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 ...continuazione ILVERO FASCISMO

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Duce
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MessaggioTitolo: ...continuazione ILVERO FASCISMO   Dom Nov 04, 2007 6:15 pm

Il fascismo non ha mai avuto tendenze, né le avrà mai. Ognuno di noi ha il suo temperamento, ognuno ha le sue suscettibilità, ognuno ha la sua individuale psicologia, ma c'è un fondo comune sul quale tutto ciò viene livellato. E siccome noi non promettiamo qualche cosa di definito per l'avvenire ma lavoriamo per il presente con tutte le nostre forze, così credo che il Partito Nazionale Fascista non sarà mai tediato, vessato e impoverito dalle interminabili discussioni tendenziali che facevano, una volta, nella piccola Italia d'ieri, il piccolo trastullo della non meno piccola borghesia italiana.
[Al consiglio nazionale del PNF (Roma: 7 agosto 1924)]

Il fascismo nel suo animo è incorruttibile e non disposto a vendere, per un piatto di lenticchie miserabili, i suoi diritti ideali; ma non intende nemmeno chiudersi in una torre d'avorio aristocratica e inaccessibile.
[Ai minatori del Monte Amiata (Badia S. Salvatore: 31 agosto 1924)]

Malgrado gli egoismi individuali, vi sono degli interessi collettivi comuni. Il fascismo insegna a subordinare gli interessi individuali e gli interessi di categoria agli interessi della nazione.

Il "modo" della polemica fascista è condizionato anche dal modo della polemica avversaria. Non si può pretendere che i fascisti non paghino di eguale moneta chi li offende e li diffama, spesso sanguinosamente e ingiustamente.
[Intervista al direttore del Giornale d'Italia (Roma: 2 settembre 1924)]

Il fascismo è un fenomeno di linee imponenti. E' una creazione originale italiana. Non si può disperdere come il sole disperde al mattino la nebbia nei prati. E' un fenomeno che interessa tutto il mondo. In tutto il mondo da due anni non si fa che discutere di fascismo. E' sorta una letteratura in tutte le lingue. Individui partono dal Giappone, dalla Cina, dall'Australia per venirlo a studiare. Evidentemente là si soffre dei mali di cui noi abbiamo sofferto: la crisi dell'autorità.
[All'Associazione costituzionale (Milano: 4 ottobre 1924)]

Non crediate che il fascismo sia vicino al tramonto. Sarebbe un errore colossale. Un Partito che ha parlato così profondamente alla gioventù italiana, che raccoglie cinquanta medaglie d'oro sulle sessantadue viventi, che ha nel suo seno il sessanta per cento dei combattenti, credete che passi come la nebbia estiva alla viva luce del sole? Se lo credete, siete in errore e la storia si incaricherà di dimostrarvelo.
[Al Senato del Regno (5 dicembre 1924)]

Oggi il fascismo è un Partito, è una Milizia, è una corporazione. Non basta: deve diventare un modo di vita. Ci debbono essere gli italiani del fascismo come ci sono, a caratteri inconfondibili, gli italiani della Rinascenza e gli italiani della latinità. Solo creando un modo di vita, cioè un modo di vivere, noi potremo segnare delle pagine nella storia e non soltanto nella cronaca.
[Al quarto Congresso nazionale del PNF (Roma, "Augusteo": 22 giugno 1925)]

La camicia nera non è la camicia di tutti i giorni e non è nemmeno una uniforme: è una tenuta di combattimento e non può essere indossata se non da coloro che nel petto alberghino un animo puro.

D'ora innanzi per avere una tessera ad honorem del PNF, bisognerà o avere scritto un poema più bello della Divina Commedia, o avere scoperto il sesto continente, oppure aver trovato il mezzo d'annullare il nostro debito cogli anglosassoni.

Il fascismo è fenomeno italiano, squisitamente italiano, intimamente connesso con la nostra storia, la nostra psicologia, le nostre tradizioni e rappresenta il culmine di una lunga e complicata evoluzione politica. Senza una profonda conoscenza di questa evoluzione, senza note in margine a questo grande libro, nessuna giusta analisi è possibile.
[Dall'intervista concessa al corrispondente romano dell'Associated Press (Roma: 3 agosto 1926)]

Quando il fascismo si è impadronito di un'anima non la lascia più.
[Al popolo di Perugia (5 ottobre 1926)]

Le qualità, anzi le virtù immutabili del "vero" fascista devono essere la franchezza, la lealtà, il disinteresse, la probità, il coraggio, la tenacia. Tutti coloro che si appalesano, per poco o per molto, infetti dal vecchio male, devono essere banditi dal nostro Esercito. Essi costituiscono le impedimenta ritardatrici della nostra marcia; sono il loglio che dev'essere sceverato dal grano; è la ganga che deve cadere, onde lasciare libera la nuova aristocrazia per i maggiori compiti del domani.
[Messaggio agli italiani per il quarto anniversario della Marcia su Roma (28 ottobre 1926)]

Nel cantiere del regime fascista c'è un posto, c'è un lavoro e c'è gloria per tutti: per coloro che sono al tramonto della vita e per coloro che sono all'alba, per gli intellettuali e per i lavoratori, per i soldati e per i contadini, per tutti quelli che lavorano con disciplina, con passione, con concordia di intenti e di spiriti diretti a costruire la grande Italia.
[Agli avanguardisti del Lazio, Toscana, Umbria, Marche e Abruzzo (Roma: 28 ottobre 1926)]

Il fascismo è un metodo, non un fine: una autocrazia sulla via della democrazia.
[Dall'intervista concessa all'inviato del Sunday Pictorial di Londra (Roma: 12 novembre 1926)]

E' semplicemente assurdo lo squadrismo fatto in ritardo. I fascisti devono essere tempisti. Io non posso soffrire fisicamente coloro che sono ammalati di nostalgia, che ad ogni minuto traggono dai loro petti sospiri e respiri profondi: "come erano belli quei tempi!". Tutto ciò è semplicemente idiota. La vita passa, e continuamente si ha di fronte la realtà vivente.
[Alla Camera dei Deputati (26 maggio 1927)]

Per essere all'altezza della propria missione, il fascista deve essere libero nel modo più assoluto da qualsiasi vincolo o rapporto di interdipendenza che potrebbe limitare la propria azione di regolatore e di controllo. Deve soprattutto essere disinteressato, per dimostrare in ogni momento che tutto ciò che riguarda la sua attività privata è completamente estraneo alla sua funzione politica.
[Direttive ai Federali del PNF (Carpena: 3 aprile 1929)]

I rapporti fra gerarchi piccoli e grandi debbono essere improntati alla più aperta e nobile schiettezza. I sotterfugi, le conventicole, le piccole congiure, la calunnia, la critica subdola, le miserie di ogni genere, ripugnano alla concezione morale del fascismo.

Il fascismo è una casa di vetro, nella quale tutti debbono e possono guardare. Guai a chi approfitta della tessera o indossa la camicia nera per concludere affari che altrimenti non gli riuscirebbe di condurre a termine.
[Ai gerarchi milanesi (Roma: 10 luglio 1929)]

Noi fascisti respingiamo qualsiasi concetto statico di felicità materiale o morale. La nostra felicità è nella lotta.
[Felicità (Il Popolo d'Italia: 12 luglio 1933)]

La rivoluzione nel nostro pensiero è una creazione che alterna la grigia fatica della costruzione quotidiana, ai momenti folgoranti del sacrificio e della gloria. Sottoposto a questo travaglio che segue la guerra, è già possibile vedere, e sempre più si vedrà, il cambiamento fisico e morale del popolo italiano. Ecco iniziata la quarta grande epoca storica del popolo italiano, quella che verrà dagli storici futuri chiamata epoca delle camicie nere.
[Alla seconda assemblea quinquennale del regime (Roma, "Teatro dell'Opera": 18 marzo 1934)]

Noi non siamo gli imbalsamatori di un passato, siamo gli anticipatori di un avvenire.
[Al popolo di Milano (1° novembre 1936)]

Così, come il costume, la dottrina, l'atmosfera del secolo scorso fu democratico-liberale (e noi siamo così obbiettivi da non considerare tutto ciò "stupido", come vorrebbero i nazionalisti francesi), il costume, la dottrina, l'atmosfera di questo secolo sarà fascista nel senso lato della parola. I due popoli portatori di questo nuovo tipo di civiltà non sono gli ultimi venuti nel campo del pensiero e della creazione spirituale. La stolta accusa che il fascismo sia adatto ai popoli di rango inferiore a paragone di quelli beatificati dalle attuali superstiti democrazie, cade davanti a popoli come l'italiano e il germanico, il cui contributo allo sviluppo civile del genere umano è stato ed è formidabile.
[Europa e fascismo (Il Popolo d'Italia: 6 ottobre 1937)]

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