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 Risarcimento per l’esilio

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MessaggioTitolo: Risarcimento per l’esilio   Mer Nov 21, 2007 10:56 pm

Soldi per case popolari e scuole – Nel caso in cui i Savoia dovessero ottenere il maxi indennizzo chiesto allo Stato italiano, spenderebbero quei soldi “a favore degli italiani che hanno bisogno: con case popolari e borse di studio”. E ancora: “Sicuramente i Savoia li spenderanno meglio di come li sta spendendo il governo”.
Così Emanuele Filiberto di Savoia in un’intervista telefonica a SKY TG24 parla della richiesta di risarcimento per danni morali provocati dall’esilio e della richiesta di restituzione di beni confiscati. “Su questi anni di esilio voglio che giustizia sia fatta: non lasceremo stare questa causa – continua Emanuele Filiberto - Ci hanno tolto tutti i diritti civili. Non eravamo più come gli altri italiani”.
La richiesta di risarcimento arriva a quasi 5 anni di stanza dal rientro in Italia dei maschi della famiglia Savoia e nonostante, proprio nel luglio 2002 con una lettera inviata all’allora presidente del Consiglio Berlusconi, Vittorio Emanuele avesse assicurato di voler rinunciare a qualsiasi risarcimento pur di poter rientrare finalmente in Italia.
260 milioni – Come anticipato ieri dalla trasmissione di Rai Tre Ballarò, la famiglia Savoia, con una lettera inviata sia al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sia al presidente del Consiglio Romano Prodi ha chiesto ufficialmente i danni al governo italiano. 170 milioni euro è la richiesta di Vittorio Emanuele, 90 milioni quella di suo figlio Emanuele Filiberto.
Insomma, una richiesta di risarcimento per danni morali di tutto rispetto: 260 milioni di euro per i 54 anni di esilio. Inoltre, i Savoia chiedono la restituzione dei beni confiscati dallo Stato al momento della nascita della Repubblica italiana. Emanuele Filiberto di Savoia, in una lettera indirizzata agli italiani, spiega le ragioni di questa richiesta di danni morali: “Non voglio fare moralismi ma credo che non ci sia fatto più grave in un Paese democratico di privare il cittadino dei suoi diritti civili e della libertà. Questo è accaduto alla mia famiglia e questo, purtroppo, spesso accade ingiustamente a molti italiani. La sofferenza patita per una vita intera ha un prezzo? Non per me, ma chi ha sbagliato è giusto che paghi”.
La risposta del governo – Secca la risposta del governo, che non solo ritiene di non dover pagare, ma pensa di chiedere a sua volta i danni ai Savoia per le responsabilità storiche degli ex reali.

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Ultima modifica di il Mer Nov 21, 2007 10:58 pm, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: Risarcimento per l’esilio   Mer Nov 21, 2007 10:57 pm

Ma che vadano a ca...re!

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MessaggioTitolo: Re: Risarcimento per l’esilio   Gio Nov 22, 2007 5:32 pm

Io anti-monarchico da sempre.............hanno eliminato la legge transitoria sbagliata....
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MessaggioTitolo: Amedeo contro i Savoia: «Una pretesa fuori luogo»   Gio Nov 22, 2007 6:09 pm

Principe, ma le sembrava il momento di sollevare questa questione? «Doveva - ed Emanuele Filiberto sottolinea doveva - essere sollevata adesso». Perché? «A dicembre scadono i termini per avviare la causa». Risarcimenti per i palazzi e i beni espropriati? «Non mi interessano i soldi» giura il principe: «Fino all’ultimo centesimo, ammesso che lo otteniamo, finirà in una fondazione: case ai bisognosi, borse di studio. Certamente li spenderemo meglio di quanto faccia il governo...». Ci vuole poco: morale? «Voglio giustizia. Come un qualsiasi cittadino. Per i sessant’anni di esilio subiti da mio padre e i trenta da me. Sono nato nel 1972, sono stato trattato come un bandito solo per il cognome che porto...».

Per riassumere, la vicenda è più o meno questa. I maschi Savoia - Vittorio Emanuele, erede dell’ultimo re d’Italia Umberto II, e il figlio Emanuele Filiberto - chiedono all’Italia 260 milioni di euro a titolo di risarcimento per «presunti danni morali» subiti durante l’esilio. Il governo a sua volta «pensa di chiedere i danni» ai discendenti dell’ex sovrano.

Emanuele Filiberto e i suoi sostenitori, piuttosto, sono indignati per come è uscita la notizia. «Due lettere firmate sono state inviate al presidente del consiglio e al Capo dello Stato. Nessuna denuncia ma la messa in mora, cioè l’interruzione dei termini di prescrizione della causa non ancora avviata» s’infervora il principe: «Capisce? Una lettera privata è finita a Ballarò...». E i 260 milioni di euro che saranno richiesti allo Stato italiano come sono stati calcolati? «Semplice - risponde -: ci siamo basati sui risarcimenti avuti dalle ex case regnanti di Jugoslavia, Grecia, Bulgaria». Simone di Bulgaria, per esempio, avrebbe avuto 40 milioni che con regalità, è il caso di dire, ha devoluto alle fasce più disagiate della popolazione.

Le reazioni comunque non si sono fatte attendere. E tutte a senso unico. Pazienza se un liberale incallito come Valerio Zanone, ora senatore dell’Ulivo, la definisce «una pretesa ignobile davanti alla storia». Per le comunità ebraiche è «inopportuna e offensiva». E, per tutti tra i comunisti italiani, Pino Sgobio propone: «Rimandiamoli in esilio». Ma anche la Consulta dei senatori del Regno, istituita da Umberto II nel 1955, deplora e parla di un’iniziativa «di privati cittadini volta a ottenere, per vie oblique, che la Repubblica indichi il successore dinastico» dell’ultimo re d’Italia. Bisognerebbe infatti precisare che la Consulta tifa, quale «legittimo re», per il «rivale» Amedeo d’Aosta, il cugino (di sesto grado) di Vittorio Emanuele. Che, per ora, gongola: «Un’iniziativa fuori luogo. L’Italia è una Repubblica da 60 anni. È inammissibile una pretesa del genere. La disapprovo totalmente».

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