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 Trento: lo invitano alla cena di Natale, lui, stupra la raga

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Duce
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MessaggioTitolo: Trento: lo invitano alla cena di Natale, lui, stupra la raga   Mar Gen 01, 2008 4:49 pm

Dev’essere chiaro a tutti, che nel nostro Paese, una donna di ventiquattro anni, che esce per riaccompagnare un barbone al dormitorio sta facendo un gesto di cortesia e chi non lo ritiene tale e lo calpesta, non è degno di rimanere tra noi
Diceva Sant’Ambrogio: “E tutti i discorsi sulla carità non mi insegneranno di più del gesto di mia madre che fa posto in casa per un vagabondo affamato…”

E noi vogliamo continuare a credere che questo sia il modo per educare i figli alla carità, che prendersi cura di chi è più sfortunato di noi, non sia solo un dovere, ma un modo per condividere la vita con chi incontriamo.

Però, quando leggiamo notizie terribili, come il fatto accaduto a Trento, allora guardiamo ai nostri figli, e all’educazione che diamo loro e ci viene spontaneo dire che forse va ribadito, che le differenze vanno rispettate, ma conosciute, che la Carità è un dovere, ma bisogna essere guardinghi, perché un buon cuore ingenuo può essere pericoloso. "Siate candidi come colombe e astuti come serpenti" si dice nel Vangelo di Matteo.

Il fatto: Una giovane coppia di Trento, invita a casa per il cenone di Natale, un clochard, un marocchino che vive al dormitorio, che avrebbe passato la sera di Natale per strada al freddo, o al dormitorio in mezzo a tanti altri come lui soli o lontani da casa e famiglia, perché stranieri in un Paese lontano.
Non si sono posti il problema del colore della pelle, della provenienza della persona che avevano invitato, marocchino o italiano, il freddo e la solitudine sono per tutti gli stessi devono aver pensato.
Dopo il cenone la ragazza riaccompagna il clochard al dormitorio, ma lui le fa fermare l’auto in una piazzola di sosta e la violenta, poi la minaccia di ritorsioni nel caso parli dell’accaduto. Ma la ragazza racconta tutto al marito che la porta all’ospedale, denuncia il fatto e il marocchino viene arrestato.

Io non credo sia razzismo, ma realismo, affermare che per quel uomo, una donna giovane, che guida l’auto da sola nella sera, è una donna poco raccomandabile.
Nel suo paese le donne non guidano e non salgono in auto con un uomo che non sia il padre o il fratello.

Non ha importanza se in Italia le cose non vanno in questo modo, se quella donna gli ha aperto la sua casa, offerto un posto alla tavola a cui sedeva con il marito, quell’uomo si è sentito autorizzato a fare il peggiore degli atti, peggiore due volte, perché oltre ad averne violato il corpo, ha violato la fiducia che gli era stata accordata.

Lo hanno arrestato, ma non oso pensare a cosa potrà accadere quando tra non molto ce lo ritroveremo per strada.
E immagino il dolore di quella giovane famiglia che aveva aperto fiduciosa la loro casa, e che ora guarderà con timore ogni straniero che calpesta il suolo del nostro paese, cercando fortuna e lavoro.
Certo, sarebbe un errore fare di tutta l’erba un fascio, ma bisogna che questi fatti ci inducano a riflettere.

Spesso sottovalutiamo le differenze, la convivenza ha bisogno di conoscenza reciproca, non basta la tolleranza, la buona educazione nei confronti di persone costrette dalle circostanze, senza averlo scelto a condividere le strade, i luoghi di lavoro, le scuole, le file agli uffici pubblici.
La tolleranza fa solo covare il fuoco sotto alla cenere, ci vuole reciprocità. Conoscenza reciproca delle differenze, rispetto per le culture, non serve la censura delle proprie tradizioni, ci vuole condivisione e rispetto per le tradizioni di tutti.
Ci vogliono leggi, poche ma chiare, severe e applicate.
Perché dev’essere chiaro a tutti, che nel nostro Paese, una donna di ventiquattro anni, che esce per riaccompagnare un barbone al dormitorio sta facendo un gesto di cortesia e chi non lo ritiene tale e lo calpesta, non è degno di rimanere tra noi, per giustizia e per rispetto nei confronti nostri e dei suoi connazionali che rispettano le leggi del Paese dove stanno vivendo.

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