intenzione di promuovere ulteriori miglioramenti nei rapporti bilaterali e di rendere sempre più costruttiva la politica di buon vicinato nel rispetto dei reciproci interessi e perseguendo con fervida volontà gli obiettivi comuni della pace della convivenza operosa e distensiva".
24.4.1968 - Zagaria. Il " Vjesnik' denuncia la campagna svolta "dai settori della destra italiana per ottenere la restituzione dell’Istria all'Italia". Cita brani della "Discussione" relativi al "biblico Esodo di trecentomila istriani, fiumani e dalmati" che hanno abbandonato le loro terre nel timore che l'occupazione jugoslava potesse, oltre che separarli dalla madrepatria, privarli della civiltà cristiana e delle libertà democratiche".
9.1.1969 - Brioni: Tito esalta i rapporti di buon vicinato con l’Italia.
25.5.1969 - Kardelj, a Umago d'Istria: "La regione dell'Istria offre un contributo specifico all’arricchimento del pensiero e della cultura dei popoli jugoslavi ed alla creazione di un clima di comprensione e di accostamento con il vicino popolo italiano".
26/29.5.1969 - Nenni, ministro degli Esteri, a Belgrado: "La frontiera aperta tra l'Italia e la Jugoslavia è un fatto esemplare in questo momento di tensione che l’Europa e il mondo stanno attraversando".
22.9.1969 - Trieste. Il presidente della Repubblica slovena, ricevuto dal presidente Berzanti, visita ufficialmente la Giunta regionale di Trieste. Dichiara di seguire con molta attenzione quanto succede nel Friuli - Venezia Giulia avendo le due regioni "molti interessi in comune".
2.10.1969 - Saragat, presidente della Repubblica e Moro, ministro degli Esteri a Belgrado. Tito al brindisi: "L'attuale grado di feconda collaborazione fra l'Italia e la Jugoslavia ha potuto essere raggiunto grazie al coerente rispetto dei principi di completa eguaglianza, di non interferenza negli affari interni… Moro, al ritorno, dichiara che sono stati trattati i problemi delle comunicazioni nel goriziano. Tali comunicazioni interessano, però, soltanto la popolazione jugoslava di confine.
4.10.1969 - Conferenza stampa di Tito che, invece, afferma: "Oggi lo stato dei rapporti è tale da consentire, a differenza del passato, la discussione di problemi delicati come quello dei confini".
6.12.1970 - Improvviso annullamento della visita a Roma di Tito perché l'Ansa comunica che il ministro degli Esteri Moro, rispondendo ad interrogazioni di deputati e senatori missini e democristiani, riguardanti le sorti della Zona B e del mancato Territorio libero di Trieste, ha affermato che, in occasione delle note visite effettuate da parte italiana in Jugoslavia, non sono state affrontate questioni attinenti alla sovranità sulla Zona B. "Tali questioni esulano dagli argomenti da trattarsi nel corso delle prossime visite in Italia del presidente della Repubblica socialista federativa jugoslava… Il Governo non prenderà in considerazione nessuna rinuncia ai legittimi interessi nazionali".
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
wolfsangel
Figli del Forum
Figli del Forum
avatar

Numero di messaggi : 249
Localizzazione : Europa
Umore : Sempre agguerrito.
Data d'iscrizione : 08.11.07

MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   Dom Nov 11, 2007 11:41 am

MOMENTI DI UNA TRAGEDIA -PARTE QUINTA E ULTIMA -

21.1.1971 - Tepavac, ministro degli Esteri jugoslavo, commentando un discorso di Moro sulle relazioni fra i due paesi: "Il Governo italiano e quello jugoslavo credono nei rapporti esistenti tra i due Paesi, incluso il Memorandum del 1954 e le sue implicazioni territoriali…".
23.3.1971 - Visita di Tito a Roma. Incontro Moro-Tepavac. Nel comunicato: "Fedeli agli accordi internazionali stipulati, essi hanno tenuto a ribadire la determinazione di continuare a basare i loro rapporti sul reciproco rispetto dell'indipendenza, della sovranità e delle integrità territoriale e sul principio della non interferenza negli affari interni".
28.6.1971 - Ribicic, presidente del Consiglio jugoslavo in un comizio a Predbor: "In particolare, dato il rafforzamento della fiducia tra i nostri due paesi, sia noi sia gli italiani esprimiamo la speranza che con la buona volontà saranno risolti anche gli ultimi problemi rimasti ancora aperti".
15.11.1971 - Moro, ministro degli Esteri, alla commissione Esteri della Camera, illustra la posizione dell’Italia in relazione ai rapporti italo-jugoslavi. Fragoljub Vujika, portavoce di Belgrado, dice che a Belgrado il discorso di Moro "è stato accolto con molto favore… i tentativi di riesumare forze aggressive di Irredentismo e di rivendicazioni territoriali, promosse da forze che in passato arrecarono clanno ai due paesi, hanno richiamato l'attenzione della opinione pubblica jugoslava, che è giustamente sensibile a questi fatti".
16.12.1971 - Belgrado. Dichiarazioni di Tito al Parlamento jugoslavo: "Durante la mia visita ufficiale in Italia… abbiamo confermato la reciproca decisione di continuare la politica dell’amicizia e della cooperazione fra vicini. Nello stesso tempo sono state create le condizioni per comporre le questioni pendenti fra i due paesi".
21.4.1972 - Il "Combat", da Parigi, dà notizia di trattative fra Roma e Belgrado per un accordo in merito alla Zona B. Smentita della Farnesina.
5.5.1972 - Alcuni giornali parlano di accordi con la Jugoslavia in merito alla Zona B. Ulteriore smentita della Farnesina.
29.12.1972 - Tito parlando agli attivisti montenegrini della Lega dei comunisti, denuncia l'azione dei profughi istriani residenti in Italia che tendono ad impossessarsi di parte del territorio jugoslavo; pretendono la reintegrazione all’Italia della Zona B; esercitano pressioni sul Governo italiano affinché non venga raggiunto alcun accordo con la Jugoslavia. "Naturalmente la Zona B è nostra e a noi non importa nulla di quanto vanno cianciando… ; altri vorrebbero riprendere tutta l'Istria, Zara e tutta la Dalmazia". Tito chiede che il Governo italiano prenda nette distanze "da queste organizzazioni che nutrono aspetti revanscisti sul nostro territorio".
16.4.1974 - Tito a Sarajevo dichiara: "La Zona B non esiste più e se qualcuno deve denunciare la questione delle ex zone, quelli siamo noi e non gli italiani. Ma questo noi non lo faremo perché con la nostra rinuncia a Trieste abbiamo creato le condizioni per una atmosfera che non esisteva "in nessuna altra parte dell'Europa".
Il segretario generale del ministero degli affari esteri, a Roma, Gaja, con una nota a Belgrado chiede "informazioni e chiarimenti" sul discorso di Tito perché "non si comprende… l’inopportuno accenno ad una riapertura della questione di Trieste" e deve sottolineare "l’esigenza che da parte jugoslava non vengano prese iniziative unilaterali… come è inammissibile il linguaggio non cortese usato in alcune frasi della nota verbale jugoslava in data 30 marzo 1974".
1.10.1975 - Il ministro per gli affari esteri Rumor dà notizia al Parlamento della necessità per l'Italia di rinunciare alla sovranità sulla Zona B in favore della Jugoslavia.
In 350.000 sulla via dell'esilio
"Felix qui potest rerum cognoscere causam" argomentava Virgilio nelle "Georgiche" quasi duemila anni orsono ponendosi davanti alla soluzione di tutti gli enigmi e all'essenza di ogni verità dello scibile.
Ma riuscire a far proprie le origini e le ragioni, i come ed i perché delle cose e degli avvenimenti significa, oggettivamente, coincidere con la divinità, estraniarsi cioè dalla condizione umana. E, comunque, la valenza di ciò che conosciamo va sempre rapportata a quello che il prossimo è disposto ad accettare in una eterna alternanza di forze e di resistenze. Sul piano storico ciò avviene in forma evidente tanto che più che ai temi ricorrenti nei vichiani corsi e ricorsi sarebbe meglio pensare al perpetuarsi di un sistema. In altre parole non sono il bene e il male una volta l'uno l'altra volta l’altro, che prevalgono, ma le tecniche, i sistemi, appunto, che li creano. Le dittature, cioè, si alternano alle dittature e, raramente ad altre forme come quelle democratiche. È così che in Italia stiamo vivendo la terza dittattura consecutiva in tre quarti eli secolo: dopo quella classica e tanto vituperata del Ventennio, quella resistenziale e parlamentare o consociativa, che dir si voglia, e quella odierna che, più che essere della Seconda Repubblica, pare quella dell’omogenizzazione delle coscienze, del solidarismo pseudomondializzante e dell'utopia europeista. In questo contesto, reale e non storicistico, quale spazio può avere la vicenda nordorientale d’italia, la tragedia delle Foibe e quella dell’Esodo giuliano-dalmata? Quale interesse può suscitare l’ostinata recalcitranza di chi, come gli esuli istriani, fiumani e dalmati, oltre a voler dare il giusto risalto nazionale ai propri sacrifici vuole combattere fino in fondo la battaglia contro la perdita forzata della memoria? Nessun interesse, solo fastidio, anzi, ostacolo ai disegni di quella terza dittatura qui descritta e intenta a materializzare la massima di Orwell: "chi controlla il passato controlla il futuro".
L'Esodo dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia fu provocato dall’azione slavo-comunista di Tito che, con il concorso internazionale - e non solo sovietico - e la debolezza interna italiana, conquistò le terre, le ebbe in sovranità e attuò una metodica pulizia etnica atta a sopraffare in Istria la storia, la cultura ed il numero di italiani a favore di una slavizzazione, anelata da secoli ed entrata come costante nel patrimonio genetico slavo. Fin dal 1942 il futuro boia di Pisino, Ivan Motika, girava l'Istria redigendo elenchi di notabili italiani da eliminare per consentire la rapida penetrazione nel tessuto sociale dell'elemento slavo-comunista. La prima occasione si presentò dopo l'8 settembre 1943, in quell’autunno di sbandamento ed incertezze con le centinaia di morti della prima fase delle Foibe. Non fu, quella, una rivolta contadina come valvola di sfogo per la rabbia dovuta alle vessazioni fasciste, fu la prova generale di un progetto che arrivava da lontano, andava lontano e, certo, faceva leva sul desiderio di vendetta di qualche singolo.
Nel 1946, secondo l'ammissione dello stesso Milovan Gilas, braccio destro di Josip Broz Tito, lui ed Edward Kardelj furono inviati in Istria allo scopo di sudiare il modo di subordinare l’elemento italiano ai nuovi padroni. Il terrore, insieme all'incertezza per il futuro in una diabolica formula, è il metodo più sbrigativo per costringere ad andarsene o, comunque, per tacitare e annichilire. Così fu fatto mentre l’Italia, impotente ed inetta di fronte allo strapotere comunista interno, che a malapena riusciva a non perdere Trieste, scomputava il valore delle terre perdute dall'ammontare dei danni di guerra da pagare alla federativa jugoslava. Come se la Croazia non fosse stata alleata all'Asse.
Vivere in terra di confine non è un arricchimento, come qualcuno sostiene, ma è fonte di un’esistenza in perenne conflittualità, soprattutto sul piano dell’identità nazionale. Infatti nei censimenti della popolazione fino al 1910 si può vedere l'effetto della politica austriaca avversa all’irredentismo italiano e favorevole alla più fedele componente slava. I croati sono il 41%, gli italiani il 36%, gli sloveni il 14%, i tedeschi il 3%. Il censimento del 1921 si compie, come si ha modo di notare, antemarcia, evidenzia il 63% di italiani, il 24% di croati e il 12% di sloveni, ma è visto come pilotato dalla italianizzazione forzata e dagli stessi funzionari rilevatori.
Non è ben chiaro il perché dal momento che questi dati vengono sostanzialmente confermati dalle prime elezioni a suffragio universale virile dello stesso anno. Ad ogni modo anche Carlo Schiffrer, storico ed esperto italiano alla Conferenza di pace di Parigi nel 1947, dovette adattarsi a rivisitare tali cifre in modo, diciamo, politico e diplomatico: "prendere come base il censimento del 1921 ma non accettare per buone che le proporzioni tra le varie nazionalità, le quali si presentano con una certa costanza in tutti gli ultimi censimenti a partire dal 1880; in caso di disaccordo stridente tra i vari dati, scegliere in genere la cifra più favorevole agli slavi, a meno che non si tratti del territorio di quei comuni che erano amministrati dai partiti nazionali slavi". Queste modificazioni non del tutto scientifiche, portarono il gruppo italiano al 51%, quello croato al 28%, quello sloveno al 12%. I dati qui formati e aggiunti alla già citata secolare opera di deitalianizzazione dell'Austria, danno, comunque, la misura del sentimento di appartenenza delle popolazioni giuliano-dalmate. In ogni caso si sa di certo, per vissuto e testimonianze, per le rilevazioni statistiche dell'Opera per l'assistenza ai profughi giuliani e dalmati, per le risultanze di archivi ed uffici quali quelli delle prefetture, che quasi il 60% della gente se ne andò - di cui oltre il 90% dell’elemento italiano - con punte del 90% come a Rovigno, lasciando città e paesi desolatamente vuoti. Furono 350.000 dal 1943 ai primi anni Sessanta, di cui 201.440 censiti e con documentazione depositata presso l’Archivio di Stato di Roma, altri emigrati senza lasciare traccia agli uffici di emigrazione ma assenti dalle proprie città, altri esodati dopo il 1958, anno delle rilevazioni ufficiali, altri risultanti da verifiche numeriche più capillari. Soprattutto attraverso i centosei campi di raccolta distribuiti su tutto il territorio nazionale la presenza giuliano-dalmata caratterizza tutte le province d'Italia e, di conseguenza, ogni regione, tanto che, a titolo di cronaca, dalle diciannove persone censite in Valle d'Aosta si arriva alle ottantamila del Friuli Venezia Giulia,
Dallo studio dei censiti si è potuto stabilire che il 45,6% erano operai, il 5,7% liberi professionisti, il 17,6% impiegati e dirigenti, il 7,7% commercianti, artigiani e assimilati e il 23,4% non ascrivibili alle precedenti categorie. Da ciò risulta maggiormente ignobile la tesi di chi definì gli esuli dalle terre giuliane e dalmate, rapinate da Tito, come borghesi e fascisti in fuga davanti all’incalzare della giustizia proletaria e incapaci di coglierne i vantaggi e le opportunità. Si ricacciano in gola, inoltre, le urla e gli sputi degli ignari e male istruiti ferrovieri di Bologna che indissero uno sciopero generale di protesta contro il passaggio e la sosta tecnica dei convogli recanti i profughi in fuga dal paradiso dell'autogestione titoista.
Nel corso dei cinquant'anni trascorsi dall'inizio ufficiale dell'Esodo, il 10 febbraio 1947, la Patria fece di tutto per tacere, nascondere, talvolta fuorviare, questa vicenda. A noi non basta, anzi ci offende, sapere che così ci si comportò per una sorta di ragion di Stato che condannava un problema spinoso e dirompente sul piano internazionale come il nostro a rimanere nel dimenticatoio, così come rifiutiamo moralmente ed eticamente oggi l'etichetta di nostalgici revanscisti che da molti ambienti ci viene cucita addosso. La fine con giustizia di questa vicenda è una pagina che ancora deve essere scritta e i capitoli di questa singolare produzione letteraria riguardano i generi di uguale dignità: giudiziario, politico ed economico, oltre a quello astratto ma idealmente più alto, del riconoscimento per i sacrifici sopportati.
L'Esodo fu da una parte una scelta di vita e di libertà, dall’altra un grande, inequivocabile, italianissimo gesto d'amore.
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
Contenuto sponsorizzato




MessaggioTitolo: Re: PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.   

Torna in alto Andare in basso
 
PER CHI NON LE CONOSCE... LE FOIBE.
Torna in alto 
Pagina 1 di 1
 Argomenti simili
-
» chi conosce il NEOLATTE
» Buona sera Dottore,
» Crete fertility centre (Grecia)
» ERECTOSAN PER LA DISFUNZIONE ERETTILE CHI LO CONOSCE?
» VARSAVIA (POLONIA) - INVIMED - Scheda

Permessi di questa sezione del forum:Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum
Massimo Morsello :: Storia e Controstoria :: Il "Vero e Falso" dei libri di storia!-
Vai verso: